We fear things we don't understand.
Lapolaroidiuntuffo è stato un posto mio per cinque anni, e cinque anni non sono per niente pochi. Dentro ci ho messo tutto di me, anche troppo, quotidianamente e assiduamente. Ci ho incontrato le persone più belle che mi sia mai successo di incontrare, mi sono innamorata, diverse volte, tutte queste vere. Ho incontrato qui dentro la persona che ha cambiato più di tutte la mia vita, ho vissuto avventure e ho visto posti, ho fatto fotografie, ho amato e sono stata amata; grazie a questo posto, questo posto colorato di blu, dove non credevo davvero di poter trovare la felicità .Â
Ieri c'è stata la fine di parecchie cose, di cui non è necessario che io parli. Chi mi conosce e mi vuole bene sa i come, i quando, i cosa e i perché. Nella mia vita è avvenuto un lutto, un lutto profondo e definitivo, e molte cose, in me e attorno a me, sono cambiate. Certe cose si sono perse per strada e non torneranno più, come le monetine che finiscono sotto i mobili o gli armadi e non le rivedi che dopo secoli, quando qualcuno viene a sbaraccare e tu non ci sei già più da molto; altre sono accartocciate, e forse un giorno cercherò di appianarle con la mano.Â
Ho dato, a tutti i 1799 (+1) lettori che conta oggi la mia dashboard, tutto di me, anche quello che potevo e dovevo tener(mi) segreto; ma non me ne pento: perché sono sempre stata una stupida folle testarda, e temo che questo difficilmente, almeno finché respirerò, cambierà . E perché quello che ho dato mi ha permesso di farmi conoscere le persone di cui parlavo, quelle che mi hanno fatto entrare nelle loro vite, nelle loro case, e che sono entrati nelle mie, in maniera indelebile, per sempre.Â
Adesso basta. Sono finita, ferita e svuotata abbastanza, e non dimentico che avevo fatto un fioretto. Le cose non sono andate come volevo, ma non fa niente; conta che in nome dell'amore che ho dentro al mio cuore, mantengo la mia promessa, perché le cose succedono anche grazie alle piccolezze e spero che questo, nessuno, se lo dimentichi mai.Â
Volevo solo abbracciare tutti quelli che hanno significato qualcosa, prima o poi qui dentro, per me; e anche dire a tutti gli anonimi che mi hanno scritto in particolare durante questo mese, senza nemmeno il coraggio di parlare dietro un volto, che gli auguro ogni sofferenza, perché mai nessuno ha il diritto né il dovere di augurare il male agli altri né di godere delle sofferenze altrui, soprattutto se si parla di dolori, sentimenti e relazioni che restano, al di là della sfera pubblica dell'internet, sconosciute, inarrivabili e sacre. Vergognatevi, perché non siete degne di essere chiamate nemmeno persone.Â
Grazie a tutti quelli che ci sono stati e che in qualche modo ci saranno se e quando riuscirò a rimettere in piedi un'altra storia, un'altra casa.Â
G.


















