[✎ ITA] ELLE Korea : JIN dei BTS e la su intervista più diretta - “La musica mi ha dato tutto ciò che ho oggi nella mia vita” | 27.07.2026
🗞 ELLE Korea Agosto 2026 :: 27. 07. 2026
JIN dei BTS e la Sua Intervista Più Diretta:
“ La musica mi ha dato tutto ciò che ho oggi nella mia vita ” __ JIN
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Un uomo che sa definirsi chiaramente con poche frasi dirette, invece di perdersi in tanti fronzoli e parole inutili.
Nuovo, più intenso ed indomabile ma sempre nel suo modo unico e raro.
Un Jin più attuale che mai
ELLE: Ispirandoci alla collezione Moda Uomo 'Free-spirited' di Gucci, volevamo catturare un lato di Jin che fosse più grezzo, naturale e probabilmente meno noto. L'hai trovato un po' inconsueto anche tu? Perché, beh, solitamente hai la compostezza da 'uomo confuciano' (ride).
JIN: Quando mi sono guardato allo specchio, è stato un po' straniante vedermi così. Ma, dopotutto, sono un idol. Se è richiesto un concept specifico, sono più che disposto ad adattarmici (ride).
ELLE: Sul palco ti trasformi in una persona ancora diversa. Ora che stai girando vari stadi in tutto il mondo per il tour ARIRANG, ci sono giorni in cui sembri sull'orlo delle lacrime e altri in cui la tua espressione è la più gioiosa in assoluto.
JIN: In realtà, non credo di aver mai cercato di trattenere le lacrime. Forse, allora, ho sempre un'espressione dolente in viso (ride). Perché anche quando non sto piangendo, a volte la gente pensa io stia trattenendo le lacrime. Invece, so per certo quali sono i momenti che mi rendono più felice. Ovviamente, è quando vedo le/gli ARMY divertirsi. Quando vedo tutti quei volti sorridenti, viene naturale da sorridere anche a me.
ELLE: Ad esempio, dopo che - in occasione del vostro anniversario, presso il Busan Asiad Main Stadium - avete eseguito la versione coreana di ‘NORMAL’, in molti hanno notato e commentato le tue espressioni e presenza scenica. Tu che ricordo hai di quella performance?
JIN: Ecco, a dire il vero... durante ‘NORMAL’ c'è una parte pensata perché il pubblico muova le mani a tempo. Quella sera, ero talmente concentrato su quel segmento e sul testo da cantare, che non ho neppure avuto modo di lasciarmi andare alle emozioni. Cioè, era la prima volta, dopo mesi che la eseguivamo in inglese, in cui dovevo cantare ‘NORMAL’ in coreano, quindi ero concentrato sul non sbagliare il testo (ride).
ELLE: Sempre estremamente attento e preciso, non avevamo dubbi (ride). Questo vostro quinto album full-lenght è il primo cui ha lavorato il gruppo al completo, dopo diverso tempo. Sicuramente ne avrai già tanti bei ricordi, ma se ti chiedessimo qual è stato il momento o aneddoto più memorabile?
JIN: Direi l'inizio del tour, a Goyang. Quel giorno è venuto giù un vero e proprio acquazzone. Di solito, quando piove si apre l'ombrello o si sta al riparo, al chiuso, ma ovviamente noi non potevamo, essendo sul palco. Alla fine, inevitabilmente, eravamo bagnati fradici da capo a piedi. Non capita tutti i giorni di prendersi un tale acquazzone, no? Quindi sì, in fin dei conti, è stato divertente.
ELLE: Personalmente, abbiamo trovato la tua espressività e modo di esibirti e porti sul palco davvero inediti e corroboranti, nel corso di questo tour. Specialmente durante performance come ‘NORMAL’, ‘Into the Sun’ e ‘Like Animals’, il tuo canto era quasi un 'ululato' - specialmente nelle parti più acute. Insomma, l'impressione è che tu stessi riversando ancor più sentimento nell'interpretazione di quei brani.
JIN: Sono onorato vi abbiate trovato un significato così profondo. Ecco, sì, queste canzoni sono più emotive delle precedenti, quindi ho semplicemente cercato di esprimere ogni sentimento al meglio. Sono felice le abbiate ascoltate e percepite con tanta partecipazione emotiva (ride).
ELLE: Ormai è già passato parecchio tempo, ma la tua avventura solista ed il ‘RUNSEOKJIN_EP.TOUR’ hanno decisamente lasciato un segno indelebile nelle nostre menti. Grazie a tutte le trovate brillanti disseminate per i vari concerti—come, ad esempio, il gioco in cui dovevi indovinare il titolo di una tua canzone solo ascoltando il pubblico cantare— sei riuscito a regalare sorrisi e tante risate a tutto il pubblico. C'è forse un motivo in particolare per cui ci tenevi ad allestire uno spettacolo simile?
JIN: Quando le/gli ARMY ridono, non posso fare a meno che ridere con loro. Visto che in generale le nostre performance sono più sul lato professionale e serio, per una volta, ho voluto creare uno spettacolo che fosse più leggero e divertente. Anche i membri mi hanno detto che è stato davvero "particolare" (ride). E, ora che ci penso, ben due delle trovate che ho usato per il mio tour sono poi state incorporate anche nei nostri concerti di gruppo. Trovo sia una svolta non da poco.
ELLE: C'è un momento di quel tour che ci è rimasto particolarmente impresso: quando ti sei sdraiato a terra, nel bel mezzo del palco, e hai cantato ‘The Astronaut’ con lo sguardo puntato al cielo. Anche se il concerto era pensato per portare gioia al tuo pubblico, quell'istante ci è sembrato un dono fatto a te stesso.
JIN: Quella sera, il cielo notturno era davvero bellissimo. Ecco, mentre ci si esibisce, capita di perdersi in altri pensieri, sapete? Quello è stato uno di quei momenti e mi sono trovato a riflettere su quale miracolo fosse esistere, semplicemente esistere ed essere lì, in quell'istante e luogo. Ho fatto un bel respiro, mi sono sdraiato a terra e ho osservato il cielo, ed è stato semplicemente bellissimo. Quindi... sì, credo di essermi smarrito a contemplarlo per un bel po'.
ELLE: Sono già passati 13 anni dal tuo debutto. Ripercorrendo la tua vita – dal momento in cui sei stato ingaggiato alla fermata dell'autobus, fino ad oggi – sono più le cose che sono andate secondo le tue aspettative o quelle inaspettate?
JIN: Beh, diciamo che non sono il tipo da farmi progetti o tante aspettative. Quando mi viene un'idea, d'impulso, chiedo subito se è possibile realizzarla. Se sì, bene, altrimenti lascio perdere e me ne dimentico. Quindi, a dirla tutta, non saprei quantificare con precisione quanto è andato secondo aspettative o meno.
ELLE: Nel corso degli ultimi tre o quattro anni, hai sperimentato un gran numero di “prime volte”. Parliamo ad esempio del meet & greet con abbracci che hai tenuto subito il giorno dopo il tuo congedo, o momenti iconici come “Jin-Wick”, ricreati grazie allo show “Run Seokjin”, o anche le trovate inedite per il tuo tour solista. Qual è la forza motrice che ti ispira e dona sempre nuova energia per proseguire imperterrito verso tutti questi tuoi nuovi inizi?
JIN: Semplicemente, è divertente (ride). A forza di ripetere sempre lo stesso format o contenuti ogni santa volta, si rischia di perdere interesse anche nelle cose più piacevoli. Ecco perché cerco sempre di ideare e portare qualcosa di nuovo. Volevo creare delle esperienze e ricordi divertenti che le/gli ARMY potessero apprezzare appieno.
Se dovessi scegliere un momento o un aspetto del mio lavoro di cui vado fiero, direi il tempo e la dedizione che impiego nel pensare a nuove cose da provare e presentare alle/i fan.
ELLE: Qual è la tua paura più grande, al momento? Ma ho come l'impressione non riceveremo una risposta del tutto onesta (ride).
JIN: In realtà, non c'è nulla di cui io sia effettivamente preoccupato, al momento, ma... come avete detto voi, anche ci fosse qualcosa, non credo ve ne parlerei (ride). Se dicessi che cos'è che mi spaventa o turba, penso le/gli ARMY finirebbero per preoccuparsi, in caso dovessi effettivamente affrontare quella data situazione. E non voglio che si venga a creare quel senso di ansia condivisa tra noi.
ELLE: A giudicare dalla tua risposta, risulta ancor più evidente quanto tu abbia sempre mostrato una premura speciale per le/i fan, affinché non si preoccupino per te. Qual è la ragione che ti spinge a mostrare sempre e solo il tuo lato più solare e spensierato?
JIN: Anche quando mi dedico alle mie passioni ed interessi, cerco sempre di concentrarmi sul lato positivo delle cose. Penso sia normale, no? Le/gli ARMY ci seguono per i bei ricordi che possiamo crearci insieme, quindi non voglio dare loro modo di preoccuparsi per me, non è nel mio stile.
ELLE: Che cosa significa ‘successo’ per te, ora? La tua prospettiva a riguardo è forse cambiata, rispetto agli inizi, o è sempre uguale?
JIN: Ricevo i sorrisi di tantissime persone, ora, e ho avuto modo di provare esperienze che la maggior parte dei miei coetanei non si sarebbe neanche sognata, in età così giovane. Nei primi anni, subito dopo il debutto, la mia preoccupazione principale era semplicemente sopravvivere, tirare avanti. Ora, grazie a tutto l'affetto e al supporto che ricevo, sono altre le mie preoccupazioni. Cose tipo come fare a rendere felici le/gli ARMY... Credo già solo essere cambiato così tanto sia un gran successo.
ELLE: La decisione migliore tu abbia mai preso nel corso della tua vita, finora?
JIN: Beh, diventare membro dei BTS, direi.
ELLE: Ancora adesso, pur dopo tutti gli anni trascorsi insieme, i membri sembrano davvero adorare il loro hyung. Vediamo sempre i più giovani, specialmente JungKook, scherzare apertamente con te, senza paura di mostrare il loro affetto. Ci sono momenti di realizzazione in cui pensi, “Mi vogliono proprio un gran bene”?
JIN: Credo l'affetto sia reciproco. Io stesso voglio loro un sacco di bene, quindi non vedo perché, da parte loro, dovrebbe essere diverso? Io sono il primo a mostrare apertamente tali effusioni e, al contempo, avverto tutto il loro amore nei miei confronti.
ELLE: Quindi, concretamente, quanto vuoi loro bene?
JIN: Tanto quanto è l'affetto che mi dimostrano sempre loro. Credo non ci sia altro da aggiungere. È perfetto così.
ELLE: Il tuo obiettivo è sempre stato quello di rendere felice e portare conforto alla gente attraverso la tua musica, ma quale beneficio hai tratto tu dalla musica?
JIN: Tutto. La musica mi ha dato tutto ciò che, ad oggi, ho nella mia vita.
ELLE: Ultima domanda:cosa significa, per te, essere Kim Seokjin?
JIN: Voglio vivere a modo mio. Ovviamente, ci saranno sempre dei limiti in ciò che posso fare o meno, ma, sì, quello è il tipo di persona che aspiro ad essere.
