Un’occhiata al mio diario
Sono a casa da un giorno, un giorno che sembra non finire mai, un giorno fatto da 24 ore che sembrano molte di più, ma allo stesso tempo composto dal nulla totale, una semplice bolla piena di ricordi. La vacanza appena terminata è stata una delle più meravigliose che io abbia mai fatto, dove i giorni, contrariamente ad adesso, sembravano troppo corti e le attività svolte e le risate sembravano non entrarci mai completamente, straripavano, si confondevano tra desiderio e realtà.
L’arancio del sole che tramontava dietro le montagna. Il celeste dell’acqua della piscina. Il blu jeansato del mio giubbino. Occhi allegri, curiosi, divertiti. Il verde della foresta, il sole che filtra tra gli alberi, il panorama che si allarga mano a mano che sali. Il grigio e il dorato delle sculture, il ruscello che bagna il terreno. Le vetrate delle chiese, il verde e l’arancio della tavola apparecchiata per ferragosto. Il rosso, il blu e il nero dei pennarelli utilizzati per scrivere gli annunci. Il verde e il bianco del campetto da calcio. I colori matti degli edifici di Trento, la libreria a cielo aperto di Innsbruck, il campanile di Vipiteno. Le labbra che si aprono in un sorriso, divertito, allegro, malizioso. Ogni singola notte, quando la mancanza di illuminazioni esterne ci permetteva di vedere le stelle, ma vederle per davvero, numerose, luminose, “E mi piace la notte ascoltare le stelle… sono come cinquecento milioni di sonagli”. La Spagna, il Giappone, le Hawaii, l’Egitto, l’india, l’Arabia e l’Austria che si incontrano in un’unica serata di baldorie e risate, di quelle che ti fanno piegare in due e lacrimare. Una piramide fatta di tazzine. Le stoviglie sporche nel lavandino.
Il caldo afoso di Bolzano. Un tuffo in piscina senza spogliarsi, i vestiti bagnati che si attaccano addosso ma che non danno fastidio perché sanno di pazzia e felicità. Il dolore alle gambe e alle braccia. La soddisfazione di aver raggiunto la meta. La sensazione di sollievo e fresco quando ci si buttava sotto la doccia dopo una giornata passata a camminare sotto il sole.
L’odore di cucinato che sembrava invadere l’intera strada che portava alla struttura. La puzza della birra che impregna i vestiti.
Il sapore della pizza fatta in casa. La carne, quella buona. Il succo di mele.
Il rumore della campana che ci avvisava di rientrare in albergo. Le note di “Abbracciame”, basse, alte, cantate a squarciagola o sussurrate, imparate a memoria o inventate. Il verso delle cicale, assordante ed eterna cantilena. Canzoni egiziane, indiane, spagnole, giapponesi, tirolesi. Le chitarre, l’ukulele, la pianola. Il fischio della cassa che fa difetto. Musica jazz, musica pop, musica napoletana classica. Canti ubriachi urlati la sera, quando ormai erano stati versati già litri e litri di alcool, perché lì si inizia a bere birra dalla mattina.
Gennaro arriva con la cassa ed è subito festa. Emanuele fa una pernacchia, vorresti arrabbiarti ma poi ride e ti si scioglie il cuore. Gaetano suona la chitarra e Davide lo accompagna con l’ukulele. Flavio fa un tuffo in piscina. Riccardo nuota veloce. Sono le sette e mezza del mattino ma Gaia e Federica già fanno esercizi, io e Giorgia le guardiamo dubbiose e ancora intontite. Antonio suona per l’ennesima volta la canzone dei pirati dei Caraibi, ma tu ti complimenti lo stesso come fosse la prima volta. Matteo fa cadere l’acqua sul cellulare di Gaia, lei si arrabbia ma lui si fa perdonare, fa una battuta divertente. Ciccio ride e Mary alza gli occhi al cielo. Gabriele viene svegliato, la sua espressione è buffa e un po’ ti dispiace ma poi borbotta qualcosa di incomprensibile, e giù a ridere di nuovo. C’è uno sconosciuto con la valigia che ci cammina davanti, prendiamo coraggio e gli chiediamo se si vuole fare una foto con noi.
Un perfetto estraneo che resterà per sempre nella foto che guarderai per ricordarti di una delle vacanze più belle di sempre.
