Non si annuncia né altro, si limita ad appoggiare le manine sul muretto e con un piccolo slancio atletico si mette al fianco del Grifondoro, in piedi a sua volta e pronta a morire (!!) con lui nel caso qualcosa facesse un Impulsus. «è finalmente arrivato il giorno in cui posso svolazzare da sola con la tua scopa?» con quel tono sarcastico di chi sa che l`altro non si fida a farla volare in solitaria sulla sua preziosa creatura, o di chi non vuole andarci veramente da sola – forse.
da (non) bravo cavaliere quale (non) è si limita a seguirla con gli occhi mentre si mette al suo fianco, sempre con un sorrisetto furbo stampato in volto, che non è ben chiaro cosa pensi. E torna a sua volta a rivolgere il capo verso il lago nero, sbuffando una risata dal naso a quel dire « no » correggendola con tono bonario, in quella che è una premessa « è arrivato il giorno in cui non facciamo i Troll e scendiamo in scopa » Ed un sorriso va ad allargarsi sul suo volto, fiero della propria idea mentre la adocchia con la coda dell`occhio
« ti fidi? » con tanto di sopracciglio che va ad alzarsi mentre ruota il capino per puntare i suoi occhi in quelli di lei, non distogliendo più lo sguardo.
I loro occhi si incastrano in quella domanda che per un attimo la azzitta. Un attimo che dura poco, dato che quando gli va a toccare il fianco con la mano libera annuisce con la testolina, in un chiaro sì, che però non lascia le sue labbra, che si piegano in un semplice sorriso per quel contatto ritrovato.
«Daiiii, andiamo!» e indica pure la scopa con tutto l`entusiasmo del caso
In ogni caso, dopo essersi messo scopa tra le gambe, occhialini sugli occhi e sentire quel tocco sulle sue spalle va a facilitarle il compito di posizionarsi abbassando appena la scopa, alzando la parte più avanti e sussurrando un « nanetta » perché deve pure vantarsene, di quell`altezza, tutto divertito e compiaciuto delle sue stesse parole.
Stringe un pochetto le gambette sul manico, mentre le braccia vanno a circondare la vita del Terzino in quel abbraccio da dietro, che la mette molto meno a disagio rispetto all`ultima volta. «Andiamo?» e lo dice in un sussurro udibile solo a loro due
Ghigno furbo e via, stabilita la traiettoria - diretta verso la Rimessa delle barche - con un gesto veloce va a portare tutto il suo peso in avanti in quella sorta di imprevedibilità che lo caratterizza, schiacciandosi verso il manico con il petto e stringendo gomiti e ginocchia as usual. Una semi-picchiata che segue la gradinata, seppur ad una quota molto più alta.
Quando si appiattisce al manico, va semplicemente a stringere Seb un po` più forte con le braccia in un gesto involontario e a chiudere un pochino le gambe sul manico, sempre con quell`aria felice sul volto che l`altro non potrà vedere, ma che è sempre lì.
Man mano che si abbassano la schiena va a drizzarsi, così da creare attrito atto a farli rallentare, arrivando su quel lato della Rimessa che si affaccia sul Lago. E con un gesto un poco più brusco finisce per strattonare il manico lateralmente verso quel posto famigliare. Non si abbassa abbastanza però, preferendo rimanere a un mezzo metro da terra, con i piedi che nemmeno volendo potrebbero sfiorare il legno. Certo, potrebbero benissimo scendere pure da lì - il legno è ad un mezzo metro - ma non sembra nei piani del Grifondoro che forse quell`abbraccio da dietro vorrebbe goderselo un po` di più, andando quindi a staccare la mano dal manico, e in un deja-vu va a sfiorare le dita altrui in un tocco delicato, appoggiando il proprio braccio su quello di lei.
