Chile, per sempre il piú intenso e traumatico dei miei sogni lucidi
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Chile, per sempre il piú intenso e traumatico dei miei sogni lucidi
Questa è la mia prima estate con un orecchio fulminato e le cicale che sembrano maracas qui in orto botanico, ora mi parte la brocca, quant'è vera la madonna
Ciao Junco Partner, perchè ti piace scalare?
Ci sono tante motivazioni, una è sicuramente il fattore aggregante: ho costruito gran parte della mia rete di amicizie negli ultimi anni grazie all’arrampicata. È un’attivitá che ti porta a perlustrare antri imboscati in un paesaggio, certe falesie stanno dove ha perso le scarpe il signore.
Ma quello che mi riporta lì da quattro anni, nonostante mi sia fratturata due volte la stessa caviglia, il coccige e slogata diverse falangi e nonostante la quantità infinita di bastoni che ho preso tentando e fallendo, è il fatto che nulla mi ha insegnato più cose sul mio corpo e sulla mia mente. Ho un paio di disabilità che rendono la mia vita un discreto sbatti, passo tantissimo tempo in modalità fight or flight: la parete mi ci mette davanti e dice up to you, oggi le domini o fai un passo indietro? La risposta cambia sempre. Esiste uno stato appena oltre la paura, l’adrenalina che ti rende blind: un vuoto dopo il quale potrebbero anche spararti, ma non cadresti. Procedi e basta, senza gioia, senza terrore, sei solo una macchina, la roccia è il prompt e tu eroghi un movimento di conseguenza, uno dopo l’altro, fino alla catena. Io vivo per inseguire quel vuoto, che è una specie di silenzio fra due onde. A volte passano settimane prima che ci riesca di nuovo, la mente fa sempre un casino infernale ma quando riesco a controllarla sento che il mio compito qui è stato portato a termine.
Quanta roccia sprecata
Che tempi sono questi, in cui dobbiamo difendere ció che è ovvio?
hai lasciato Aveiro?
Dalle mie lamentele sul caldo, mi pare evidente
Paolo Sorrentino ti cedo i diritti della colossale epifania che sto sperimentando, facci un film hipster con David Byrne nel cast (di nuovo). Toni Servillo invece lascialo in pace per favore
Sti gran cazzi del patrimonio UNESCO Bologna, cosa me ne faccio se la città è un dannato oven, CI SONO 40 FOTTUTISSIMI
naturalmente il mio pc decide di sfasciarsi appena chiuso lo stretto di Hormuz
Splittata fra harsh noise e Do you believe in life after love
It's temporary
Nonchè gran riassunto della mia vita. Sì, d'accordo, a grande scala lo è qualsiasi cosa su questa terra. However, let me mettere in fila due parole and explain.
Ci sono persone per le quali qualsiasi spostamento è un BIG deal. Quando ero piccola andavamo al mare con la mia famiglia in una casa di Abruzzo, le tipiche case vicino alla spiaggia dove non si smette mai di spazzare sabbia dal pavimento e le sedie sono tutte sfondate. Quando arrivava il momento di tornarcene nell'efficiente Emilia Romagna, sprofondavo in uno stato di totale disperazione, non tanto per le vacanze finite (andare a scuola mi è sempre piaciuto), ma per quel posto che non avrei più abitato. Giravo in tondo per ore imprimendomi nella memoria qualsiasi dettaglio e troppo occupata ad esperire non so bene quale mostro al posto di aiutare mia madre ad imballare carabattole (cercavo una scusa per usare questa parola).
Molti anni dopo (di fronte al plotone di esecuzione) ho cominciato la giostra demente delle stanze-appartamenti abitati e lasciati dopo qualche mese o qualche anno, inabissandomi sempre di più in quello stato di completa dissociazione ogni volta che era il momento di levarsi di culo. Col tempo, anche la casa di mia madre, nella quale vive anche mio padre da circa 3 anni, ha cominciato a provocarmi un'inquietudine sempre più molesta: ogni volta che ci torno mi sembra di dormire in un parking lot. Naturalmente l'origine di tutto questo pantano emotivo è l'essere stata sbattuta fuori quando avevo 8 anni a suon di stronzate dall'unica vera casa che ho abitato, quella a Santiago: da lì, non ho più scelto nulla, ogni transizione è stata frutto di una catena di circostanze più o meno coercitive. Da A a B, dove B è l'ignoto totale, oppure se si torna ad A, ci si va dopo una legnata bestiale. A questo giro la storia è molto più intrigante, passo da M a IL NULLA. Perchè sì, è tutto temporaneo, ma ora stiamo esagerando. Quindi eccomi di nuovo a domandarmi dove infilerò il casco verde o le ciabatte mentre a real falange oplitica mi sta tritando l'anima. Mio povero sistema nervoso, son cazzi di legno.
vediamo quanto regge il pilota automatico prima che questo camion di feels mi arroti tipo piccione sulla statale, you’ll never walk alone come canta il coro del Liverpool
mi sono dimenticata gli occhiali a casa porca madonna
Andare in spiaggia quando il tempo non è il massimo è come schivare proiettili. Neither cool nor sexy. Cornerata a letto a leggere My tender Matador (ndr Tengo miedo, torero). Il mischione linguistico dentro di me si è fatto molto interessante, la mia testa non vuole piú pensare in italiano. Credo che presto, molto presto, prenderò un palo talmente clamoroso da rincoglionirmi per un mese. È tremendo continuare a conoscersi. Quante cazzate mi sono raccontata da sola per fittare in un mondo di insulti e minimizzazione. Un universo di briciole. Chi siamo noi fuori dal survival mode? Prendi una persona che ha sempre scalato sul granito ruvido, per niente gentile, che ti costringe a fare movimenti super calcolati e lenti pena un fiondone che ti polverizza il culo. La metti davanti ad una pacata e serena falesia di quarzite o calcare, dove hai il regno delle possibilità as long as le scarpette ti stanno su. A quella persona flippa il cervello, non si muove più. Dov’è finita la sofferenza? Come mi rendo responsabile di provare piacere? Hard task. Comunque gran merda il granito.
High in the kitchen doing bullshit
stop the clock