"Innanzitutto buon 2023 agli anni che ho perso, a quelli che ho vissuto. Auguro buon anno alla curiosità dimenticata, allo stupore intorpidito, alla mancanza di passione, ma chiedo loro di non venirmi troppo appresso. Ringrazio il minuscolo seme che germoglia d’immenso, al ritmo intenso e largo delle stagioni. Auguro buon anno all’uomo che non sa più il suo nome, alla donna che non riconosce i suoi cari. A chi dialoga con creature lontane, restando immobile nel tempo e nello sguardo. Buoni anni a venire a chi non regge il passo, ma conosce bene il segreto della danza. Auguro buon anno a chi si prende cura dei sofferenti, dei diseredati, degli invisibili, dei tormentati. Auguri ai senza colpa: quelli che pagano a causa di un potere arrogante e pregano un Dio lontanissimo, per niente onnipotente. Buon anno a loro e agli abbandonati, ai persi, ai confusi, ai dispersi. Buon anno alle moltitudini. Buon anno alle solitudini. Buon anno ai libri usati, ai dischi ascoltati, alle corde che vibrano, ai tamburi che respirano. E alle persone che ascoltano la musica in silenzio. Buon anno ai girini, quelli che sognano nel lago delle lontre, quelli che nuotano nel mare accudente del ventre. E poi buon anno anche a chi ha sbagliato, soffocato dal senso di colpa, dallo stigma, dal passato. Buon anno alle labbra che tremano, alla goccia di vino squisito, al tiepido abbraccio che ci consola dal gelo, alla sacralità perduta del mito. Buon anno ai ragazzi e bambini di oggi e di domani: siate quel che siete, siate quello in cui credete, siate umani. Buon anno alla natura che ci nutre, ci ascolta, ci regala la bellezza del fiato, la fila delle formiche, il canto degli uccelli, il paradiso delle fatiche. Buon anno alle ribelli - in testa le curde e le iraniane - e a chi lotta per un sogno o per un pezzo di pane. E a quella parte di me che non ho ancora capito, auguro anni di pace con il mio nemico. Auguri al profondo sentire, al mio passo incerto, all’amore che non si sa più dire, al fianco scoperto, al cuore aperto. Non è che una scatola, piena, l’anno passato. Non è che una scatola, vuota, l’anno che viene. Care e cari, siate dei rompiscatole, vi farà bene, tanto bene. " Paolo Enrico Archetti Maestri