Ci sono notti in cui non riesci a dormire
non perché hai troppi pensieri,
ma perché c’è un pensiero solo
che fa più rumore di tutti gli altri.
a quel “quasi” che non è mai diventato davvero qualcosa.
ed è strano come le cose incompiute
abbiano il potere di restare più vive
di quelle che sono finite davvero.
perché non puoi archiviarle.
non hanno una fine precisa,
come una porta che non hai mai avuto il coraggio di chiudere.
anche quando fai finta di no.
con quella parte di te che non ha mai accettato davvero.
ma non è un dolore forte, improvviso.
come qualcosa che ti accompagna
senza farsi mai notare troppo,
ma che non ti lascia mai davvero in pace.
che se avessi fatto qualcosa di diverso,
forse sarebbe cambiato tutto.
ed è proprio quel “forse”
hai solo possibilità immaginate
che sembrano sempre migliori della realtà.
e intanto il tempo passa.
costruisci altri pezzi di vita.
ma quella sensazione resta.
che non si cancella mai del tutto.
e allora inizi a chiederti
se si può davvero lasciare andare qualcosa
che non hai mai avuto fino in fondo.
che è esistita solo nella tua testa.
non sono fatte per essere dimenticate.
sono fatte per insegnarti qualcosa
che capirai solo molto dopo.
non per farti soffrire per sempre,
quanto sei stato capace di sentire.
che fa più male e più paura allo stesso tempo:
c’è ancora quella profondità.
senza diventare un altro “quasi”.
senza lasciare tutto a metà.
in un ricordo che pesa più del presente.
a sorridere quando serve,
a dire “sto bene” anche quando non è del tutto vero.
in qualcosa che non è mai finito
perché non è mai iniziato davvero.
e forse la verità è questa:
non tutte le storie sono fatte per essere vissute.
da non essere più la stessa persona di prima.
ed è una forma di dolore silenziosa.
e incredibilmente difficile da spiegare
a chi non l’ha mai provata.