-"Il vuoto ti rende viva o semplicemente morta?"
-riflesso-distorto
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@riflesso-distorto
-"Il vuoto ti rende viva o semplicemente morta?"
-riflesso-distorto
Sento la pioggia cadere
Piccole gocce del cielo che si posano sui miei vestiti ancora impregnati del tuo odore
Aspetto che il tempo mi trascini con se nel suo vortice di nebbia e lacrime distillate
Alzo gli occhi e quasi mi confondo con il grigio colore del cielo, ma non riesco a vedere niente.
Tutto intorno a me scompare.
Guardo le mie mani e sono sporche e appiccicose. Tento di lavarle con la pioggia.
Tutto ciò che è intorno a me diventa sfocato, non è più importante.
Fisso le mie scarpe, restando in silenzio.
Ci pensano quelle minuscole gocce a piangere per me perché io non ne sono più capace.
Vorrei essere come loro.
Sento i loro strilli.
Hanno tanto da dire.
Hanno tante lacrime da versare.
Io invece non riesco a provare niente.
Mi sembra di star rivivendo questa scena da giorni
Sei andato via da 10 minuti e mi sento già un ammasso scomposto di pensieri, organi e malinconia.
Ho ancora il tuo sguardo incantenato al mio che sto cercando di cancellare dalla mia mente.
È più di 45 minuti che provo a sganciare i tuoi occhi verdi dai miei ma senza riuscirci.
Aspetta. Da Quant'è che sei andato via?
Forse era di più.
Ha importanza?
Mi rendo conto di essere rimasta in piedi, immobile sul vialetto scivoloso di casa.
Come sono arrivata fin lì?
Accendo il mio telefono, ho le cuffiette alle orecchie ma non c'è nessuna canzone.
Mi riecheggia in testa il suono delle nostre risate e le sento così vicine.
Il tempo si è fermato da quando sei andato via.
E stavolta sei andato via per davvero.
Continuo a rivivere questo momento come se non riuscissi a metterlo da parte.
Cos'è cambiato?
Sento la pioggia cadere
Piccole gocce del cielo che si posano sui miei vestiti ancora impregnati del tuo odore
Sei andato via da 10 minuti e mi sento già un ammasso scomposto di pensieri, organi e malinconia.
È più di 45 minuti che provo a sganciare i tuoi occhi verdi dai miei ma senza riuscirci.
Guardo le mie mani e sono sporche di sangue,tento di lavarle con la pioggia.
Aspetta. Da Quant'è che sei andato via?
Sono ancora qua.
Ancora qua che ti aspetto.
Non sono passati 45 minuti, sono passati 4 anni
Il tempo si è fermato dal quel momento.
Mi sembra di star rivivendo questa scena da giorni.
Ti sto ancora aspettando.
Sul mio giubbotto non c'è più traccia di lacrime, nè del tuo odore.
È svanito come le nuvole dopo un temporale.
Sei svanito come una nuvola.
E come il tuo cuore il mio tempo si è fermato.
Ti sto ancora aspettando.
mi picchio in modo violento se ingrasso o mangio troppo…
oggi ti ho rivisto.
i tuoi capelli scuri avvolti in un codino scomposto.
i tuoi occhi bassi.
la nuvola di fumo intorno a te
non pensavo di rivederti.
a volte ti penso sai.
ti penso molte volte a dire la verità.
ti penso sempre.
qualche volta ti ho pure sognato.
sognavo la tua mano intrecciata alla mia.
le tue dita chiare che avvolgevano la mia mano fredda.
mi sarebbe piaciuto capirti.
mi sarebbe piaciuto avvolgerti tra le mie braccia e ispirare la tua essenza.
fino a farla svanire tra le cartilagini.
forse non sarebbe mai andata come speravo.
forse non succederà mai.
ma ti penso spesso in questo periodo e vorrei tanto essere in grado di riuscire a mandartela questa lettera.
addio gatto selvatico.
lascio cadere la mia maschera
in mille pezzi che mi si conficcano nelle cosce
tocco il sangue con i polpastrelli e me lo porto alla bocca.
