Anni fa, fintantoché c'era meno dolore (dentro di me e nella mia famiglia), tutte le estati andavo in una grande casa in campagna: lontano da tutta la pesante litania cittadina. Andare in questa casa, riusciva sempre a farmi passare il terribile periodo estivo, nel quale ogni cosa sembra fermarsi, e benché la natura, torni a mostrare tutto il suo colore: in realtà tutto si ferma e muore (così questa stagione viene percepita dalla mia anima). In quel periodo, ciò che più mi faceva stare bene, era il lento arrivo della notte, quando la luna e le altre stelle, pian piano riempivano il firmamento, e solo due colori primeggiavano, contrapposizione di vita e di morte: il bianco delle stelle e il nero abissale dello spazio. Quel manto oscuro e luminoso allo stesso tempo, stringeva il mio animo, che sempre restava immobile, ad osservare tutto il firmamento. L'abisso del cosmo donava alla mia mente, un'attimo di pace dal dolore costante, che proveniva dalle mie profondità. E migliaia di pensieri affollavano, in forma di danza, la mia mente. E la solitudine, diminuiva lasciando il suo posto, ad una specie di calore, che proveniva dal mio animo. Perché avevo fin troppo bene compreso che, sotto il vasto cosmo, siamo tutti irrimediabilmente soli.
Da anni ormai non entro più, in quella grande casa di campagna: poiché neanche la notte e il cosmo potevano più destare conforto dentro di me. Ormai tutto è scomparso, e il mio animo non riesce più a vedere le stelle. Ormai il cielo notturno, è un'immenso abisso nera, che tutto divora ogni notte. Non ci sono più i lontani astri, a donare la vita all'intero abisso cosmico. Ormai per il mio cuore, la notte è uguale alla morte. E proprio come la notte più oscura, anche la mia vita, si è trasformata in morte...