Sono sola. Lo ero sempre stata ma me ne sono accorta solo ora. La mia famiglia mi vede come un problema, sono io il problema. Vorrei sparire dalle vite di tutti, come se non fossi mai nata.
#selfharm #depressione #tristezza #suicide #suicidio
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Sono sola. Lo ero sempre stata ma me ne sono accorta solo ora. La mia famiglia mi vede come un problema, sono io il problema. Vorrei sparire dalle vite di tutti, come se non fossi mai nata.
#selfharm #depressione #tristezza #suicide #suicidio
Oggi è una di quelle giornate storte. Che non importa cosa fai, o quanto provi a distrarti, comunque sotto sotto l'ansia è lì con te, dentro e accanto a te. Pronta a prenderti e a risucchiarti in qualsiasi momento. È molto importante restare concentrati e non permetterle di prendere il sopravvento, altrimenti sai qual è il rischio.
È domenica e vorresti uscire e distrarti, stare in mezzo alle persone, ma non ce la fai. Senti che potrebbe venirti un attacco d'ansia in ogni momento. Per strada, in un bar.. Potresti vedere così tanta gente da sentirti sopraffatto e non riuscire a trattenerti, anzi più ci provi e più la tua reazione sarà incontrollata. Ti tocca dare buca ai tuoi amici. Ti senti in colpa per aver deluso le loro aspettative. Ti senti in colpa perché qualsiasi scusa inventerai, ti sentirai comunque in difetto. Sai benissimo che il problema sei tu. Che sei tu a non andare bene.
In alcuni momenti pensi veramente che l'unica soluzione sia farla finita, che tutti starebbero meglio senza le tue paturnie. Non vuoi creare problemi a nessuno. Non vuoi far star male nessuno. Ma sai anche che è una giornata storta, ce ne sono state altre e ce ne saranno ancora. Per il momento non puoi farci nulla, puoi solo giocare le carte che hai e fare del tuo meglio. Speri solo che i tuoi amici non finiscano per abbandonarti definitivamente e che portino pazienza, anche se non dici loro la verità perché ti vergogni e non sai se capirebbero. Hai paura di rimanere sola. Ma non puoi farci molto. Sopporteresti tutto molto più facilmente se avessi una data in cui tutto questo finirà. Ma non la conosci. Non sai neanche se esisterà mai. È questo dubbio che rende tutto ancora più difficile, ti spaventa. Forse non sarai mai tranquilla. Forse non sarai mai normale. Forse sarai sempre costretta a vivere in funzione delle tue emozioni. Vorresti tanto prendere un oggetto qualsiasi e usarlo contro di te.
La cosa assurda è che se veramente vuoi farti del male, ogni oggetto è potenzialmente pericoloso. Come quella volta che hai rotto una cover di plastica del tuo telefono per poterti tagliare con quella. Il muro, una forbice, una penna, un taglierino, un vaso, un pettine.. Qualsiasi cosa. Si tratta solo di volerlo. La fantasia non conosce limite, si dice.
A volte invece, te ne stai solo a guardare il muro in trance e non pensi a nulla.. Sei protetta dall'annebbiamento della tua mente e non provi nulla, così piacevole.. Perché nemmeno nei sogni riesci a trovare pace.
#selfharm #suicide #depressione #drepression #ansia #autolesionismo #mentalillness
Ieri sera l'ho rifatto.
Vorrei poter dire che non l'ho fatto apposta, che non volevo, che non me lo ricordo nemmeno. Invece me lo ricordo. Ricordo il momento in cui ho preso in mano la lametta, quando ho cominciato a portarmela dietro per casa perché "mi fa sentire tranquilla", come se avessi una via d'uscita sempre pronta.
Posso dire, però, che non ero in me. Non ero in me quando l'ho fatto. Mi sembrava di guardare tutto dall'esterno come se non fossi io. La cosa peggiore è che mi sembrava pure la cosa giusta da fare in quel momento.
Non me ne bastava uno, ero troppo agitata. Volevo riempirmi di tagli. Mi sono fermata a 5. Vorrei essermi fermata prima.
E poi ho riposto la lama insanguinata sul comodino, la mia unica amica in questi momenti, che mi offre un'opportunità di salvezza.
