WONDER (2017) Directed by Stephen Chbosky
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@matdilo
WONDER (2017) Directed by Stephen Chbosky
SONO PALESEMENTE LA STESSA PERSONA!!!!!!!
Dea assoluta l'anno scorso. Dea assoluta quest'anno!!
Momento venerazione 2.0
Momento venerazione 🌺
Un'occhiata al mio diario
Mi terrorizzi! Mi sento una bimba che sta imparando ad andare in bici e sa che cadrà, lo da per certo che cadrà, e allora si concentra e ci prova, ma inconsciamente aspetta il momento in cui perderà l’equilibrio e si farà male. Io non voglio niente, mi basta stare come ieri sera, accanto a te, mentre le mani si sfiorano.
Mi terrorizzi! Le parole mi fanno paura, sono spaventose. E' vero che faccio i "pipponi" e credimi, vorrei tanto tenerle per me, ma ogni volta cedo e finisco col dirti tutto quello che mi passa per la testa, e ho paura che invece tu mi dica la metà delle cose, e allora finisco per aver paura delle parole dette e anche delle parole non dette.
Mi terrorizzi! Io so che non so niente, mi sento un po’ alla deriva, galleggio ma non so nuotare, mi lascio trasportare, atterrita dall’idea di non sapere dove arriverò.
E quindi in conclusione ho paura e non so niente, ho paura di non sapere niente, non sono nemmeno certa di avere davvero paura. È un paradosso eh?
Mi hai detto “mi piaci” e io non ho risposto, però ho capito cosa significa quando dicono “il mio cuore ha saltato un battito”, mi è parso di sentirle a rallentatore quelle due paroline, e in quell’attimo ho pensato di scappare via… solo per essere inseguita e abbracciata forte. Che significa? Me lo spieghi tu?
Un’occhiata al mio diario
Mi fa strano sfogliare la mia vita, è tutto un po’ caotico a guardarlo, sintassi disastrosa, buchi di trama, troppe virgole, pochi punti.
Mi sfuggono molte cose, altre mi tornano alla mente e penso a tutte le frasi scritte qua e là, forse andate perdute per sempre, o forse no. Magari prima o poi riappariranno all’improvviso, in un giorno come questo, in cui il mio corpo è fermo ma la mente ha bisogno di viaggiare e il tempo prende il posto dello spazio.
Petali di rosa secchi, bigliettini di auguri, volantini, ricordi di giorni passati presenti in me.
Un braccialetto, una foto, ciò che credevo amore, ciò che credevo sarebbe durato per sempre.
Consapevolezze, constatazioni, paragoni, cosa diresti alla te stessa di cinque anni fa? Te la trovi davanti e alla fine è lei quella a parlare mentre ammutolisci e ascolti cose che sapevi già ma che avevi dimenticato.
Disegni orrendi, sentimenti sempre intensi, nel bene e nel male, perché non conosci mezze misure e perché se non ti corrodono l’animo per poi ricucirlo allora sembrano non valere la pena.
Periodi lunghi e complessi che a volte non dicono nulla, poche parole che aprono i portoni sul viale dei ricordi.
Ciò che era bello e adesso non c’è più, ciò che stava iniziando e ora è finito da un bel po’.
E alla fine, a parlare del passato mentre fuggi dal presente arrivi a pensare anche un po’ al futuro, e ti scopri terrorizzata da tutto.
Testi di canzoni, frasi di libri, citazioni da film. Descrizioni di paesaggi, pagine piene, a volte salate, a volte asciutte, le tue vie di fuga sono rimaste le stesse.
Sorridi dei cambiamenti, quelli inaspettati e quelli che prevedevi, ma ancor di più sorridi di ciò che è rimasto uguale. Insicurezze, dubbi e la voglia di scrivere, di non dimenticare.
Un’occhiata al mio diario
Storia di una positiva al Covid
Dentro il caos, fuori nulla.
Nella mia testa viaggio lontana, tra alberi e grattacieli, boschi fatti di sabbia, mare fatto di acqua dolce, cieli sereni e temperature basse.
Nella mia testa sono in mezzo alla folla, cerco il contatto, ti abbraccio, ti bacio. Avvicino il volto, voglio sentire anche i sussurri, le parolacce bloccate a metà, i sospiri di sollievo e di esasperazione.