[✎ ITA] Weverse Magazine , Intervista : BTS WORLD TOUR : ARIRANG | 16.07.2026⠸
🌟 Weverse Magazine 🗞
BTS: "È di 13 anni di storia che noi sette e l'ARMY abbiamo costruito insieme che stiamo parlando"
__ “BTS WORLD TOUR : ARIRANG” : Intervista __
16. 07. 2026 , Twitter | Orig. KOR | 📷 foto
Weverse Magazine - Everything K-POP and More! - 위버스 매거진
Ed eccoli, tutti e sette di nuovo insieme sul palco. Lì, sotto le luci della ribalta, insieme alle/gli ARMY. Per capire come mai il “BTS WORLD TOUR : ARIRANG” sia circondato da così tanto entusiasmo, vi bastano questi due fatti. La domanda fondamentale che ha accompagnato ed introdotto “ARIRANG”, il nuovo album dei BTS, è “What is your love song / Qual è la tua canzone d'amore?” E la risposta inizia ad affiorare nelle loro performance, cariche come sono di tutta la nostalgia e del desiderio che li hanno accompagnati nel loro percorso verso il comeback, le voci delle/gli ARMY che – come sempre – li accompagnano.
Ora che il loro tour è in ballo fin da aprile, abbiamo chiesto a tutti e sette cos'è che rimane loro più impresso, a fine concerti.
Il documentario “BTS: THE RETURN” si apre con le riflessioni di Jin riguardo il tour e quanto sia difficile. Eppure, hai comunque proposto di prolungarlo.
Jin: Prima di iniziare il servizio militare, ci eravamo detti, “Quando saremo tutti in congedo, dobbiamo andare a trovare le/gli ARMY in tutti quei luoghi che non abbiamo potuto visitare durante il COVID.” Non era un progetto organizzato ufficialmente con l'agenzia. In quello stadio, era ancora solo una promessa che ci siamo fatti tra noi membri, prima di arruolarci—andare in tutti quei luoghi dove le/i fan ci stavano aspettando. Se un artista che ci piace facesse un tour e il nostro fosse l'unico Paese che non è incluso, ovviamente ci staremmo male, e non volevamo le/gli ARMY dovessero provare quella sensazione. Quando leggo i messaggi in cui ci ringraziano per essere andati nel loro Paese, significa moltissimo per me. Tanto, prima o poi, avremmo dovuto farlo, ed ora – finalmente – è arrivato quel momento.
Un dettaglio che abbiamo notato, riguardo il tour, è che non ci sono canzoni soliste o sub-unit, e che il focus è posto, invece, sul gruppo, sul vostro essere di nuovo tutti e sette insieme. Questi concerti, insomma, sono una chiara riprova di quanto i BTS siano uniti.
JungKook: Avete colto perfettamente le nostre intenzioni. Ormai, non è più così scontato che una band faccia solo più canzoni di gruppo nei suoi concerti. Ma noi volevamo ricordare a chi ci segue chi sono i BTS e come siamo tutti insieme. Visto che è trascorso un sacco di tempo dal nostro ultimo tour, abbiamo preferito portare quell'energia che solo tutti e sette insieme sappiamo tirar fuori. Ovviamente, questo rende il tutto un goccio più difficile, ma volevamo che il pubblico cogliesse appieno quell'atmosfera di complicità che solo come band al completo possiamo creare, dall'inizio alla fine dei concerti.
V: Eravamo tutti d'accordo che fosse più importante concentrarci sul gruppo, invece che su sub-unit o canzoni soliste. Credo questo sia l'aspetto clou di questo tour. Essere di nuovo tutti e sette insieme, dopo tanto tempo, è davvero speciale ed è anche un modo per mettere in chiaro che abbiamo intenzione di continuare su questo percorso insieme.
RM: Volevamo spostare l'attenzione sui BTS, sulla nostra identità di gruppo - che è ciò che ci ha permesso di arrivare tutti insieme fino a qui. Ora, siamo ad uno stadio della nostra carriera in cui, a seconda di ciò su cui decidiamo di riversare le nostre energie, i risultati possono variare drasticamente, sia in bene che in peggio. Ma non sto cercando giustificazioni o di dare una spiegazione esaustiva. Semplicemente, è ciò che penso e proviamo tutti, al momento. Sentiamo di dover fare qualcosa per dimostrare che il gruppo è la nostra priorità, ora che siamo tornati dopo così tanto tempo d'assenza. In fin dei conti, è di 13 anni di storia che noi sette e le/gli ARMY abbiamo costruito insieme che stiamo parlando.
SUGA: Credo sia proprio tipico dei “Bangtan” essere sempre sulla stessa lunghezza d'onda, anche dopo tutti questi anni.
Nel documentario “BTS: THE RETURN”, Jimin parla di come “esibirsi insieme e dal vivo” sia “parte della nostra natura e destino. Quindi, adesso, non ci resta che concentrarci su ciò che dobbiamo fare.” Ora che – più che mai - siete forti di quel senso di appartenenza al gruppo, che cosa significa potervi esibire insieme?
Jimin: Non credo servano parole particolarmente grandiose per descriverlo. L'importante è che le/gli ARMY siano sempre lì con noi e ogni spettacolo diventa subito speciale—Perché, dopotutto, noi siamo performer e le/gli ARMY sono lì per noi, per assistere alle nostre performance. Il nostro lavoro consiste nell'esibirci al meglio delle nostre capacità ed assicurarci che il tempo e la dedizione spese dalle/gli ARMY per venirci a vedere siano valsi la pena. Quindi, sì, credo sia qualcosa che dobbiamo assolutamente fare per loro, dare il massimo in ciò che facciamo. Ogni volta che salgo sul palco, porto con me quel senso di responsabilità.
j-hope: Questo tour è anche l'inizio di un processo di evoluzione. Sapevamo che dovevamo essere noi a prendere l'iniziativa in tal senso, definendo i dettagli man mano, e che questo era ciò di cui avevamo bisogno per passare al livello successivo. Quindi abbiamo davvero messo anima e corpo nei preparativi, riflettendo a lungo sul da farsi.
Apparentemente, i concerti sembrano filare liscio ed essere totalmente spensierati, ma immaginiamo ci sia tanto lavoro ed attenta coordinazione, dietro le quinte. Il concerto si apre con le melodie tradizionali della musica gugak, che ben simboleggia il tema portante di questo tour, poi partite a capofitto con “Hooligan”, che vede j-hope come apri-pista.
j-hope: Ognuno di noi ha il suo modo di fare le cose—certe abitudini e piccoli gesti sviluppati nel corso degli anni—ma, in questo caso, ho cercato di distanziarmi da tutto ciò. Dato che sono io a dare il la, aprendo il concerto con i primi versi di “Hooligan”, ho pensato fosse necessario che l'inizio avesse maggiore impatto. Dunque ho cercato di concentrare tutte le mie energie sull'aspetto visivo e performativo. E siccome le date sono tante e la set list è sempre uguale, cerco di introdurre un qualche dettaglio o mossa vagamente differente ad ogni spettacolo, così che l'esibizione sia indimenticabile. Quello è il bello dei tour—e rappresenta quel qualcosa in più, specialmente per le/gli ARMY che assistono a più di una serata! Non so se stia effettivamente funzionando ma, quanto meno, non è più qualcosa di cui preoccuparmi (ride). Di questi tempi, sto cercando di essere più sicuro di me, di fare tutto il necessario, ma con i miei modi e tempi.
Nel corso dello show, sono tanti i passi che muovete per tutto il palco e, nel caso di Jimin, anche quel dettaglio sembra essere una forma di espressione creativa. A questo proposito, su cosa ti sei concentrato maggiormente in fase di preparativi per il tour?
Jimin: Volevo che il concerto fosse – dall'inizio alla fine – tutta un'unica esperienza immersiva. Quindi il mio obiettivo e focus non era tanto “Ok, su questo brano devo muovermi così per dare questa certa impressione”, ma più il risultato di un'attenta riflessione. Mi sono chiesto, “Che significato ha questa canzone per me?”.
Il momento in cui – in “Run BTS” - JungKook afferra al volo il drone ha suscitato particolare interesse nel pubblico. Sembra un gesto talmente naturale, che all'inizio molti pensavano fosse frutto di un'improvvisazione. Com'è nata questa idea?
Jung Kook: Quella parte è stata una trovata intenzionale. L'idea è venuta al regista e alla fine abbiamo deciso di fare un tentativo. Durante le prove, però, il drone si è pure andato a schiantare al suolo. Ho sempre parecchia ansia di mancare la presa (ride).
Quando è il momento di “SWIM”, a set list più inoltrata, l'atmosfera si fa ancor più sentimentale. RM ha precedentemente specificato che la canzone non è né “un ordine” né “un'esortazione”, ma è semplicemente “uno stato d'animo”, lo stato esistenziale di chi “si è quasi arreso, ma non è convinto al 100% di voler mollare.” Visto il bagaglio emotivo che si porta dietro questo brano, deve essere davvero pazzesco sentire le/gli ARMY cantarlo insieme a voi, le loro voci che risuonano per tutto lo stadio.
RM: Il significato di “SWIM” non è ancora del tutto definito, continua a mutare di tappa in tappa. Il fatto è che siamo in una fase della nostra carriera del tutto inedita e, nonostante tutti gli imprevisti e colpi di scena, continuiamo sul nostro percorso, passo dopo passo, nota dopo nota. Ecco perché per me la vita è davvero un susseguirsi imperfetto ed imprevedibile di onde e mareggiate, come dice la canzone. Quando arriva il momento di “SWIM”, a volte mi tolgo l'auricolare e sto ad ascoltare le voci del pubblico. Questo mi è di grandissimo aiuto per concentrarmi e prepararmi alla mia parte.
Dopo questa sezione più sentimentale, si passa alla tracce maggiormente impegnative dal punto di vista fisico: “Not Today”, “MIC Drop”, “FYA” e “FIRE”. Infatti, la prima serata di Stanford, alcuni dei membri erano talmente provati da queste esibizioni, che si sono dovuti sdraiare a terra. Ma ciò che ci ha colpito maggiormente è stato come – nonostante le telecamere non vi seguissero sempre - i membri abbiano occupato anche i palchi laterali pur di continuare a ballare e ad interagire attivamente con le/gli ARMY.
Jimin: Durante quella tirata, non penso a nulla. Cerco semplicemente di concentrarmi sulle tracce e di trasmettere l'energia contenuta nelle canzoni attraverso i miei movimenti ed il mio corpo, così che arrivi chiaramente anche alle/gli ARMY.
RM: Forse suonerà come un'esagerazione, ma io, di questo tour, non aspettavo altro arrivasse quel momento. È ciò che più si avvicina alla mia idea di "lasciarsi andare completamente". Solitamente, sono sempre pieno di preoccupazioni e pensieri di vario genere, quindi potermi sfogare, lasciare andare tutto e semplicemente divertirmi in quel modo è una vera e propria botta di adrenalina ed energia. In quei momenti, il me stesso timido ed insicuro svanisce completamente e divento un tutt'uno con il resto del mondo. E sì, è una tirata piuttosto estenuante – le caviglie mi fanno male ancora adesso - ma non posso fare a meno di perdermi ancor più nel momento. È la parte che aspetto con maggiore trepidazione, più di qualsiasi altro segmento dei concerti.
