10 mesi prima, l’inizio della scuola
Mi chiamo Andrea Relva e sto per iniziare la scuola superiore, precisamente il liceo a Lugano, una piccola città nella regione montuosa del Ticino, ricca di laghi e situata nella Svizzera meridionale, incastonata tra le Alpi europee. Ho 15 anni, ma credo di dimostrarne di più, forse grazie alla mia passione per la lettura. Altra mia grande passione é il disco su ghiaccio, una disciplina che mi ha insegnato l'arte della perseveranza e l'importanza di operare ogni scelta in un lasso di tempo molto breve. Le mie ultime estati le ho trascorse immerso nei libri. Non ho molti amici, ma quelli che ho condividono con me l’amore per lo sport e le discussioni sui grandi campioni.
Sulla mia scrivania vi sono dei fiori ed un biglietto, da parte di mia madre. Il biglietto recita:” buona nuova avventura amore mio, rimani te stesso qualunque cosa tu possa imparare”.
Quest’estate, mi sono concentrato su letture che trattano la storia della Seconda Guerra Mondiale, un capitolo oscuro in cui l'Europa è riuscita a distruggersi con una determinazione spietata, tutto in nome di ideali che oggi, negli anni '90, sembrano irrilevanti. Mi chiedo spesso se l'esistenza degli stati sia il risultato di un disegno divino o semplicemente di coincidenze fortuite. Non ho ancora trovato una risposta a queste domande che mi tormentano.
È una mattina limpida e fresca di settembre quando varco per la prima volta la soglia del liceo di Lugano, un edificio imponente situato nel cuore della città. Il cielo è azzurro, senza una nuvola, e il sole, riflettendosi sulle finestre, crea giochi di luce che illuminano il corridoio principale. Con lo zaino pesante sulle spalle e i capelli arruffati, entro con un misto di eccitazione e ansia. La statua di Dante, che torvo troneggia all'ingresso, sembra ammonirmi: il cammino non sarebbe stato facile.
L'interno del liceo, costruito agli inizi del ‘900, é maestoso e affollato di studenti che si salutano rumorosamente dopo le lunghe vacanze estive. Mi sento un po' spaesato, ma deciso a fare una buona impressione sia sui compagni di classe che sui professori. Mentre mi dirigo verso la mia prima lezione, noto una figura insolita: un uomo anziano, avvolto in un lungo mantello grigio, sta accanto a una finestra, osservando il caos con occhi profondi e misteriosi. Sembra fuori posto, ma qualcosa in lui trasmette un'aura di saggezza.
La prima ora è dedicata alla fisica, con il professore che sarebbe stato anche il nostro docente di classe. Nessuno si aspetta una vera lezione il primo giorno; piuttosto, immaginiamo una visita guidata tra i vari edifici del campus che avrebbero ospitato i nostri studi nei prossimi anni. I banchi sono disposti a ferro di cavallo intorno alla cattedra, così che possiamo guardarci negli occhi mentre seguiamo le parole del professore.
Mi siedo in fondo alla classe, come avevo fatto spesso alle medie, osservando con curiosità i miei nuovi compagni. L'importanza di quella scuola e la quantità di studio da affrontare mi preoccupano non poco. Inoltre, ero il primo nella mia famiglia a intraprendere un percorso di studi così impegnativo. Mio padre è un meccanico esperto, mentre mia madre gestisce l’amministrazione della piccola officina di famiglia.
Il professore entra dalla porta della classe e con mia sorpresa scopro che è il signore anziano che tanto mi ha colpito prima di entrare in aula. Si presenta con il nome di Giacomo Fischer, professore di fisica e docente di classe che ci aiuterà nel percorso degli studi liceali.
Scorro gli sguardi di tutti i miei nuovi compagni di classe, anche loro un pochino sbigottiti quanto me, in questo nuovo inizio pieno di speranze vedo la maggior parte degli occhi concentrati per non perdersi le informazioni salienti.
Comincio a decifrare i volti e i personaggi dietro coloro con cui devo condividere i miei prossimi anni di vita.
I miei compagni cominciano a presentarsi uno per uno, sono nomi che mi accompagneranno per i prossimi anni, cerco di ricordarmeli tutti ma infine quel giorno me ne restano impressi solo una manciata, soprattutto per la loro originalità e per la presenza della persona dietro il nome, che in qualche modo, mi ha trasmesso qualcosa.
Oltre a Giovanni “Joe” Primavesi e Geert Vassago, miei compagni già dalle scuole medie, non conosco nessuno. La prima a presentarsi è Lisa, una ragazza alta, castana,di una bellezza eterea con gli zigomi alti e abbastanza pronunciati, un canone di bellezza diverso. Lo sguardo era profondo e nascondeva gli occhi azzurri dietro un paio di occhiali dalla montatura spessa ma dalle lenti sottili, aveva veramente problemi alla vista o erano solo un aggeggio per dare ancora più mistero? Abitava a Aldesago dove immaginavo già la vista fantastica che poteva scorgere dalla sua camera.
Ora tocca a Joe Primavesi. Uno sguardo famigliare di occhi scuri , dolci, in un viso contorniato da capelli morbidi e lisci marroni, un tipo che ti da sicurezza e vicinanza. Esprime il suo talento con gli occhi e la sua capacità di stare in mezzo a questa nuova situazione.
È il turno di Geert Vassago, ragazzo magro, biondo, un viso ovale attorniato da biondi capelli dritti. Un tipo elettrico ma di subitanea simpatia. Di quelli che trasmettono energia elettrica e positiva al primo sguardo. Mamma belga e padre svizzero, ha questa grande capacità di unire il pragmatismo svizzero alla fantasia creativa della sua famiglia belga, molto attiva nella musica e nell’arte.