Mi sono addormentata poco dopo, come un'automa. Come se il gesto fosse stata la mia ninna nanna della notte.
#selfharm #pain #depressione #autolesionismo
L'ho fatto. Sono andata dalla psicologa. Non volevo, mi stavo sentendo male prima di entrare, prima di mettermi nuovamente nelle mani di qualcun altro, e sperare che mi vada bene almeno stavolta.
Lei sembra gentile, trasparente soprattutto. Mi piacciono le persone sincere. Non sapevo come iniziare, cosa dire.. Poi sono diventata un fiume in piena. Avevo così tante cose da dire. Mi da speranza. Speranza di poterne uscire finalmente. Di poter star meglio, che non devo per forza accontentarmi di questa situazione. Che non devo permettere al mio passato di schiacciarmi al suolo e farmi soffocare dal suo peso. Posso salvarmi. C'è sempre una via d'uscita. Accettare di stare male è il primo passo per stare meglio. Non devo farla vinta a chi mi butta giù, a chi sangue del mio sangue continua a farmi sentire come se non valessi nulla. Non devo. Piuttosto meglio fingere, ma non gli darò questa soddisfazione.
Spero solo di riuscire a dormire almeno stanotte..
È il mio compleanno da 10 minuti. E nessuno che mi abbia scritto gli auguri. Qualche anno fa la maggior parte degli auguri li ricevevo subito a mezzanotte. Ma ormai sono tutti presi con le loro vite. Nemmeno il mio ragazzo che dorme qui accanto a me, me li ha fatti. Perché domattina si deve svegliare presto.
Ho paura di essere un cavolo di rimpiazzo. Ormai ci sono abituata. Sono sempre stata una di quelle che ti da 100, magari non faccio chissà che bei regali (almeno ci provo) ma emotivamente ce la metto tutta. Ci sono sempre. Per amore ho fatto di quelle cose che solo da innamorati si possono fare. La ragione non te lo permetterebbe mai di farle.
E anche stasera si va a letto con le lacrime agli occhi e mille dubbi che frullano e macinano in testa.
Il mio compleanno si sta avvicinando e questi pensieri intrusivi diventano sempre di più. Non riesco a smettere di pensare al suicidio. Mi sveglio e ci penso, prima di dormire ci penso.. A come farlo, a come sarebbe. Ammetto che se sto scrivendo questo è perché una piccola parte dentro di me spera di essere salvata. Ma so anche benissimo che non esiste un essere umano che potrebbe salvarmi. Sarebbe solo un rimandare il problema.
E se mi suicidassi il giorno del mio compleanno? Sarebbe un bel modo per chiudere questa stupida storia.
Ogni risata, ogni parola in più, è una pugnalata su un corpo che di ferite ne ha già tante. Non so se riuscirò ad aspettare tanto.
Non voglio mai più provare vergogna per me stessa, provare rabbia o sentirmi sbagliata.
Voglio scendere da questa giostra. Non voglio esserci quando non ci sarà più tutto questo. Fatemi sparire.
Ansia. Una parola così semplice che è capace di perseguitarti per giorni, settimane, mesi. Senza più darti tregua. Non vedi via d'uscita. Vorresti solo riuscire a dormire una notte senza problemi o incubi. A volte l'esasperazione ti porta a fare le cose più impensabili. Vorresti solo poter riposare la testa.
Ma per te non è possibile. Non te lo meriti forse. O forse sei tu stessa che non te lo permetti di essere tranquilla. Ma non c'è soluzione. Se solo fosse possibile spegnere i sentimenti e i pensieri per un po', con un pulsante. Così semplice. E invece ti ritrovi a vivere costantemente con questa morsa alla gola che ti rende difficile mangiare, dormire.. Fare qualunque cosa senza avere le lacrime pronte ad uscire alla più piccola cosa. A volte pensi solo "basta".
Una parte di me è inquieta. Non riesco a sentirmi tranquilla. Una parte della mia memoria se n'è andata quel giorno. Non riesco a ricordare che cos'è successo. So che molto probabilmente sono io a voler bloccare quel ricordo. So che se riaffiorasse sarei distrutta, ancora più di adesso. Eppure mi tormenta lo stesso anche se non lo ricordo. Eppure mi sento sporca lo stesso. Mi fa venire voglia di farmi del male. Ho ancora il livido di due settimane fa che sta sbiadendo piano piano. Vorrei prendermi a pugni tutto il corpo. Smettere di mangiare fino a morire di fame. Vorrei distruggerlo.
