Capitolo 1.
‘’Vorrei che tutto passasse veloce, come una notte estiva senza incubi né sogni’’
Chiuse il quadernino di pelle nera e si allungò sul letto, inserendo il jack nel telefono e facendo partire nelle cuffie la playlist che gli aveva consigliato il medico.
Chissà se davvero tutto quello che stava facendo poteva aiutarlo a recuperare la memoria, o era completamente fuori strada.
Spesso nella scienza accadono queste cose - si diceva- che uno si impegna tanto per seguire una strada di guarigione tortuosa, e poi i medici si accorgono che c’era una strada piatta e dritta proprio lì accanto, e che tanta gente ha faticato invano.
Si sentiva uno scricciolo quando cominciava a pensare in maniera relativista, come adesso, riguardo le sorti del mondo e quanto siano tutti impotenti rispetto al corso naturale della storia.
Per fortuna i suoi pensieri vennero interrotti dalla campanellina che aveva vicino al letto, che suonò più volte, per avvisarlo che era pronto il pranzo.
La campanellina era collegata direttamente con la cucina, così la mamma non doveva venire ogni giorno a chiamarlo da una parte all’altra della casa, visto che lui stava praticamente sempre con le cuffie.
Si alzò e andò a mangiare.
‘Papà non c’è?’ Chiese, appena seduto.
‘no, oggi è fuori per lavoro’
‘mary?’
‘fuori con le amiche’
Era felice che non ci fosse il padre, almeno oggi si sarebbe risparmiato qualche occhiataccia di disprezzo immotivata, che lo avrebbe portato a dire qualcosa di sarcastico per poi fare iniziare un battibecco in casa, che finiva sempre con porte sbattute.
Almeno la sua, le altre non le sentiva.
Mangiò molto in fretta e tornò in camera dopo avere sparecchiato. La madre voleva abbracciarlo prima che se ne andasse, ma lui la schivò e andò via diretto.
Una volta in stanza si rimise le cuffie e aprì il suo portatile, stava scrivendo una sorta di ‘’diario di bordo’’ su un suo blog, dove raccontava come procedeva la cura, e gli faceva piacere vedere che la gente si fosse in un certo modo affezionata a lui. Aveva quasi mille reblog per post, che non erano tantissimi, ma neanche pochi.
La cosa che più apprezzava era che tanta gente lo supportava in chat, facendolo sentire meno solo, per quanto possibile.
Lui non rispondeva mai, però, perché non aveva intenzione di interagire realmente con nessuno.
Gli bastava il meccanismo post-reblog-supporto, niente di più.
Oggi non si sentiva per niente bene, allora prese il quadernino di pelle nera e cominciò a trascrivere qualche frase sul blog, per far intuire a tutti che oggi non fosse proprio una giornata serena.
Una cosa che lo disturbava un po’ era il fatto che quel quadernino avesse due calligrafie completamente diverse tra prima e dopo l’incidente.
Sentiva come se quel quadernino venisse da un passato remotissimo, come se l’avesse scritto un altro lui, che in parte era vero, ma il distacco così netto tra la vecchia calligrafia, molto ‘’adulta’’, e quella di adesso, quasi infantile, era davvero forte e visibile.
Ma il dottore aveva detto che anche quello era un contatto con il passato che lo avrebbe aiutato, allora se lo faceva andare bene.
Eppure era strano, perché in passato sembrava sempre così distaccato, come se volesse ostentare a tutti i costi allegria e serenità.
Non c’era un giorno triste, se non per qualche sciocchezza, come un brutto voto o una partita persa.
Forse l’incidente lo aveva reso molto più riflessivo.
Postò.
Un’interazione però ce l’aveva con i suoi seguaci, anche se piccola: vedeva sempre il blog della prima persona che rebloggava il suo post.
Attese appena 10 secondi, che ecco una nota spuntare sul suo display: ‘’arcobaleniegatti ha rebloggato il tuo post’’
‘che nome scemo -pensò- sarà una ragazzina di 12 anni’’
Aprì il blog e andò come di consueto a vedere la foto profilo. C’era una ragazza con i capelli viola che si copriva la faccia, nella notte. Aveva un enorme maglione grigio, gli piacque molto. Un brivido salì lungo la schiena, smuovendolo.
Scendendo sul profilo trovò molti post interessanti, alcuni li avrebbe rebloggati tranquillamente, ma il suo era un blog monotema, e non poteva ‘’sporcarlo’’ con post altrui.
‘strano-pensò- non mi capita mai di passare così tanto tempo su un blog’
Sembrava come se fosse una calamita, c’era qualcosa dentro ogni post che lo affascinava terribilmente. Forse il modo di scrivere, il ritmo dato dalle molte virgole, il tono languido ma spontaneo.
Sembrava che quella ragazza fosse alla ricerca di qualcosa che aveva perso molto tempo prima, ma che non si ricordava cosa fosse.
‘Un reblog no, ma un cuoricino glielo posso mettere dai, se lo merita’
Stava scegliendo quale post premiare, quando il computer si spense senza preavviso.
‘cazzo’ disse, premendo tutti i tasti presenti sulla tastiera.
Tirò un pugno sul letto e attaccò la presa.
‘e vabbè, era destino’ si disse.
‘ come si chiamava, poi? Gattobaleni? Gatti e argobaleni? Arcobaleni&gatti? Boh vabbe fa niente’
Lana del Rey gli inondava le orecchie come una marea.

















