Ma se tutto sta fermo ora, alla fine un senso ci sarà
Insomma, non ascolto la musica su youtube, non ho voglia di fare un cazzo eppure dentro ho questa voglia matta di partire. di cambiare tutto, di nuovo.

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@marisasotgiu
Ma se tutto sta fermo ora, alla fine un senso ci sarà
Insomma, non ascolto la musica su youtube, non ho voglia di fare un cazzo eppure dentro ho questa voglia matta di partire. di cambiare tutto, di nuovo.
La postai all’uscita dalla facoltà.
Bologna con la nebbia sa sorprenderti.
/2013
#viazamboni
Come Avalokiteśvara - Ultimamente vivo nella fase del 'Secondo me' che non è una fase piacevole per niente vivo nella fase che ho troppo da dire e non so come dirlo vivo nella fase che se devo scrivere scrivo troppo dove il pensiero prende altre forme diverse da quelle che vorresti e cerchi di spiegare a te stessa i mille modi per poterlo dire usi verbi mai usati aggettivi e strumenti nuovi eppure il 'Secondo me' ancora non ha quella forma bella, tonda e rassicurante no a quella forma che assomiglia più ad Avalokiteśvara mille mani mille compiti mille idee e manco una buona mille cose per la testa ed è sempre il solito casino del cazzo.
La storia della mia vita
MarisaSotgiu
Sogno un palco, i vecchi amici non ancora amici e il ritardo. Uscire dal taxi di corsa, correre sul palco e guardare le persone davanti a me, sotto una luce fiocca di un locale dove si mangia e si ascolta del buon jazz, togliere i tacchi e prendere il microfono per cantare l'ultima canzone, quella che abbiamo sempre suonato, quella che fa salire il famoso 'Brividino', guardare in fondo al locale e vedere un lui qualunque e dedicare quel pezzo solo tramite lo sguardo, solo così..a sentimento.
tratto da “Guardo troppo avanti perché mi piace sognare pesante”
Essere di passaggio e insegnare la spensieratezza: ti sorridono ti guardano giudicano voltano le spalle e se ne vanno. E poi tornano ti sorridono ti guardano ti ringraziano e tu non ci sei più.
tratto dal Manuale dell'Egocentrismo rigenerativo di cui ancora non ho scritto una riga, ma potrei farlo.
I vicini.
Vorrei avere un registratore per quando mi ritrovo a camminare da sola per le strade della mia città. Ma non un registratore qualunque ma uno di quelli che registrano emozioni e sguardi. Quei registratori che registrano i sorrisi, i volti della gente che nei tre metri che scorrono tra loro e te cambiano, mutano passando dal sorriso alla serietà, quei registratori d'emozioni forti e quotidiane, quelli che mi permetterebbero di scrivere fogli e fogli dei miei incontri casuali e momentanei. Cammino da sola in Via dei Mille, alle 8:00 della sera: sembra notte da giorni ora che è cambiato l'orario e la gente gira ancora per strada con le buste piene, lungo questa strada trafficata dove i bus cambiano e ricambiano in continuazione i loro passeggeri; corro per Via Indipendenza e non so perché corro, infondo non ho fretta, sono sola e non ho qualcuno che mi aspetta da qualche parte, forse ho solo bisogno di correre per scaricare non so cosa,insomma corro. Corro, chiamo mamma che mi dice :"Passeggia, perché corri?": ed è la stessa domanda che mi pongo anche io da circa 400 metri, ma forse ho fretta di scappare e ritrovarmi,di mettere il turbo per arrivare in un cinema, fretta di prelevare, di comprarmi le sigarette in Piazza Verdi e fumarmi una bella Marlboro sotto al cinema, insomma corro. Allungo il giro, non voglio vedere nessuno e quella cazzo di canzone continuo ad ascoltarla, perché? Non si sa. Arrivo al cinema, se c'erano sette persone al mio arrivo era anche troppo, due caffè, otto euro di biglietto perché la domenica deve andare così ed entro. Posto centrale. Non rido neanche tanto, era solo lo sfizio di stare finalmente sola e fare quello che mi va senza limiti e senza nessuno, perché mi va bene così, perché? Non si sa. Sapete quei film che parlano delle cose che capitano a una persona su un miliardo? Ecco, quei film dove le escort hanno la botta di culo e vivono una vita piena di gran colpi di culo? Beh, come al solito le trame che si ripetono, ma non sono stata li tanto a criticare la mia scelta, sono contenta perché ho staccato il cervello per un'ora e mezza. La donna che era seduta al mio fianco rivedeva in quella Broadway la sua vita passata ripetendo: "Oh li ci sono stata, se giri su quella strada trovi...e li pure c'è un ristorante carino", insomma in quel film ci vedevo la signora, che non ho neanche guardato in faccia ma è come se lei fosse tra le comparse del film. Mi piace sentire chi ride a squarciagola mentre gli altri sono in silenzio, guardare chi davanti a me si addormenta sulle spalle di qualcuno, chi con l'accendersi delle luci in sala si sveglia e chi rimane a guardare tutti i titoli di coda. Mi piace sentire il jazz che scorre con i titoli di coda e sentire qualcuno che parla già della birra dopo il cinema. Esco, freddo e sigaretta. Via delle Moline e l'odore di BomboCrep, e di nuovo quella canzone. Non corro più: no, perché non si sa e sorrido. Corro e rivedo il barista tatuato con la barba del baretto vicino a Ken che è un gran figo che mi sorride e più avanti i bimbi che giocano sotto l'arco dove rimbomba tutto, il vecchio con il cane tondo come lui sotto l'albero e Via Indipendenza ora vuota. La domenica la città si svuota a quest'ora perché domani si lavora e chi corre per strada sono i carro attrezzi e qualche macchina in Via Irnerio e Via dei Mille. Torno a casa, novanta gradini e mi ritrovo qua a scrivere quel poco che è rimasto nel mio registratore immaginario perché avevo voglia di farlo.