E, infatti, anche quello è uno degli aspetti che rendono questo tour così speciale. Tutti quei momenti e piccole interazioni spontanee condivisi con le/gli ARMY, come V che, in Messico, si è fermato per mangiare un hot dog e per brindare con il pubblico; o Jin che manda il suo tipico bacio volante e chiede agli altri membri di lanciargli una pioggia di coriandoli. Ogni concerto, insomma, ha i suoi momenti speciali ed indimenticabili.
V: Uhm, come posso dire? Semplicemente, mi piace rendere le/gli ARMY felici, quindi se sul momento mi viene qualche spunto, seguo il mio istinto e lo faccio. Voglio farli sorridere, vederli ridere (ride). Anche quando è il momento dei discorsi finali, cerco di non prenderli troppo seriamente. Preferisco chiacchierare del più e del meno e stare sul leggero. Penso così sia più facile strappare loro qualche risata.
Jin: Io sono una persona piuttosto spontanea, quindi, il più delle volte, se vedo qualcosa di interessante, penso: “Oh, potrei provarci anche io.” A ben pensarci, forse anche quella è una forma di pianificazione—solo più libera e spontanea (ride). E poi adoro essere spiritoso e far ridere la gente, quindi non posso fare a meno che pensare cose tipo, “Oh, sicuramente questa cosa li farà ridere”. Cioè, dopotutto, le/gli ARMY si prendono un'intera giornata per venire a vederci, quindi suscitare qualche risata in più penso sia il minimo che possiamo fare.
Vedere le/gli ARMY sventolare la bandiera coreana e cantare il breve estratto di “Arirang” in “Body to Body”, la terza serata a Stanford, credo sia stato un momento di realizzazione. Vedere un brano popolare coreano superare ogni frontiera e diventare una canzone d'amore conosciuta a livello internazionale è davvero un evento storico. Quali sono stati i vostri pensieri nell'assistere a tutto ciò?
j-hope: Mi fa sempre un grandissimo effetto. È davvero straordinario, non saprei come altro descriverlo! Credo che la parte in cui cantiamo “Arirang”, durante “Body to Body”, sia diventata uno dei momenti più iconici tra tutte le cose che avevamo pensato per questo tour. Anzi, credo che ne sia proprio il fulcro—dimenticarsi ogni diversità di lingua, razza, nazione, genere e lasciare che l'amore ci unisca. Sono convinto che anche saper comunicare col pubblico sia un aspetto fondamentale, al di là dell'esibizione di per sé, e che anzi siano due elementi strettamente interconnessi.
In questo tour, sia il passato che il presente dei BTS coesistono. La setlist si rifà principalmente ad “ARIRANG”, ma vi siete ritagliati anche del tempo per interagire con le/gli ARMY attraverso canzoni appartenenti ai vostri primi anni di carriera. Com'è rispolverare quei brani insieme alle/gli ARMY, dopo tutto questo tempo?
Jung Kook: Sono felice. A volte, preso dalla nostalgia, vado a rivedere alcuni dei nostri vecchi video. Chiaramente, non ricordo alla perfezione ogni singolo passo della coreografia, ma sì, quando mi esibisco con quelle canzoni dal vivo, il senso di nostalgia è ancor più forte di quando guardo semplicemente delle esibizioni online. E voglio che le/gli ARMY provino lo stesso.
SUGA: Sono grato che ci siano ancora persone che ascoltano la nostra vecchia musica e che, come noi, si lasciano trasportare dai ricordi a quelle ere ormai concluse. Ognunə delle/gli ARMY è diventatə nostrə fan a suo tempo ed in periodi molto diversi, ma è stato davvero bello e commovente poter creare questo momento di unione e condivisione comune a tutti.
RM ha paragonato il tempo speso al militare al concetto di chronos, ovvero il dipanarsi cronologico di un lasso di tempo chiaramente misurabile, mentre il tempo speso con il gruppo al kairos, un momento specifico e prezioso nella nostra vita, che è carico di significato di per sé, al di là del tempo che scorre. Immaginiamo dunque che anche questo tour ricada nella categoria kairos, visti tutti i ricordi che vi state creando nel visitare così tanti Paesi e le esperienze condivise con le/gli ARMY. Quali momenti del tour etichettereste come kairos?
RM: È ciò che provo ogni qual volta ho l'occasione di visitare i luoghi e le attrazioni veramente tipici di una città. Specialmente quando è qualcosa di inaspettato... Quando vado a visitare un museo o un'attrazione turistica nota, le mie aspettative sono già talmente alte che difficilmente ne rimarrò davvero impressionato. Invece, quando mi imbatto casualmente in un ristorante, una caffetteria o in negozietti particolari, mentre vago per la città, riesco veramente ad immergermi e a vivere l'atmosfera di quel luogo. Perché penso, tipo, “Quindi è così che vivono le persone di qui, è così che vivono le/gli ARMY. Questo è ciò che vedono e fanno tutti i giorni, nel loro quotidiano.” Sono momenti davvero preziosi, per me.
E, a questo proposito, sembrerebbe che V si sia particolarmente impegnato su quel fronte per creare quanti più ricordi di gruppo possibile, nel corso del tour. Jin lo ha pure chiamato l' “esperto di cultura”, durante la diretta Weverse del 3 maggio. Qual è l'ispirazione che sta dietro questa ricerca di piccole gioie quotidiane in ogni città che visitate? - Parliamo, ad esempio, di cose tipo la pizza che V ha consigliato alle/gli ARMY durante le serate allo stadio di Stanford.
V: Ne abbiamo parlato insieme ed abbiamo deciso di sfruttare al meglio il tempo libero che avremmo avuto, al di là dei concerti, e personalmente ci tenevo a tenere alto il morale e l'energia dei membri durante tutto il tour, così da non stancarci troppo. È così che mi sono reinventato uno degli "esperti" in materia di ristoranti e pickleball, e non faccio che insistere con gli altri perché vengano con me (ride). È una cosa che ho proprio notato: crearsi questi piccoli momenti felici durante il tour non può che rendere il tutto un'esperienza molto più gradevole e leggera.
Abbiamo anche notato che SUGA sta postando foto dal retroscena di ogni tappa del tour, su Instagram; e hai anche documentato la maratona cui hai partecipato a Stanford, via vlog. Che cosa ti ha spinto a creare contenuti simili?
SUGA: Semplicemente, mi andava di farlo. Non potrò mai dimenticare tutto il supporto che le/gli ARMY ci dimostrano, cerco sempre di tenerlo a mente. Però, a dirla tutta, ho pensato di creare quel vlog semplicemente perché credevo le/gli ARMY lo avrebbero apprezzato, e sono felice di averci visto giusto.
In precedenza, RM ha definito il percorso artistico dei BTS come “un sentiero mai battuto prima”, e sembrerebbe che questo vostro tour si inscriva perfettamente in quella descrizione. Cos'è che avete capito o realizzato nel corso di questa avventura inedita, ora che siete in viaggio fin da aprile ed avete visitato così tanti luoghi?
RM: Bella domanda, anche piuttosto complessa, non è facile rispondere con chiarezza, penso. C'è però una cosa di cui sono completamente sicuro, e di cui ho avuto forte la riconferma durante il tour, ovvero che i 10 anni e passa che abbiamo speso portando avanti questa carriera insieme non sono assolutamente svaniti né sbiaditi col tempo. Nel corso degli anni, abbiamo cantato così tante canzoni, sviluppato amicizie e relazioni genuine e forti, e credo questo tour sia il risultato di tutto quel tempo speso insieme e che abbia finalmente gettato nuova luce su tutti questi aspetti, dopo la lunga attesa. Cioè, a volte mi fermo e penso, “Wow, lo facciamo da 13 anni. È davvero qualcosa di cui essere grati e fieri.”
E, in fin dei conti, l' “ARIRANG” tour rappresenta, sì, una nuova era per i BTS 2.0, ma anche l'opportunità per i membri per riflettere a fondo sulla propria identità di gruppo e sul significato di quel nome, giusto?
Jin: Questi ragazzi sono davvero il massimo, sapete? In precedenza, ho già svolto promozioni e sono addirittura andato in tour da solo, ma ero molto sotto pressione. Ero sempre un po' a disagio, un po' spaventato. Esibirmi senza gli altri mi ha decisamente aperto gli occhi su almeno una cosa—ovvero quanto sono grato di essere parte di questo gruppo, di poter continuare su questo percorso insieme e quanto tutto questo sia prezioso per me. Quando sono insieme a loro, non facciamo che ridere – anche sul palco – e sono talmente felice... non riesco a smettere di sorridere.
Jimin: Questa reunion è stata la chiara riconferma dei sentimenti di gioia e gratitudine che provo quando sono insieme ai membri, e sono davvero riconoscente di potermi di nuovo esibire insieme agli altri. Credo già solo vederci sul palco, tutti e sette insieme, dall'inizio alla fine del tour, la dica lunga su cosa significhi questo gruppo per noi e sull'affetto che ci lega.
j-hope: Nel nostro gruppo, ogni membro è insostituibile. Ognuno di noi ha un proprio ruolo e c'è quel qualcosa, una bellezza e gioia che brillano solo se siamo tutti e sette insieme. Ma, soprattutto, sono convinto il legame che abbiamo con le/i fan in tutto il mondo è tale proprio perché siamo un gruppo e siamo tutti e sette insieme. Dato che questo tour è la prima opportunità, dopo tanto, di tornare a trovare le/gli ARMY, volevamo regalare loro quanto più tempo possibile e farlo come gruppo. Tutto lì.
SUGA: Sono semplicemente felice e grato che, nonostante siano già passati 13 anni, noi sette continuiamo a cantare insieme e abbiamo opportunità preziose come questo tour.
[✎ ITA] Weverse Magazine , Recensione: Resoconto del Tour Mondiale "BTS : ARIRANG" | 13.07.2026⠸
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Resoconto del Tour Mondiale "BTS : ARIRANG"
__ L'era 2.0 porta la "K / coreanità" dei BTS sul palco __
__ di SONG HOORYEONG | 13. 07. 2026
Twitter | Orig. KOR
Weverse Magazine - Everything K-POP and More! - 위버스 매거진
I BTS stanno portando avanti il loro tanto atteso “BTS WORLD TOUR : ARIRANG” fin da aprile. Questa tournée senza precedenti rappresenta le prime performance cui partecipano tutti e sette i ragazzi, dopo la pausa forzata, nonché l'inizio di un nuovo capitolo nella loro carriera: l'era <BTS 2.0>. Attualmente, il gruppo è impegnato con le tappe europee e noi ne abbiamo approfittato per compilare questo primo resoconto dell' “ARIRANG Tour”, prendendo in esame la direzione creativa e processo che hanno permesso di realizzare ed allestire questi spettacoli, i retroscena delle iniziative “THE CITY : ARIRANG”, nonché condividere qualche parola direttamente dal gruppo. Iniziamo, dunque, e cerchiamo di scoprire perché tutto questo entusiasmo—e, come cantano i BTS in apertura di “Body to Body”, “I need the whole stadium to jump! / Vogliamo che tutta la gente allo stadio salti!”
