Discorso di Pericle ai palermitani
Qui a Palermo noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i pochi invece dei molti: e per questo viene chiamato democrazia (guidata).
Qui a Palermo noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia (dis)eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi ignoriamo sempre i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma come un atto di privilegio (e raccomandazione), non certo come una ricompensa al merito, e la povertà costituisce un impedimento.
Qui a Palermo noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo non si estende assolutamente anche alla vita quotidiana; noi siamo sospettosi l’uno dell’altro e infastidiamo spesso il nostro prossimo se al nostro prossimo non piace vivere a modo nostro.
Noi non siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e non siamo pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino palermitano trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto spesso si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui a Palermo noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi ma a volte dimentichiamo che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso (ci è stato insegnato, ma alcuni se ne dimenticano comunque).
Qui a Palermo noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui a Palermo (e specialmente i politologi su Facebook) siamo in grado di giudicarla.
Noi consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia: “haiu ragione sulu io, tu sì un cuinnuti i razza”.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore, delle stigghiola e della carne di crasto. A quanto al chilo?
Insomma, io proclamo che Palermo è la scuola della Sicilia e che ogni palermitano cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui a Palermo noi facciamo così.
Discorso di Pericle ai palermitani (se fosse vissuto a Palermo), 431 A.C