ha un sapore dolce ma esiste davvero.
la mia faccia è sfigurata, i tuoi coltelli fantasma nelle mie cicatrici che urlano il tuo nome.
come un fiume in piena straripo e scoppio in lacrime.
gocce di sangue mischiate a gocce di veleno.
raccolgo i cocci da terra e provo a rimetterli insieme.
mi guardo allo specchio e non mi riconosco.
riflesso distorto.
non voglio mentire
ho davvero bisogno di aiuto.
sento che dovrei lasciarti andare
ma come posso farlo se l’unica cosa mi tiene mentalmente stabile sei tu?
dopo 4 stupri vado in terapia evviva
wow che novità sono tornata
Mal'ore
Mal’ore
Sono le mal’ore notturne quelle d’inverno cattive e cieche, strappano virgulti d’anni alle amicizie sfiorate con folate di morte gelate dai rami del futuro non avvisano dall’uscio una voce che prepari, battute lasciate a metà tra rossi calici ancora pieni sotto ruderi di cielo l’età fermata, nel buio cristiano della pietra inattesa mentre s’illudono di respiri e di nuvole impigliate in finestre…
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lettera suicida.
ho scritto miliardi di lettere suicide o lettere che non sarebbero mai state pubblicate o viste da qualcuno anche dopo la mia morte, erano solo lettere che esprimevano come io mi sentissi e la ragione per la quale io avessi preso questa decisione così drastica.
ma non avevano senso.
niente ha più un senso.
scrivere mi fa stare male, perché metto per iscritto tutto ciò che ho dentro e non mi permette di continuare a ignorarlo come faccio solitamente, forse però rendersi conto del proprio dolore è il primo passo per metabolizzarlo fino alla sua completa risolutezza.
cosa che non feci e non farò mai.
volevo solo dire che..
sono rimasta viva.
sono rimasta viva dopo che ho toccato il fondo, dopo che ho tentato il suicidio più volte.
sono rimasta viva, quando pensavo di morire perché il dolore che avevo nel petto prima o poi sarebbe uscito e mi avrebbe divorata e alla fine pure digerita, sarei stata sciolta dai succhi gastrici della violenza sessuale in modo tale da non lasciare altre tracce di me nemmeno negli angoli più bui.
sono rimasta viva anche se il mio cuore è marcito così tanto che non riesce più neanche a pompare il sangue nei mie vasi lasciandomi senza vita, esangue, non viva.
sono rimasta viva anche se ogni giorno per me era un nuovo viaggio su un veliero che stava per affondare e per quanto io arrancassi per salvarmi, fallivo e annegavo rassegnata con mille travi di legno accasciate a fondo con me.
sono rimasta viva nonostante smisi di respirare, di vivere, di sorridere.
spisi di provare sentimenti, facendoli decomporre dentro di me e trasformanfoli in rabbia e odio.
sono rimasta viva nonostante provai più volte a togliermi la vita, provai più volte a farmi investire, provai più volte di far cessare questo dolore straziante e sperai più di tutto che qualcuno capisse il mio dolore, che capisse quanto orribile sia lo stupro e quanto può veramente cambiare e distruggere una persona.
ma nessuno mi ha mai capita, lo stesso tu che eri il carnefice, l'assassino della mia felicità, della mia anima e l'artefice della mia sofferenza, del mio dolore.
nessuno ha mai capito cosa provavo forse perché non ne ho davvero mai parlato a nessuno e a chi l'ho detto non ha espresso nessun parere, nessun giudizio si è limitato a borbottare che fosse un'ingiustizia e poi ha continuato la sua vita.
mi chiedo perché speravo tanto che qualcuno finalmente mi avrebbe salvato prima o poi, che qualcuno mi avrebbe trovato accovacciata sul freddo asfalto nero e ruvido e portato a casa con se, per curarmi e tirarmi fuori tutto il male.
forse speravo che fossi proprio tu a farlo.
proprio tu che mi hai fatto così male.
