La mia storia
PARTE 8
Le settimane successive proseguirono in un vortice di segreti e lattice, un confine labile tra la mia vita diurna e le notti passate nella cantina. Lì, tra l'odore stantio dei pannoloni rubati e i costumi intinti di cloro, i miei due mondi avevano iniziato a fondersi in una depravazione senza fine. A volte indossavo un pannolone sotto un costume rubato, sentendo la spugna rigida assorbire i miei liquidi mentre la plastica crepitava sotto il tessuto bagnato, un mix di vergogna infantile e volgarità da troia che mi faceva venire le mani tremanti. Ma il vero caos era destinato a scoppiare il giorno di Ferragosto.
Il residence era in subbuglio, l'aria calda e pesante profumava di crema solare. I ragazzi avevano organizzato delle "Mini Olimpiadi" per stemperare l'afa, e tra risa e scherzi, venni trascinato in una squadra mista. Quando mi dissero di partecipare ad una gara, annuì senza ascoltare le regole. Mi ritrovai in mezzo ad altri due ragazzi, Nicola e Filippo, tutti e tre ignari di ciò che ci aspettava. Lo speaker, annunciò la prova finale: "Gara di Travestimento! Tre maschi, tre squadre di ragazze. Chi trasforma il suo 'ragazzo' nella donna più bella vince."
Il sangue mi si gelò nelle vene, ma contemporaneamente un caldo perverso mi risalì dall'inguine. Elisa era nella mia squadra, e i suoi occhi brillarono di una malizia contagiosa quando capì che toccava a lei. "Non preoccuparti," mi sussurrò, afferrandomi per un polso, "ti farò bellissima." Andammo a casa sua. Lì, Elisa iniziò a tirar fuori dai cassetti indumenti. Le sue mani erano decise, veloci. Sapeva già cosa farmi mettere
"Via tutto," ordinò, e io, chiuso da solo nella sua stanza, obbedii come un automa. Elisa mi aveva preparato il suo costume. Era un triangolo di stoffa ridotto all'osso, color carne, quasi invisibile. La stoffa era morbida, non feci fatica a chiuderlo dietro la schiena e ai fianchi, sapevo ormai bene come fare.
Poi arrivò il pareo, un pezzo di seta leggera che avvolsero sui miei fianchi, ma la vera trasformazione iniziò dopo con il trucco. Elisa mi fece sedere sulla tazza del wc e iniziò a spalmarmi il fondotinta. Le sue dita erano fredde e professionali, ma il modo in cui mi stringeva il mento per girare il viso era sicuro. "Chiudi gli occhi," mormorò, e sentii la punta mentre applicava il rossetto. Il suo profumo, intenso e floreale, mi avvolse, confondendomi. Mi sentivo una bambola di pezza, un oggetto da vestire e manipolare, e l'eccitazione era alta. Quando aprì gli occhi, non mi riconobbi. Le ciglia finte, l'eyeliner marcato, le labbra rosso fuoco. Sembravo tutt’altro che un ragazzo in vacanza.
"Sei pronta, principessa," rise Elisa. Uscimmo allo scoperto. Il sole picchiava forte sulla mia pelle esposta. Mi sentivo nudo, più di quanto lo fossi davvero. Il pubblico rise e applaudì, ma io sentivo solo gli occhi degli altri ragazzi addosso a me, come se stessero valutando le mie forme femminili artificiali. Camminai verso il centro della piazzola, sentendo le caviglie tremare, ma non dalla paura. Il costume mi entrava profondamente nelle chiappe, sfregando contro il perineo ad ogni passo. Mi girai, feci una finta smorfia provocatoria come avevo visto fare alle ragazze in piscina, e la folla impazzì.
Quando i voti furono contati, la mia mano fu alzata come vincitrice. Avevo vinto. Ero la più bella, la più convincente.
La sera, tornato nella mia stanza, mi spogliai lentamente. Il costume era scivolato via con un sospiro, lasciando segni rossi sulla pelle dove era stretto. Mi lavai il viso, guardando il mio riflesso allo specchio mentre il trucco colava via via via. Ma c'era qualcosa che non andava via. Guardai il mio corpo maschile, poi ripensai all'applauso, a come mi eccitava essere truccato. Avevo vinto. Ero stato giudicato migliore delle altre finte ragazze. Un sorriso si disegnò sulle mie labbra. Forse, non sarebbe poi male essere una ragazza.

















