il non avere nessuno con cui parlare, in alcuni giorni pesa davvero di più.
La mia psicoterapeuta, mi disse due cose: la prima è che le persone, per quanto possano ascoltare i nostri problemi, sono incentrati sui loro e quindi non possono darci quel supporto di cui, persone come me hanno bisogno.
La seconda, è che probabilmente, essendo stata abituata io ad essere il supporto degli altri, senza accorgermene, in qualsiasi relazione mi pongo subito come ascoltatrice e per questo ogni volta mi trovo nella situazione di non essere ascoltata.
Ed è vero, anche se ho provato a cambiare ma la realtà non è cambiata. Nonostante parli di cose frivole e non di problemi, non vengo comunque ascoltata. Anche se provo ad essere io quella delle due che parla e a sorvolare sui loro problemi invece di farmene carico come prima, mi trovo sempre ad avere persone che parlano solo di loro.
Ed è stancante, ma la cosa più brutta è sentirsi ignorata. Non ricevere risposte a ciò che dico è quello che non auguro a nessuno di provare.
una vita così, non avere nessuno che si interessi di te veramente, che si preoccupi, che ci sia non dico nel momento del bisogno, ma anche solo di fare due chiacchiere.
Ho preso consapevolezza del fatto che il mio modo di vivere, di essere, di rapportarmi con gli altri sia la risposta al trauma infantile di essere ignorata dai propri famigliari, questo però non serve a cambiare le cose.
Mi rende solo più consapevole delle mancanze avute da bambina: non aver avuto nessuno che mi protegesse o consolasse quando succedeva qualcosa di brutto, non un abbraccio o parola di conforto. Sempre messa da parte, mi sono creata un mondo di immaginazione dove avevo quello di cui avevo bisogno: conforto, supporto, affetto. Perché nella vita reale, ero una bambina che aveva come centro sua madre e sua sorella che scaricavano i loro problemi su di me. Un padre che ignorava quasi la mia esistenza. E la piccola me, voleva solo qualcuno che validasse le sue emozioni, con cui parlare e giocare. Qualcuno che la incoraggiasse quando I suoi compagni di classe l'escludevano o la prendevano in giro.
quindi sì: seppure non ricodo la mia infanzia, ogni tanto tramite cioè che vedo sui social mi fa ricordare e riflettere sulle ferite che mi porto dietro.
Essere consapevole però, serve davvero qualcosa, se il passato non si può cambiare e il presente è solo un loop di cose già vissute?
Purtroppo no. Mi ritrovo ancora oggi sola, a non poter fare un discorso con mia madre senza essere interrotta, a cercare di parlare veloce con gli altri per paura che perdano interesse, a non avere nessuno che sia interessato a me. Però sono consapevole, e no, non credo che sia una cosa positiva.