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The Night Gardener, Mary Mattingly
Chen Yufan 陈彧凡 (Chinese, b. 1973)
A Cut Landscape No.28 - 2024
Chen Yufan (Chinese, 1973), A Cut Landscape No.28, 2024. Mixed techniques, acrylic on wood board, 80 × 80 cm.
Kenny Harris - Moka with teal blue and red (2024)
Kenny Harris (American, 1974), Moka with Teal Blue and Red, 2024. Oil on canvas on aluminum composite material, 60 x 40 cm.
Tutto poi è fatto di piccole parti, scomponibili e assemblabili. Mobili Ikea, castelli di lego, scheletri umani. Se ci pensi, siamo fatti di cose messe insieme, ognuno con qualità e quantità diverse: padre, madre, fratello, sorella, cuore, gambe, cellule, soldi in banca, lavoro, debiti e case. E più interiormente: sentimenti, paure, pensieri, sensi di colpa, radici.
Meghann Stephenson
Portami ai tuoi alberi. Portami alle tue colazioni, ai tuoi tramonti, ai tuoi brutti sogni.
Margaret Atwood
guerra: guerra di mondo guerra di bimbo guerra di potere guerra di sudore guerra di petrolio guerra di oro guerra di campo profughi guerra di bombe in cielo guerra di chimica guerra di madre, padre, figlio morti tutti guerra di sangue guerra di parole guerra di bugie guerra di linguaggio guerra di tunnel sotterranei e città sepolte guerra di sabbia negli occhi guerra di telegiornale guerra di notiziari guerra di riviste guerra di manifestazioni studentesche e occupazioni universitarie guerra di indifferenza guerra di economia e giochi di soldi guerra di corpi lasciati al sole guerra di vuoti guerra di uomini schifosi
parole crociale: un tipo di colla
io e te abbiamo due corpi diversi, due gusti, quattro occhi, venti dita della mano e venti dei piedi, dieci o dodici paure, un centinaio di punti deboli, abbiamo due teste, un’infinità di pensieri, qualche miliardo di neuroni (di più io), un numero troppo vasto e confuso di sogni. soprattutto abbiamo due origini, lingue, grammatiche del comportamento e delle emozioni diverse, abbiamo due codici della realtà, abbiamo due esperienze passate. a te non piacciono i latticini, la pasta, il ragù, la pizza e la gastronomia italiana in toto; a me non piacciono le sitcom libanesi e le profumazioni troppo dolci e intense, non mi piacciono i regali materiali e il fatto che nella tua famiglia nessuno festeggi il compleanno; a te non piacciono le escursioni in alta quota e i rifugi montani dove si mangia la polenta (perché non ti piace la polenta), non ti piacciono i concerti, le poesie, i musei e gli eventi culturali; a me non piace che non ti piaccia un cazzo di quello che piace a me; tu non cogli l’ironia piemontese e io non capisco i meme arabi su Trump, sul basket, sull’hummus e poi tutte le donne che segui sui social sono fashion blogger rifatte, dimmi che ci azzecco io con queste, io che non ho tette e sono un metro e sessanta di parole forbite e ricerca esistenziale?
eppure, viviamo da un anno e cinque mesi nella stessa casa, con le pareti bianche e i quadri che abbiamo appeso insieme anche se storti, ogni sera prepariamo insieme la cena e parliamo di Mahmood, del nonno Sandro, di Roberto, di Eleonora, parliamo della vecchia mansarda in via Nizza perché abbiamo già fatto un trasloco con tanto di camion e pacchi DHL e parliamo del lavoro, tu mi hai vista cambiare quattro lavori e sostenuta ogni qualvolta lo stronzo di turno voleva pagarmi meno di quanto era stato contrattato, mi hai portata da un avvocato e me li hai fatti denunciare tutti (questi pezzi di merda), e io ti ho visto crescere sempre di più con la tua partita iva e hai fatto investimenti da così tanti zeri che neppure so immaginarli, poi siamo inseparabili e se siamo lontani è perché io vado in ufficio o perché tu vai a Milano, ma poi in ufficio e a Milano io parlo di te e tu parli di me e ci sentiamo. oggi sei andato tu al mercato e la signora del pesce ti ha chiesto dove fossi io: chissà cosa le hai detto però, che bastarda, non ti ha fatto neppure lo sconto.
soluzione: amore
Signora, io credo che sì,
che possiamo girarci intorno all’infinito,
ma alla fine bisogna avere il coraggio
di parlare delle rose.
(Vitaliano Trevisan, Il delirio del particolare)
Il tempo per me: una mela, adesso - prima, un fiore.
Il tempo per un fiore: la mia bocca, adesso - prima, il sole.
Il tempo per il sole: noi, adesso - prima, notte.
Ciao Iride. Come stai? Ho un libro nuovo, mi piacerebbe lo avessi. A te piacerebbe averlo? Luca L.
Ciao Luca! Sto bene e tu? Sarei felicissima di leggerti, davvero. La mia mail ce l'hai ancora? Complimenti, non vedo l'ora di ritrovarti.
Cerca la meraviglia.
Dove un bacio sa di barche e nebbia.
Nel bagliore rotondo e giovanile delle ginocchia.
Nella notte incline alla malinconia.
Cerca. Cerca la meraviglia.
(Eugénio de Andrade)
Quattro di mattina, via Garibaldi è solo mia. Le vetrine, i sanpietrini, le monete a terra. Tutti i passi, i contatti, i destini che si sono incrociati. Oggi mi sono licenziata, ho detto, mi sono licenziata e non lavoro più per un'agenzia che mi faceva sgobbare così tanto e che mi pagava talmente poco che mi arrabbio con me stessa per non aver distrutto il sistema prima, un capo prima, una scrivania prima, comunque, oggi mi sono licenziata e sono andata a bere con le mie amiche fino a tardi, fino a quando non ci reggeva la sedia, e ridere di uomini, di poteri, di panettoni al pistacchio. E non sentirmi in colpa, non sentirmi che ho rinunciato, sprecato, usato male qualcosa che avrei dovuto contenere e riservare per momenti speciali. Fanculo ai momenti che si credono speciali, tutti lo sono. Tutti lo sono e non c'è tempo che non sia presente. Non c'è fine a via Garibaldi, alle quattro di mattina. Com'è gratuito quello che mi sembrava solo degli altri. E invece, viva il difficile, chi ha un percorso ad ostacoli e non liscio, viva il complesso e chi cerca di costruire un significato da zero, anche a costo di rompere uno schema preconfezionato, viva questa via, di Garibaldi, di tutti, ma che è solo mia, questa casa, questa audacia, questa libertà.
Uscire con uomini è un'attività fisica per cui ci si prepara meticolosamente e l'unica ricompensa è tornare a casa con l'idea per un nuovo racconto (in cui il protagonista ricorda vagamente uno psichiatrico).
Rispetta la tua fame
il tuo corpo
i bisogni primari
la casa in cui abiti e i suoi fantasmi
l'amore che meriti ricevere
la solitudine e il vuoto che vuoi attorno.
Giorni che mi attraversano
e passano dalla vena della gola
fino al midollo osseo
per arrivare in basso
verso i semi, la terra, le radici
e raccontare agli organismi invisibili
quanto di vivente c'è in un corpo
che sembra uno
ma contiene una famiglia,
un albero, una malattia e un calendario di giorni
che restano bloccati nell'esofago.