ma non sono riuscita ad andare via da te e allontanarmi dal mio amore per te, dimenticarlo, chiuderlo in una cassaforte e scordarmi la combinazione.
ma in effetti sono incapace di dimenticare, sono incapace di togliere questo dolore, così mi sono rassegnata e lascio che distrugga fino alla fine tutto ciò che c'è dentro di me sperando che prima o poi farà meno male, che prima o poi io possa ritornare a respirare, che prima o poi non avrò più paura di qualsiasi persona mi sfiori anche solo il viso.
lettera suicida.
ho scritto miliardi di lettere suicide o lettere che non sarebbero mai state pubblicate o viste da qualcuno anche dopo la mia morte, erano solo lettere che esprimevano come io mi sentissi e la ragione per la quale io avessi preso questa decisione così drastica.
ma non avevano senso.
niente ha più un senso.
scrivere mi fa stare male, perché metto per iscritto tutto ciò che ho dentro e non mi permette di continuare a ignorarlo come faccio solitamente, forse però rendersi conto del proprio dolore è il primo passo per metabolizzarlo fino alla sua completa risolutezza.
cosa che non feci e non farò mai.
volevo solo dire che..
sono rimasta viva.
sono rimasta viva dopo che ho toccato il fondo, dopo che ho tentato il suicidio più volte.
sono rimasta viva, quando pensavo di morire perché il dolore che avevo nel petto prima o poi sarebbe uscito e mi avrebbe divorata e alla fine pure digerita, sarei stata sciolta dai succhi gastrici della violenza sessuale in modo tale da non lasciare altre tracce di me nemmeno negli angoli più bui.
sono rimasta viva anche se il mio cuore è marcito così tanto che non riesce più neanche a pompare il sangue nei mie vasi lasciandomi senza vita, esangue, non viva.
sono rimasta viva anche se ogni giorno per me era un nuovo viaggio su un veliero che stava per affondare e per quanto io arrancassi per salvarmi, fallivo e annegavo rassegnata con mille travi di legno accasciate a fondo con me.
sono rimasta viva nonostante smisi di respirare, di vivere, di sorridere.
spisi di provare sentimenti, facendoli decomporre dentro di me e trasformanfoli in rabbia e odio.
sono rimasta viva nonostante provai più volte a togliermi la vita, provai più volte a farmi investire, provai più volte di far cessare questo dolore straziante e sperai più di tutto che qualcuno capisse il mio dolore, che capisse quanto orribile sia lo stupro e quanto può veramente cambiare e distruggere una persona.
ma nessuno mi ha mai capita, lo stesso tu che eri il carnefice, l'assassino della mia felicità, della mia anima e l'artefice della mia sofferenza, del mio dolore.
nessuno ha mai capito cosa provavo forse perché non ne ho davvero mai parlato a nessuno e a chi l'ho detto non ha espresso nessun parere, nessun giudizio si è limitato a borbottare che fosse un'ingiustizia e poi ha continuato la sua vita.
mi chiedo perché speravo tanto che qualcuno finalmente mi avrebbe salvato prima o poi, che qualcuno mi avrebbe trovato accovacciata sul freddo asfalto nero e ruvido e portato a casa con se, per curarmi e tirarmi fuori tutto il male.
forse speravo che fossi proprio tu a farlo.
proprio tu che mi hai fatto così male.
ma non sono riuscita ad andare via da te e allontanarmi dal mio amore per te, dimenticarlo, chiuderlo in una cassaforte e scordarmi la combinazione.
ma in effetti sono incapace di dimenticare, sono incapace di togliere questo dolore, così mi sono rassegnata e lascio che distrugga fino alla fine tutto ciò che c'è dentro di me sperando che prima o poi farà meno male, che prima o poi io possa ritornare a respirare, che prima o poi non avrò più paura di qualsiasi persona mi sfiori anche solo il viso.
"Piena di me, seppur vuota."
-riflesso-distorto
non scrivo da molto tempo.
semplicemente volevo condividere l’ultimo pensiero di questa malattia.
