Ti guardavo dall'altra parte della stanza,
stavi scherzando con una persona che non ero io.
“devo reimparare a farti ridere”.
Quando hai alzato lo sguardo e hai incrociato i miei occhi
hai confuso ogni fibra del mio essere,
pochi secondi dopo eri già di fronte a me
mi son scoperta a pensare:
mentre tutti ci osservavano dall'altra parte della stanza
e ho pensato “nessuno può portarti via da me”.
Eppure sapevo che il tuo era solo un bisogno,
io ero il tuo capriccio, il tuo vizio,
ma non ero ciò che volevi.
né qualcuno che avresti mai potuto amare.
Ti guardavo in piedi, nella metà esatta di quella maledetta stanza,
allontanarti senza voltarti.
Ho pensato “se ti corro dietro, muoio”.
Così ho indietreggiato, senza distogliere lo sguardo da te,
i tuoi passi pesavano come se sopra al mio cuore
si stesse eregendo un edifico colmo di emozioni.
Mi sono seduta all'angolo di quella stanza,
senza più forza per trattenere le lacrime.
E quando tu ormai eri già troppo distante
ho pensato di volerti dire che ti avrei amato ancora,
anche se un domani non ci fossi stata,
anche se il tuo posto fosse rimasto vuoto,
avrei imparato ad amare anche la tua assenza.
Così ho lasciato che te ne andassi,
alcuni giorni sento di odiarti e altri sento che manchi
quasi quanto mi manca la me che ho perso a causa tua.
Ho ripetuto più e più volte:
“Passerà Giada, passerà l'amore”,
ma ho continuato ad amarti in silenzio per tanto tempo
e ho seppellito quell'amore dentro di me
come un segreto che ormai da rivangare
non ne valeva più la pena.