Quel mezzo metro da terra non viene colmato dalla Corvonero, che non ha alcuna intenzione di scendere da quel manico di scopa, o almeno per il momento, nonostante non capisca a pieno le intenzioni dell`altro. È solo quando quest`ultimo va a sfiorarle le dita, che trattiene per un attimo il fiato d`istinto, irrigidendosi forse di un poco. Ma inaspettatamente, non si limita a subire quel contatto, va invece a muovere delicatamente le dita come volerle intrecciare in quelle altrui, o almeno ci proverebbe. Per poi sussurrare un semplice «Grazie» che in quel luogo così silenzioso verrà udito più forte di quanto siano le intenzioni. Un grazie pieno di dolcezza, che dalle piccole labbra della MacGillivray esce di rado. Un grazie che è dal giorno del suo compleanno che aspetta di pronunciare.
E lui non perde un secondo ad assecondare quel suo movimento andando ad infilare le ditina tra quelle di lei e stringere un po` più forte. E coglie quel “grazie” in tutto ciò, e con un respiro profondo va a socchiudere le palpebre, dilatando appena le narici e gonfiando il petto. E gira il capo, osservandola ora con la coda dell`occhio, regalandole a sua volta un sorriso grato - mordicchiandosi pure il labbro, quasi dovesse trattenersi dall`allargarlo - senza però aggiungere altro. Ovviamente in tutto ciò la manina non è stata mollata, e va a tenerla ancora quando piega il busto in avanti e piegando il manico in avanti con l`aiuto di una sola mano, seppur assecondi il tutto con il proprio peso ed un allungare le gambe verso quel legno che finalmente raggiugono.
Torna con i piedini a terra, mollando la mano dell`altro solo nel momento in cui lo fa lui per primo, portandosela lungo il fianco. E quando il Grifondoro si gira, lei non si allontana: alza un po` la testolina – dati i centimetri di differenza – e torna a dei sorrisi a lei più famigliari, infatti davanti al ghigno dell`altro un sorriso malandrino è quello che le increspa le labbra.
Va a girarsi verso la Corvonero con le braccia che si incrociano sotto il petto e andando a stabilire una distanza che - se lei non si allontanasse - rimane minima « devi trovare un modo più originale, per ringraziarmi davvero » quasi non gli fosse andato bene quel “grazie”, con quell`accenno di divertimento e le labbra piegate - faccia da schiaffi - va a lanciarle una sfida.
Va ad alzare le sopracciglia, e sbuffare divertita dal nasino prima di « te lo devo dire più forte?» che magari non ha sentito bene – tipo. Mantiene quell`aria un po` scettica e molto falsa, ma non avanza altre proposte.
Le braccia ancora incrociate al petto, e non sembra piacergli quella risposta che fa scuotere il capino, gli occhi portati al soffitto arricciando appena le labbra quasi fosse offeso « mica sono sordo » toh, come prima risposta a spezzare tutta la magia - stendiamo un velo pietoso « e ho detto più originale, comunque » mica di ripeterlo (!!), e sembrerebbe pure serio - nel tono lo è, quando puntualizza - ma le labbra ben presto si distendono in un sorriso bonario, andando in un tocco veloce a sfiorarle la punta del naso con il proprio indice
Le tocca il nasino, e lei lo arriccia d`istinto con un sorrisetto che però un po` sbiadisce mentre cerca effettivamente un modo più “originale”. Aggrotta un po` le sopracciglia, storce lievemente la boccuccia verso destra e rimane un attimo così – pensierosa. E anche un po` panicatina, perchè non sa bene cosa dire, o fare. «Organizziamo un altro piano?» e lo chiede un po` incerta, perchè non sa se sia esattamente questo quello che attendeva il Terzino. «cioè – organizzo io e poi lo facciamo insieme» e così si pareggiano i conti. Il tutto pronunciato con quel tono interrogativo di fondo, di chi è confusa.
Quel suo uscirsene così, in fin dei conti, gli fa sbuffare una risatina; e a quel “organizziamo un altro piano” va a staccare la presa delle braccia, infilando una manina nella tasca. Comunque accenna pure con il capino, distogliendo lo sguardo e « ci sto » lei organizza e lui asseconda « anche se » e alza un ditino, l`indice « io ho sempre quel posto da farti vedere » accennato in un bigliettino. . Ah sì, e quel ditino sollevato va ben presto a raggiungere il suo fianco, andando ad infilarglielo lì in quel punto più sensibile a qualsiasi persona soffra il solletico « comunque » e l`altra mano va sulla sua vita per non lasciarla andare, prendendo poi a muovere le ditina ed accorciando appena le distanze in quella presa di chi non la farà scappare facilmente « non sei stata abbastanza originale » la sua motivazione - scusa? - per quella vendetta, e che sia divertito è palese da quell`espressione di chi trattiene a fatica le risate.
