Il mio 2017
Il mio 2017 sono i suoi occhi che guardano altrove, mentre fa altro, quello sguardo preciso di piccola noncuranza verso il mondo in cui siamo capitati, e poi si volta e mi vede. Il mio anno sono quegli occhi che si fanno porta ed io mi scopro maniglia, e riacciuffo le parole che non bastano mai, mi tengo stretto a quelle braccia che non mi lasciano più.
Il mio 2017 sono i giorni che ho passato a reinventarmi, a sfidarmi a piccoli passi, corpo a corpo, mentre i minuti mi strattonavo di attesa, ed io mi inerpicavo sulle incertezze del vuoto che può strapiombarti sotto i piedi, ed entravo sotto la doccia, e mangiavo acqua.
Ho aspettato, concedendomi il lusso di cieli vuoti.
Ho vinto il sole e mille volte il vento.
Il mio 2017 sei tu che non c’eri più, ma ogni tanto arrivavi, e ti lasciavi accarezzare come si accarezzano i giorni di gioventù appena trascorsi, mentre alzavi la testa e a tuo modo mi sorridevi, giusto un attimo e poi scodinzolavi via, via da questo presente che non conosce il tuo profumo di buono, via da questo me che pian piano farà pace con l’angolo della cucina in cui c’era il tuo cuscino.
Ho letto, ho mangiato, ho bevuto, mi sono messo a fuoco.
Ho letto di nuovo, ho smesso di scrivere se non avevo un motivo valido per farlo.
Non sono andato in vacanza.
Non mi sono rallentato.
Qualche volta ho pianto, il più delle volte ho riso.
Sono sceso a patti con i miei demoni, li ho guardati in faccia e siamo tutti scoppiati a ridere. Un armistizio che durerà poco, giusto il tempo per una rivoluzione non violenta anche contro i miei fantasmi, perché adesso non faccio sconti a nessuno.
Mi sono acciambellato tra i cuscini che sanno di casa, mi sono arrotolato le maniche per non smettere di credere in me stesso.
E ora che ho quello che voglio, ora che ho smesso di essere il mio bersaglio e sono pronto a darmi credito, ora che mi faccio conchiglia in tutto questo mare di gente che sa esattamente come essere squalo, vorrei ritrovare quella certezza che ho perduto, questo piccolo scalino che sento nel cuore: le parole che mi erano amiche e ora mi sono terreno scivoloso.
Quanto mi mancano le parole che non ho mai scritto.
Quanto mi bruciano nei polmoni le storie che non ho mai raccontato.
Ma la storia più bella che ho si scrive da sola.
Perché il mio 2017 sono i tuoi occhi che guardano me.
