“ho pensato seriamente che per renderlo felice dovessi uccidermi.”
mi dispiace, sono stata ulteriormente distrutta da questa relazione dove ho perso ancora pezzi di me e ho subito due abusi sessuali e violenza psicologica di ogni tipo.
mi urla molte volte di ammazzarmi nonostante i miei tentato suicidi,
pensavo mi amasse.
mi sbagliavo.
riflesso distorto vivrà sempre dentro di me.
non è un addio.
tornerò..proprio perché non riesco a lasciarlo andare.
ma ho pensato veramente che per renderlo davvero felice dovessi uccidermi proprio come mi ordina sempre di fare lui.
mi sento così male, così fragile, così usata.
non trovo una via di fuga in questo universo.
l'unica cosa che riesco a fare è scappare dalla realtà e sperare di restare nel mio mondo per sempre.
non voglio tornare a casa.
non voglio tornare nella realtà.
non voglio affrontare i miei demoni che ogni giorno mi sviscerano fino a farmi scomparire e aspettano che il giorno dopo la mia carne si riformi per mangiarmi nuovamente.
avvoltoi nella mia testa mi mangiano i pensieri, ma hanno lasciato per ultimi i traumi che non riesco a cancellare, non riesco a scrivere, non riesco a dire, non riesco.
non sento più nulla e vorrei solo ritornare ad essere viva, ma non mi sento affatto viva, sto solo sopravvivendo, non sto vivendo, non sto vivendo nulla.
non sento il sangue scorrere, non sento il mio respiro nè il battito del mio cuore.
non percepisco niente, mi guardo solo intorno cercando qualcosa che mi possa tirare su di morale.
ma è un benessere che non durerà a lungo, è un benessere apparente.
non ho memoria.
non ricordo dove mi trovo, nè dove mi trovavo prima.
mi guardo intorno ma non riesco a vedere nulla, solo il vuoto che mi inghiotte e mi penetra come hai fatto tu con le tue dita sporche di desiderio e quello sguardo che non voglio più rivedere nei miei sogni.
mi penetra le ossa, penetra fino in fondo, mi penetra fino alla mia femminilità, strappandomi l'ingenuità che avevo tempo prima e lasciandomi marcire fino a guastarmi del tutto, proprio come te.
non voglio più essere quella che sono.
voglio scappare.
ricominciare.
sentirmi una persona nuova, diversa, viva.
una persona.
una persona reale, con sentimenti reali e desideri reali.
vorrei provare di nuovo desiderio per un ragazzo ed esserne attratta a tal punto da concedermi a lui senza sentire i tuoi gemiti in sottofondo e senza rivedere i tuoi occhi che mi scrutavano aprendomi in quattro parti.
vorrei essere trattata bene.
con delicatezza.
essere accarezzata, amata, desiderata ma con dolcezza, calma, passione.
vorrei essere tranquillizzata e preparata con amore. vorrei che qualcuno si dedichi a me, tranquillizzarmi, vorrei che qualcuno mi dicesse che non è "lui" e non vuole farmi del male e che le cose stavolta andranno diversamente, che non vuole solo usarmi e gettarmi via come carta piena di bozze tirata via da uno scrittore in crisi, sul cestino dei rifiuti.
vorrei solo contenere le mie lacrime in un barattolo e aprirlo solo quando non mi vede nessuno, vorrei raccogliere il senso di colpa che mi assilla ormai da mesi e strozzarlo fino a fargli mancare il respiro.
vorrei morire.
per poi rinascere nuova.
una nuova bambola di porcellana, pronta all'uso.
una bambina di cera, troppo facile da incendiare e troppo fragile per resistere e incapace di reagire.
vorrei essere vetro, spaccato per terra, consumato. minuscoli triangolini taglienti che potrebbe ferirti almeno un minimo di quanto tu hai ferito me scavandomi ferite ben più profonde di una lama, ma fatte di vetro.
vorrei disinfettare queste mie ferite ma ti sto ancora dando modo di lacerarmi la pelle sperando che un giorno riuscirai a curarmela.
vorrei che cicatrizzassero e in effetti lo hanno fatto, ma sono solo ferite ipertrofiche, aperte all'interno che ancora bruciano e bruciano finché il dolore diventa insopportabile e inizio a non sentire più niente, anestetizzato.
vorrei urlare a tutto il mondo che la colpa non è stata mia, la colpa non è stata mia.
la colpa non è mia.
la colpa.
vorrei urlare al mondo come mi sento e che mi accascerei volentieri per terra perché il dolore è così forte, che è difficile rimanere in piedi e in equilibrio.
