People from Ibiza
Qualche tempo fa ho visto un post della mia amica Giovanna che, rientrata da una trasferta parigina con la sua bimba, raccontava “Viaggiare con bambini è faticoso, ci vuole pazienza, ci vogliono incastri, ci vuole entusiasmo per contagiarli quando proprio non ne possono più.” e come darle torto? Io, tra l’altro, l’avrei messa giù in maniera molto meno poetica: viaggiare con i bambini è una gran menata!
Nonostante ciò, i CubRiz si sono messi in movimento e a settembre hanno impostato Skyscanner con meta “ovuqnue” per il periodo di Pasqua, prenotando così con largo anticipo ed enorme risparmio, una settimana lontano dalle uova e dalle colombe.
Prima della partenza tutti in ufficio mi salutavano con invidia: “beata te che vai in vacanza a riposarti!” “Goditi questi giorni di pace!” ma io dentro di me, terrorizzata, mi chiedevo se sarei sopravvissuta! Pace? Quale pace? Io mi riposo molto di più in ufficio!
Il volo e le ferie erano già stati presi, niente scampo, quindi sabato 31 marzo abbiamo caricato la nostra Jeep e ci siamo diretti ad Orio al Serio, destinazione Ibiza.
La meta, altra parentesi divertente: “Ibiza? Figata! Andate solo tu e Dani?” “Ma i bimbi li lasci a casa, giusto?” “No ma scusa, cosa vai a fare ad Ibiza con i bambini?”
Chi ci conosce sa quanto non amiamo il casino, la movida e in generale posti troppo affollati, per questo abbiamo scelto di visitare Ibiza ad aprile: era tutto ancora chiuso e pressoché deserto. PER-FET-TO! Per me e Daniele, soli, ci saranno un sacco di festival nella stagione estiva.
Il viaggio
Tornando al famigerato sabato 31 marzo, Jeep zeppa di bagagli perché “lavatrici in vacanza? Mi spiace ma non se ne parla proprio! Piuttosto porto 4 cambi al giorno ma non mi metterò di certo a fare il bucato!” Illusa, ne avrò fatte almeno 2 al giorno, ma vabbè. Voli tattici post pranzo “puntiamo tutto sulla nanna pomeridiana”. In qualche modo riusciamo a gestire le mille valige/zaini e passeggini, e arriviamo al gate, volo ovviamente in ritardo di 2 ore. Piani nanna/arrivo/casa/cena saltati ancor prima di partire, benissimo! Per fortuna i due gnomi da giardino si comportano benissimo, volo in aereo sereno, abbiamo dormito tutti tranne Nathan che da buon adolescente (non è vero ha 2 anni e mezzo ma lui crede di averne almeno 12 in più) ha visto un cartone dietro l’altro.
Arriviamo ad Ibiza, coda interminabile per ritirare la macchina ma alle 20 e passa riusciamo finalmente a metterci in moto verso Playa D’Em Bossa. Tempo di scaricare e sistemarci, si sono fatte le 21 ma siamo ancora tutti a stomaco vuoto senza cena. Per fortuna, qualche metro prima della nostra meravigliosa abitazione, c’è un piccolo ristorante italiano aperto (l’unico) in cui ci infiliamo chiedendo, con facce pietose, di darci qualsiasi cosa gli sia rimasta. Una salvezza! Da bravi italiani ci fanno sentire subito a casa e ci sfamano a dovere chiacchierando del più e del meno.
Alle 23 finalmente riusciamo a metterci tutti a nanna!
Domenica 1 aprile, Pasqua alternativa
La giornata inizia con il sole e innumerevoli brioche al cioccolato, automatico: spiaggia e via! Quindi, come ogni volta, acquistiamo il set secchiello-paletta-formine che verrà prontamente lasciato nella casa affittata alla partenza, ad uso dei successivi ospiti con pargoli, e ci sbattiamo vestiti (super vestiti) nella spiaggia sotto casa. Samu un po’ perplesso, decide di non appoggiare il piede “che non si sa mai cosa possa fare questa sabbia” ma le ore passano tra un Nathan finito in mutande e noi abbronzati col segno della maglietta a maniche lunghe. Coperti all’inverosimile perché, stando al meteo e alla temperatura frizzantina della mattina, praticamente si esce di casa in modalità sherpa per poi rientrare in bikini all’ora di pranzo.
Decidiamo di fermarci a mangiare in uno dei baretti sulla spiaggia, capitando al 54. Inglesi, nel senso di inglesi veri, ovunque. Così inglesi che piuttosto di rispondere al mio auanaga aMMericano passavano allo spagnolo disgustati. Però ci offrono con entusiasmo il tipico pranzo della domenica alla UK maniera: il Sunday Roast, che non poteva chiamarsi altrimenti in effetti. Di botto la mia memoria va ai tempi del liceo, quando andavo a fare le mie vacanze studio e puntualmente mi venivano i conati di vomito a vedere il figlio della nostra “family” che fingeva di rimettere il pudding nel piatto. Digestione bloccata, ma punto tutto sull’apple crumble che però decidono di spazzolare in 2 nano secondi i miei adorati angioletti (porcelli).
Finito il pranzo ci dirigiamo al mercatino hippy della Semana Santa dove Dani decide di comprare praticamente qualsiasi cosa, mentre io trovo la svolta per le nostre future avventure: il diarietto di bordo con l’occhio di tigre <3
Dopo la prima giornata col botto, mettiamo i nani in ammollo per conciliare così il sonno, che giunge inesorabile alle 21.
