AVERE IL PIACERE DI RIUSCIRE A FAR SORRIDERE
Ho sempre sostenuto con una certa spocchia che provocare un sorriso sia la forma più sofisticata di plagio emotivo, e sì, tra i piaceri più sottili, essere la causa di un sorriso, è ciò che preferisco. C’è una gioia quasi perversa nell'osservare le labbra di qualcuno che si increspano verso l'alto per merito mio, un sottile delirio di onnipotenza mascherato da pura ed encomiabile generosità altruistica: la verità è che non lo faccio affatto per far stare bene gli altri, ma per godermi quello splendido momento in cui capisco di aver appena manipolato con successo la chimica cerebrale del mio prossimo con una battuta fuori luogo o un pizzico di amara ironia. Vedere quella scintilla che si accende negli occhi di chi ho di fronte mi dà la stessa identica soddisfazione di chi risolve un rebus complesso, con la sola differenza che l'incastro perfetto sono io ad averlo fabbricato dal nulla, tirando fuori dal cilindro una cattiveria ben impacchettata o un'osservazione cinica al punto giusto. In un mondo tragicamente saturo di filantropi improvvisati e dispensatori seriali di positività tossica pronti a venderti la felicità un "buongiornissimo" alla volta, trovo infinitamente più gratificante estorcere una risata vera a forza di sarcasmo, perché far sorridere un essere umano mentre pensa "questo è completamente fuori di testa ma ha maledettamente ragione" non è semplicemente un piacere sottile, è proprio l'unico, insostituibile vizio a cui non ho alcuna intenzione di rinunciare.










