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Che bello annoiarsi ❤
Mia madre mi ha appena scritto:
"Com'è andata la giornata?"
Male ma'.
È la prima cosa a cui ho pensato prima di digitare "tutto bene".
E poi il niente. Poi rabbia, sofferenza, tristezza, tutte insieme. Oggi che ho fatto? Sono stato a casa di un tizio a mangiare, parlare e giocare a qualche stupido gioco insieme ad altre 10 persone.
E volevo solo parlare con qualcuno, tirar fuori la mia cazzo di pesantezza. Dire che mi manca lei, che non capisco se sto facendo bene o sto sbagliando tutto. Sono stanco.
Sto di nuovo cambiando per lei. Ed è frustrante cambiare ogni volta e non andare mai bene del tutto. Sembra sempre tutto troppo poco o troppo ma nella direzione sbagliata. E non avere un feedback diretto mi demoralizza, mi schiaccia. Penso di star avendo un attacco di panico.
Sono stanco. Voglio solo un po' di leggerezza cazzo, non chiedo molto. E non ho nessuno con cui parlare, o meglio, non ho nessuno adatto a capire ciò che sento, forse perché ho paura di espormi. Forse perché non so esprimermi.
Va tutto bene ma'.
Va tutto bene.
Non ho la forza di fare dei passi più lunghi.
Non ho il coraggio di chiedere per paura di ricevere determinate risposte.
Non riesco a dare fiducia a nessuno, nemmeno a me stesso.
Mi odio.
Mi odio.
Mi odio.
Fanculo, mi odio.
Ho bisogno di una pausa da tutto per poter smettere di pensare. Ma continuerei ad odiarmi perché sto fermo, morto come una pietra.
Mi odio.
Continuo a seguire un cazzo di circolo vizioso. Mi odio.
Ed ho sempre odiato la primavera.
Chissà perché ci ripenso ogni anno
Detesto dover subire tutto questo.
La punizione per i miei silenzi è il più assordante marasma di pensieri, ipotesi, paure, paranoie, che si possa immaginare.
Mi uccido ogni giorno da solo, mi dico di parlare, di guardare le persone negli occhi, di dire cosa penso o come mi sento.
Ma sento così tanto e penso così intensamente che le parole non escono. E lo detesto. Lo detesto, cazzo.
Non riesco neanche ad alzare la voce quando mi incazzo, anzi non riesco proprio ad incazzarmi. E lo detesto.
Detesto questa pesantezza che sono costretto a portarmi dietro per aver dato troppo a delle persone sbagliate.
Ed è un continuo dubitare di tutti. Di ricerca della prossima fregatura dietro l'angolo. Della prossima parola di cattiveria detta dietro le mie spalle. Io non mi merito questa violenza contro me stesso, ma non riesco ad uscirne. Lo detesto.
Mi detesto.
Ed è così bello lasciarsi accarezzare, dare la parte più fragile di te a chi credi possa meritarla.
È così bello sentirsi avvolto da un abbraccio caldo, che fa sparire tutte le voci attorno, facendo calare il silenzio.
È così bello porgere la mano a qualcun altro, dare me stesso di nuovo, finalmente.
È così bello.
Ed è quasi un canto, che tra le note di questa canzone si nasconde.
Ed è quasi un canto, ciò che il pettirosso sul ramo più alto vuole urlarmi.
Ed è quasi un canto, in questo mare che mi riempie i polmoni di aria.
Ed è quasi un canto, la cui melodia mi regala un’emozione.
Il pettirosso si adagia sul prato insieme alle bianche margherite che lo popolano. Mi guarda con i suoi occhi neri e mi chiede aiuto. Chiudo gli occhi e sento quasi un canto, una perfetta composizione suonata dalla sua voce. Chiudo gli occhi e perdo tutta la mia volontà, mi affido alle correnti dell’anima e cerco uno sguardo che mi fermi e mi indichi la giusta via.
Ed è quasi un canto, che tra le corde di questa gola si nasconde.
Ed è quasi un canto, ciò che il pettirosso sulla margherita più bella vuole sussurrarmi.
Ed è quasi un canto, in questo cielo che mi riempie gli occhi di lacrime.
Ed è quasi un canto, la cui melodia mi regala un’emozione.
Il pettirosso barcolla lentamente verso di me con un’ala spezzata e si adagia dolcemente sulla mia mano calda. Chiude gli occhi e smette di cantare. I miei occhi bruciano, non sento più il dolce suono di quel canto angelico e il mio cuore si ferma. Apro gli occhi e vedo la fine del mondo in un campo di margherite. Urlo con tutta la mia forza per far andare via il dolore, ma le mie corde si spezzano e il mio canto non può più nascondersi. Finisco per cadere nel baratro della disperazione e lentamente sento il mio capo adagiarsi verso il becco del pettirosso.
E fu quasi come un dolce canto il dolore che lentamente si adagiò sul mio cuore.