Lunedì 2 aprile, la grigliata di Pasquetta è out
Sveglia dopo 11 ore tirate, nuvolo. Si va a visitare Ibiza centro. Abbiamo convinto Nathan dicendo che lo avremmo portato in un castello, beh ha funzionato! Era contentissimo, correva curioso tra le mura della città e ha camminato per ore senza lamentarsi. Siamo riusciti a visitare tutto il Castell fino ad arrivare alla punta più alta e panoramica senza intoppi perché la strada è comoda anche per i passeggini. Un successone. La città vecchia è davvero molto bella e suggestiva e devo dire che l’abbiamo apprezzata molto anche perché era abbastanza vuota.
Martedì 3 aprile, giro di boa
Dopo 3 giorni in salita abbiamo avuto un picco di disagio, ovvio! Nuvole, freddo e vento non potevano che portare malcontento (fa pure rima). Nonostante il meteo parlasse chiaro da giorni, abbiamo deciso di sfidarlo, recandoci a Cala Comte. Ci fermiamo a mangiare nel bellissimo, quanto caro, Sunset Ashram. Pranzo ottimo, vista meravigliosa, vento e freddo imbattibili. Cerchiamo quindi di recuperare con un bel bagnetto caldo una volta tornati a casa, ma la giornata si chiude in maniera fallimentare dopo un Thai dietro l’angolo.
Mercoledì 4 aprile, il sole torna a splendere.
Dal nostro super terrazzo la spiaggia ci chiama, il sole è caldo e il vento ci ha lasciati, possiamo concederci un po’ di relax. Passiamo la mattinata sotto casa, pranzo veloce home-made e poi diretti verso l’Hippy Market a punta Arabì, che apre dopo la chiusura invernale per la prima volta.
Atmosfera super, musica live e bancarelle piene di chicche. I bimbi giocano e ballano, così di ottimo umore pensiamo di andare a prenderci una pizza dai nostri amici del primo giorno.
Nathan è più dolce che mai, ogni sera si accoccola accanto a me sul divano e guarda “il pezzo di formaggio” (sponge Bob) per qualche minuto finché non gli chiedo se vuole andare a nanna, a quel punto salta giù e va in bagno per lavarsi i denti, prepariamo insieme il latte e si fa mettere sotto le coperte senza fare una piega.
Giovedì 5 aprile, che tramonto
Soddisfatti della giornata in relax del giorno precedente, capiamo che è meglio non rischiare e ripetiamo la mattinata facile sotto casa con pranzo al 4Ever, davvero molto buono; la paella la consiglierei a chiunque si dovesse trovare da quelle parti.
Dopo un bel riposino saliamo in macchina diretti a Cala D’Hort per un tramonto mozzafiato. Abbiamo cenato con calma felici e tranquilli, godendoci il calar del sole nel ristorantino sulla spiaggia.
Venerdì 6 aprile, piccole idrovore
Risveglio nuvoloso, niente mare ma giretto turistico a Santa Gertrudis, un piccolo borgo nell’entroterra dell’isola davvero caratteristico. Pranzo al Bar Costa, nella piazza principale, a base dei tipici affettati, formaggi e pan con tomate. Il locale è pieno di opere d’arte ed è enorme, quindi anche nel caso in cui si decidesse di mangiare nei tavolini fuori vale la pena andare a visitare l’interno mentre si fa una tappa al bagno, almeno così ho fatto io. Mentre gustavamo il nostro pranzo riflettevo su quanto fossimo fortunati ad avere due bimbi che mangiano qualsiasi cosa gli venga proposta senza mai storcere il naso, chiedere una pasta in bianco in un posto del genere sarebbe stato davvero impossibile.
Dopo qualche giro e un po’ di tempo passato al parco giochi sotto alla chiesetta ci siamo rimessi in viaggio, alla scoperta della costa nord fino a giungere alla splendida Cala d’en Serra, ultimo paesaggio mozzafiato prima delle valigie per il rientro.
Sabato 7 aprile, il viaggio della (e)speranza
Una cosa che dovrebbero dire a tutti i turisti che noleggiano una macchina è che ci sono pochissimi benzinai, quindi dovendo riconsegnare il mezzo con il pieno abbiamo dovuto aspettare in fila per poter fare rifornimento, da considerare se si è tirati con gli orari. Arrivati all’aeroporto vediamo che il volo è in ritardo, che novità! Con calma decidiamo di mangiare qualcosa per poi scoprire che stanno imbarcando proprio mentre stiamo mandando giù l’ultimo boccone. Corriamo al gate, ci imbarcano ma poi ci comunicano che il volo è delayed di due ore ma non si può scendere dall’aereo perché “We still don’t know exactly, but the situation might change…” i porco-cappero (chi ha duenni in famiglia sa perché i “caaaa” ormai si completano con “ppero”) che abbiamo tirato lo sappiamo solo io e Daniele. In qualche modo riusciamo a far dormire Samu dopo un’ora di giochi tra i sedili dell’aereo, e Nathan s’intrattiene disegnando sulla sua lavagnetta. Il volo per fortuna va liscio, a Milano ci accolgono 25 gradi e la nostra super Jeep.
Ero terrorizzata, temevo non mi sarei riposata nemmeno un secondo ma mi sono dovuta ricredere! Nonostante le continue lavatrici, i giretti, il vento e gli imprevisti è stata una bellissima esperienza. In fin dei conti era la prima vacanza insieme ad un Samu più grandicello, ci siamo conosciuti tutti un po’ meglio e abbiamo legato molto. Magari, la prossima volta, se vedo che la casa ha la lavatrice, evito di portarmi un baule di cambi!
Trovate qualche foto in più e le stories in evidenza con i video (alcuni anche un po’ demenziali) sui nostri profili Instagram qui di seguito:
Elena
Daniele









