IO mostra di Gianfranco Gerace
IO, io penso, io sono, io creo.
IO mi trasformo, assumo nuove identità e comunico nuovi sogni.
Potrebbe essere questo il messaggio che la mostra dell'artista Gianfranco Gerace intende trasmetterci attraverso un percorso che ci conduce dai lavori più intimi al fumetto, come in un labirinto di simboli, segni, disegni, elaborati.
IO, ovvero le mille sfaccettature dell'uomo che si trasformano in ogni momento della vita, assumendo differenti direzioni e forme, come rami spezzati che si ricompongono.
È, dunque, un percorso intuitivo, uno spalancare la porta del proprio studio, della propria anima-mente, all'osservatore e penetrare all'interno dell'inconscio, raffigurato quasi come l'intreccio di rami di un bosco.
È come se l'Umanità fosse un unico grande corpo e ci fosse stato uno strappo primordiale.
Da qui la sofferenza, la perdita di linfa, l'incapacità consapevole di un ritorno idealizzato.
Uomini come elementi disarticolati dal tronco, frutti caduti in cerca di una struttura che si riappropri di essi e che allo stesso tempo si ridefinisca, dando a se stessa e a loro il ricongiungimento e la completezza tanto necessaria.
Un rappresentazione della vita dipinta con i colori del silenzio e della passione, il blu, il grigio, il rosso in un vortice di emozioni contrastanti, avvolta in un'aura di calma compressa, quasi serena nella sua ineluttabilità. Ma è proprio in questa falsa calma e nei simboli rappresentati che traspare il fremito, la necessità che si fa spasimo, in cui ognuno di noi tenta di completarsi, talvolta attraverso la creazione, la rigenerazione in altri, in un'altra persona, che ridipinga il quadro con noi, muovendoci ciechi nella nostra solitudine, come piccoli baccelli vibranti. Ed ecco allora la donna e il bambino che cercano un varco tra i rami, frutti di un bosco incantato, e la donna sul divano, senza volto, distante nella sua incomunicabilità.
E in questa ricerca di una fusione impossibile, nella malinconia della consapevolezza di una domanda irrisolta, l'artista ci mostra degli archetipi, giochi di bambino, in cui IO è ancora altro, è un gioco, per l'appunto, il gioco eterno di provare e riprovare, di cercare e scoprirsi, sorridendo talvolta delle nostre stesse paure.
IO è tentativo creativo di riconoscersi negli altri e in quello che si mostra di sè, è sperimentazione, esplorazione delle capacità di comunicazione del pittore.
Traspare un moto di rispetto silenzioso quasi a proteggere l'intimità profonda dell'esistenza, che si ritrova in ogni lavoro e che si manifesta perfino nella scelta delle opere in copia e anche nel fumetto.
Perchè, se vero che la ricerca della propria valenza è da vivere come un gioco, è anche vero che per l'artista questo è un messaggio unico e inviolabile. Così, il pittore si trasforma, ancora una volta, e diventa disegnatore, “fumettista”, mantenendo una sua aura realistica di intensa narrativa. È sempre la vita, di uomini o animali, di pesci o lupi, ma ancora si percepisce quel senso profondo di mistero che vuole essere estratto dall'esistenza, raccontato perchè, come fili invisibili, ognuno di noi ne rimanga intrappolato in un'unica grande tela di umanità.