Nella mia testa corro al tramonto, corro di notte, corro all’alba, corro perché voglio sentire il vento accarezzarmi il viso, guardare quante più cose possibili, alle svelta, sfocate ma ben impresse nella mente.
Nella mia testa rido, gioco, il mio mondo è grande, vasto, non riesco a contenerlo, mi esplode in petto.
Dentro ho un meraviglioso caos.
Sono qui, chiusa in una stanza, le pareti bianche, le lucine accese.
Sono sola, saluto da lontano, mi sfugge ciò che urli.
Sono ferma, le lenzuola hanno assunto la mia forma.
Piango, smetto, un’altra lacrima, mi esplode il petto.
Fuori c’è uno spaventoso nulla.
Un’occhiata al mio diario
Trabocco d’amore.
Lo sento che mi scorre nelle vene, lo sento sulla superficie della pelle come si sente il sole che scotta d’estate nelle ore di punta, lo sento nella testa come quando si alza il vento, lo sento nel petto come quando ricevi un abbraccio, lo sento negli occhi e lo vedo intorno a me, lo sento nelle mani e ti accarezzo una guancia.
Trabocco di passione.
La sento in mezzo alle cosce. La sento sul collo e sulle labbra. La sento sui seni. La sento in petto, la sento nella mani e ti graffio la spalla.
Trabocco d’amore e passione
E allora bacio uno sconosciuto, lascio che una mano scivoli e mi cinga i fianchi, so che sbaglio ma sbaglio con amore e passione. E ogni volta so che non è quello giusto, e ogni volta spero che sia quello giusto, e ogni volta scopro che avevo ragione e le speranze muoiono (con amore e passione).
Mi godo l’attimo, lascio che l’alcool mi sciolga la tensione nei muscoli e nelle ossa e permetto alla passione di divorare l’amore. Mi vivo la passione, sera d’estate imboscati in un angolo di piazza Bellini, la schiena scoperta e un succhiotto gigante sul collo, le mani che corrono veloci, le labbra che si incontrano e per un attimo dimentico tutto, le persone, i guai, la ricerca smaniosa di ciò che è stato divorato.
È quando il sole sorge, l’amore torna, la passione dorme. E io mi ritrovo con un vuoto nelle vene, un vuoto nella pelle, un vuoto in testa, un vuoto nel petto, un vuoto negli occhi, un vuoto nelle mani. Il fuoco è affievolito ma un altro inizia ad ardere, con la consapevolezza che la mia passione troverà sempre sfogo, ma il mio amore? Come faccio a sfogare il mio amore?
Eppure, ne sono colma, a volte mi riempie fino a farmi lacrimare gli occhi.
E come cercare di colpire una pallina da golf con la mazza e sferzare l’aria senza riuscire nell’intento, un pugno dato con tutta la propria forza al vuoto, un bacio rumoroso sulla guancia sbagliata. I graffi sulla spalla si spostano sul cuore e fa molto più male.
E allora mi convinco che sia difficile per tutti.
Ma poi lo vedo, nelle vene, sulla pelle, nelle teste, nel petto, negli occhi e nelle mani degli altri, e scopro che è così semplice.
E io mi sento annaspare.
Sono sopraffatta dall’amore che ho bisogno di dare, e ho bisogno di ricevere.
Ho bisogno di scambiare.
Affogo nell’amore inespresso.
Mi manca l’aria.
Un’occhiata al mio diario
Mi sento come se desiderassi intensamente di provare qualcosa di intenso, e di intenso alla fine c’è solo il desiderio dell’intensità. Mi sento arida, incapace di amare, incapace di provare emozioni forti per un uomo, io che piango per un tramonto e mi emoziono guardando il mare. Non riesco ad appassionarmi, non riesco ad incuriosirmi, non riesco. Ti penso, voglio vederti, voglio parlarti, mi sembra vada tutto bene e poi all’improvviso c’è il niente, non ti penso più, non ho voglia di vederti né di parlarti. Mi sforzo di provare qualcosa ma non dovrebbe venire tutto naturale? Soprattutto all’inizio. Mi dicono di aspettare, di dare più possibilità perché i rapporti si costruiscono col tempo, ma io sono così, o tutto o niente e al momento provo il niente. Dovrei stare lì a pensare “chissà quando ci rivedremo” e invece mi ritrovo a pensare a tutt’altro.
