Il linguaggio segreto delle carceri, parte 1
Ultimamente letteratura e film hanno trattato il tema del tatuaggio criminale, soprattutto dopo il boom di Educazione Siberiana e lo studio sul tatuaggio russo e il suo significato segreto. Ma in Italia la situazione era così diversa? Affatto! Gli studi storici e antropologici sulla popolazione carceraria italiana del 1900 afferma il contrario. Vi erano infatti segni e tatuaggi che differenziavano i detenuti in base al crimine commesso, alle loro credenze religiose o politiche, all’appartenenza sociale, al territorio di provenienza. Era uso infatti dei detenuti, molto spesso proveniente dal sud Italia, di tatuarsi santuari o santi del proprio rione o paese, come ad indicare la propria appartenenza alla terra e come amuleto di protezione dai mali delle carceri. Spesso questi tatuaggi si facevano sul petto o sulla schiena per evitare il plotone di esecuzione, che si credeva non capace di sparare alle figure sante impresse sui loro corpi. Falso! Era solo una leggenda carceraria inesatta. In realtà era successo che durante le esecuzioni alcuni tiratori avevano appositamente sbagliato il colpo per non colpire le icone sacre, ma altri non erano interessati a questo aspetto. E al massimo….sarebbe cambiato il sistema: si passava dalla fucilazione all’impiccagione. Comunque la leggenda di coloro che si erano salvati al plotone fece sviluppare questa teoria e così comparvero Madonne e Santi a protezione degli organi vitali. Per quanto riguarda i tatuaggi carcerari, molti detenuti per reati sessuali o che avevano cambiato le proprie abitudini legate al sesso all’interno del carcere portavano segni volgari e pornografici: scene di sesso lesbo, scene di stupri, frasi di minaccia sessuale. La presenza di cacciatori sessuali nelle carceri era un dato di fatto, e questi tatuaggi dimostravano la loro forza e violenza, e la voglia di raggiungere il piacere sessuale ad ogni costo. Per i romantici invece il tatuaggio sessuale era sostituito dalle immagini di donne, spesso simili alle proprie amate, con frasi di stima e passione. In caso di tradimento molti scrivevano poi frasi ingiuriose vicino all’immagine dell’amata, implicando desiderio di vendetta. La religiosità all’interno delle carceri era un aspetto importante: legava la cultura sociale e rurale alla spiritualità . Le croci erano presenti sui corpi dei ladri. Come i ladroni furono crocefissi vicino a Gesù, questo segno indicava la propria caratteristica criminale. Come i ladri avevano le croci, gli stupratori immagini sessuali, i violenti entrati in carcere per omicidio o aggressione spesso portavano coltelli o pugnali tatuati. I camorristi napoletani avevano rasoi, simboli di vendetta e di controllo. Quasi la maggioranza della popolazione carceraria portava le iniziali della propria famiglia o dell’amata, e molti di loro anche i simboli dello “schieramento politico”: molti erano a favore della nuova repubblica, di solito quelli del nord, molti erano contro come i briganti del sud Italia. Molti gli anarchici delle zone del centro o dei porti di mare, che portavano i segni della Repubblica sociale anarchica (un sogno politico di molti), con falci, ramazze, oggetti del lavoro. Molti carcerati avevano segni militari sulle braccia, altri i simboli dei Savoia, altri cannoni e fucili, simboli della loro vita militare passata.