tratto dal libro “Ho deciso, ma non ancora nel modo del tutto definitivo”
Metti un pezzo di Duke Ellington e ti dirò chi sono.
"Take the A Train" per i miei viaggi.
"In a sentimental mood" per il mio viaggio. "Melancholia" per quando penso troppo. "Black beauty" per la mia insonnia e la sigaretta delle 4 del mattino.
"I'm Just a Lucky So and So" credo che riassuma.
Senza trucco.
L'abbraccio vale più di mille parole.
Si, la solita frase fatta, ma con un abbraccio si capiscono tante cose, soprattutto le paure e le debolezze, le mancanze e la voglia di sentirci meno soli.L'abbraccio ci permette di togliere per un attimo le barriere, ci permette di essere ingenui e spontanei, come se fossimo per un attimo noi stessi.
Ibsen, Woody Allen, Edith Piaf & Truffaut alle 3.15 del mattino.
Alle tre e un quarto di un Mercoledì mattina non ho sonno; ho guardato un film sulla cucina indiana-francese che mi ha fatto venir una gran fame ma in realtà il mangiare ora servirebbe solo a reprimere pensieri inutili, perciò me ne rimango a letto e mi fumo una sigaretta.
Oggi ho scoperto perché non riesco a vedere un film tutto d'un fiato in quest'ultimo periodo: ho scoperto di aver paura di farmi prendere troppo. Ho scoperto che non guardo con attenzione le novità ma che riguardo sempre gli stessi film - sempre con occhi diversi - e non mi stanco mai. C'è quella volta che guardo qualcosa per il gusto di perder tempo, guardo quei film che su Mymovies hanno una stella, due, quelli che nessuno si caga perchè "non degni di esser guardati" o "poco impegnativi"; Ecco, amo l'inutilità e il ripetersi di Woody Allen e di Truffaut sul mio computer.
Ancora oggi ho scoperto che non mi piace leggere: no, non ho mai amato leggere, ho letto poco, i classici e qualche libro di King; non ho mai dedicato concentrazione a tale arte ma oggi mi ritrovo con Ibsen tra le mani e sono felice. Poco, pratico e conciso, grazie di esistere.
Ancora oggi, e precisiamo proprio ora, ho scoperto che ogni volta che sento Edith Piaf mi sale il brividino.
Ancora ora spengo la sigaretta e me ne vado a letto: è ora.
https://www.youtube.com/watch?v=IxJQ8VKc4k4
Una vita troppo in là.
Finché non arriva di colpo a dirti che forse non sei riuscita neanche quella volta a lasciarti andare.
Arriva così, mentre è arrivato Febbraio che ti sussurra la parola “Laurea” all’orecchio, che ti fa capire che di perder tempo non c’è più tempo.
Ma davvero non è mai il momento di darti voce? Cuore, che di affetto non ne conosci, Cuore che non sbagli mai, Cuore ingenuo, pieno di spavento e di sfiducia, Cuore che vorrebbe essere libero di battere e libero di gridare di quell'affetto che ha la faccia della spensieratezza, Cuore che è diventato grande troppo presto, o sono io che mi perdo quegli attimi dove tu lanci gridi d’aiuto?
Devo smetterla di guardare troppo in la, non c’è dubbio, ultimamente ti perdo troppo di vista.
Mi piace pensare lontano
E bussano alla porta parte due.