1. Le Tappe del Tour
Il tour “ARIRANG” è iniziato il 9 aprile in Corea, presso il Goyang Stadium e, da allora, ha portato i BTS in vari altri stadi tra America del Nord, Europa, America del Sud, Asia ed Australia. Ad oggi, sono state annunciate la bellezza di 88 date in 34 città, facendo di “ARIRANG” il tour più grande mai organizzato da un artista K-pop. Il concerto in Messico, tenutosi a maggio, è stato il primo show di gruppo nel Paese, dal 2015—dunque un ritorno dopo circa 10 anni e 10 mesi—e l'evento è stato accolto con un entusiasmo strepitoso dalle/i fan locali. Circa 50.000 persone si sono, infatti, riunite nella piazza Zócalo (Piazza della Costituzione), dove il gruppo ha fatto tappa per salutare il pubblico, e altrə 35.000 fan sono accorsə per "assistere" ai concerti della 2a e 3a sera, fuori dallo stadio. Ad ottobre, i ragazzi si esibiranno in Colombia, Perù ed Argentina, e sarà la prima volta che il gruppo salirà sul palco in 7, in questi Paesi.
Il tour nasce dal desiderio dei BTS di riallacciare un contatto diretto con le/gli ARMY, dopo la lunga attesa durata tutta la pandemia ed il successivo servizio militare dei membri. “Di fatto, credo la cosa più importante sia essere finalmente di nuovo tutti e sette insieme”, e assieme all'ARMY, come ha dichiarato RM parlando delle motivazioni che li hanno spinti ad organizzare questo tour. Quando gli è stato chiesto come si sentisse all'idea di imbarcarsi nuovamente in un tour di un anno insieme al gruppo al completo, Jimin ha detto: “A volte, quando siamo tutti insieme sul palco, mi perdo a guardare gli altri membri, ad ascoltarli cantare, e non posso che provare gioia. Sono quelli i momenti in cui mi rendo effettivamente conto che siamo tornati, che affronteremo quanto verrà di nuovo tutti e sette insieme.” E ha poi aggiunto, “e dato che i ragazzi mi conoscono bene, che noi tutti sappiamo - più di chiunque altro - com'è fatto il nostro gruppo e come esibirci insieme, mi sento decisamente più sicuro e sereno.”
2. Set list
“Abbiamo riflettuto molto su quali potessero essere i punti in comune tra il brano tradizionale ‘Arirang’ ed il nuovo album dei BTS, dal titolo omonimo”, ci ha spiegato il direttore del tour, sottolineando poi come “questo brano tradizionale ha, sì, sonorità struggenti, ma accompagnate da un ritmo piuttosto vivace”, e ha aggiunto che l'obiettivo del tour è mettere in risalto “lo spirito coreano, carico di amore, passione e resilienza, in quello che è un ciclo virtuoso ed armonioso che prevede la ricerca dell'heung nell'han”, ovvero trovare gioia e momenti positivi pur nella sofferenza. L'ultimo album dei BTS esplora proprio quel dualismo, in quanto realtà concreta della vita di ognuno. A questo proposito, durante una diretta Weverse, RM ha parlato della traccia “NORMAL” sottolineando che, a dispetto della melodia apparentemente ottimista, il testo è carico di rammarico: “NORMAL è una canzone triste”, ha spiegato l'artista, ma “una parte di me spera che potrete cantarla con gioia.” Il direttore del tour ha rincarato dicendo che la serie di concerti non si distanzia poi molto da questa dinamica; gli spettacoli sono infatti strutturati seguendo una progressione tematica di han (tristezza), heung (gioia) e amore, che – a loro volta – corrispondono a tre sezioni intitolate rispettivamente BTS, COREA e ARIRANG. “Uno degli aspetti chiave discussi in fase di allestimento è stato saper fare nostro lo spirito e le emozioni insiti nel brano tradizionale, pur dandogli una rinfrescata e rimodernata grazie all' ‘ARIRANG dei BTS.”
Il direttore ci ha anche spiegato che, dato che l'album è carico – tra le altre cose – delle “preoccupazioni e del senso di responsabilità all'idea delle aspettative che gravavano sul gruppo, dopo una pausa di quattro anni”, la scelta per il tema del primo atto non poteva che ricadere sulla “idea di han, intessuta però sui BTS”. Ed è proprio per questo motivo che, durante “Run BTS”, quando j-hope rappa i versi “Jimin, V, avete lavorato sodo/ Namjoonie, Hope, avete lavorato sodo / Yoongi hyung, Jin, avete lavorato sodo / JungKook e tuttə quantə, grazie”, la telecamera mostra uno ad uno tutti i membri, come a voler materialmente rendere omaggio e merito ai ragazzi, rassicurandoli e consolandoli rispetto a tutto ciò che hanno fatto e passato. Nella stessa sezione del concerto, troviamo “SWIM”, una canzone che canta di speranza a dispetto della ripetitività della vita, e l'angosciante “Merry Go Round”. Dunque, così come il brano "Arirang" paragona gli alti e bassi della vita alla scalata di una collina, il primo atto del tour diventa una vera e propria riflessione – nonché specchio – delle problematiche e preoccupazioni che i BTS si ritrovano ad affrontare sia come gruppo che individualmente.
Playlist · 21 Songs
Segue un intervallo, e poi il secondo atto che rispecchia ciò che il direttore creativo definisce come “l'heung, lo spirito che contraddistingue il popolo coreano. E questo è il momento in cui i ragazzi possono rilassarsi, lasciarsi andare e divertirsi.” Le esibizioni di “FYA” e “FIRE (FYA mash up)” vedono infatti il gruppo correre a tutta birra, occupando il palco per intero, completamente persi nell'adrenalina dell'istante, mentre esibizioni quali “Body to Body” e “IDOL” - eseguite in rapida successione ed allestite con chiari riferimenti alla cultura coreana – diventano uno dei punti salienti del concerto “amplificando al massimo l'heung (gioia, entusiasmo)”. Nell'ultimo atto, è l'amore a fare da protagonista assoluto. Il direttore ci spiega che questa sezione è stata studiata come l'incontro tra “la canzone ‘Arirang’ e la domanda ‘What is your love song / Qual è la tua canzone d'amore?’, così da enfatizzare al massimo l'affetto e l'amore che legano i BTS all'ARMY.” Uno degli obiettivi principali era, infatti, “riservare una porzione di spettacolo esclusivamente per le/i fan, mettendo in primo piano l'affetto che il gruppo nutre per loro”. Secondo il direttore, infatti, il gruppo desiderava da tanto includere un segmento in cui poter eseguire brani casuali e a sorpresa dal loro repertorio, tracce diverse ad ogni concerto, così da rendere ogni serata speciale a modo suo. Il concerto si chiude con “Into the Sun” e il gruppo scende dal palco principale e si dirige verso il backstage, passando in mezzo al pubblico—simbolicamente stretti nell'abbraccio dell'ARMY, portando con sé ogni residuo di heung e di han, tutta la gioia e la tristezza.
Inizialmente, un hooligan solitario entra correndo sulla scena, un fumogeno in mano. Poi parte l'introduzione di “Hooligan” e fiamme consumano le pergamene tradizionali proiettate sui maxi-schermi. Man mano che altri hooligan occupano il palco, un fitto fumo rosso si diffonde nell'aria fino ad ostruire la visuale e ad inghiottire il corpo di ballo. Fendendo il caos, i BTS vanno a posizionarsi a centro palco e poi “Hooligan”, il brano apri-concerto, ha inizio. “Volevamo discostarci dalla solita formula tipica dei concerti K-pop, seguita anche dai BTS per oltre un decennio, e mostrare concretamente in cosa consiste la nuova era”, spiega il direttore artistico—“Che aspetto hanno questi BTS ‘2.0’.” E prosegue raccontandoci come l'introduzione dovesse dare concretamente e visivamente atto di questo “desiderio di sovvertire completamente la situazione, ora che sono finalmente tornati, e di farlo attraverso ad una messa in scena carica di impatto e di pura energia, come non se n'era ancora mai visti.” Ma, più in generale, è tutta la struttura di questi concerti a distaccarsi dalla formulazione tradizionale delle esibizioni K-pop, e l'introduzione non fa che mettere simbolicamente e concretamente in luce la potente aura e presenza scenica degli artisti, in modo del tutto inedito.
Un altro modo in cui l'ARIRANG Tour riesce ad enfatizzare la passione ed ambizione dei BTS 2.0 è l'uso del palco a 360 gradi. A questo proposito, j-hope ha commentato come i membri sapessero bene che cercare di introdurre qualcosa di così nuovo e diverso non sarebbe stato facile, “dato che i BTS hanno già fatto tantissimi concerti, negli anni”, e ha aggiunto che l'obbiettivo “non era trovare la soluzione perfetta, ma fare del nostro meglio per avvicinarci il più possibile a quel risultato.” Ha poi proseguito osservando che esibirsi in uno stadio significa anche “tenere conto del clima”, ad esempio, oltre che “prestare attenzione ad ogni minimo dettaglio e cambio di direzione, durante i segmenti eseguiti sul palco principale.” Per poi ammettere, “Sì, ci sono state diverse difficoltà ed imprevisti”, strada facendo. Ma evidentemente i risultati sono valsi la pena. “Inizialmente, tutta questo processo e novità mi spaventava, e non è stato facile adattarmici.” Ci ha spiegato ancora j-hope, “ma continuavo ad immaginarci lì, allo stadio, noi BTS e le/gli ARMY. Ora so e sono convinto che questo tour rappresenti un enorme passo avanti per il gruppo.”
“Siamo tutti nati in Corea.” Ha proclamato RM durante l'esibizione di “MIC Drop”, il 12 giugno, ovvero la prima sera delle due date tenutesi a Busan; e questa era anche un modo per sottolineare il messaggio di fondo dell' “ARIRANG” tour. Il direttore creativo ci ha spiegato che era fondamentale mostrare che “le origini dei BTS sono saldamente ancorate in Corea”, aggiungendo poi che l'obiettivo della produzione era “cercare in tutti i modi possibili di introdurre e presentare gli aspetti più tipicamente coreani ad un pubblico globale.”
E questo desiderio di collegare il più naturalmente possibile l'identità del gruppo all'estetica tradizionale coreana permea l'intero impianto scenico di queste esibizioni. Il palco principale, infatti, trae ispirazione dal “Gyeonghoeru, dove i sovrani allestivano i loro banchetti.” La produzione si è quindi immaginata le esibizioni dei BTS su un palco, circondati da un'atmosfera similmente gioiosa. La sezione sovrastante il palcoscenico è stata progettata per assomigliare al tetto dei tradizionali padiglioni nu, oltre ad essere un richiamo al logo dei BTS, quando visto dall'alto. Invece, l'anello centrale del palco è ispirato al simbolo taegeuk che troviamo sulla bandiera sudcoreana, con le passerelle che si diramano esternamente in varie direzioni così come i quattro trigrammi neri dello stendardo (geon, gon, gam e ri). Ma l'estetica coreana è presente in varie forme durante tutto lo spettacolo, come i teli bianchi che vediamo in "SWIM", ispirati alla danza seungmu (danza del monaco). Che si tratti di maschere tradizionali - proiettate su tablet durante "they don't know 'bout us" - o di bandiere e nastri a LED in "IDOL", il concerto non manca di rivisitazioni in chiave moderna della tradizione coreana, né di quella "K- (*coreanità)" che qui è più viva che mai, seppure in forme decisamente più contemporanee.
