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@psychooos
Chissà se un giorno, guardando negli occhi di chi ti avrà dopo di me, cercherai qualcosa che mi appartiene.
Pablo Neruda (via anormalguywithabnormalmind)
Lei alzò il bicchiere. “Facciamo un brindisi.” “A che cosa?” Sembrava perplesso. “A noi due.” Ci fu un attimo di silenzio. “Ma non stiamo insieme da mesi, lo sai, vero?” Lei rise: “Pensi che non sappia che ci siamo lasciati? Intendo, facciamo un brindisi a noi che non esistiamo più.” “Sei fuori di testa.” “Pensavo lo sapessi già.” Si scambiarono uno sguardo. Un piccolo e timido sorriso. “D'accordo, brindiamo.” “Benissimo. A noi due. Ai nostri insulti e alle nostre risate. Per tutte le volte che ci siamo urlati contro e per tutte le volte che avrei voluto strozzarti, per tutte le volte che mi hai sbattuto la porta in faccia lasciandomi sola. Alla nostra intensa e disperata storia d'amore impossibile.” Ci fu un attimo di silenzio. “Altro?” “Sì. Ci sto pensando. Non mettermi fretta.” “Figurati, fai con calma.” “Ecco, ci sono. Un brindisi a noi, per tutte le volte che sei tornato indietro, per tutte le volte che ti ho raggiunto. Per tutti i sorrisi e i baci, per tutti i momenti felici che sembrano di un'altra vita e sembrano appartenere ad altre persone, talmente diverse da ciò che siamo adesso che non riesco più a vedere me stessa nella donna che ero con te. E tu riconosci nell'uomo che sei adesso quello che eri con me?” Le sorrise: “No.” Sorrise anche lei: “Siamo pari.” “È un bel brindisi.” “Sono contenta che ti piaccia.” Ci fu del silenzio, entrambi impegnati a bere e a pensare. “Lui passerà a prendermi tra poco.” “Sa di me?” “Lei sa di me?” “No.” “E allora.” “Hai ragione.” “Come sempre.” “Dove sei stata dopo noi?” Si passò una mano tra i capelli: “Un po’ di qua e un po’ di là. Poi ho incontrato lui e siamo andati in giro insieme.” “Non ti interessa sapere dove sono stato io?” “No. Non mi interessa proprio niente dei tuoi percorsi.” “Sei sempre carina, tu.” “Devo andare.” “È arrivato?” “Ho sentito la macchina.” “Come fai a sapere che è la sua?” Gli occhi della ragazza si illuminarono: “Lo riconosci subito un rumore di casa.” “E io” le chiese timidamente: “io che rumore sono per te?” Lo sguardo di lei si addolcì e gli fece una carezza: “Sei solo il rumore di un sogno infranto, lo sai. Di un passato talmente lontano da apparire irraggiungibile persino nei ricordi.” “Mi dispiace.” “Non farlo. Stammi bene. Abbi cura di te.” “Lo farò.” “Bene. Buonanotte, vai piano in macchina.” “Non ti smentisci mai.” “Non c'è più un noi ma io sono sempre io, in fondo.” Un sorriso mentre la guardava scendere le scale. “Buonanotte.” “Addio.”
Adoro leggerlo. Leggo e rileggo questo magnifico post.
Senza parole ..
Meraviglia
Grazie.♥️
Uno dei più belli che abbia mai letto.🌸
Grazie mille!
Ho pianto.
Sarà la 110383746 volta che lo leggo e mi fa sempre piangere mamma mia.
I will always love you.
– Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi? – Ciao. – Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe. – Tipo? – Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?” – Ma siamo a luglio. – Per questo neanche un primate la userebbe. – Non fa una piega. – Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male. – Penso male? – Tipo che voglio farti ubriacare. – Potrei pensarlo. – Una coca-cola dunque. – Con ghiaccio. – Se volessimo esagerare, si. – E fetta di limone, toh! – Un carnevale di Rio proprio. – E poi? Che supponiamo? – Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico. – Si. – E che forse saresti disposta a uscire insieme. – Si. – Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti. – E il vino in brocche scheggiate. – Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi. – Si. – Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant’Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l’aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto? – Giusto. – E stiamo lì, insomma s’è mangiato bene, s’è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo – Si? – Eh, metti caso che ti bacio. – Mh? – Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso? – Non saprei. Qualcuna? – E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel. – Si? – Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me? – Più di qualcuna direi. – Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai? – Perché? – Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.
@ti–prego–resta (via ti–prego–resta)
Si fermano un istante per piangere, poi sollevano il capo e riprendono la strada. Sono maestre di dignità le donne.
A. De Sanctis. (Via dentroilnulla)
Solo tu sai leggermi.
Eppure una delle sensazioni più belle rimane guardare qualcuno e accorgerti che il suo sguardo era già su di te.
(via iononsonnessuno)
Può un bacio cambiare il battito di un cuore, sciogliere la sua resistenza…?
- Gaito C.A.
Tra me e lui c’è un legame che non posso descrivere a parole. Perché non è nelle parole, è nel corpo, nel contatto, nelle sensazioni sottopelle.
David Grossman, Che Tu Sia Per Me Il Coltello (via 2amfakefeelings)
IG - @matthew.shaww
Dentro è morta, ma non se n'è accorta.
Gemitaiz. (via musica–cicatrene)
Acquanera, Valentina D’Urbano.
«[…] Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l'altro s'allontana […]»
(William Shakespeare - Sonetto 116, vv. 2-4)