“Le mie rose rosse e gialle si sono completamente schiuse.
Mentre ero là, in quell’inferno, hanno continuato silenziosamente a fiorire.
Molti mi dicono: come puoi pensare ancora ai fiori, di questi tempi.
Ieri sera, dopo quella lunga camminata nella pioggia, e con quella vescica sotto il piede, sono ancora andata a cercare un carretto che vendesse fiori e così sono arrivata a casa con un gran mazzo di rose.
Ed eccole lì, reali quanto tutta la miseria vissuta in un intero giorno.
Nella mia vita c’è posto per tante cose.
E ho così tanto posto, mio Dio.
Oggi, mentre passavo per quei corridoi così affollati, ho sentito improvvisamente un gran desiderio d’inginocchiarmi sul pavimento di pietra, in mezzo a tutta quella gente. L’unico atto degno di un uomo che ci sia rimasto di questi tempi è quello d’inginocchiarci davanti a Dio...”
Dal 'Diario' di Etty Hillesum, olandese, ebrea, ma non osservante, confinata a Westerbork, campo di transito da cui sarà mandata ad Auschwitz dove muore il 30 novembre 1943, poco prima dei 30 anni.
Come un’isola in un mare di dubbi posso, qui e ora, dire che il pensiero è sempre attuale!
Le mie rose di ieri e di oggi