In breve, le performance di "Body to Body" e "IDOL" incarnano un po' di tutte queste idee. Durante una diretta Weverse, RM ha menzionato di essersi ispirato alla canzone “Hand in Hand” - brano ufficiale delle Olimpiadi di Seoul del 1988 – per ideare il concept di “Body to Body.” Il direttore del tour ci ha spiegato che “l'approccio registico per le esibizioni di ‘Body to Body’ e ‘IDOL’ è ispirato alla danza tradizionale ganggangsullae, già eseguita – infatti – in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici del 1988, in concomitanza con l'ingresso degli atleti”, durante la Parata delle Nazioni. “Il nostro corpo di ballo, composto da 50 back-up dancer, proviene da contesti nazionali e culturali diversi e abbiamo quindi pensato di richiamare le Olimpiadi di Seoul del 1988 - quando persone da tutto il mondo si sono riunite per ballare il ganggangsullae - facendoli sfilare insieme ai ragazzi intorno al palco e lungo i percorsi laterali dello stadio. Quello che volevamo mostrare era la bellezza della Corea insita negli stessi BTS, e cosa significa veramente 'ARIRANG'.”
Allo stesso modo, quando spettatori da tutto il mondo si riversano in uno stadio enorme e cantano in coreano i versi di “Arirang” intessuti in “Body to Body”, questo diventa un simbolo di unità. Questo tour è un'opportunità sia per i BTS che per il loro pubblico di avvicinarsi alle rispettive culture e di diventare un tutt'uno, la musica che si fa tramite e ponte. Come al concerto tenutosi a Stanford il 19 maggio, in occasione delle tappe statunitensi, quando la folla ha sventolato le bandiere sudcoreane durante il breve inserto tradizionale.
A questo proposito, Jin ha menzionato lo “yodel” come esempio di uno stile di canto diventato famoso in tutto il mondo, e si è detto estremamente felice di poter “far conoscere la musica popolare coreana alle/i fan di tutto il mondo e vederlə cantare insieme al nostro gruppo.” Poi ha aggiunto, “Quando, dal palco, vedo la folla che canta insieme a noi quei versi di ‘Arirang’ in ‘Body to Body’, mi sembra quasi di essere in una scena di un film. È qualcosa che non mi sarei mai neppure potuto sognare, ma vederlo con i miei occhi, sapere che è realtà, è come assistere alle scene clou di una pellicola. Se siamo riusciti a presentare ‘Arirang’ alle/i nostrə fan in modo che fosse il più semplice ed accessibile possibile, credo sia merito del fatto che l'abbiamo introdotta loro attraverso la nostra musica.”
4. BTS : The CITY
L'evento “BTS THE CITY ARIRANG” è un festival che si tiene in contemporanea con l' “ARIRANG” tour, nelle città visitate dal gruppo. La prima tappa è stata “THE CITY SEOUL”, tra marzo e aprile, così da coincidere con il rilascio dell'album. Successivamente è stato il turno di “THE CITY LAS VEGAS” a maggio, “THE CITY BUSAN” a giugno, e “THE CITY LONDON” a luglio. “Abbiamo visto quanto fosse felice il pubblico durante i concerti e volevamo che quella gioia potesse durare ancora un po' ”, ci spiega un/a portavoce del progetto, aggiungendo che l'idea da cui è nata questa campagna era “prendere le attività ed iniziative legate alla vita e cultura da fan—o comunque ciò che solitamente sarebbe direttamente interconnesso al concerto—e dipanarle per tutta la città.” L'idea chiave, dunque, è estendere l'avventura dei concerti a tutto lo spazio urbano, offrendo alle/i fan un'esperienza unica e irripetibile, fruibile esclusivamente di persona. Il/la portavoce ha aggiunto che “THE CITY” è “studiato e strutturato di modo che sia le/i fan più sfegatati, che i turisti, finanche la gente del luogo abbiano l'opportunità di entrare in contatto con gli artisti e il loro lavoro, pur nei loro spazi e tempi del quotidiano, immergendosi così con estrema naturalezza in una nuova cultura.”
Andando in giro per il mondo per il tour, i BTS “sono i primi ad immergersi e a godersi il contesto culturale di ogni città e della sua gente”, ha detto j-hope. Similmente, ci ha spiegato il/la portavoce, “THE CITY” si pone l'obiettivo di rendere ogni data ancor più coinvolgente “rispecchiando le specialità culturali della città in cui si svolge, e, al contempo, riallacciando la campagna al messaggio di fondo del loro album, ‘ARIRANG’ ”. “THE CITY SEOUL”, ad esempio, è stato studiato “tenendo conto della commistione di storia e ambienti più moderni e alla mano che caratterizzano la città, così che le/i fan potessero vivere un'esperienza unica ed inedita, mentre visitavano Seoul.” Invece, “THE CITY BUSAN” aveva il compito di “cogliere e trasporre il peso emotivo dell'evento che è stato il ritorno – a casa e sulle scene – del gruppo, cadendo proprio il 13 giugno, ovvero in concomitanza con la BTS FESTA in onore dell'anniversario del gruppo, oltre a commemorare il primo concerto in quella città dopo ben 4 anni.”
“THE CITY LAS VEGAS”, che si è tenuto qualche mese fa, a maggio, è stato la riprova della grandissima forza e prestigio che accompagnano il nome dei BTS, nonché la dimostrazione di quanto l'iniziativa sia cresciuta negli anni. Il/la portavoce con cui abbiamo parlato ci ha descritto quali sono state le reazioni in loco—sia i residenti che i turisti si fermavano e chiedevano, “Tutto questo è davvero per i BTS? Incredibile”—e ha voluto sottolineare specialmente quanto massiva sia stata l'invasione e conquista degli spazi e schermi pubblicitari sulla Strip (uno dei più importanti distretti commerciali di Las Vegas), e in centro, oltre che all'onnipresenza di luci ed illuminazioni – ispirate al colore chiave di 'ARIRANG' – che hanno tinto di rosso tutta la città. La campagna“THE CITY” è stata la prima rassegna a tema musicale in chiave urbana di portata paragonabile ad eventi quali il Super Bowl o la Formula 1. “La campana daejong, che è il simbolo chiave del video preparato per la Sphere, si ispira alla traccia ‘No. 29’, contenuta in ‘ARIRANG’ ”, ci ha spiegato il/la portavoce, facendo riferimento ad una delle principali attrazioni di Las Vegas – nonché l'arena sferica più grande al mondo. “Grazie al riverbero, volevamo catturare l'istante in cui il suono della campana si diffondeva simbolicamente nel cuore di Las Vegas. E poi c'era anche la lanterna cheongsachorong, che richiamava le proiezioni sulla facciata della fortificazione Sungnyemun, viste in occasione di ‘THE CITY SEOUL’. L'idea era raccontare una storia, collegando – di volta in volta – le città interessate dal tour, grazie a queste immagini ed illuminazioni.” E il risultato finale è una perfetta sintonia tra la campagna “THE CITY” ed il tour “ARIRANG”, qualsiasi sia il luogo in cui le due iniziative fanno tappa.
5. ARMY
Nella canzone “Come Over”, SUGA – con voce pacata e dimessa – chiede alle/gli ARMY come stanno: “Mi spiace, ho fatto un po’ tardi, eh? / Voi state bene, tutto a posto, vero?”. E ormai è diventata tradizione che le/i fan rispondano alle scuse per il ritardo con un risonante “nient'affatto!”. A questo proposito, SUGA ha detto: “Sono già più che felice di poter cantare ‘Come Over’ dal vivo, insieme al resto del gruppo, visto che era tanto che non pubblicavamo un album.” E della canzone ha detto, “L'ho buttata giù di getto, trascrivendo i pensieri che mi passavano per la mente, esattamente così com'erano.” Prendendo in prestito le parole di questo brano, allora, potremmo dire che l' “ARIRANG” tour sembra come una riscrittura della storia dei BTS, una “ripartenza”.
Ma anche se si tratta di un nuovo inizio, certe cose non cambiano mai. JungKook continua a filmare e ad editare i suoi vlog on the road, nonostante i tantissimi impegni legati al tour, per poi postarli sul suo Instagram – e non possiamo che ripensare alla sua serie di video Golden Closet Film che, in passato, era solito condividere sul canale YouTube dei BTS. Quando gli è stato chiesto che cosa l'avesse ispirato a creare dei vlog, l'idol ha detto “Mi ricorda quando, in passato, ero solito filmare cose qui e là, così da conservare i miei ricordi non solo tramite foto, ma anche video. E trovo che le riprese siano più affidabili nell'immortalare e ricordare momenti e situazioni specifici, nel tempo. Quindi, sì, ho pensato fosse carino documentare via video le mie giornate per le/gli ARMY, di tanto in tanto!” Un altro prezioso richiamo al passato ci è offerto dal segmento – verso la fine del concerto – in cui i BTS eseguono due canzoni a sorpresa. Per dirla con le parole della rivista britannica “NME”, “Trattandosi dell' ‘ARIRANG’ tour, la maggior parte della set list è tratta dall'album omonimo, ma non manca una spolverata dei brani più 'vecchi'.” Ogni concerto, inoltre, ha le sue tracce a sorpresa dedicate e quest'aspetto non può che rendere lo spettacolo “un tripudio”, nonché un “un tutt'uno di passato e presente.” Lo stesso V ha definito questo segmento come un'esperienza carica di energia positiva e tante emozioni. “Non appena sentiamo una delle canzoni più vecchie, i ricordi di quel periodo ci riaffiorano chiari in mente”, ha commentato. “Immagino sia semplicemente impossibile dimenticare il passato, quindi sono sopraffatto dai ricordi ed è come se il mio corpo si muovesse da solo. Probabilmente è frutto dell'entusiasmo generale, perché sono felice, ma mi ritrovo a ballare senza quasi rendermene conto. Però, sul serio, ci sono alcuni brani che abbiamo provato e riprovato talmente tante volte, in passato, che ormai sono parte indelebile di me. Non credo potrò mai dimenticarli.”
Il 12 giugno, alla prima data di Busan, presso l'Asiad Main Stadium, i BTS hanno sorpreso il pubblico con le performance di “Paldogangsan (*Satoori Rap)” e “Ma City”. In entrambe queste tracce, i BTS cantano di come siano diventati un gruppo dopo essere arrivati a Seoul ognuno dalla rispettiva regione e provincia del Paese (“Da Seoul, Gangwon fino alla Gyongsang-do / dalla provincia di Chungcheong fino a quella del Jeolla / Ditelo a tuttə che siam qua”), mettendo in risalto quanto le loro origini siano varie (“A crescermi è stata quella città”). E tutto questo non fa che riconfermare quanto l'ultimo album ed il tour siano strettamente interconnessi alle radici, origini e alla stessa essenza dei BTS. Come infatti sembra suggerire anche RM, il quale, durante una diretta Weverse, ha definito la fase in cui si trova attualmente il gruppo come “un nuovo inizio per questi sette giovani coreani”. Nella stessa live, il leader si è anche chiesto: “Che cos'è che rende i BTS tanto diversi dagli altri gruppi? Che cos'è che abbiamo fatto fin'ora?” Ciò che possiamo rispondere con sicurezza è che c'è stato un processo di crescita che li ha portati dalle loro città natali a Seoul, dalla Corea al Mondo – conquistando sempre più persone, strada facendo. Quando questo tour giungerà al termine, chissà quale sarà la risposta che i BTS potranno darsi a quella domanda?
