Blogging Tips: Retention Metrics, ovvero misurare l’abilità di intrattenere i tuoi utenti.
Creare contenuti divertenti può essere molto impegnativo, ma se fatto nella maniera giusta può diventare un modello molto efficace per regalare ai tuoi post un effetto di grande attesa e coinvolgimento. In questo le Retention Metrics svolgono un grande lavoro di analisi fondamentale per migliorare la tua abilità e intrattenere gli utenti con la creazione di articoli incisivi e coinvolgenti.
Le Retention Metrics infatti, sono tutte quelle metriche in grado di tenere traccia del grado di coinvolgimento degli utenti e indicare esattamente quante persone tornano su un sito o blog dopo la prima visita, la frequenza con la quale stanno tornando, e se hanno effettuato iscrizioni a feed e newsletter perché invogliati a fruire realmente dei tuoi contenuti.
Confrontare le Consumption Metrics (metriche di cui abbiamo parlato nei precedenti post se vi siete persi gli articoli potete rileggerli qui #1, #2, #3, #4, #5) con le Retention Metrics vi aiuterà a capire se i vostri contenuti hanno ispirato gli utenti a rimanere in contatto con voi ed espandere il rapporto con il vostro blog, il vostro brand o la vostra azienda.
E poiché le Retention Metrics, esattamente come le Consumption Metrics, sono prive di significato senza analizzarne un contesto, in questo e nei prossimi articoli le analizzeremo collocandole e dividendole ciascuna con il proprio canale di riferimento.
PERFORMANCE METRICS
Consumption Metrics: Siti & Blog
Per un micro-sito argomenti specifici o blog, si misura la ritenzione attraverso le seguenti metriche di uno strumento come Google Analytics:
Percentuale di ritorno vs. Nuovi visitatori. È bello avere un mix di utenti di ritorno e nuovi visitatori, ma ogni gruppo rappresenta una sorta di relazione differente. Se la percentuale dei tuoi visitatori di ritorno è molto bassa, questo può significare che mentre stai attirando una grande quantità di nuovi visitatori, alcuni di loro sono di ritorno. D’altra parte, se il traffico è principalmente di ritorno questo può significare che il contenuto è efficace in termini di visite ripetute, ma può non essere efficace per attirare nuovi utenti.
Per contribuire ad incoraggiare le visite ripetute, si potrebbe provare a pubblicare con maggiore frequenza o implementare call-to-action efficaci per l’invito all’iscrizione (con un pop-up, ad esempio). Le tecniche di ottimizzazione varieranno in base al tipo della tua attività, che si tratti di un blog personale o un blog aziendale, pertanto si consiglia di effettuare test.
Bounce Rate, o frequenza di rimbalzo, misura i tassi di ritenzione all’interno di una singola visita. Secondo Goolge, la frequenza di rimbalzo è espressa come la percentuale di sessioni all’interno di una singola pagina (ad esempio, le sessioni in cui un utente abbandona il sito senza interagire con la pagina). In altre parole, utenti che sono arrivati al tuo blog o al tuo sito, senza effettuare click in una qualsiasi altra parte del tuo sito. È possibile avere una frequenza di rimbalzo bassa, ma ancora in grado di invogliare il visitatore per un’altra sessione. È altrettanto possibile avere un’alta percentuale di utenti di ritorno, ma anche un elevato tasso di rimbalzo (indicando con tutta probabilità, che il contenuto che hai pubblicato non ha espresso quello che hai promesso). In entrambi i casi è importante ottimizzare sia la ritenzione complessiva che le sessioni in maniera indipendente.
Ci sono mille sfumature nell’interpretazione della frequenza di rimbalzo. La frequenza di rimbalzo è calcolata sulla base di due click: in entrata e in uscita. Se entrambi i click provengono dalla stessa pagina del sito, questo viene considerato come un “rimbalzo”. Tuttavia, in molti casi, e in particolare sui blog, l’ingresso e l’uscita avvengono sempre dalla stessa pagina, pertanto è calcolato come un comportamento previsto. Google, tuttavia, non tiene conto della durata del tempo su una pagina nella frequenza di rimbalzo, quindi, anche se il visitatore è atterrato su un post o un articolo e ha trascorso mezz’ora sui tuoi contenuti, la sua visita potrebbe essere considerata come un rimbalzo.
Detto questo, ci sono una serie di modi per ridurre la frequenza di rimbalzo - che sia “vera” o percepita (accertandosi che non ci siano problemi di progettazione e usabilità minimi, che possono contribuire a una frequenza di rimbalzo elevata). Il modo migliore è quello di dare ai tuoi visitatori un motivo per rimanere sul tuo sito più a lungo, garantendogli un contenuto raggiungibile e rilevante. È inoltre possibile includere link contestuali e contenuti correlati per incoraggiare le persone ad esplorare le pagine e gli articoli aggiuntivi.
N.b.: quando si tratta di Content Curation Analytics, è importante notare che a differenza di un Created Content, il Curated Content non risiede sul vostro sito o blog. Per questa ragione la frequenza di rimbalzo associata può essere “gonfiata”, perché si stanno rimbalzando intenzionalmente visitatori di un sito di terze parti, che possono usufruire del contenuto originale.
Numero di visite & Giorni Dall'Ultima Sessione. Due statistiche di Google Analytics, di cui si sente parlare sempre meno, ma che vale comunque la pena tenere d’occhio, sono il numero di visite e i giorni dall’ultima visita. Per accedere a questi dati bisognerà accedere su Google Anaytics appunto, e cliccare dapprima su Pubblico e poi su Comportamento, quindi su Frequenza & Recenti.
Da qui sarà possibile scegliere tra Numero di Sessioni (ossia quante volte un utente ha visitato il sito nel complesso) e Giorni dall’Ultima Sessione (che identifica appunto i giorni trascorsi dalla visita più recente di un utente).
Se il traffico sul sito è tipico, noterai che la stragrande maggioranza degli utenti lo ha visitato solo una volta. Per analizzare meglio i risultati per i visitatori di ritorno, dovrai aggiungere un segmento e filtrare gli utenti per Visitatori di Ritorno.
Nei prossimi articoli prenderemo ancora in esame le Retention Metrics esaminando anche in questo caso, canali quali: Assets, Social Media, Email & Feed.
Continuate a seguire la nostra rubrica “Blogging Tips” per conoscere tutti i segreti per far uscire il vostro blog dall’anonimato e trasformare un innocuo post in un pezzo di successo!
Happy Blogging con Kzero.Digital