Ti ho scritto una lettera, perchè so che non la leggerai.
“Se solo i nostri occhi vedessero le anime invece dei corpi, quanto diversa sarebbe la nostra idea di bellezza.”
Ricordo come fosse ieri quel giorno, quando poco più che 18enne, venni attratta da te, la personificazione del ragazzo amato da tutte e riconosciuto da tutti. Un cliché direte, la classica storia d’amore tra la ragazza che nessuno nota e il bello, famoso e dongiovanni.
Ma non si tratta di una storia d’amore vera e propria, ma più di una storia di fatica, di parole non dette, di malintesi e bugie.
Ero allora, come ora, riservata e diciamocelo, non così ricercata. La classica che in mezzo ad altre non noteresti. Ma con questo maledettissimo desiderio di dimostrare al mondo che io c’ero e che potevo essere quello che gli altri volevano. Avete capito bene. Quello che gli altri volevano. Non io. Gli altri.
Volevo dimostrare a te e a me stessa che sarei riuscita a farmi notare ai tuoi occhi. Che in mezzo a tutto il frastuono di attenzioni che ti circondava, ti saresti fermato a fissare al di là di questo e mi avresti trovato. Proprio lì, ad aspettarti. Ricordo la mia ingenuità come fosse ieri, ogni sensazione, ogni emozione come in un loop infinito, dove la costante è solo una: il fatto che fossi invisibile ai tuoi occhi.
Stare con te era come stare sulle montagne russe, passavamo da momenti di gioia e risate, a parlare di tutto e niente, io troppo annebbiata dalla visione di te come qualcosa che assomigliava alla perfezione, mentre tu nascondevi gelosamente i tuoi pensieri dietro ad un muro invalicabile.
Ho sempre cercato di buttarlo giù quel muro, di scavalcarlo, qualunque cosa pur di carpire anche il più piccolo dei tuoi pensieri.
Una cosa in tutti questi anni l’ho capita, a distanza di sei anni, dopo aver superato non con poche difficoltà gli anni più difficili della vita di una donna, sentimentalmente parlando. Non sono mai riuscita ad andare avanti, c’eri sempre tu nascosto dietro l’angolo, pronto a rispuntare quando iniziavo ad abbassare la guardia.
Le tue parole, quelle che ogni volta dispensi senza darci peso.
I tuoi lunghi e prolungati silenzi, che diventano sempre più assordanti.
Le tue scuse, che nella mia testa risuonano come placebo ma che in realtà servono solo ad ingigantire le ferite che tu, con la tua indifferenza, hai creato ed alimentato, fino a farle sanguinare ogni volta che qualcuno pronunciava il tuo nome.
Ci frequentavamo a singhiozzo, tutti quei messaggi furtivi durante la notte, tutta quella segretezza, tutti quei “devo andare”.
Eri sfuggente, non mi davi certezze, un giorno c’eri , l’altro no.
Eppure ti amavo. Avevo costruito dentro me la malsana e stupida idea che capissi quello che provavo e che vedendo quanto fossi importante per me, mi avresti scelto. Avevo plasmato l’idea di te in un corpo che era il tuo, ma che con te non aveva nulla a che fare. Non era di te che ero innamorata. Ero innamorata del modo in cui io e te eravamo insieme, che non ho mai trovato in nessun altro.
Si finiva sempre per litigare, io che ti chiedevo con tutte le mie forze di aprire gli occhi e di accorgerti di me, mentre tu mi vedevi come un gioco.
“Non lo sei,la “nostra cosa”lo è “,mi disse, come a ricordarmi che quello che c’era stato tra noi non era nemmeno classificabile, non si poteva darle un nome, da quanto insignificante fosse.
“Non puoi darmi la colpa di tutto, nessuno ti ha mai obbligato a fare nulla” mi hai detto.
Ti ho urlato così tante volte il mio amore da aver perso le parole, sbattendo i pugni e cercando di far uscire da quel corpo fatto dall’80% di orgoglio, qualcosa che assomigliasse ad un sentimento.
“Tu mi amavi, eri innamorata di me e io non l’ho capito.”
Come puoi non averlo capito, dopo aver visto le mie lacrime, i messaggi deliranti pieni di rabbia, i silenzi. Come puoi anche solo darmi la colpa per aver seppellito i miei sentimenti in cambio di qualcosa che assomigliasse all’amore?
E come puoi liberarti la coscienza così, dicendomi che avrei dovuto dirtelo prima, piuttosto che continuare a farmi del male con un “amore non corrisposto”, come hai detto tu.
