Molte volte, e più di quanto possa fare una persona, sarà un fantasma a tenerci compagnia.
– R.

Kiana Khansmith

if i look back, i am lost
I'd rather be in outer space 🛸
One Nice Bug Per Day
No title available
Fieri Frames
"I'm Dorothy Gale from Kansas"
official daine visual archive
Cosmic Funnies
★
noise dept.
𓃗
Color Me Curious
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH

#extradirty

Origami Around
Not today Justin
NASA
🩵 avery cochrane 🩵

shark vs the universe

seen from Ireland

seen from Türkiye

seen from United States
seen from Russia
seen from United States
seen from Ecuador

seen from Brazil
seen from United States
seen from Indonesia
seen from Costa Rica
seen from Bolivia
seen from Thailand
seen from Italy
seen from United States

seen from Canada

seen from Argentina

seen from Indonesia

seen from Costa Rica
seen from United Kingdom

seen from France
@parolesommerse
Molte volte, e più di quanto possa fare una persona, sarà un fantasma a tenerci compagnia.
– R.
Esiste una solitudine che non trova sollievo.
No, non quel vuoto incolmabile che ti porti dentro da sempre. Non quella sensazione di non essere mai davvero ascoltati o compresi.
Non nasce dall'interno. Si trascina con te ovunque tu vada e con chiunque tu sia.
Lui mi parla, mi ascolta, mi resta vicino. Ma io non ci sono, non davvero. Non riesco. Non perché io non voglia, non perché lui non sia abbastanza. È che qualcosa mi tiene lontana, mi sposta altrove, dall'altra parte di questo mio non esserci.
Esiste una solitudine che ti soffoca da una distanza imprecisata. Non c'è via di uscita, non c'è via di ritorno, quando impari a riconoscerla.
Esiste una solitudine che ti spezza in due: da una parte io, dall'altra la tua assenza.
– R.
Avrebbe voluto che tutto smettesse. Lo pensava davvero, in quei momenti indicibili. Poi si accorgeva di una verità amara e dolce. Non voleva che il tempo si fermasse. Desiderava che fosse eterno. Non tanto per lei, quanto per chi le era caro. Per il bisogno di condividere con loro. Per le cose rimaste in sospeso. Per quelle mai realizzate. Per le parole non dette, e per quelle dette male. Per quelle persone che non riusciva a tenere abbastanza. Ché un po' per le difficoltà , un po' per i problemi, un po' per il tempo che a volte manca e per qualsivoglia circostanza, non sempre si riesce. Non fino in fondo. Avrebbe voluto più tempo, davanti a sé, per chi non avrebbe mai voluto perdere.
– R.
Quanta attenzione bisogna dedicare alle parole?
Quante parole, quelle non dette, hanno ferito e infierito? Quante, già pronunciate, han perduto il proprio valore?
Le parole possono sollevarci fino al cielo, farci credere di toccare le stelle, e possono farci sprofondare in un baratro di dolore e pentimento.
Penso, tuttavia, che sia migliore una parola conservata gelosamente nel proprio silenzio, di una parola esagerata e lasciata, poi, disperdersi nel vento...
– R.
I tormenti erano forti, i problemi irrisolvibili; nel trascorrere delle solite angosce cresceva una preoccupazione assai invadente.
Fu improvvisamente notte, e caddi in uno strano sogno.
C'eri tu, eravamo insieme, mi guardavi, nei tuoi occhi intravedevo un particolare brillio di oscurità , il tuo sguardo chiedeva qualcosa, qualcosa di importante, forse.
Chiedeva conforto, chiedeva comprensione, cercava carezze, e sembrava cercare me, e io sapevo che ci sarei sprofondata ancora, in quello sguardo così tuo, così mio.
Fu improvvisamente notte. C'eri tu, eravamo insieme, facevamo l'amore, io piangevo, tu mi volevi; l'avvicinarsi del tuo respiro, l'ansia colorata, lo stringersi nella mano, la necessità del bacio.
Io e te, tu e io, la pioggia a proteggerci. La ricerca disperata, il bisogno senza fine.
Fu improvvisamente notte, e tu c'eri, io ero importante, la pioggia insisteva, e il sogno non smetteva, e io non ti avevo mai perduto.
– R.
Se l'amore non so dartelo,
se non riesco più a mostrarlo,
tu cercalo, cerca al di sotto;
scava dentro le macerie,
nelle urla indifese,
nel peso di un sospiro.
Se l'amore non so dirtelo,
se non riesco più a parlare,
tu guardami, guarda più a fondo;
scava dentro le ferite,
nelle lacrime taglienti,
nei dettagli di un gesto.
Puoi sentirlo dentro il petto
che inerme si stringe
nella tua mancanza.
Puoi sentirlo, amore,
nel modo in cui rimango,
nella scia che lascia
quando me ne vado.
E mai davvero me ne vado.
Puoi trovarmi, ancora,
dentro una domanda,
nel bruciare di un silenzio,
nell'amore che ti chiedo.
– R.