La donna con il velo corre troppo veloce e Gaia sbuffa non soddisfatta della foto scattata, ma poi ne arriva un’altra ed è subito arte. Lello prova a fare il parco avventura con noi ma resta bloccato, Dora parla di letteratura e tu vorresti riposare, ma la sua passione è tale che finisce col coinvolgerti. Teresa scatta un selfie con Maria. Tonino balla vestito da spagnola, Mimmo lancia le bacchette dal suo vestito da Giapponese. Nella stanza cominciano i balli di gruppo ma Tonia è bloccata con la schiena e Anna non ce la fa ad alzarsi per la stanchezza, decidono comunque di partecipare muovendo le braccia. Salvatore e Tina ballano un lento. Alfonso mi prende in giro, Silvana e Gina sono in cucina e subito il profumo dei dolci invade le stanze. Imma manda a quel paese lo scortese di turno e tu le vorresti dare una bacio sulla guancia mentre divertita pensi che se lo meritava proprio. Angela si appoggia alla tua spalla mentre le cammini accanto, Maria e zia Catia mi sorridono dolcemente. Guglielmo si scalda mentre gioca a calcetto, ma quando la partita è finita è tutto dimenticato. Tra i giocatori c’è anche Daniel, un altro perfetto sconosciuto che entra improvvisamente a far parte di un ricordo. Mimmo gli urla direttive in dialetto. Lui non capisce. Gli altri ridono. Angela chiede indicazioni alla persona sbagliata, Luigi interpreta una famosa scenetta napoletana mentre la moglie Carmela lo guarda attenta. Gigi suona la pianola e Silvana canta accompagnata da Pina e Mari. Mamma al parco avventura è la migliore, dal basso si sente papà complimentarsi con lei. Mimmo non crede che io possa farcela. Ce la faccio.
I prati sono pieni di mele e uva. Ne mangiamo a quintali. Soprattutto le mele. Le mangiamo assolute, staccandole dal ramo e pulendole alla bell’e meglio con le maglie, oppure le cuciniamo. Torta di mele. Strudel. Sono buonissime.
Nel museo una luce improvvisa illumina un quadro, una voce dall'accento fortemente tedesco inizia a raccontare le vicende dell’imperatore Massimiliano. Le porte si aprono automaticamente, sul muro vengono proiettate immagini di cavalieri e mausolei. È il museo più figo di sempre.
Dei ragazzi un po’ brilli ci invitano a bere, decliniamo ma scambiamo comunque quattro chiacchiere con loro. Non mi fanno una buona impressione ma alla fine mi devo ricredere. Ci invitano a una festa di paese. La musica è assordante, la birra è buona. Nessuno balla ma a noi non frega niente. Ci scateniamo come se non ci fosse un domani, balliamo come se fosse l’ultima cosa che faremo nella vita, ci divertiamo e ridiamo. Poi Gaia cambia umore. È tempo di tornare. Resta il rimorso di un’estate senza amore e passione, fatta solo di desiderio e sguardi. Ma va bene così.
Arriviamo ad Innsbruck, gli altri vogliono fare un giro in carrozza ma noi vogliamo camminare. È tardi, l’appuntamento al pullman si avvicina inesorabilmente. Allunghiamo il passo, ci perdiamo, ma la cosa non ci preoccupa. Chiediamo indicazioni in inglese e come per magia siamo nuovamente in centro.
Scatto una foto al panorama, Gaia scatta una foto alle stelle.
Davide è gentile, chiede se voglio dargli il mio zaino dato che è pesante. Declino. Matteo mi prende in giro, io gli dico che gli voglio bene e allora sorride imbarazzato senza saper come rispondere. Mi diverte vederlo così. Gli voglio bene davvero. Flavio e Riccardo mi abbracciano all'improvviso e la tristezza provata per l’ennesima litigata con Gaetano svanisce di colpo.
Qualche lacrima c’è stata. Frustrazione, uno schiaffetto sulla faccia. Non mi voglio far vedere ma il pianto richiama l’attenzione quando sei solita ai sorrisi. Non mi chiedete come va tanto poi mi passa.
Gaia scattami una foto. Vorrei scattartene una bella almeno la metà di quelle che mi hai fatto ma non ci riesco.
Ricordi confusi, caotici, disordinati. Momenti di cui voglio scrivere per non dimenticare. Perché per la prima volta dopo tanto tempo io l’estate non l’ho solo vissuta ma indossata.