Tutte le volte che ho messo la parola FINE davanti al tuo nome, gridando che mai più avrei voluto farmi usare e prendere in giro da te, te ne andavi, lasciavi passare un po’ di tempo e tornavi. Tornavi per ricordarmi che potevo mentire a me stessa, auto convincermi che stavolta non ci sarei ricascata, che avevo sofferto troppo, ma non a te.
“Cos’ho sbagliato?”me lo sono chiesta spesso, quando eri partito senza salutare, non sapendo quando tornavi , se saresti tornato o se quella sarebbe stata l’ultima volta nella mia vita in cui ti avrei sentito.
Viviamo in un mondo che diffida delle emozioni. Non fanno che ricordarci che le emozioni sono meno importanti della ragione, che le emozioni sono infantili, irresponsabili, pericolose. Ci insegnano ad ignorarle,controllarle o negarle. Capiamo a malapena cosa siano, da dove vengano o come esse sembrino capirci di più di quanto capiamo noi stessi.
Ma io so che le emozioni contano. Tu eri e sei una di quelle emozioni che ti travolgono come un fiume in piena e se sei abbastanza fortunata riesci a rimanere a galla, senza farti sopraffare. Ma non era il mio caso, non lo è mai stato.
Da cosa sei scappato? Da cosa scappi?
Da qualcosa più grande di te che hai paura di gestire? Da me?
O hai semplicemente paura di dirmi che non ti è mai interessato di me, non per paura di ferirmi, ma di perdere il tuo gioco preferito?
Ci siamo sbattuti la porta in faccia così tante volte, tutte quelle parole urlate per ferirci, per primeggiare l’uno sull’altro, per dimostrarci a vicenda che nessuno dei due aveva bisogno dell’altro.
Come puoi dire basta a qualcosa che in realtà non è mai iniziato? Come si fa a spiegare a parole la tempesta che porto dentro?
Come puoi trasmettere il tuo amore a chi non lo vuole?
Uno dei più grandi sbagli fatti con te è credere fermamente che con me saresti stato diverso, che a distanza di anni saresti cambiato. Avresti maturato e ragionato, non più con la mente da adolescente, ma da ormai adulto. Ma mi sbagliavo.
La colpa è sempre stata mia:
io avrei dovuto dirti apertamente che ti amavo,
Io avrei dovuto accettare il fatto che da te non potevo ricevere nient’altro che questo.
Non mi servono le tue scuse ora, non mi serve nemmeno che tu mi dica che averlo saputo avrebbe cambiato le cose, perché secondo te “ potevamo trovare una soluzione”, dove la tua soluzione sarebbe stata abbandonarmi ed andartene senza tanti problemi, zero spiegazioni, zero sentimenti, mentre io ti urlavo di guardarmi, di vedere oltre l’immagine di me come un maledettissimo corpo, di non soffermarti in superficie e di accorgerti di me, della persona che ero, che sono.
“Sei mai stato talmente innamorato di qualcuno da arrivate persino a far cazzate?”
“Sei innamorata di me? Comunque lo sono stato.”
Hai sempre canalizzato i discorsi su te stesso, tu dovevi stare sempre sotto i riflettori. Contava quello che andava bene a te, solo a te, e il fatto che mi fossi accontentata di questa situazione pur di non farti andar via, tu la vedevi solo come una mia mancanza e non come una richiesta disperata d’amore da parte mia.
Ogni volta che sparivi e poi ritornavi, eri in grado di provocare in me quella sensazione di respiro interrotto, agitazione improvvisa e paura. Avete presente? Quella sensazione che ti fa subito presagire al peggio, pensare “adesso cosa succederà?”. Si inizia a scartabellare tra le memo del telefono milioni di discorsi annotati perché “ non si sa mai che arrivi il momento in cui posso dirgli tutto quello che penso”. E alla fine l’epilogo e’ sempre lo stesso, con te che mi chiedi di vederci, come se nulla fosse successo, come se fossimo ancora adolescenti e senza pretese. Come se, nonostante gli anni passati nel tuo silenzio più totale, per te non fosse cambiato nulla.
Ed eccomi qui, a distanza di 6 anni, a parlare ancora di te.
Dicono che i rapporti iniziati e mai veramente finiti, sono quello che dureranno per sempre dentro di noi.
Ma il nostro non era neppure quello.
“Se tutto questo ti crea qualche turbamento, se non sei serena, possiamo chiuderla qui una volta per tutte e non sentirci più. Rimane un gioco e nulla più.”
Le tue parole risuonano ancora come un tremendo frastuono nella mia testa. Come puoi anche solo avere il coraggio di pronunciare delle parole del genere? Ti ho confessato di amarti, e ogni volta che riappari crei uno tsunami di emozioni dentro di me tale da non capire più cosa sia giusto o meno. E l’unica cosa che ti viene da dirmi è questa?