Quanti "Buongiorno..." stanchi dentro un telefono, in questo nostro tempo insieme. Quasi assenti, privi di energia. "Buongiorno..." senza decorazioni, con i punti di sospensione, senza fermezza, come se la parola si stesse accasciando nel vuoto. Voleva comunque arrivarti il prima possibile, voleva esserci, anche senza forze per vivere, spoglio di abbellimenti, nudo, brutto. "Buongiorno..." come qualcosa che riconosce di essere sconveniente, privo di utilità , senza luci finte. Come una rosa che sa di avere le spine. Spine che si lacerano all'interno e tendono a ferire ciò che è vicino. Ma cerca comunque, nella sua essenza, di non fare del male, e di curare, in qualche modo. Cerca carezze e ha bisogno di darne. Ti chiede di essere abbracciata nell'oltre, di restare nel nonostante.
– R.
Mi tieni compagnia?
Il buio diventa così opprimente, delle volte, che non riesco a starci troppo, non da sola, e vorrei affidarti un pensiero, una parola, l'udire di una storia che conduca alla tua voce.
– R.
Luna piena alla finestra,
mi parla di un tempo migliore,
consola il rifiuto di un sonno molesto,
conduce il sentire verso un mondo oltre...
– R.
Streghe, stregatte e pecorelle nere, maghi, draghi e folletti ribelli; ho un dannato bisogno di seghe mentali, mentalità oscene, fantasie buie e labirinti magici...
– R.
Ti piaceva la mia luce,
il modo in cui i suoi raggi
irradiavano il tuo cuore
e scolpivano il tuo corpo,
sgargianti di colore.
Hai amato il sole
che traspariva dal mio sguardo
e rifletteva nei tuoi occhi;
nel fiorir della stagione,
calda e piena d'illusione.
Non hai amato, allo stesso modo,
il calar di un buio lento,
l'appassir dei miei colori,
un umore d'altri toni,
gli occhi stanchi di tormento.
Se son io ad aver bisogno
dell'accendere di un lume,
di una fonte di calore...
Se non trovo altra via
dall'amaro di un dolore...
Cosicché, quando è arrivato
un momento forse chiave,
ho capito, pertanto,
di non dover più mai aspettare
per qualcosa che non è.
– R.
Le persone mi pesano.
Voglio restare sola. Voglio stare in silenzio.
La testa fa troppo rumore. La mia presenza mi schiaccia.
Devo evadere.
– R.
Ci si può salvare, forse, accendendo una piccola candela nella stanza buia, lasciandola bruciare piano, fino a consumarsi tra memorie in cenere e tempo che insiste.
Dimenticarla lì, come si fa con certe cose ormai vecchie, con un nome che non pronunci più.
Dimenticarla qui. Non come le luci che si disperdono nel giorno, ma come quelle che non trovano altro che il proprio riflesso.
– R.
Mille pezzi sparsi
tra le mura soffocanti
di un posto chiamato casa,
sul letto, sul pavimento.
Continuano a disperdersi
nel vento, sotto la pioggia,
sulle rive di un mare lontano,
nelle note di una canzone triste.
Ne sentirai lo scricchiolio
nelle parole dette piano.
Vedrai il sangue scorrere lento
su dei fogli inutili e disperati.
O forse no: non lo saprai.
Tu non potrai sentirlo,
l'infrangersi dell'anima.
Non riuscirai a vederlo
lo spezzarsi di un cuore
che chiedeva soltanto
una carezza di conforto,
uno sguardo di tenerezza,
un gesto di comprensione.
Tu non potrai vedermi
rotta in mille pezzi
che si spaccano tra loro.
Ti avrei chiesto, forse,
di raccoglierne uno,
uno soltanto, uno tra mille,
ma le tue mani non sanno
nemmeno più sfiorarmi.
Affila la lama fredda di ghiaccio.
Affonda il colpo dritto nel petto.
Trafiggi lo stomaco, insisti.
Ma mai potrai ucciderla,
la voce del dolore.
– R.
– R.
Io non so rispondere, molte volte, e di certezze sicuramente non so darne. Io faccio milioni di domande, domande che bruciano, che sprofondano, che allontanano. Io ho bisogno di risposte, risposte infinite, dedicate, profonde.
Io non so starmene tra gioie facili e lacrime di plastica. Non so avvantaggiarmi delle loro brillanti esposizioni, non so tenere il passo pronto e fiero. Non so restare comoda in convinzioni accoglienti e misere illusioni.
Io non so fingermi nel mondo. Non so navigare in superficie. Io mi immergo, affondo.
Io non so risalire a galla, non so tornare indietro. Non so chiudere gli occhi.
E tu? Tu puoi rispondermi? Bruci ancora? Mi senti? Ci resti in questo naufragare?
Forse no, tu vuoi tornare su, lì dove sono gli altri, tutti quelli che non mi vedono, tutti quelli che non ti sentono, quelli che non capiranno mai cosa siamo; quelli che non ti cercheranno più, non davvero, amore mio, dopo averti trovato.
Io non so rispondere, molte volte, e le certezze non mi appartengono. Faccio milioni di domande, e ho bisogno di ulteriori risposte.
Ma perché continuo a cercarti? Perché sto bruciando? Perché ancora ci annego, dentro il tuo sguardo? Perché mi fai morire?
– R.
Stavo sognando a occhi aperti. Tu me li hai chiusi. Non vedo più nulla, ora. È tutto buio. È tutto assente. Non li riaprirò. Non adesso. Non domani. Mai più, forse. Mai davvero, di certo. E me li hai chiusi tu.
– R.