Sussulta quando il dito di quest`ultimo finisce nel punto del fianco sensibilino e assume quel broncino fintissimo – un po` troppo famigliare. Ma nemmeno il tempo di reagire a quel piccolo contatto che si avvicina ulteriormente prendendole la vita e iniziando a farle il solletico. Reazione prevedibile: Meg inizia a dimenarsi e ridere ad alta voce, cercando con le sue manine di staccare quelle altrui «SEEEEEB» urlato, ovvio «DAIIII» e tutto tra risate che proprio non riesce a risparmiarsi. «MA COSA VUOI CHE FACCIAAA» e il tono è anche un po` lamentoso – nel possibile visto che è molto impegnata a dimenarsi ed evitare quella tortura.
Va ad appoggiare lo sguardo sul suo volto per scorgerne la reazione e sorrisetti vari mentre le mani non la lasciano andare, un sorriso di chi è felice e particolarmente spensierato al momento; e gli urletti li coglie tutti perfettamente nonostante non sembri farlo, visto che per altri secondi infiniti lui continua, seppur ad una certa - smosso da non è chiaro cosa, forse un incrociarne lo sguardo o l`impulsività che si accende - vada ad arrestare il movimento di una manina. Il palmo aperto che tenterebbe di andare contro quello di lei, nello stesso intreccio di prima che stringe e sembra quasi tirare verso di sé.
È solo quell`andare a cercare la mano di lei che fa bloccare il tutto. Non reagisce, in un primo momento, fa passare lo sguardo a quell`intreccio con ancora l`ombra del sorriso dato dalle risate. Lo fissa, per un attimo perchè non ha ben capito come siano finiti lì. Si blocca per un attimo. Sposta gli occhietti su quelli di Sebastian, nel tentativo di incrociarne lo sguardo.
Un`occhiata a lei mentre proverebbe ad accorciare ancora le distanze, e mentre una mano rimane intrecciata quella opposta va ad appoggiarsi sulla mandibola. E` tutto molto veloce ma comunque delicato, per niente irruente e pronto - in caso - a fermarsi, se lei dovesse volerlo. Le iridi vanno ad abbassarsi sulle labbra altrui per un momento breve, mentre colma quella poca distanza tra lui e lei, piegando il capino lateralmente e chiudendo gli occhi. Le labbra che vanno a premere delicatamente contro quelle di lei schioccando il bacio più innocente della storia che ha comunque la facoltà di fargli tingere le guance di rosso, trattenendo appena il fiato mentre il cuore ha iniziato a battere un poco più veloce.
È un attimo, ma che per la Secondina paiono degli interi secondi, in cui va semplicemente ad alzare un pochino di più la testa verso l`altro, in una specie di tacito permesso. Chiude gli occhietti, forse un pochino più forte di quello che si dovrebbe fare normalmente, ma senza ritrarsi o altro mentre riceve quel casto bacetto. Il tutto dura poco, ma la regia dice che dura il giusto, visto che il cuoricino di Maegan sembra star esplodendo dato il ritmo che si fa sempre più forte e le guanciotte già belle rosse. Nonostante l`imbarazzo va a cercare lo sguardo di Sebastian, con quegli occhietti un po` sgranati e sorpresi dalla piega del tutto, senza però mollare ancora la manina intrecciata alla sua. E apre anche la bocca per dire qualcosa, ma poi la richiude, arrossendo ulteriormente e non sapendo bene cosa dire.
E va a staccarsi, aprendo piano gli occhietti e cercandone immediatamente gli occhi mentre piano un sorriso addolcito va a piegargli le labbra, soprattutto nel notare quell'arrossire altrui - il suo, in confronto, si intravede appena e va già scomparendo. La manina lì sulla mascella va a muovere di un centrimetro il pollice sulla guancia altrui in una semi carezza, non allontanandosi nemmeno troppo nel sussurrare « ecco, questo era più originale »