i don't do bad sauce passes
I'd rather be in outer space 🛸
we're not kids anymore.

祝日 / Permanent Vacation

pixel skylines
art blog(derogatory)
No title available
AnasAbdin

tannertan36
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ
$LAYYYTER
Cosmic Funnies

Product Placement

#extradirty
Show & Tell
"I'm Dorothy Gale from Kansas"

Kiana Khansmith

Janaina Medeiros
No title available
NASA

seen from Belgium

seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from T1
seen from Malaysia
seen from Malaysia

seen from Singapore
seen from Ukraine

seen from United States
seen from United States
seen from Latvia
seen from Argentina

seen from Australia
seen from Netherlands
seen from United States
seen from T1
@mc-daariious
The full rotation of the Moon as seen by NASA’s Lunar Reconnaissance Orbiter.
And yes, the moon rotates on its axis! Even though it always shows us the same face. We are in perfect synchronicity.
Sacra di San Michele, Italy 🇮🇹
Sacra di San Michele is a historic abbey and fortress-like monastery located on Mount Pirchiriano in Piedmont, Italy. Built high above the valley, it overlooks the route between Italy and France and has become one of the symbols of the Piedmont region.
The abbey was founded around the late 10th century and became an important religious center during the Middle Ages. Dedicated to Michael the Archangel, it was part of a line of sacred sites connected to the cult of Saint Michael across Europe.
Over the centuries, monks, pilgrims, and travelers visited the abbey, especially those journeying along medieval pilgrimage routes. Its dramatic stone architecture and mountain setting gave it both spiritual and defensive importance.
Today, Sacra di San Michele is admired for its breathtaking views, Romanesque architecture, and mysterious atmosphere. It also inspired the setting of The Name of the Rose by Umberto Eco.
Aforismi perduti nel nulla.
Abbiam perso solo le gambe, poteva andar peggio.
Ai miei tempi, solo i santi ma santi proprio santi, eran tenuti al perdono di chi gli faceva del male in modo gratuito.
La grande novità, sorprendente davvero per una volta, è che oggi IL PERDONO DEL MALVIVENTE E' DIVENTATO OBBLIGATORIO. Ovviamente solo per certe categorie di malviventi ben precise, protette.
Tipo, il bullismo giovanile è esecrato, ma in caso di gang di bulli maranza second gen. che picchi il loro insegnante, costui è TENUTO a non sporgere denuncia.
Tutto questo mica perché siam diventati tutti garantisti. Anzi: ad esempio che so, un padre di famiglia bianco che osi reagire con violenza a una rapina dai soliti "categoria protetta": è paternalismo tossico, si butti la chiave e si confischino i beni.
Colpa dell'Apparato buromagistrale? Colpa di chi ne preserva l'intangibilità e il privilegio. Cioè laggente che aderisce allo Spirito dei Tempi Accoglioni. Una volta entrati nella trappola per topi, indietro non si torna, nonono. Mo' li DEVI pure perdonare. La beffa dopo il danno.
E mo' se la ciucciano socc'mel, in casa loro. Solo un autoinculante masochista passivo bondage può credere, dopo averli accoglionati e finanziati, cedendogli ad es. tutti i posti ai nido etc. - it's the ISEE, baby - che se in più li perdoniamo, ci perdoneranno a loro volta - de che? - e non ci faranno più del male.
Abbiamo paura della società che abbiamo creato, della nostra integrazione fallita
E se i matti fossimo noi? Questa parola, rispuntata dal passato, sfuggita alla censura che l'aveva resa apolide nella società civile, è diventata sinonimo di terrorismo. Perché più delle auto lanciate contro la folla, più dei giovani radicalizzati che inneggiano e proclamano la jihad in Italia, vedi i recenti arresti di Reggio Emilia e Firenze, abbiamo paura di pronunciare proprio la parola terrorismo. Abbiamo paura della società che abbiamo creato, della nostra integrazione fallita. Abbiamo paura di dire che intorno a noi sta proliferando ed emergendo davanti agli occhi di tutti il fenomeno deviato di una colonizzazione violenta. Ma il voto di Venezia dimostra che gli italiani se ne sono accorti. Dimostra che quel progetto dei Fratelli musulmani riuscito in Francia, in Gran Bretagna e ormai adolescente anche qui, può essere fermato. Che siamo ancora in tempo. A patto che i pazzi non siamo proprio noi.
Ciechi (scusate, non vedenti) e sordi (scusate, non udenti) a ciò che ci compare davanti ormai ogni giorno. Convinti che con qualche correzione woke avremmo risolto il problema che invece sta avvelenando l'Occidente liberale. Con la complicità della sinistra.
A Genova la sveglia la punta il muezzin. Nel quartiere Cornigliano l’adhān risuona cinque volte al giorno. Telenord lo ha filmato. I residenti lo subiscono. La politica finge di non sentire.
” Pregare è meglio che dormire.” È la formula del fajr, la preghiera islamica dell’alba che d’estate in Italia cade prima delle quattro di mattina.
Non viene sussurrata a porte chiuse. Attraversa i muri, entra nelle camere di chi non l’ha scelta, sveglia chi l’indomani lavora.
E non proviene da moschee riconosciute, in tutta Italia se ne contano dieci, ma da garage, capannoni, ex supermercati, appartamenti, che i Comuni chiamano “centri culturali” per non doverli chiudere.
Genova non è un’eccezione. È la regola. Gli esempi si moltiplicano più velocemente della capacità di raccontarli.
A Civitella di Romagna un appartamento si è trasformato in minareto: nessun luogo di culto autorizzato nella zona, il sindaco costretto ad andare in televisione nazionale per ricordare che le regole valgono per tutti.
A Padova, via Turazza, i canti vanno avanti giorno e notte, centinaia di fedeli pregano sui marciapiedi, chi protesta viene minacciato di morte.
A Udine il muezzin ha cantato dalle tre alle quattro e mezza di notte durante il Ramadan.
A Carnate, in Brianza, la moschea funzionava in un ex supermercato sotto i portici di un condominio.
A Milano, lungo via Padova, tre centri di preghiera in poche centinaia di metri e un quarto in allestimento senza neppure il cartello lavori. E questi sono solo i casi che hanno fatto notizia di recente. Non è multiculturalismo. Non è libertà di culto. Non è convivenza. È islamizzazione strisciante dello spazio pubblico italiano, condotta nel disinteresse o nella complicità attiva di chi amministra. Perché il vero scandalo non è il muezzin, anche se ci sarebbe da discuterne. È il sindaco che non lo ferma.
A Genova quel centro islamico non è nato ieri. La comunità comprò l’immobile nel 2001. Nel 2013 il sindaco Doria annunciò un “centro di cultura islamico con luogo di preghiera annesso” e si impegnò a trovare una sede migliore, più grande, più degna. Vent’anni di radicamento con la benedizione istituzionale, in un quartiere che ha il reddito più basso della città – 19.000 euro l’anno – e che la polizia presidia con operazioni straordinarie per il degrado.
Il Duca Nero
dicevamo... ✍️