And I don't get along with anyone
Maybe I'm the problem
Maybe I'm the problem
Maybe I, maybe I, maybe I'm the problem
Maybe I, maybe I, maybe I'm the problem
Maybe I, maybe I, maybe I'm the problem
Maybe I, maybe I, maybe I'm the problem
Maybe I, maybe I, maybe I'm the problem
Maybe I, maybe I, maybe I'm the problem
E sono di nuovo a casa, nel silenzio della mia camera.
Nella solitudine di questo corpo. E mi cambio i vestiti.
Abbandonato ai miei pensieri, nello spazio più vuoto di tutti.
E mi sdraio, per non pensare più.
E il silenzio scompare in un frastuono di grida.
Che tanto le sento solo io 'sti lamenti.
Chi vuoi che mi capisca?
Dormo che è meglio, va' .
Chissà chi sono quando nessuno mi vede.
Forse sono quella fragile persona che scrive.
Forse sono la solita persona che non riesce a comunicare in maniera efficace con gli altri.
Forse sono un guscio vuoto senza passioni, dolori, amori o pensieri.
Forse una delle centomila maschere che ho creato per illudermi di essere qualcuno che non sono.
Forse non sono neanche vivo.
E forse appaio un po' strano anche se nessuno mi vede, nel buio del mio corpo, nel vuoto della mia mente.
E forse, sarà che sono stanco, ma forse non sono nient'altro che l'idea che ho costruito di me stesso, plasmata da quello che pensavo fosse il meglio per gli altri.
E forse non me lo meritavo.
No, non me lo meritavo.
Voglio stare con te.
Parlarti per ore e ascoltarti per anni.
Voglio sentire la tua voce, guardarti negli occhi e baciarti.
Dirti che ti amo e innamorarmi ancora di te.
Voglio sentirti dire che la gente è pazza, che sei stanca, che sei arrabbiata, che sei triste, che sei felice, che hai voglia di me e che mi ami.
E poi silenzio.
E poi noi.
Ti voglio qui con me quando fa freddo.
Perché senza di te il mio buio fa male, e con te mi dimentico di qualsiasi cosa.
Il mio equilibrio si è rotto di nuovo.
Non riesco a dormire e se dormo lo faccio male.
Mi fermo a guardare il vuoto e piango. Piango perché mi sento un errore, un fallimento, qualcuno che non riesce neanche a comporre delle frasi di senso compiuto.
Certo, i miei problemi possono sempre essere messi in secondo piano. E intanto rimango indietro, nessuno mi parla davvero, né prova ad ascoltarmi...
Perché tanto posso aspettare.
Perché tanto posso aspettare cosa? Che tutti mi voltino le spalle? Che nessuno si accorga che esisto e che voglio sentirmi vivo e parte di qualcosa?
Mi sono rotto di nuovo. Le maschere non tengono più. I sorrisi hanno un gusto amaro, e le mie parole sono sempre più confuse e distanti.
Non ho più un dialogo con me stesso, né con gli altri.
Non ho più un muro pronto a proteggermi.
Non ho più nulla se non delle maschere di carta che bruciano con niente.
Ed è tutto così frustrante e doloroso che mi viene solo da piangere, mentre fuori sorrido e faccio finta di niente.
Perché tanto posso aspettare.
E nel frattempo sono lì, in quella stanza buia, pronto a uscire non appena qualcuno busserà alla mia porta.
Il problema è che posso aspettare quanto voglio, perché tanto quella porta non esiste, non nel mio buio.
... voglio sentirmi di nuovo vivo per quei 5 minuti, perché ora come ora, io vivo non mi ci sento proprio.
Sono un po' stanco
Demotivato
Senza più forze
Con un peso che mi schiaccia
Questi giorni va così
Pazienza
Vorrei le tue lacrime scendere dal mio viso, in un gioco di riflessi che solo io e te conosciamo.
E vorrei le tue labbra sul mio collo, mentre ti guardo nuda a giocare con le mie preoccupazioni.
E mi baci ancora.
E piangi un'altra volta.
Vorrei che quella lacrime non fossero tue. Vorrei poterti baciare ancora una volta e dirti che sei bellissima, che sei la donna più forte che abbia mai conosciuto.
Mi riguardo allo specchio e vedo un guscio vuoto. Non sento più i miei ego, non vedo più il cielo pieno di stelle nere. Ma il vuoto mi opprime, mi logora... mi bacia sulla fronte per dirmi che va tutto bene.
E mi pugnala, mi brucia, mi scaglia a terra e mi insulta.
Mi accarezza.
Una goccia mi sfiora la guancia.
E tu piangi ancora, ma senza guardarmi.
Vieni, entra e coglimi, saggiami provami ...
comprimimi discioglimi tormentami ...
infiammami programmami rinnovami.
Accelera ... rallenta ... disorientami.
Cuocimi bollimi addentami ... covami.
Poi fondimi e confondimi ... spaventami ...
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami ... ardimi bruciami arroventami.
Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami ...
dissociami divorami ... comprovami.
Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra ... riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.
- Patrizia Valduga