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@marcomerlo
FARE L’AMORE
Esistono molti modi di fare l’amore.
E no, non parlo soltanto di posizioni.
Anche. Ma non solo.
Fare l’amore è quando canti.
È quando danzi senza dover dimostrare nulla.
È quando trovi una bella idea che vuoi mettere subito su carta.
È quando ti fermi su un ponte, uno dei tanti che attraversano il Tevere,
e guardi il sole scendere lento, lì dietro Castel Sant’Angelo,
come se il tempo, per un istante, ti stesse aspettando.
Fare l’amore è creare connessione.
È mettere in comunione ciò che senti con ciò che fai.
È quando l’idea trova l’azione e dall’incontro nasce un frutto.
Quel frutto è amore.
Fare l’amore non è soltanto l’amplesso.
È portare una parte di te nel campo.
Quella parte che si dedica al piacere.
Quella che conosce l’arte del dare e dell’avere.
Nel fare l’amore è presente un sano egoismo, perché in quel momento in cui tu stai donando, che possa essere il tuo pensiero, il tuo corpo, uno scritto, il tuo piacere sta nel sentire il piacere dell’altra mentre ti riceve.
Fare l’amore è fondersi con la terra, col prato, col sole.
È tuffarsi in mare.
È mettere e permettere a te stesso o a te stessa di vivere la tua passione.
Tu nasci come amore e quando l’azione che compi, che può essere anche quella di stare semplicemente fermo, è mossa dal piacere febbrile di farla, allora il tuo lavoro, la tua missione, la tua partecipazione sono in piena presenza.
È esserci per il tuo amore.
Anche l’amplesso potrebbe non essere un fare l’amore, nel momento in cui non viene fatto con passione e con il piacere di ciò che stai vivendo nell’attimo stesso.
Mentre fare l’amore é sempre un amplesso, di corpi, di emozioni, di pensieri, di azioni. Anime libere
Ti nasce da dentro, uno stimolo quasi selvaggio nel suo essere irrazionale
Per fare l’amore occorre che tu ne abbia desiderio e voglia, che sia in apertura, è una libera scelta consapevole di portare nutrimento a quella parte di te che ne chiede ancora.
Lì dove c’è la fonte, la tua essenza.
Il tuo puro Essere Amore.
®️Alessandro Catanzaro
Ti sei mai sentito il capro espiatorio della tua famiglia? 🖤😢
Nelle dinamiche familiari complesse, spesso chi viene colpevolizzato o isolato non è affatto l'elemento "problematico".
Al contrario, può trattarsi della persona dotata di maggiore sensibilità, intuito e salute emotiva.
Chi possiede una visione lucida e si rifiuta di assecondare dinamiche disfunzionali tende a mostrare, anche solo con la propria presenza, ciò che il sistema familiare cerca di nascondere.
Questo tentativo di portare verità o di proteggere la propria autenticità viene spesso percepito dal nucleo come una minaccia all'equilibrio prestabilito.
Se hai vissuto questa esperienza, può essere d'aiuto ricordare che la tua sofferenza non deriva da una tua colpa, ma dalla tua resistenza a un sistema disfunzionale. ❤️💪
#caproespiatorio #dinamichefamiliari #famigliadisfunzionale #pecoranera #famigliatossica
Possiamo voler bene a qualcuno e per molto tempo continuare a cercare una spiegazione capace di rendere meno doloroso ciò che fa. Pensiamo alla sua storia, alle sue paure, alle ferite che lo hanno reso diffidente. Costruiamo attenuanti sempre più elaborate, perché riconoscere la realtà significherebbe accettare che l’affetto che proviamo non basta a rendere quella relazione un luogo sicuro.
Tuttavia, arriva anche il momento bisogna imparare a distinguere i comportamenti che nascono dalla fragilità da quelli messi in atto deliberatamente, con piena consapevolezza dell’effetto che avranno sull’altro.