“È una cosa su cui rifletto sempre molto ma, una volta pubblicato, è un po' come se quell'album non fosse più nostro”, ha detto RM. Le sue parole rispecchiano quanto più significativo e prezioso stia diventando questo tour, sia per il gruppo che per l'ARMY. “A quel punto, il giudizio ed il livello di gradimento stanno unicamente al pubblico e a chi lo ascolterà. Forse è ancora prematuro dirlo, ma ho come l'impressione che il gruppo sia avviato verso una nuova fase – in ambito lavorativo ma anche personale. Ma non sono ancora del tutto sicuro quale sia questa nuova direzione.” Trasmettere, qui ed ora, la loro storia attraverso la musica.
Dimostrare il proprio valore sul palco e trovare quel significato insieme. Non è dato sapere cosa li aspetta all'orizzonte, ciononostante, i BTS stanno – come sempre – voltando pagina, pronti ad affrontare un nuovo capitolo.
♫ dai BTS per l'ARMY ♪
RM: Ora che ho concluso il servizio militare, questa è l'opportunità di affrontare concretamente la mia vita da 30enne e di andare ad incontrare e ringraziare le/gli ARMY in giro per il mondo, nonché per condividere questa nostra avventura che dura da oltre 10 anni. Spero riusciremo a farvi vivere appieno tutte le emozioni che questo tour ha da dare. Spero sarà divertente, emozionante e che sarà per voi fonte di tante lacrime ma anche tanta gioia.
JIN: Ho partecipato a tanti festival musicali, in passato, e alcuni di quei ricordi mi accompagnano ancor oggi, quasi fossero istantanee. A volte, ripenso a quelle esperienze e mi dico "Quella è stata davvero una giornata indimenticabile", o anche "Vorrei poter tornare a quel giorno." Quindi spero che anche il nostro "ARIRANG" tour vi resterà nel cuore a lungo—come un'istantanea bellissima ed irripetibile, come un ricordo meraviglioso.
SUGA: Visto che è passato tanto tempo dall'ultimo concerto di gruppo, spero semplicemente le/gli ARMY si divertiranno di tutto cuore. Grazie.
J-hope: Sono davvero felicissimo di potervi tornare a trovare, di poterci divertire ed essere di nuovo un sol cuore ed una sola anima. Ultimamente, sono sempre più convinto che allestire un bello spettacolo non sia sufficiente. La presenza e l'apporto del pubblico sono ugualmente fondamentali. Daremo il massimo ogni serata così da soddisfare le aspettative e ripagare il tempo dedicatoci da voi ARMY. E spero che i restanti concerti saranno altrettanto fantastici. Come sempre, grazie! Vi voglio bene!!!
Jimin: Che sia una giornata piena di gioia, una serata che valga totalmente il tempo speso a prepararsi, uscire di casa per venire a vederci e tutte le attese—è così che spero ricorderete questo tour. Da parte nostra, faremo tutto il possibile per allestire uno show degno di quel nome. Vi sono sempre grato e vi voglio bene.
V: Quella che state vedendo è la versione adulta e matura dei BTS! Saremo sempre al vostro fianco, continuando a crescere insieme e a cantare per voi.
JungKook: Ecco, non credo neanche ci sia il caso di dire chissà che (ride). Spero semplicemente che l' "ARIRANG" sia un tour che le/gli ARMY vorranno vedere e rivedere ancora ed ancora, di cui non saranno mai stufe/i.
Jung Kook of BTS stands before the BAZAAR camera, allowing us a glimpse into his extraordinary life.
Non c'è dubbio che JungKook abbia talento e carisma. Sia come solista che in quanto “maknae” (membro più giovane) del gruppo stellare dei BTS, JungKook ha abbattuto barriere e spianato la via per gli altri artisti asiatici. Ha ormai superato i 10,75 miliardi di stream totali su Spotify, con la sua musica—un record assoluto per un solista asiatico—ed è pure stato incluso nella lista dei 200 cantanti più grandi di tutti i tempi, stilata da Rolling Stones. È tutto questo grazie alla sua limpida ed impeccabile voce da tenore, che gli ha permesso anche di cambiare la concezione del K-pop a livello globale.
Al momento, JungKook è impegnato in un tour mondiale con gli altri sei membri dei BTS. Il gruppo sta promuovendo il suo ultimo album, Arirang, e JungKook è tornato decisamente nel suo elemento, il luogo in cui si trova più a suo agio, in cui si sente più vivo: il palcoscenico.
Il musicista – versatile e poliedrico, con le sue abilità da performer, cantante e ballerino — nonché global brand ambassador per Hublot, ci parla del suo ritorno sulle scene, di come ci si sente a ballare di nuovo insieme agli altri membri dei BTS e del perché per essere un grande artista non basti il talento, ma ci voglia dedizione.
JungKook, a parole sue
Le tappe dei BTS a Goyang, vale a dire i concerti <BTS World Tour ‘Arirang’ in Goyang>, si sono concluse giusto ieri. Questo è il vostro primo tour mondiale dopo circa quattro anni. Come ti senti?
JK: È passato davvero tanto tempo dal nostro ultimo concerto, e ci siamo preparati a questo tour con grande impegno e cura, quindi non sono particolarmente agitato o preoccupato. Però l'impressione è quella di esser rimasto confinato in un altro universo, prima di tornare. Ora come ora, sono emozionato al solo pensiero dei viaggi che faremo grazie al tour e di tutte le/gli ARMY che incontreremo in giro per il mondo. Quando sono sul palco - quando ballo e canto, sentendo le grida del pubblico - mi sento decisamente più me stesso. Anche se mi brucia la gola e sono sudato marcio, sì, penso quello sia il momento in cui mi sento maggiormente ‘vivo’.
Questo è sia il tuo primo incontro che la tua prima copertina per BAZAAR. Se pensiamo al concept di questo servizio, la definizione che potremmo darne è “una normale esistenza straordinaria”. È stato un po' come assistere alla giornata di una star anticonformista che trascorre il proprio tempo in modo non convenzionale, fosse anche solo a casa propria. Come ti è sembrato il servizio fotografico? Tutti i membri dello staff ti hanno definito un vero "gentiluomo"
JK: Mi è piaciuto tutto di questo servizio, l'atmosfera, le tempistiche ed il ritmo. Solitamente, trovo i servizi fotografici un po' difficili. Proprio non riesco ad abituarmici. E invece le riprese con <Bazaar> sono diventate un bel ricordo (ride).
Hai partecipato a questo progetto di copertina in qualità di global brand ambassador per Hublot. I tuoi rapporti con Hublot risalgono già alla Coppa del Mondo tenutasi in Qatar nel 2022, però. Hublot era uno degli sponsor ufficiali e, in quell'occasione, tu ti sei esibito alla cerimonia di apertura con “Dreamers”. Dev'essere stata un'esperienza inedita esibirti di fronte ad un pubblico così diverso, ovvero i tifosi calcistici.
JK: Ricordo di avervi partecipato con entusiasmo e vera gioia. Ma, soprattutto, è stato un onore enorme già solo poter salire su quel palcoscenico. Vorrei cogliere questa occasione per ringraziare tuttə coloro che mi hanno affidato questa performance e, se mai ci sarà un'altra opportunità, mi piacerebbe molto tornare ad esibirmi di nuovo per i Mondiali di Calcio.
In che modo ti rivedi e ritrovi nella visione artistica di Hublot? In cosa Hublot e JungKook sono simili, secondo te?
JK: Direi che Hublot ed io abbiamo stili ed un'estetica simili? Avverto una certa affinità. Sono una persona che agisce di cuore più che di testa. In altre parole, mi trovo meglio nel trasmettere l'atmosfera di un dato momento invece di spiegare informazioni in modo più analitico e preciso. Credo che questo tipo di impressioni ed atmosfere nude e crude siano ciò che io ed Hublot abbiamo in comune.
In previsione del nuovo album, <Arirang>, i BTS hanno partecipato ad un ritiro creativo. A questo proposito, tu hai detto “Avremo scritto qualcosa come 100 canzoni. Mangiavamo, facevamo esercizio, ci lavavamo, dormivamo e – a parte quello – non abbiamo fatto che concentrarci sulla nostra musica.” Pensi che questa esperienza sia diventata una svolta fondamentale nel vostro percorso artistico, di crescita e nel tuo modo di concepire la musica?
JK: Credo il mio modo di concepire la musica sia in continua mutazione, a seconda della situazione e del momento. Detto ciò, credo di aver visto ed imparato un sacco, durante questo ritiro creativo. In parole povere... credo di avere ancora tanta strada da fare (ride).
Qual è stato il momento più divertente o piacevole nel preparare questo album? Il video musicale di “2.0”, che avete rilasciato di recente, è un ironico tributo al film <Oldboy> e, a giudicare dal risultato, immaginiamo ci siano state tantissime risate, durante le riprese.
JK: Innanzi tutto, non vedevo l'ora l'album fosse finito e che potessimo pubblicarlo il prima possibile. Quindi, di fatto, ogni momento della sua creazione è stato piacevole. Riguardo “2.0”, la parte più divertente è stata imparare la coreografia. Ed era da un sacco di tempo che i membri non si ritrovavano tutti insieme per ballare.
Il JungKook che sentiamo in “FYA” sembra completamente diverso da quello che canta “Like Animals”. Un famoso vocalist ha detto, “Un cantante è un attore che interpreta storie attraverso le sue melodie.” E tu? Quando canti i brani di quest'album, sei puramente te stesso o lo fai adottando identità che meglio si abbinano al testo e alla melodia di ogni pezzo? O si tratta forse di manierismo intenzionale?
JK: Non sono il tipo da avere così tante sfaccettature. Più che calarmi in un'altra personalità, penso ciò che faccio sia più simile al recitare una parte.
Come dice il tuo motto,“Meglio morire che vivere senza passione”, è stato il tuo desiderio di miglioramento ad averti reso il cantante che sei ora. Quanto pensi conti l'impegno nel diventare un grande artista?
JK: Personalmente, credo che diventare un grande artista sia per metà questione di talento e per metà di impegno. Ma anche se l'impegno è "solo" una metà, dare il 50% non è sufficiente. Bisogna dare più del 100% per riuscire a raggiungere quel 50%
Anche le celebrità più note e glamour sicuramente avranno ansie e preoccupazioni personali. Che cosa ti frulla per la mente, di questi tempi?
JK: Mmh… Penso a come poter essere più felice, direi? (ride)
[✎ ITA] Esquire Korea, maggio 2026 : Intervista - J-Hope x Louis Vuitton | 21.04.26⠸
Esquire Korea x J-Hope x Louis Vuitton
‘L'argento vivo dei BTS’..
‘Una fonte inesauribile di energia’...
Fedele al suo nome d'arte, abbiamo incontrato J-HOPE, una fonte di speranza per moltə
__ di PARK SEHO | 21. 04. 2026 | Twitter
‘BTS의 비타민’, ‘모두에게 힘을 주는 사람’, 이름 그대로 누군가의 희망인 남자, 제이홉을 만났다.
