â•👉 Analisi con cui concordo. Francia, Belgio andate a vedere....
👉 Sei musulmano? Vota PD. Hanno davanti una scheda elettorale facsimile precompilata con la croce sul simbolo del PD.
Loro, una ventina di donne tutte con il hijab di ordinanza, ascoltano attente l'indottrinamento su come non sprecare un solo voto per i candidati musulmani alle elezioni di Venezia che si terranno il 24 e 25 prossimi.
La scena si svolge in un centro comunitario di Mestre. Il dito della scolara punta il simbolo del PD, mentre chi arringa spiega con voce ferma: "Bisogna cercare il PD perché è il nostro partito."
Seguono i nomi da scrivere: Ritu e Sied per il consiglio comunale, Abdul e Begum per Marghera. La preferenza di genere viene dettata come una procedura operativa. Nessuna scelta, nessun confronto tra candidati, nessuna discussione.
Il voto a pacchetto, organizzato su base etnica e religiosa, nel cuore del Veneto.
Il PD ha candidato sei bengalesi nelle liste veneziane a sostegno di Andrea Martella. Tremila elettori bengalesi, senza contare pakistani e altri fedeli, bastano a spostare gli equilibri in tre municipalitĂ .
I volantini sono in bengalese, con la bandiera del Bangladesh e l'invocazione ad Allah. Non si presentano come nuovi italiani: si presentano come musulmani che votano in blocco per il partito che li ha arruolati.
Ma Venezia è solo il laboratorio.
Al referendum sulla separazione delle carriere, il No ha prevalso con due milioni di voti di scarto. Roberto Hamza Piccardo - fondatore dell'Ucoii, sodale di Tariq Ramadan oggi condannato a diciotto anni per stupro - ha rivendicato senza pudore: "La differenza è più o meno di 1,7 milioni di voti. Sono i nostri: i musulmani hanno vinto il referendum."
A Radio Cusano ha precisato: il novanta per cento della comunitĂ islamica ha votato No, settecentomila preferenze mobilitate. Nel 2022 non avevano nemmeno votato.
Il figlio Davide, direttore del sito islamista La Luce, ha chiarito che il merito della riforma non c'entrava nulla. Il No era "l'unico strumento per frenare la deriva islamofoba del Governo Meloni."
Il referendum come leva, la giustizia come pretesto, il potere come obiettivo.
Intervistato sull'ipotesi di un partito islamico, Piccardo padre ha pronunciato due parole che valgono piĂą di qualsiasi analisi: "Per ora non vogliamo farlo."
Quel "per ora" ha giĂ un nome. Si chiama MuRo27, Musulmani per Roma 2027. Sulla pagina sociale campeggia il Colosseo sormontato dalla mezzaluna. Il programma promette "proposte politiche coerenti con l'appartenenza religiosa dei propri membri." A Roma, nella capitale del cristianesimo.
A Monfalcone la lista "Italia Plurale" aveva raccolto il tre per cento: abbastanza per un censimento, non per un seggio. Roma è il salto di scala.
I numeri completano il quadro. Musulmani in Italia: 3,2 milioni. Cittadini con diritto di voto: 1,3 milioni. Nuove cittadinanze nel quinquennio 2021-2025 a immigrati da Paesi islamici: 114.953.
Se alle politiche del 2027 voterà il sessanta per cento degli aventi diritto, il Paese sarà spaccato a metà su meno di trenta milioni di schede. Un milione e trecentomila voti orientati in blocco non sono un'opinione: sono l'ago della bilancia. Una certezza, perché il voto comunitario non ammette defezioni.
Michel Houellebecq previde il futuro nel 2015 e lo chiamarono provocatore. Nel suo libro "Sottomissione" la sinistra francese si allea con il partito islamico per battere Le Pen. Vince. Il prezzo lo scopre dopo.
Il prezzo arriva senza fracasso. La sinistra francese cede l'istruzione, la condizione femminile e la laicitĂ dello Stato. La Sorbona diventa universitĂ islamica finanziata dai sauditi. Le donne lasciano progressivamente il lavoro. L'assistenza pubblica alle fasce piĂą povere viene smantellata: il Corano prevede la zakat, l'obbligo della caritĂ tra fedeli, e lo Stato si ritira.
Chi ha bisogno non si rivolge più alla Repubblica, ma alla moschea. Nessuna violenza, nessun colpo di Stato. La sinistra ha poi ceduto anche il welfare - cioè la propria ragion d'essere - in cambio di una sola cosa: la sconfitta della destra.
A cose fatte le rimane solo la rassegnazione e il silenzio di chi aveva aperto la porta convinto di controllarla e si ritrova sottomesso.
Oggi a Mestre una candidata del PD col velo spiega ad altre donne col velo dove mettere la croce, mentre a Roma lo stesso PD difende il matrimonio omosessuale e l'eutanasia. I voti non hanno odore. Le conseguenze sì.
Chi preferisce la storia alla letteratura guardi a Teheran. Nel 1979 la sinistra laica iraniana si alleò con Khomeini per abbattere lo Scià . Erano certi di poterlo controllare. Bazargan, primo ministro laico, durò nove mesi.
Banisadr, primo presidente eletto, fuggì travestito da donna. Il Tudeh fu sciolto, i dirigenti costretti ad abiure televisive prima di essere eliminati fisicamente. La sinistra aprì la porta. La porta si richiuse su di loro.
Il meccanismo è sempre lo stesso: un partito laico apre le liste a una comunità confessionale organizzata, convinto di gestirne il peso. Piccardo lo dice senza giri: "Vogliamo portare avanti i nostri valori nel partito a noi più consono."
I valori del Corano dentro le sezioni del PD. L'islam non ha mai raggiunto l'intesa con lo Stato italiano prevista dall'articolo 8 della Costituzione. Ha scelto una scorciatoia: entrare nelle istituzioni col simbolo di un altro.
Il PD è un partito che ha fatto della retromarcia una forma d'arte. I Cinque Stelle urlavano "mai col partito di Bibbiano, quello che toglie i bambini con l'elettroshock" e tre settimane dopo sedevano allo stesso tavolo di governo.
Zingaretti definiva il reddito di cittadinanza "una pagliacciata", De Luca "una grande porcheria": entrati al governo lo difesero come conquista sociale.
Ogni posizione è sempre stata negoziabile, ogni principio sacrificabile sull'altare della convenienza.
Il PD difende i diritti omosessuali, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l'eutanasia, l'aborto come diritto fondamentale. Per il Corano l'omosessualità è peccato, la donna è sottoposta all'uomo, la legge di Dio prevale su quella degli uomini.
Il PD è un partito laico, o almeno pretende di esserlo. L'islam è una fede che non separa il sacro dal politico.
Non esistono punti di mediazione: esistono due visioni del mondo incompatibili, tenute insieme dalla disperazione di un partito che ha perso operai, ceto medio, giovani e idee, e cerca nei fedeli dell'islam il serbatoio elettorale che non trova piĂą in nessun altro.
Ma un'alleanza elettorale si scioglie. Un insediamento demografico e confessionale, no.
Il partito dei diritti civili organizza il voto di una comunitĂ che quei diritti non li contempla. Houellebecq lo aveva immaginato come romanzo. L'Iran lo ha vissuto come tragedia. L'Italia si avvia a replicarlo.