Per non parlare di tutte le lacrime, la rabbia che ho provato per te, per non aver saputo amare me stessa come amavo te. Mi odiavo per essere stata così ingenua nel credere che ,anche a distanza di anni, mi avresti vista per quella che ero. La persona che avrebbe potuto amarti più di chiunque altro sulla faccia della terra. Incondizionatamente. Ma che sfortunatamente tu relegavi nello scomparto dei “oggi non ho niente da fare, magari la chiamo.”
Grazie a te ho rafforzato il mio carattere, sono cresciuta e mi sono amata un po’ di più.
Ho conosciuto l’amore, quello vero, quello che non si fa spaventare nemmeno dalla mia malattia, contro cui ogni giorno lotto per avere un futuro normale.
E sei riapparso tu, di nuovo, pronto a far crollare tutto quello in cui credevo, tutto quello che avevo sapientemente riposto nel dimenticatoio. Tutto inutile. Tu eri sempre presente, li nella mia mente.
“Io non voglio farti ancora un certo effetto”, come se fossimo delle macchine a cui basta premere un pulsante per spegnere ogni sentimento, anni di lacrime e rimpianti, di parole non dette, di amore nonostante tutto, di speranze. Come puoi chiedermi di dimenticare, di far finta che niente sia successo, di andare avanti come se niente fosse solo perché sei tu a chiedermelo?
Ho chiuso la tua porta, come tu hai chiuso la mia, miliardi di volte. A volte sbattendola, a volte chiudendola silenziosamente.
Parli a me di coerenza, di fare la cosa giusta, quando tu sei il primo ad non averne un briciolo.
Ti dico addio per tutte le volte che ho pianto per te,
Per le giornate passate a domandarmi cosa avevo di sbagliato, perché non ero abbastanza per te,
Per tutte le volte che mi sono rialzata e ho giurato a me stessa che era l’ultima volta.
Ti dico addio per la superficialità con cui anche adesso parli di me e con me, sfoderando il tuo egoismo e pretendendo da me che sia lo stesso per me, ma NO, ancora no, per la milionesima volta no.
Non riesco a guardarti come guardi un estraneo, o un conoscente o un amico. Non ti sei mai preoccupato di domandarti il motivo dei miei sbalzi d’umore, del mio arrabbiarmi così facilmente. Non ti sei fatto mai nessuna domanda che non includesse la parola TE STESSO.
Ed ora che ho osato sfondare il tuo muro, alzare la voce e farti sentire che anch’io ho un carattere, che anch’io so reagire e non più accontentarmi, è più facile scappare no? È più semplice mettermi a tacere piuttosto che venire criticati, sentirsi dire che abbiamo sbagliato, che abbiamo ferito, che siamo stati ciechi di fronte all’amore? Perché io le vorrei sentire queste parole, vorrei sentire ogni singola parola che hai da dirmi, a costo di urlarci addosso, di odiarci per il resto della nostra vita come abbiamo già iniziato a fare.
Vorrei averti davanti, faccia a faccia, non dietro ad uno schermo, per mostrarti cosa vuol dire tutto questo. Vorrei sentire ogni cosa tu abbia da dirmi, con la sincerità di due persone che non hanno il coraggio di guardarsi e dirsi la verità.
Quindi ora, se mi stai ascoltando, capirai che sto facendo sul serio.
Smettila di pensare che “non mi devi nulla”, come io non devo nulla a te.
Per una volta nella vita abbi il coraggio di guardarmi negli occhi e dirmi addio. Perché sono stanca di cercare di andare avanti lasciando sempre e comunque la porta mezza socchiusa. Sono stanca di vederti riapparire nella mia vita con la stessa facilità con cui te ne vai.
Gridami che mi odi, che non merito nulla da te, che sono una stupida, quello che vuoi, ma per una volta sii sincero con me e smettila di nasconderti dietro al tuo ego e al tuo essere “intoccabile”, e a comportarti come se tutto non avesse più di tanta importanza per te. Non se con due parole riesco a suscitare in te rabbia tale da urlarmi che non avrò mai più nulla da te e bloccarmi.
Pretendi dagli altri coerenza ma quello che mi hai dimostrato e mi stai dimostrando ancora è che preferisci sempre la via più semplice. Quella che non implica metterti in discussione, che non implica critiche, nè sentirsi come mi sono sentita io in tutti questi anni.
Quindi ora sono pronta a dirti veramente ADDIO.
Sono molto più di questo, di quello che hai visto, di quello che hai sentito su di me.
Qualcosa che non hai mai voluto conoscere e mai conoscerai.
ADDIO.
