Vorrei solo smettere di soffrire. Una volta per tutte. Ma so che è una delle tanti notti della mia vita tormentate. Domattina tornerà tutto a posto. Il rumore del giorno sovrasterà i pensieri. Nonostante quella morsa la senta sempre presente.
Torneró ad essere una ragazza apparentemente normale con un demone invisibile che la divora e non le permette di parlare. Farò finta di nulla perché mi hanno insegnato così. Fingere sempre, ad ogni costo. Nessuno deve sapere. Anche se dentro stai urlando. Sarebbe troppo vergognoso ammetterlo e farlo sapere. Perché in fondo lo sai che è tutta colpa tua. Alle brave bambine queste cose non succedono.
Fingere. Fingere continuamente. Che sei guarita e non hai più bisogno di queste cose. Non hai più bisogno di ferirti per stare meglio. E invece non è così. Magari stai bene un anno, magari anche tre. E poi torna quella cosa che ti scatena il casino in testa, che ti fa sentire impotente. Che l'unica soluzione per sopportare quel dolore interno che ti divora e che fa marcire i tuoi organi, è farsi del male. E fingere che sei andata avanti. Tu non ci pensi nemmeno più a queste cose.
Vai in bagno, prendi la lametta o un altro oggetto e te le suoni, di santa ragione. Quasi ti piace il dolore. E il segno che ti lasci ti dà soddisfazione. Pensi "sono stata brava". Ti sei finalmente calmata. Ed è in quel momento che arriva la vergogna. E cerchi quasi di mentire a te stessa. Ti copri anche per te. Non è successo nulla. Non hai fatto niente di male. Ed esci, fingi con le persone che ti sono intorno. La maggior parte neanche se ne accorge. E ti sembra tutto tornare alla normalità. Il casino che avevi si è placato e senti solo un ronzio.
Ma in realtà non se n'è andato, è solo dormiente. Attende solo la prossima occasione per uscire. E lo sai bene, anche se ti ripeti "è stata l'ultima volta". Lo sai che non è vero.
Come si fa a scappare da se stessi?
Vorresti parlarne ma chi capirebbe una cosa del genere? Chi non ti prenderebbe per pazza? Nessuno capisce il sollievo. Nessuno capisce che non è un capriccio. Nessuno ti prenderà mai sul serio. Con questa consapevolezza ti senti ancora più sbagliata e sola. Sei pazza. Le botte te le meriti. Ti meriti ogni singola ferita. Non vali nulla.
Poi pensi alla te bambina, quanto ha sofferto. E pensi che non se lo merita altro dolore. Che meritava qualcuno che la proteggesse e le volesse bene. Nessuno c'è stato per lei. E ora si sta autodistruggendo. Ti senti ancora più in colpa perché vorresti proteggerla quella bambina, che è ancora dentro di te da qualche parte.
Vorresti dirle "Ti proteggo io, non sei sola". Vorresti poter fare ciò che non hai potuto da piccola. Ma non puoi, ormai è troppo tardi. E siete tutte e due bloccate in corpo che odiate, che vi ha portato dolore. State soffocando entrambe in un corpo troppo piccolo per potervi contenere insieme. E il dolore fisico è l'unica boccata d'aria che avete.
Mai abbastanza. Non mi sentirò mai abbastanza né per me stessa, né per gli altri. Sempre a chiedermi perché qualcuno dovrebbe volere passare del tempo con me, perché io. Quando mi sento così insignificante ed inutile. Vorrei essere tante cose che non sono.
Vorrei farmi male. Almeno in una cosa sono brava. A sopportare il dolore. Sopportare la sofferenza. Magari sembra strano, ma è molto più facile sopportare il dolore fisico che mentale. Mi da una strana soddisfazione. Mi fa sentire meglio. Mi distrae.
A volte non riesco a fermarmi e continuo a darmi botte. Mi piacciono le cicatrici e i lividi. Mi piace guardarmeli. Probabilmente sono pazza. O semplicemente non mi voglio bene.
Mentre faccio tutto questo c'è solo una frase che riecheggia dentro di me: "mai abbastanza".