è difficile scaldarsi all'interno, con acqua calda che piove sui miei capelli neri colorando la vasca di un colore più oscuro.
è difficile sentire qualcosa quando dentro di me i campi di grano sono diventati aridi e secchi.
sono diventati terreni incapaci di offrire qualcosa, incapaci di partorire bionde coltivazioni di granturco.
la terra è marcia, arida, secca, andata ormai.
nessun fertilizzante la farà rinvigorire.
nessun ragazzo mi farà sentire meglio.
nessuno mi farà più sentire.
sono sorda, una viola che strilla ma senza le corde, un controsenso.
una viola che non riesce a produrre musica ma riesce solo ad ascoltare il rumore del silenzio emesso da sé stessa, sentendosi un tutt'uno con esso.
silenzio.
ciò che mi ha ucciso davanti a te quel giorno.
sono stata incapace di parlare, di reagire, di dirti che non ne avevo voglia, che non mi andava.
avevo gli occhi gonfi di lacrime, avrei voluto urlare in quel momento ma dalla mia bocca non uscì nemmeno un sussurro.
volevo solo che quel momento finisse presto, quell'incubo finisse presto.
volevo solo.
che non fosse mai accaduto.
volevo solo essere stata forte abbastanza di averti denunciato, parlato, essermene andata, urlato.
avrei voluto guardarti negli occhi e dirti che non mi avresti avuta più, mai più.
che non mi avresti mai più rivisto.
che ormai tutto si era spezzato.
invece continuai a stare zitta, giorno dopo giorno e quando ebbi finalmente il coraggio necessario per poterti dire di fermarti. tu continuasti.
hai continuato fino a che il tuo respiro da calmo non diventò affannoso.
fino a che non riempissi la mia femminilità di cose sporche e parole appiccicose.
fino a che il tuo sguardo ritornò in te, al vecchio te che ho amato per anni.
tremavo, tremavo quel giorno e fissavo il vuoto in attesa che quell'incubo passasse in fretta, tremavo indifesa con la mano sul petto e le lacrime che trasbordavano dagli occhi.
quel tempo mi sembrò un decennio, o forse tanti decenni messi insieme in modo che potessi scontare le mie pene attraverso la tortura per tutti quegli anni.
mi baciasti, non avevi più il sapore del mio amore.
non avevi più nessun sapore.
eri diventato per me una terra arida, incoltivata
come me.
non avevo più amore nei tuoi confronti.
non avevo più nulla.
ero rimasta a mani vuote.
mi avevi salvato da me stessa e mi hai salvata dalla mia malattia che mi avrebbe trascinato in quel vortice di numeri senza fondo se tu non mi avessi salvato, ma mi hai trascinata in un buco più profondo, senza luce e pieno di voci che mi ricordano te e cosa mi hai fatto.
vorrei davvero fingere che non sia successo ma non riesco, non ce la faccio.
il dolore mi apre in due come le ante del mio armadio quando esco ancora una volta con te e mi lascio usare.
il dolore mi ha lasciato gli occhi vuoti, spenti, senza colore.
il mio bel castano scuro che ti piaceva tanto non è più vivido.
il colore è caldo ma non ho niente di caldo io, sono ghiacciata all'interno, sono ghiaccio incapace di sciogliersi e galleggiare sull'acqua, affrontare la mia vita e questo trauma.
sono incapace di dimenticarti e incapace di non amarti più.
che schifo di fidanzato
immagino un futuro con te ma dentro di me in realtà vedo tutto nero