La mente tenta naturalmente di ridurre il conflitto tra ciò che desideriamo credere e ciò che stiamo vivendo. Quando una persona ci dice di amarci e poi ci lascia nel dubbio, ci ferisce o scompare, le parole e i comportamenti producono due versioni incompatibili della stessa storia.
Per continuare a sperare, spesso scegliamo quella che fa meno male nell’immediato: ricordiamo i momenti buoni, attribuiamo quelli dolorosi alla paura, allo stress o a un periodo difficile. Intanto, la realtà continua a presentarsi attraverso gli stessi gesti.
Un errore isolato appartiene alla fragilità umana. La ripetizione racconta già qualcosa del modo in cui una persona sceglie di stare nella relazione, della cura che riesce a offrire e della responsabilità che è disposta ad assumersi. Anche una sofferenza autentica può spiegare un comportamento, ma non cancella l’effetto che quel comportamento produce nella vita altrui. Comprendere la storia di qualcuno non ci obbliga a diventarne il luogo di espiazione.
L’incertezza, inoltre, può rendere il legame ancora più difficile da lasciare. La vicinanza che compare e scompare, le parole rassicuranti seguite dal silenzio, un gesto affettuoso dopo giorni di distanza creano un’alternanza capace di tenere l’attenzione agganciata. Il cervello cerca di prevedere quando tornerà la gratificazione e continua a investire energie nella sua attesa.
È così che, alcune volte, iniziamo a desiderare con maggiore intensità proprio ciò che riceviamo con minore continuità. Quell’intensità può sembrare la misura dell’amore, mentre racconta anche la fatica di vivere dentro una relazione imprevedibile.
Le ferite relazionali hanno una consistenza reale. Essere esclusi, ignorati o respinti attiva sistemi cerebrali coinvolti nell’elaborazione del dolore e mette in allarme il nostro bisogno di appartenenza. Per questo il silenzio di chi amiamo può occupare i pensieri, alterare il sonno e spingerci a controllare continuamente il telefono. Il corpo registra l’incertezza mentre la mente continua a produrre spiegazioni.
L’amore, il saper amare, non è solo un sentimento, ma una capacità che richiede cura, responsabilità e rispetto. In questa prospettiva, amare riguarda anche la disponibilità a osservare l’effetto delle proprie azioni e a correggerle quando feriscono. Le dichiarazioni acquistano valore attraverso la coerenza. Una promessa ripetuta senza alcun cambiamento finisce per chiedere all’altro di sopportare, più che di affidarsi.
Arriva allora un momento in cui proteggersi diventa necessario. Il limite interrompe il processo attraverso cui continuiamo a sacrificare la nostra serenità per custodire l’immagine migliore di qualcuno. Può assumere la forma di una richiesta chiara, di una distanza o di una scelta definitiva. Nasce dall’ascolto di ciò che quella relazione produce ogni giorno, oltre le intenzioni che le vengono attribuite.
La cura di sé comincia anche qui: credere alla propria esperienza. Riconoscere che qualcosa ci ferisce senza sottoporlo ancora a un processo infinito, senza cercare l’ultima attenuante che ci permetta di restare.
“
Bisogna assomigliare
alle parole che si dicono.
- Stefano Benni
Possiamo comprendere una persona e lasciarla andare. Possiamo volerle bene e sottrarci a ciò che ci consuma. A volte la dignità ricomincia nel momento preciso in cui smettiamo di chiedere alle parole di smentire i fatti.
4,219 likes, 255 comments - psiche.italia on July 15, 2026
Crepet: "La grandezza di una persona non si misura solo su ciò che costruisce, ma anche sulla sua capacità di ricominciare; la vita insegna che si cade sette volte per rialzarsi otto”
Crepet: "La grandezza di una persona non si misura solo su ciò che costruisce, ma anche sulla sua capacità di ricominciare; la vita insegna che si cade sette volte per rialzarsi otto” https://share.google/nQDzptRWcgqBuJRAq
“La vita è l’opposto del «chilometro zero»: i ragazzi dovrebbero imparare a contare le persone conosciute, le situazioni vissute e i luoghi