E io guardai il mio riflesso, e ciò che vidi mi pietrificò. Io non ero io, o almeno non ero la Fauve che ogni mattina mi scherniva allo specchio. Era come se un artista avesse affinato quei piccoli dettagli che mi rendevano sciatta per farne un vero capolavoro. Le labbra erano davvero piene, e tinte di un color pesca molto più amato dal senso comune rispetto alle mie labbra di pergamena, e le guance! Erano lisce e colorite quel tanto che bastava per renderle umane. I lineamenti più morbidi, il colore degli occhi più luminoso. Ero io, pur non essendolo. Persino il mio solito sorriso stirato sembrava simpatico. Per un istante, mentre contemplavo il mio nuovo viso, mi sembrò di fissare il riflesso di Sonje. Fu strano vederla lì, in un posto che non le apparteneva.
















