seen from Germany

seen from United States
seen from Germany
seen from Egypt

seen from United States

seen from Iceland
seen from Australia
seen from United States
seen from Ireland

seen from United States

seen from Iceland
seen from Belarus

seen from Australia

seen from Germany
seen from United States
seen from United States
seen from Germany
seen from Saudi Arabia
seen from Singapore
seen from Brazil
“ Cucina e pulizie erano sempre eventi eccezionali con lei, che dipendevano dal suo umore, dall’improvvisa voglia di passare la cera, pulire i muri, preparare una torta per farci una sorpresa. Così, nonostante i conti da fare, le clienti da servire, il magazzino da rifornire, con l’arrivo della bella stagione aveva il tempo di alzarsi alle cinque per sarchiare il terreno dei cespugli di rose e di quel fiorellino rosso, la «disperazione del pittore», e poi venire a svegliarmi e strofinarmi le guance con la rugiada di maggio, «dà un bel colorito». Soprattutto, ovunque, in qualunque momento, poteva immergersi nella lettura. È per questo il motivo che la reputo superiore a mio padre, il quale sfoglia appena le pagine di cronaca locale del giornale prima di cena. A lei invidio l’espressione strana, impenetrabile, distante da me, da noi, il silenzio in cui sprofonda, il corpo di colpo gravato da un’immobilità perfetta. Nel pomeriggio, di sera, la domenica, tira fuori un giornale, un libro preso in prestito dalla biblioteca comunale, o talvolta persino comprato. Mio padre le urla «sto parlando con te!, ma non ti stufi di tutti ’sti romanzi?», lei ribatte «lasciami in pace, devo sapere come va a finire!». Non vedo l’ora di saper leggere, per poter capire quelle lunghe storie senza figure che la appassionano tanto.
Poi arriva il giorno in cui le parole dei suoi libri perdono la loro farfugliante pesantezza. E allora avviene il miracolo, non sto più leggendo, sono in America, ho diciott’anni, servitù nera a mia disposizione, e mi chiamo Rossella, le frasi iniziano a correre verso un finale che vorrei poter rimandare. Il titolo è Via col vento. Davanti alle clienti, lei mi indicava ed esclamava «e pensi che ha soltanto nove anni e mezzo», poi, rivolta a me, «è bello, vero?». Io rispondevo «sì». E basta, non è mai stata brava a spiegare come si sentiva, o quel che pensava. Eppure ci capivamo. A partire da allora abbiamo condiviso quelle vite immaginarie che mio padre ignorava o disprezzava, a seconda, «però pure voi, perdere tempo dietro a quelle balle lì». Mia madre gli rispondeva piccata, sei solo invidioso. Io le presto i miei volumi della Biblioteca verde, Jane Eyre e Storia di un fanciullo di Daudet, lei mi passa i numeri di Les Veillées des chaumières con le storie a puntate, e dal suo armadio rubo i romanzi che mi ha proibito, Una vita e Gli dei hanno sete. Insieme ci fermavamo a guardare la vetrina del libraio di place des Belges, certe volte mi proponeva «vuoi che te ne compro uno?». Come in pasticceria, davanti alle meringhe e ai torroncini, lo stesso appetito, e anche la stessa sensazione che si trattasse di una concessione eccentrica. «Allora che dici, ti fa piacere?» Era il libraio che ci consigliava, che sceglieva per noi, unica differenza rispetto ai dolci dal pasticciere, a parte Delly e Daphne du Maurier si sentiva poco ferrata. La libreria sapeva di asciutto, di polvere secca, piacevole. «Lo dia a mia figlia» diceva lei prima di pagare. Mi prometteva che un giorno mi avrebbe fatto leggere un grande libro, Furore e non voleva o non sapeva raccontarmi di cosa parlasse, «quando diventi grande». Era magnifico, per me, sapere che una storia così bella era lì ad aspettarmi, magari intorno ai quindici anni, come le mestruazioni, come l’amore. Fra le numerose ragioni per voler crescere c’era anche quella di avere il diritto di leggere tutti i libri. “
Annie Ernaux, La donna gelata, traduzione di Lorenzo Flabbi, Roma, L'Orma editore (collana Kreuzville Aleph), 2021¹, pp. 24-26.
[1ª Edizione originale: La Femme gelée, Paris, Éditions Gallimard, 1981]
Quello che la gente sembra non capire è che si può guadagnare tanto denaro nel naufragio di una civiltà come nella costruzione di un'altra.
M. Mitchell, Via col Vento
Ok, si dice Rossella, ho commesso un errore terribile, forse il peggiore che potessi fare , forse una caterva di errori, me ne assumo la responsabilità. Ma non lascerò che condizioni per sempre la mia vita da qui in poi. Posso affrontarlo. Posso rimediare. Posso andare oltre.
Dopotutto, domani è un altro giorno.
[...]
Insomma, tu hai fatto un errore, palate di errori magari, ma tu non sei quegli errori.
[...]
Possiamo prenderci del tempo per sfogare la tristezza, ma dobbiamo aver chiaro che noi stesse siamo il punto da cui ripartire: non siamo esseri bidimensionali, abbiamo mille sfaccettature, abbiamo fatto molte cose nella vita, e non tutte sono state sbagliate.
Cit. "L'amore si impara leggendo" con riferimenti a "Via col vento"
Che bello girare per casa con le tette al vento.
Di tutti i libri che ho letto nella mia vita, la maggior parte, per mia fortuna, mi sono piaciuti. Alcuni più, alcuni meno, ma comunque ne ho quasi sempre tratto quel sottile godimento unito alla soddisfazione che, per come sono fatta, provo nel momento in cui porto una cosa a termine. Finire un libro, una storia lunga o corta che sia, per me significa aver fatto un viaggio che è, nel suo epilogo, una forma di compimento per l’anima. Stavolta, tuttavia, questo tipo di sensazioni cedono il passo ad una solitudine e ad una nostalgia che solo una storia veramente intensa, potente e, dunque, indimenticabile può lasciare. Un libro fatto di personaggi autentici, volitivi, che ho amato, giudicato, e, infine, compreso, come fossero persone reali. A partire da Scarlett O’Hara, una donna capricciosa, egocentrica e materialista fino all’osso, troppo pragmatica per sapersi concentrare sulle emozioni altrui e, allo stesso tempo, abbastanza pragmatica da saper fronteggiare, come nessun altro, il completo stravolgimento del mondo nel quale e per il quale è stata cresciuta. Il mondo degli Stati del sud, prima della guerra civile, prima della vittoria nordista, quando la ricchezza erano le piantagioni di cotone e il possesso di schiavi. Questo libro parla di qualcosa che non conosco e che non capirò mai fino in fondo, e lo fa suscitando una curiosità insaziabile per il pezzo di Storia che racconta. Lo fa con estrema potenza, con una caratterizzazione di tutti coloro che compongono questa storia, che me li farà ricordare per lunghissimo tempo. Non parlo mai così tanto di ciò che leggo perché ritengo di non avere mai le parole giuste per farlo, perché il libro dovrebbe parlare da sé ed io posso solo limitarmi a consigliarlo. Con Via col vento ho però dovuto istintivamente esprimermi, perché mi si è scolpito nel cuore e so che non lo lascerò mai andare.
VIA COL VENTO (1984) - CIAK