Un altro appuntamento, la speranza di star bene, ma io un uomo lo voglio e tu non vuoi essermi amico, e allora mi chiedo che senso ha continuare a sentirci?
Ho paura di stare sola, eppure da sola ci sto fin troppo bene.
Perdonami ma io non me la sento perché non sento niente.
MATDILO
“もう一回話せて”
“Voglio parlare di nuovo con te”
E se m'hai visto piangere Sappi che era un'illusione ottica Stavo solo togliendo il mare dai miei occhi
Pinguini tattici nucleari, Pastello bianco
Disegno di Paula Bonet
Un’occhiata al mio diario
Ci resto male per tante cose,
per una parola di troppo, per uno sguardo spento, per un abbraccio mancato.
Ci resto male per troppe cose,
perché non mi hai pensato, non mi hai scritto, te ne sei dimenticato.
Ci resto male ma vado avanti,
perché amo, perché ti voglio bene, perché ti ho perdonato.
Ma botta dopo botta ora lo sento, il cuore si è spezzato.
Il cerotto non ha retto, le crepe sono immense, arresa sono al fato.
E allora mi allontano, mi lecco le ferite, perché mi hai abbandonato.
matdilo
“Se non puoi dire qualcosa di carino allora è meglio non dire niente”
Le cose che non ho detto
Tu credi che io mi trattenga perché ho paura del giudizio degli altri,
la verità è che prima di baciarti io ci voglio pensare bene e capire se è quello che voglio davvero!
Non siamo due estranei, se va bene o va male conta!
Ti rivedrei il giorno dopo e cosa penserei?
Mi è piaciuto, ti vorrei baciare ancora, e forse qualcosa di più! Ma tu non vuoi niente di più.
Non mi è piaciuto, non ce la faccio a incrociare il tuo sguardo, non mi accarezzare che ormai mi infastidisce anche un semplice contatto.
So solo che io non avrei mezze misure, perché quando ti bacio ti do una piccola parte di me, e vivere senza un pezzo fa male, potrei sopportarlo solo se fossi cosciente che sei quello giusto, che te lo meriti, e che avresti cura perfino di quel pezzetto millesimale di me.
Forse vali la pena.
Forse non vali la pena.
Forse è meglio ubriacarsi!
matdilo
Le cose che non ho detto
Se ti avvicini troppo mi allontani, ma se non ti vedo mi fai soffrire.
Se ci tieni resta a vista d’occhio e pian piano mi avvicinerò io a te. Allunga un po’ il braccio, non muovere le gambe, ci penserò io a toccarti.
E poi forse faremo l’amore, o forse ti abbraccerò per poi scappar via, di nuovo.
Hai un po’ di pazienza?
Se non ce l’hai continua a camminare che tanto io non corro e di certo non ti raggiungo.
Se ce l’hai sta sicuro che presto o tardi scapperò via da te, un’altra volta, ma sta anche sicuro che tornerò sempre una volta in più!
E forse un giorno resterò, e se resterò sarà per sempre.
E allora imparerò anche a correre, pur di starti accanto.
matdilo
Le cose che non ho detto
Dici di volermi accanto a te ma non ti rispondo, perché ancora non so cosa provo.
Forse un po’ vicina a me ti ci voglio anche io ma il tuo passo deve essere uguale al mio altrimenti finisce che ci si perde.
Vado lenta e se corri io non mi sforzo per raggiungerti.
Ti va di passeggiare con me?
Che se mi dai la mano e ogni tanto fai un saltello su te stesso per non distanziarmi, (che lo sappiamo entrambi che le tue gambe sono molto più lunghe delle mie), io ti prometto che cercherò di valere la pena.
Ti mostrerò i particolari che chi corre non riesce a vedere, e forse, dopo aver camminato abbastanza, potrei accelerare il passo solo per te.
Ma prima mostrami che mi vuoi davvero accanto a te.
matdilo