La canzone che ha ispirato il titolo dell'album, “Arirang” è un brano tradizionale che conosciamo tutti molto bene. Inoltre, è un brano che racchiude emozioni talmente complesse che penso sia quasi impossibile da tradurre. Per quale motivo avete scelto questa canzone?
J-hope: “Arirang” è un brano folk estremamente noto ed inscritto nei cuori di tutti i coreani. Perché l'abbiamo scelto?... Perché siamo coreani! Abbiamo pensato che ben potesse rappresentare le radici culturali di tutti e sette i membri e, dato che è un brano che viene cantato e ricordato da molto molto tempo, l'abbiamo selezionato nella speranza che anche la musica dei BTS possa diventare il simbolo di quest'era e rimanere nei cuori della gente il più a lungo possibile, come un ricordo prezioso.
<ARIRANG> è un album completo, composto da 14 tracce, che vuole essere simbolo di resilienza e nostalgia. Ascoltandolo, sono subito saltate all'occhio tematiche legate all'identità e all'appartenenza culturale, pur mettendo in risalto la direzione creativa ed artistica di ognuno dei membri. J-Hope può vantare credits in molte tracce—quale brano pensi rappresenti al meglio l'identità dei BTS?
J-hope: Dato che questo è il primo album completo che pubblichiamo dopo diverso tempo, penso che ogni canzone sia preziosa ed essenziale, ma se proprio devo sceglierne una che ben rappresenti quest'album, penso sarebbe il singolo principale, “SWIM”. Perché riflette appieno il nostro modo corrente di approcciarci alla vita e all'amore, e penso sia carica della passione e sincerità che ci contraddistinguono. Insomma, trovo sia una traccia che fa ben sperare non solo per i BTS di adesso, ma anche per i nostri progetti futuri.
Saremmo anche curiosə di sapere qual è stato il tuo contributo per queste tracce. Se non tutte, ce n'è forse una in particolare – a parte la title track – cui sei particolarmente legato? [*Quest'intervista si è svolta il 21 marzo, subito dopo lo show di comeback]
J-hope: Dopo la mia esibizione al Lollapalooza, in Germania, avevo solo tipo una settimana prima di andare a LA per le sessioni di composizione con i BTS. Quando sono arrivato, JungKook stava lavorando ad una bozza di “Hooligan” e io ho partecipato aggiungendo tracce vocali guida alla struttura creata da lui, e ho dato una mano nel perfezionare la canzone affinché fosse adatta alla direzione artistica cui miravamo come gruppo. Inoltre, ho partecipato più intensivamente a brani come “2.0” e “Aliens”, lavorando alla versione finale della melodia. “2.0” è una traccia che avevo sostenuto fin dalle fasi di definizione del concept, proponendola anche ai produttori perché ero convinto fosse fondamentale per delineare il nuovo capitolo dei BTS. A ben pensarci, credo di essermi concentrato principalmente sulle tracce maggiormente orientate alla performance, dato il mio ruolo nel gruppo.
Così come “On the Street” è nata dal tuo incontro con J. Cole al Lollapalooza, ci sono stati forse altri incontri o coincidenze fatidiche durante i preparativi per <ARIRANG>?
J-hope: Ho conosciuto tantissimi produttori, ed imparato un sacco da loro. Sono rimasto particolarmente colpito e soddisfatto del lavoro svolto con El Guincho, che ha prodotto “Hooligan”. Se ce ne sarà l'opportunità, mi piacerebbe poterci lavorare di nuovo insieme.
Durante la performance di comeback, il momento in cui ti sei fatto avanti - subito dopo la prima strofa di “Body to Body” - gridando “It’s so tight” è stato davvero strepitoso.
J-hope: “Body to Body” è una canzone che mi piace moltissimo, e mi piace come quell'attacco riesca sempre ad innalzare la tensione e l'entusiasmo generale, in linea con il testo.
Questo comeback è il primo dopo 3 anni e 9 mesi. Immagino il riunirsi con tutti e sette i membri per tornare a fare musica insieme sia stato un processo emotivamente pregno.
J-hope: Sono davvero grato e felice che tutti e sette i membri siano di nuovo insieme. Se siamo qui, ora, è perché i nostri cuori erano decisamente in sincrono. Penso il momento più emozionante sia stato quello immediatamente prima di salire sul palco a Gwanghwamun. Sì, penso sia proprio in quell'istante che siamo tornati concretamente ad essere un sol cuore ed una sola anima.
Questo tour prevede 82 concerti - tra 34 Paesi e città diverse, è davvero una tournée monumentale e passerà sicuramente alla storia. Che cosa aspetti con maggiore trepidazione e cosa ti preoccupa di più?
J-hope: Sono certo sarà un tour pieno di momenti salienti, in cui dovremo far vedere di che pasta è fatto il nostro gruppo. Sono un po' preoccupato all'idea di catturare e trasmettere al meglio quell'energia. Dato che si tratta di un tour negli stadi, ciò che mi turba sono variabili ed imprevisti come ad esempio le condizioni climatiche, ma cercherò decisamente di superare tutte queste ansie e di presentare uno spettacolo magistrale.
La performance di Gwanghwamun vanta la regia del britannico Hamish Hamilton, già regista di esibizioni e spettacoli quali il Super Bowl e gli Oscars. Di questa produzione, Hamilton ha detto che è stata una delle “più complesse dal punto di vista logistico”, nonché uno dei suoi lavori “più difficili”. Che cosa ti è rimasto maggiormente impresso dei preparativi?
J-hope: C'erano sicuramente tanti aspetti da tenere in considerazione, come la nostra identità culturale, l'iconicità storica della location, tutto ciò che concerneva lo spettacolo e la strutturazione del palco. Ho percepito chiaramente quanta cura ed attenzione il regista Hamilton abbia messo nel coordinare tutti questi elementi. Ma soprattutto, sono estremamente grato e sollevato che si sia concluso tutto senza intoppi o incidenti. Se ve ne sarà l'opportunità, mi piacerebbe creare un altro spettacolo insieme a lui.
Quando quest'intervista sarà pubblicata, è probabile il documentario Netflix
<BTS: The Return> sarà già uscito. Segue il viaggio e processo di ricongiungimento dei membri da dopo il servizio militare fino alle sessioni di registrazione a LA. Ma ciò che ci incuriosisce ancor di più è ciò che facevate, in quel periodo, a telecamere spente.
J-hope: Uscivamo spesso a provare nuovi piatti prelibati tutti insieme e a fare shopping. Forse suonerà un po' ridicola come cosa, ma abbiamo anche comprato dei computer e console appositamente per video-giocare insieme. Cioè, onestamente non credo ci sia chissà quale differenza rispetto a ciò che farebbe un gruppo di 7 amici normali.
È passato ormai parecchio tempo dal tuo primo servizio fotografico per Louis Vuitton. In quanto artista, sempre a metà strada e a contatto sia con la moda che con l'arte, in che modo il tuo ruolo di brand ambassador ha influenzato la tua musica e le tue performance?
J-hope: Credo la moda sia sempre strettamente interconnessa alla musica. Vale lo stesso per le performance. Ciò che indossiamo può influenzare l'atmosfera e ciò che desideriamo esprimere con una data esibizione, quindi per me è sempre un aspetto estremamente importante. A questo proposito, desidero mostrare tanti diversi lati della mia personalità grazie alle mie scelte di moda, anche durante questo tour.
[✎ ITA] Rolling Stone maggio 2026⠸ BTS : Ritrovarsi :: Speciale JungKook | 20. 04. 2026
RITROVARSI :: i BTS Sono di Nuovo in Vetta
🎙7. JUNGKOOK
Riguardo il Successo Solista e la Stesura delle Canzoni dei BTS
‘Sono semplicemente una persona spontanea e spensierata’
JungKook ci parla dell'enorme successo solista, della produzione di Arirang, di cantautorialità, delle critiche dell'ARMY e molto altro
Intervista di BRIAN HIATT | 19. 04. 2026
Nonostante l'enorme successo solista, e la lunga lista di momenti musicali rilevanti nella discografia dei BTS, all'età di 28 anni, Jeon JungKook sembra dover ancora capire a fondo chi è. “Sto ancora lavorando alla percezione che ho di me stesso e alla mia identità”, confida. E come fargliene una colpa? Fa parte dei BTS fin da quando aveva 15 anni, e ciò significa che ha trascorso quasi metà della sua esistenza nei panni di una pop star di fama globale, praticamente crescendo e maturando nel gruppo. Ammette che, sì, la sua tonalità tenore - notoriamente fluida e cristallina, è ora ancor più stabile, ma che sta ancora cercando di migliorare le sue abilità cantautoriali, nonostante, in tal senso, abbia partecipato più attivamente ad Arirang di quanto avesse scritto per il suo album solista.
In un certo senso, possiamo quasi considerarlo il primo fan dei BTS — avendo, a suo tempo, preferito la minuscola BigHit Music a tante altre offerte più promettenti perché trovava RM “davvero, davvero fantastico, proprio fighissimo” — e, tutt'oggi, JungKook sembra meravigliarsi di quanto i BTS abbiano realizzato ed ottenuto insieme, finora.
Com'è stato, per te, riuscire ad affermarti come pop star solista ed ottenere tutto quest'enorme successo?
JungKook: Ad esser sincero, non riesco ancora a considerarmi una pop star. Ma le sono molto grato per la sua e le altre domande in merito, oltre che per la considerazione delle/i fan, in tal senso. Voglio continuare a fare sempre meglio, così da potermi finalmente sentire veramente una star. Prima o poi!
E che cosa pensi ti farebbe sentire veramente una star?
JungKook: Ecco, a questo proposito, so esattamente ciò di cui avrei bisogno. Devo migliorare con l'inglese, almeno da poter chiacchierare e fare conversazioni base. Credo quello sarebbe già un bel passo avanti. Ma l'inglese è così difficile!
Duolingo!
JungKook: Sì, Duolingo, Malhaeboka … Credo di aver già provato ogni app di apprendimento linguistico presente sul mercato. Ma ciò che conta realmente è la costanza nello studio.
Beh, dicono tutti che, anche se non sei esattamente fluente nel parlare inglese, la tua pronuncia nel cantato è davvero ottima.
JungKook: Beh, meno male, almeno quello.
Ti prepari studiando la pronuncia sillaba per sillaba, o hai semplicemente un buon orecchio?
JungKook: Sì, credo di avere orecchio per quel tipo di cose. Però, in ogni caso... non è di coreano che stiamo parlando. È pur sempre una lingua straniera, per me. E non voglio che il pubblico anglofono mi senta cantare nella sua lingua e lo trovi strano o sgradevole. Quindi cerco sempre di prepararmi al meglio, su quel fronte.
Il tuo successo solista ha forse cambiato il tuo modo di approcciarti alla stesura del nuovo album, o il tuo modo di rapportarti con gli altri membri? Se sì, come?
JungKook: Sono semplicemente una persona molto spontanea e spensierata e tendo a non farmi troppi pensieri, a meno che non sia strettamente necessario. Quindi, quando si tratta di processi lavorativi o della scelta di nuove canzoni... beh, certamente dico la mia. Ovviamente condivido anche la mia opinione, ma non sto a stressarmici troppo. Beh, non so come sia per gli altri. Immagino alcuni dei membri fossero particolarmente stressati a riguardo, ma onestamente io l'ho trovato un processo piuttosto divertente. Sì, mi è piaciuto! Ho seguito il mio istinto e ho fatto ciò che volevo.