Avvolte sento l'esigenza di scrivere talmente tanto che non trovo le parole giuste, adatte, come se queste si fermassero li, tra la gola e la bocca, quasi a soffocarmi. Come se quel pensiero che è rimasto li per troppo tempo decida di uscire ma qualcosa lo blocca. Non ho gran proprietà di parola, o meglio poche volte mi stupisco di certe frasi che riesco a scrivere, ma da quando ho deciso di godermi questi anni ho lasciato accantonato questo forte desiderio di raccontarmi. Ma c'è un perché: scopro che passo lunghi periodi a godermi il momento, dove esploro, cerco le cose che più riescono a sorprendermi, mi immergo negli altri che hanno sempre qualcosa da insegnarmi e poi arriva il momento in cui forse, di quel posto in cui mi trovo non ho più niente da raccontare o forse tutto quello che doveva darmi me l'ha dato ; ora sto cercando di riordinare tutto questo "poutpourì" di meravigliose esperienze che si accavallano l'una sull'altra provocando questo effetto a catena che mi spinge a cercare altro. Conosco bene questa sensazione, e ogni volta che bussa alla mia porta esito un attimo prima di aprire. Ho paura ma nel contempo ho voglia di sapere che c'è dall'altra parte: è un misto tra frenesia e l'andarci con i piedi di piombo, tra il chi va là e so già chi sei. Ora questa porta è socchiusa, questo "qualcosa" rimane li, ad aspettare. C'è bisogno di tempo e pazienza.
Quando questa città riuscì a farmi innamorare.
Sembra passata un'eternità da quel 4 Settembre 2012.L'aria era carica di pioggia e in quell'aeroporto, dove atterravo per la prima volta,l'odore dello smog si mischiava a quell'aria così umidiccia che ti si appiccica addosso.
Ero pronta ad affrontare questa nuova avventura, via le vecchie facce, via le cose scomode, via la vita noiosa e non voluta, via le cose strette, via la vecchia vita, "SIORE E SIORI BENVENUTI A BOLOGNA!". Ma ad esser sinceri non sapevo neanche dov'ero. Bologna era una città a me sconosciuta, non sapevo avesse attrazioni, non sapevo che prima o poi questa città sarebbe diventata la culla del mio "essere", culla delle mie esperienze più entusiasmanti, culla "della mia verità" e culla di dispiaceri. Quell'aereo atterrò alle 17:15 e fuori pioveva, pioveva a dirotto. Taxi e via verso il b&b - "chissà dov'è questo b&b e chissà che stanza avrò". Un viaggio in mezzo al traffico congestionato, come tutte le grandi città con un pò di pioggia il mondo degli automobilisti entra in panico. Decido di fare qualche chiacchiera con il tassista al qualche chiedo informazioni su questa nuova città: le attrazioni, le cose tipiche, i posti da evitare e altre mille domande. Cosa mi ricordo di quella conversazione? quella "esse" che signori, forse porterò con me per il resto della mia vita come uno dei suoni più belli che questo viaggio mi abbia regalato.
Dopo mille chiacchiere il tassista mi lascia qualche metro più indietro del b&b e sotto la pioggia raggiungo quell'immenso portone. Quella piazzetta portava il nome di quella giornata, la 'Piazzetta della pioggia' e dopo una lunga attesa con la mia valigia da sette chilogrammi mi apre il portone una biondina alta un metro e cinquanta, moldava. Mi accompagna su per le scale (prima cosa che noto, affianco alla luce sull'entrata, la scritta TIRO su un altro pulsante) e arrivo in quella stanza.
Oddio finalmente un letto e uno schermo al plasma; Malika Ayane canta su quella TV "tre cose" e io nel frattempo guardo fuori dalla finestra. In realtà mai dimenticherò la prima immagine e la sensazione che riuscì a darmi quella piazzetta: dovevo stare li e io stavo bene. E iniziò così: una piazzetta sommersa dal diluvio di Settembre, una valigia da sette chilogrammi, la prima chiamata per vedere una stanza, la cena in ' solitude' nella trattoria sotto il b&b e un risotto ai funghi spettacolare a lume di candela.
Marisa VS. L'ingenuità del viaggiatore - Parigi e l'arrivo.
Da sola continuo a camminare, cammino mentre “La vie en rose” esce da quegli altoparlanti : “si, che ovvietà” ho detto tra me e me, ma ero a Parigi. "E pensare che ogni volta che la sentivo al massimo ero in una camera larga quattro metri per quattro a Ortueri e li immaginavo questi posti. E poi eccomi qui, piena di Nutella che sorrido in mezzo alla gente; c’è chi mi guarda con sguardi perplessi ma sinceramente me ne frega proprio il cazzo di fare bella impressione a qualcuno in questo momento." Adoravo il fatto di girare con le mani e la faccia sporche di Nutella per quella città tanto romantica, perchè infondo c’è chi ha un’anima gemella e condivide questo ‘bel sentimento’ con il suo amato o amata e poi ci sono io, che in quella giornata di Novembre, avevo cominciato ad amarmi più del solito grazie a quegli altoparlanti e quella cascata di Nutella che fuoriusciva da quella baguette.
Ritrovarsi,
perdersi,
ritrovarsi.
Project.1 /2015
Mutamenti che svaniscono.