Fuori posto.
Non mi sono mai sentita così tanto fuori posto come in quell’assemblea con le compagne e i compagni di sempre. Sentivo che quello spazio politico, che tanto avevo difeso, non mi apparteneva più. Trovavo pecche ovunque: dalla mancanza di sintesi, all’accavallarsi di interventi tutti al maschile, al riverbero delle cose dette negli anni e mai realizzate. E poi c’era lui. E lui era la causa dello smaterializzarsi delle mie aspettative. Condividevo ogni sua parola, eppure continuavo a ripetermi che era un ipocrita. In lui rivedevo tutte le delusioni politiche e romantiche degli ultimi anni. Quando è intervenuto, non riuscivo a guardarlo negli occhi. Lo immaginavo sul suo letto, mentre mi scriveva e si toccava. La sedia su cui ero poggiata ha iniziato a vacillare: perché ero lì? Avrei dovuto ringraziarlo per avermi coinvolta? Allora tornavo indietro con la mente per provare a ripercorrere le tappe e soffrivo al solo pensiero di essere finita in quella stanza non perché qualcuno là in mezzo provasse della stima nei miei confronti, ma perché, in buona sostanza e senza girarci intorno, io ero quella con cui lui avrebbe voluto avere un rapporto. Così andavano interpretati gli sguardi incerti di alcuni dei presenti, come a dire “ma che ci fa qui?”, “chi l’ha chiamata?” - d’altronde, ciò che si scrive in direct, resta sui social. Che ne sanno loro dei retroscena di vita privata del più illuminato del gruppo? Che ne sa lui del bisogno di vedersi riconosciute dalla propria comunità capacità, tenacia e ambizione? Niente. E io mi ero trascinata in un luogo in cui c’era un documento politico redatto da non so chi, condiviso in un gruppo al quale non appartengo. Anche io avevo le mie colpe: mi ero trascinata in quel posto, spinta da non so qualche sogno velleitario di riconquista di uno spazio e di tornare a fare politica nel modo in cui avevo amato negli ultimi otto anni, per metter fine a quella tristezza profonda che provavo ogni volta che entravo in una cabina elettorale. Ma la storia insegna che i problemi non si risolvono nelle urne, né con i proclami, ed io continuo a leggere senza mai imparare.


















