Di vandalismi e opportunismi romani
Il TG1 odierno comunica che il Colosseo è stato oltraggiato. Ignoti criminali hanno scritto qualcosa tipo "Morte a Balto" (povera bestia) sul rivestimento ottocentesco di una colonna del monumento. Immediate le reazioni della direttrice Rea, che mentre invoca un nuovo sistema per tenere lontane le persone dal monumento ("non deve essere possibile avvicinarsi alla superficie esterna del monumento"), non perde l'occasione per lamentare la scarsità di risorse. E io rumino le mie perplessità. Potrei sbagliare, ma credo che nessun monumento al mondo viva sotto una campana di vetro (a meno che non sia piena di acqua e neve di polistirolo). Non la Tour Eiffel né Notre Dame, non la Porta di Brandeburgo e neppure il colonnato di San Pietro. I monumenti vivono se le persone ne fanno esperienza quotidiana, non solo turistica. Poi mi scappa forte far notare che gli orsogril fatti disporre dalla direttrice intorno al perimetro deturpano il Colosseo molto più della stupida scritta con lo spray. E ancora: due mesi fa era allarme rosso per i distacchi di calcinacci e pietra a causa delle vibrazioni prodotte dai vicinissimi scavi per la leggendaria Metro C. E oggi vi amminchiate per una scritta spray di 50 cm, rimossa in meno di una mattinata? Infine la nota più dolente. Come può la direttrice di un attrattore che ingoia 6,5 milioni di turisti paganti l'anno e ha beneficiato di 25 milioni di euro privati per i restauri, lamentare la scarsità di risorse a disposizione? Lo sa che il CIPE ha stanziato ulteriori 10 milioni di euro per i restauri all'ultimo anello e che sono bloccati perché non si riesce a produrre un accidente di protocollo di intesa con Roma Metropolitane?
E allora facciamo cadere la maschera di chi sta semplicemente rosicando perché dallo scorso anno ha perso l'autonomia della cassa e la gestione dei 60 milioni di incassi annui del Colosseo (oggi gestiti dal Ministero). Il servizio odierno del TG1 è stato un oltraggio ben peggiore di qualsiasi scritta con lo spray. È stato lo schiaffo verso le miriadi di piccole e medie emergenze culturali pubbliche e private sparse per il nostro Paese, che soffrono la vera scarsità di risorse, quella che ne impedisce la sopravvivenza stessa. E che si terrebbero magari una scritta con lo spray se in cambio potessero accedere a un millesimo delle risorse di cui dispone l'Anfiteatro Flavio.