Georges Zavaro invece mi sorperende per la sua stranezza, abbastanza piccolo , molto chiaro in volto , gli occhi leggermente a mandorla in un viso lievemente triangolare intriso i capelli scuri, cortissimi, quasi a spazzola. La voce è tremolante ma veloce e a suo modo chiara.
L'altro Andrea della classe è un ragazzo che non si distingue particolarmente. Il classico ragazzo perbene, impegnato nel suo percorso scolastico, ben cosciente che il liceo rappresenta per lui solo un antipasto di studi universitari. Probabilmente diventerà un dottore, e la sua serietà lo rende una presenza rassicurante.
Francesco è invece un giovane molto atletico. Si dedica a discipline di endurance come il triathlon, cosa che non mi sorprende affatto. La sua determinazione e il suo impegno per ottenere risultati tangibili sono evidenti in ogni parola e gesto. Parla con passione dello sport, trasmettendo l’importanza di investire su se stessi per raggiungere obiettivi importanti.
Aurora si distingue per il suo animo gentile e la sua straordinaria abilità nell’uso della lingua italiana. Le sue parole scorrono fluide e strutturate, mostrando una mente brillante e una notevole capacità comunicativa. Si vede che proviene da una famiglia di letterati e che abita a Breganzona.
Poi ci sono Silvana, Teodoro, Ingrid, Sara, Anna, Igor, Alessandra, Diego e Isabella. Ognuno di loro porta con sé una storia unica.
Silvana è solare, con un sorriso che sembra illuminare la stanza. I suoi capelli castani con riflessi dorati catturano la luce, e racconta con entusiasmo della sua passione per la danza contemporanea, un’arte che la aiuta a esprimere le emozioni più profonde.
Teodoro, al contrario, è più introverso. La sua voce bassa e misurata riflette una personalità riflessiva. Si dedica con passione agli scacchi, un passatempo che rispecchia il suo carattere ponderato. La sua presenza trasmette una sensazione di stabilità e affidabilità.
Ingrid è allegra e sicura di sé. I suoi occhi azzurri brillano mentre parla di Melide, il suo paese d’origine, e della sua passione per il nuoto sincronizzato, una disciplina che pratica con grande dedizione.
Sara è timida ma gentile, con un’aria riflessiva che emerge mentre si sistema continuamente gli occhiali. Non parla molto di sé, ma è evidente che i libri e la scrittura sono il suo mondo.
Anna ha un’energia completamente diversa. Il suo taglio di capelli asimmetrico e il suo stile ribelle riflettono la sua passione per la musica punk, credo. Nonostante il suo aspetto, è sorprendentemente calorosa e aperta.
Igor è una figura imponente. Alto e muscoloso, con un accento che tradisce le sue origini russe, parla con sicurezza delle sue arti marziali preferite, in particolare il judo, che considera un mezzo per trovare equilibrio.
Alessandra è elegante e composta, con una voce melodiosa e modi raffinati. Racconta di vivere a Paradiso e della sua passione per il teatro, che considera un modo per esplorare storie e vite diverse.
Diego è vivace e curioso, con un caschetto biondo e occhi verdi pieni di vita. Parla con entusiasmo delle sue invenzioni tecnologiche, che include un robot per lavare i piatti, facendo sorridere la classe.
Isabella, infine, colpisce per la sua eleganza discreta, non veste in modo appariscente, ma quasi da maschio, ha un grande hobby che è per la fotografia. Racconta di come documenti ogni momento importante della sua vita, dimostrando una sensibilità fuori dal comune.
Mi colpiscono particolarmente due compagni: Daniela e Firmino.
Daniela è molto gentile nella sua presentazione, ma traspare una grande determinazione verso il futuro. Sa già che studierà legge, seguendo le orme della sua famiglia. La sua mente sembra calcolatrice e strategica, orientata al benessere materiale e a una vita ben pianificata.
Firmino Montebartone è il classico bello da film di Hollywood. La sua presentazione è decisa e un po’ elitaria, abita a Lugano centro, sopra il museo del LAC, e si veste con un’eleganza che sembra quasi fuori luogo in una classe di liceo. Nonostante la sua immagine di perfezione, percepisco un’ombra di tormento, come se ci fosse qualcosa di intrappolato dietro la sua facciata impeccabile.
Osservando tutti i miei compagni, mi rendo conto di quanto sia variegata questa classe. Sarà un viaggio pieno di sorprese e scoperte, e non vedo l’ora di conoscere meglio ognuno di loro.
Il professor Fischer ci accompagna in un giro dell’intero istituto, mostrandoci le varie sezioni e soffermandosi in particolare sulla sua aula. Durante la visita, non perde occasione per sottolineare l’importanza della fisica per gli studenti del liceo. Ci spiega che è una disciplina fondamentale, in grado di descrivere la realtà attraverso leggi basate sull’esperienza umana diretta. Tuttavia, aggiunge un aspetto curioso: queste leggi, per quanto precise, potrebbero un giorno essere confutate da nuove scoperte in grado di descrivere con maggiore accuratezza la natura che ci circonda.
Trovo insolito che abbia voluto insistere su questo punto fin dal primo giorno, ma forse è proprio questo il tratto distintivo di un vero professore. Essere docente, dopotutto, significa anche saper stimolare il pensiero critico e la capacità di mettere in discussione le certezze.













