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Kiana Khansmith
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what doesn't kill you makes you weird at intimacy
Master of the Greenville Tondo (1454 - 1513)
Saint Sebastian. Detail. 1500 - 1510
iralaik
Sto scrivendo un racconto che parla di te. Di questo racconto mi stupisce una cosa: chiunque lo legga ci si riconosce. L'ho fatto leggere a mia madre e mi ha detto che le ricorda M. ed il loro matrimonio, il loro amore. Mi ha detto: non posso leggerlo, sembra che lo abbia scritto io. L'ho fatto leggere a mia sorella e mi ha detto che le ricorda G. e la loro storia. Mi ha detto la stessa cosa che ha detto mia madre. C'è un qualcosa in questo racconto per cui chiunque lo legga veda l'amore della sua vita. L'ho fatto leggere ad una terza persona e mi ha detto lo stesso. Tre indizi fanno una prova, giusto? Forse c'è una formula chimica che vi accomuna, intendo, voi amori delle vite. Una formula chimica o un'equazione matematica. Una ricetta, insomma, qualcosa del genere. Non lo so. So solo che adesso ne sono sicura. Che sei l'amore della mia vita, dico. Ne sono sicura.
Come mi immagino: una bambina seduta ad una festa di un compagno di classe, in un angolo buio con un palloncino, tutti si divertono. Un vestitino rosa ed i capelli sistemati, lo smalto color perla. Espressione del viso assente. Non piange. Guarda un punto per terra. Le palpebre si chiudono raramente. Le unghiette premono il palloncino con rabbia ferma. Mai fino a farlo esplodere.
Rosa, trafiggi e poi piangi lacrime rosse. Ma è la tua natura.
Grazie: quando mi tocchi, mi baci, mi graffi, mi accarezzi, mi mordi, mi guardi, mi respiri, piangi su di me, ridi con me, io per un attimo ricordo che sotto quell'ammasso di cose morte c'è un cuore che batte, poco, ma batte. Ancora.
La mia psicologa mi fa ridere: ad ogni colloquio, teme che le possano scappare le parole “depressione” ed “ossessione”. Teme che possano ferirmi o che io possa imprimerle nella mente ed assimilarle. Mi rivolge sempre un sorriso quando parla, e ha degli occhi carichi di bontà e tenerezza. A volte, quando la guardo, penso a quanto sia difficile star lì seduta di fronte ad una persona che nei suoi occhi non ha niente.
Il cancro è un bambino che devi cullare finché non ti si staccano le braccia e cadi per terra stremato. Se inizia a piangere, puoi solo piangere con lui.
Fino a distruggermi le mani
Il mio cuore è una stanza colma di aspettative deluse
Papà, vorrei tu capissi che non mi serve a nulla tu mi abbracci, se il tuo calore non so nemmeno riconoscerlo
Cercai conforto nel pensiero delle mani tue a contatto con le mie guance, che fosse per uno schiaffo o per una carezza, ma tu mi desti le spalle.
Non riesco ad odiare mio padre ed è una cosa che non mi perdonerò mai.
Da bambina credevo la verità assoluta risiedesse in mio padre
Oggi mi dice “C'è il sole fuori la finestra.” e non gli credo.