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e allora dimmi che cosa mi manchi a fare
Come nelle relazioni più disfunzionali tu, Roma, mi hai teso tutto il braccio. E poi l’hai ritratto, e mi hai lasciato solo la mano.
Però, che bella mano. Anche se è piena di cicatrici, che mi ricordano di come alcune cose non tornino più come prima.
Io per un attimo ci credo, e quasi lo spero. Quasi lo spero di svegliarmi a Via Pincherle, e di tornare a quando pensavo di avere tempo. Non perché mi sentissi leggera, ma per ribadire a me stessa la verità più dura che io abbia mai imparato, uno schiaffo in piena guancia: il tempo non va dato per scontato. Il tempo è un anno, un giorno, un momento. Il tempo è tre anni e mezzo, ma il tempo è anche l’istante in cui alla fine lo schiaffo me l’hai dato tu, Roma, quando ho preso le valigie e ho chiuso la porta dietro di me. E poi ti ho lasciata, e ho lasciato me a te.
E poi sono tornata, e ho lasciato un pezzo.
E torno sempre, perché non posso fare a meno di lasciare parti di me in mezzo alle tue cicatrici.
Perché Roma, io non lo so se tornerò a riprenderli. Però, se non dovessi tornare, non li vorrei sapere da nessun’altra parte.
a volte sto bene
Ogni volta che ti vedo, Roma, mi innamoro.
Mi guarda, mi scalda e mi sfiora ed è fuoco e ghiaccio insieme. Che sensazione asfissiante, ma mi racconta storie che non avrei potuto immaginare da sola, nei sogni che ogni anno diventano meno vividi. E dimentico le voci, ma non la tua.
Mi tiene per mano e mi porta con sé, e non sono mai sola, anche quando lo sono. E la folla sgomita, pesta l’asfalto a passo veloce, ma lei mi dedica sempre dei momenti intimi. Momenti nostri.
E mi sussurra all’orecchio che non ce l’ha con me, non mi odia, anche se me ne sono andata. Quelle parole, una lama sottile che entra e a volte arriva in angoli che avevo dimenticato. Non mi odia, è rancore che prova. Tutto quello che ti ho dato, dice, lo hai preso e non lo riavrò indietro. Fa sempre in modo che la ascolti, anche se il rumore intorno a noi è assordante. E lo sa, che tornerò. E ogni volta che la guardo in faccia, ricordo.
Ogni volta che ti vedo, Roma, il cuore si ferma.
cado nei tuoi occhi cazzo non volevo
a volte abbiamo tutti bisogno di spazio e non sempre gli altri lo capiscono
https://www.instagram.com/p/CKEvbIOgLT1/
Europe really did look at the UK and go “Brexit means Brexit”
Only 90s kids understand
Finally, an only 90's kid post with things actually limited to the 90's and not things I was experiencing in 2012.
nostalgia just slapped me again
"my child is fine" your child is still running their tumblr blog from middle school
L’assordante rumore degli strappi
Arrivano dei momenti nella vita in cui vanno fatte delle scelte. Allora ti svegli, ti vesti ed è un giorno come un altro fino a che non capisci che quell’ombra scura che ti seguiva da un po’ ora vuole parlare. E capisci che è il momento di scegliere. Non eri pronto. Ti eri vestito, lavato i denti come ogni mattina, non potevi aspettartelo. Eppure eccolo lì, il bivio.
Sì? No. No? Forse sì. Sei indeciso da una vita e hai sempre preso la strada più semplice. Perché rischiare, se rischi di farti male? Perché buttarsi con il paracadute, se rischi sia l’ultima scelta che prendi? Per un errore di calcolo, fuori dal tuo controllo. Essere il burattinaio della propria vita, tenere stretti tra le dita tanti fili saldi. Perché rischiare se non puoi prevedere il fallimento?
E se fosse una vittoria che non riesco a prevedere? No, le probabilità sono basse. Non rischio da 10 anni, l’ultima volta che ho affidato le mie probabilità a qualcun altro è andata male e io dei numeri mi fido. I numeri li conosco, so calcolare le probabilità di rischio e so che un all-in a carte coperte senza una coppia di assi in mano è terribilmente sconsiderato. Le probabilità di vincere con un due di quadri e un sette di fiori sono minime, quasi nulle.
Eppure quante volte con quelle carte ho lasciato la mano e la vittoria agli altri, quando avrei potuto vincere io. Però le probabilità parlano, i numeri parlano e mi dico che alla fine, se aspetto, vincerò. E con il poker funziona, lasciare le mani senza giocare d’istinto a lungo ripaga. Non subito, ma aspettare ripaga.
Ma la verità è che io della vita non so niente, perché ho 25 anni e lasciando ho perso mani che non riavrò più. Ho perso esperienze, persone e ho avuto paura, perché mi dico che c’è tempo.
Il problema è che quando quel giorno come un altro arriva, e quell’ombra vuole parlare, continuo a dirle che io da quel paracadute non me la sento di buttarmi.
insp.
I open tumblr, I talk to myself then I leave
“Friendship is never untinged with amorosity.“ — Virginia Woolf
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