Di tutti i libri che ho letto nella mia vita, la maggior parte, per mia fortuna, mi sono piaciuti. Alcuni più, alcuni meno, ma comunque ne ho quasi sempre tratto quel sottile godimento unito alla soddisfazione che, per come sono fatta, provo nel momento in cui porto una cosa a termine. Finire un libro, una storia lunga o corta che sia, per me significa aver fatto un viaggio che è, nel suo epilogo, una forma di compimento per l’anima. Stavolta, tuttavia, questo tipo di sensazioni cedono il passo ad una solitudine e ad una nostalgia che solo una storia veramente intensa, potente e, dunque, indimenticabile può lasciare. Un libro fatto di personaggi autentici, volitivi, che ho amato, giudicato, e, infine, compreso, come fossero persone reali. A partire da Scarlett O’Hara, una donna capricciosa, egocentrica e materialista fino all’osso, troppo pragmatica per sapersi concentrare sulle emozioni altrui e, allo stesso tempo, abbastanza pragmatica da saper fronteggiare, come nessun altro, il completo stravolgimento del mondo nel quale e per il quale è stata cresciuta. Il mondo degli Stati del sud, prima della guerra civile, prima della vittoria nordista, quando la ricchezza erano le piantagioni di cotone e il possesso di schiavi. Questo libro parla di qualcosa che non conosco e che non capirò mai fino in fondo, e lo fa suscitando una curiosità insaziabile per il pezzo di Storia che racconta. Lo fa con estrema potenza, con una caratterizzazione di tutti coloro che compongono questa storia, che me li farà ricordare per lunghissimo tempo. Non parlo mai così tanto di ciò che leggo perché ritengo di non avere mai le parole giuste per farlo, perché il libro dovrebbe parlare da sé ed io posso solo limitarmi a consigliarlo. Con Via col vento ho però dovuto istintivamente esprimermi, perché mi si è scolpito nel cuore e so che non lo lascerò mai andare.