RM ha detto che ormai i membri hanno stili di vita e confini esistenziali differenti. Forse puoi dirmi qualcosa in più a riguardo. Che cosa intendeva?
JungKook: Beh, ognuno dei membri ha trascorsi molto diversi. E anche dopo il nostro incontro e la nascita del gruppo, tutti abbiamo sempre continuiamo sulla nostra strada e al nostro passo, affrontando le cose ognuno a suo modo e tempo. Al di là di quello, ci piacciono stili di musica diversi ed abbiamo anche gusti differenti in fatto di cibo. Noi sette siamo davvero diversissimi gli uni dagli altri, eppure lavoriamo, cantiamo e ci esibiamo insieme. Quindi quando collaboriamo, ovviamente avremo idee diverse anche lì. Immagino sia questo che intendesse.
L'impressione è che tu abbia dato un gran contributo autoriale per quest'album. Ricordi qualche momento o aneddoto in particolare? Qualche soddisfazione per il contributo dato?
JungKook: Certo, ne sono molto felice. Non so se posso chiamarlo esattamente orgoglio, ma sono molto soddisfatto di me. Ormai è già passato tanto tempo dalla lavorazione dell'album. Abbiamo scelto le canzoni e tutto il resto, ma c'è un pensiero che ancora mi stuzzica, cioè... Perché non ho contribuito di più? Due mesi non sono affatto brevi. Non potevo impegnarmi di più, fare di più? Ho diversi rimpianti, in quel senso.
C'è un qualche momento che spicca tra gli altri, però? Una canzone in particolare di cui vai fiero, ad esempio?
JungKook: Beh, ho contribuito molto alla stesura di “Hooligan”. E quella canzone è davvero... non saprei come definirla. Quando ho sentito la traccia, però, mi sono subito venuti in mente dei versi. Quindi mi ci sono messo sotto, e... beh, è una traccia davvero particolare, quindi probabilmente è stata solo questione di fortuna, ma a Hitman Bang e agli altri membri è piaciuta tanto per la sua novità ed unicità, e si sono complimentati tutti molto. Quello mi ha reso estremamente felice. E non ero sicuro la canzone sarebbe stata scelta, ma alla fine è stata inclusa e, sì, è stato fantastico.
E poi il testo era in inglese, davvero figo!
JungKook: Beh, non l'ho scritta tutta da solo. Mi hanno aiutato molto.
La tua voce sembra più potente che mai. È qualcosa cui continui a lavorare?
JungKook: Sì. Prima del militare, dopo il congedo e tutt'ora. A passo di tartaruga, ma sono sempre impegnato nel perfezionarmi. Provo varie cose.
Ovviamente le/gli ARMY hanno adorato il tuo progetto solista. Se proprio devo menzionare una critica che mi pare di aver sentito, a riguardo, è che avrebbero voluto tu fossi più coinvolto nella scrittura delle tue canzoni, e che l'album suona molto Occidentale, nel bene o nel male. Ne eri al corrente? E che cosa ne pensi?
JungKook: Beh, al tempo ho preferito lavorarci così. Se è ciò che le/gli ARMY desiderano, certo, per il prossimo progetto solista posso partecipare di più alla scrittura. Ma quando ho lavorato a Golden avevo altri piani. Volevo trovare delle belle canzoni e rilasciare un album il prima possibile. Solo per quello. E inoltre penso di non avere poi molte cose di cui cantare. Quindi, sì, penso che in futuro, quando avrò fatto più esperienze ed avrò più cose da dire, credo quel tipo di stesura verrà naturale.
Credo ciò in cui speravano [le/i fan] fosse qualcosa di più personale. Ma mi par di capire che, ora come ora, non hai ancora alcun progetto preciso, o sbaglio?
JungKook: Ecco, il rischio è che io non abbia mai nulla di nuovo da proporre... Perché dimentico facilmente. Non sono il tipo da conservare a lungo i ricordi o il resto, quindi... Cioè, è come con i computer, no? Che hanno gli hard drive? Ecco, io penso di avere poco spazio in memoria.
Sei nei BTS fin da quando eri ragazzino. Le uniche pause che hai avuto dalla vita da idol sono state, forse, un po' durante la pandemia e poi il servizio militare. Che impatto ha avuto questo stile di vita e crescita sulla tua consapevolezza di te ed identità?
JungKook: In realtà, eravamo impegnati anche durante la pandemia, dannatamente impegnati! Quindi l'unica occasione in cui mi sono effettivamente distanziato dalla musica è stato il servizio militare. E in quel periodo... non direi che ho riflettuto sulla mia identità, perché tanto credo la percezione che abbiamo di noi sia sempre diversa... No, ciò cui ho pensato di più è stato il palco, volevo tornare ad esibirmi. Volevo cantare. “Augh, non vedo l'ora di andarmene! Voglio concludere qui e tornare a ballare!” Non pensavo ad altro.
Nei Beatles, George Harrison era il membro più giovane. Per tutta la sua vita, si è sempre sentito trattato come il piccolino del gruppo e, alla lunga, ciò è diventato frustrante, per lui. Mi chiedo se valga lo stesso anche per te.
JungKook: No, io adoro essere il più giovane. Perché, va beh, ora siamo tutti adulti, ma nel corso della mia vita sono sempre stato il più giovane – nella mia famiglia, nel gruppo e anche a lavoro, ero sempre il più giovane, anche rispetto ai membri dello staff. Ci sono talmente abituato, ormai, che anche in compagnia o al di fuori del gruppo, non mi trovo a disagio ad essere o ad essere considerato il più piccolo. Per ora, è così che la penso.
[✎ ITA] Rolling Stone maggio 2026⠸ BTS : Ritrovarsi :: Speciale V | 19. 04. 2026
RITROVARSI :: i BTS Sono di Nuovo in Vetta
🎙6. V: ‘Ho dato tutto me stesso per la creazione di questo album’
Il vocalist dei BTS ci parla dei suoi futuri progetti solisti, dell'essere il membro più forte tra i BTS, della gestione dei diversi ego a livello di gruppo e tanto altro
Intervista di BRIAN HIATT | 19. 04. 2026
V ha trascorso la maggior parte dell'infanzia con sua nonna, a Geochang, una cittadina nella parte meridionale della Corea del Sud. Cosa si è portato dietro da quegli anni è un gusto particolare per la musica d'altri tempi – come Chet Baker, Frank Sinatra ed Elvis Presley – ed un'aura malinconica e sensuale che spicca tra l'atmosfera generale dei suoi compagni di gruppo. La sua voce si sposa perfettamente con quest'estetica, un baritono fumé che l'artista sfodera appieno nel suo EP di debutto, Layover; progetto, questo, dalle atmosfere malinconiche e sognanti.
V è sempre stato un elemento fondamentale per il sound dei BTS, e in Arirang i suoi contributi autoriali comprendono tracce essenziali come, tra le altre, “Into the Sun”. Sembra serenamente sicuro del suo operato, fatta eccezione per l'inabilità di raggiungere certe note alte, che sono invece naturali a Jimin. “Io ho una tonalità più bassa”, ci dice in un'intervista condotta, a febbraio, presso il quartier generale della Hybe, a Seoul, in Corea del Sud. “Ma ho studiato ed imparato molto. A forza di ascoltare i nostri album passati, sono migliorato, ma le note alte saranno sempre un po' una sfida, per me.”
Cos'hai provato, nel 2022, quando ormai eravate certi dell'imminente pausa? Perché quell'interruzione è ciò che ha monopolizzato la tua vita e carriera negli ultimi anni. È un sacco di tempo.
V: Ecco, beh, al militare non avremmo potuto esibirci in ogni caso, per quanto lo desiderassimo. Quindi ciò qui anelavo di più era proprio salire sul palco. Volevo rilasciare un album, volevo continuare a ballare e a cantare. Sicuramente quel.. desiderio? È ciò che più mi attanagliava. Sì, chiamiamolo desiderio. Ma dato che il dovere civile ed il nostro Paese chiamavano, abbiamo cercato di fare del nostro meglio, pur nei limiti imposti dalla nostra situazione. Quindi ho fatto tutto il possibile per mettere da parte V dei BTS, così da potermi concentrare sulla mia vita come Kim Taehyung.
Hai detto che, dopo il congedo, hai come resettato mente e corpo. Che cosa intendevi?
V: Era un passaggio fondamentale, per me. Sapevo che il tempo trascorso al militare sarebbe stato lungo, quindi ho cercato di sfruttarlo al meglio, senza sprecare questa nuova esperienza ed opportunità. Innanzi tutto, ho riflettuto su quali fossero i miei valori e ho avuto grande cura della mia salute. Ho cercato di analizzare e rimettere ordine nella mia esistenza, ho riflettuto su me stesso e definito i contorni della persona che desidero diventare. Quindi, sì, in quell'anno e mezzo, ho fatto tanto esercizio fisico. Ho letto tanto ed ascoltato molta musica. E penso tutto ciò sia stato l'opportunità perfetta per ridefinire sia il mio corpo che la mia mente.
Qual è la cosa più interessante e/o importante che hai letto?
V: Ho chiesto ad un/a amicə: “Hey, vorrei leggere qualcosa! Che libri mi consigli?” e ləi, entusiasta per il mio interesse, mi ha consigliato di leggere le opere di Han Kang e Keigo Higashino. Quindi, sì, quelli sono gli autori che ho letto principalmente. C'era anche un libro intitolato Eleven Steps [*di Chae Sajang]. Era praticamente un saggio di filosofia. Ma sì, in ogni caso, cercavo sempre di immedesimarmi nel testo. Tipo, di immaginarmi come il protagonista o un personaggio di quelle storie. Sì, ho vissuto tanto di immaginazione, in quel periodo. È stato utile? Chiederete voi.. Beh, non ne sono poi tanto sicuro.
Le/gli ARMY dicono che ti vedono più sicuro di te. Tu ti senti più sicuro?
V: Beh … Sì, a dire il vero, ho notato che facendo esercizio fisico mi sentivo diverso. rispetto a quando non mi allenavo un granché, sia esteriormente che interiormente. Quindi immagino di poter dire che la mia postura e forma fisica è più solida e sicura.
Sei sempre molto attento nelle scelte relative alla tua musica solista. Ci sono molte canzoni che hai composto e poi magari non hai pubblicato o che hai addirittura eliminato. Che significato ha avuto, per te, concludere Layover e presentarlo ufficialmente al pubblico?
V: Layover è nato in un momento in cui sentivo il bisogno di fare un po' il punto della situazione e riflettere sul lavoro svolto come V dei BTS. La parola “layover” indica una pausa, uno scalo tra due destinazioni, ma, nel mio caso, è usata per esemplificare come la mia vita non sia un percorso lineare e diretto. Ciò che volevo dire con l'album era: me la cavo anche con questo tipo di musica, ma mi piacciono tantissimi altri generi. Mi piace il jazz, la musica classica e ancor più la musica alternativa, quindi, sì, è quello che cercavo di condividere con le/gli ARMY ed il nostro pubblico. Sono un appassionato di musica, fondamentalmente, la adoro, e Layover voleva essere un modo per mostrare quel lato di me.
Il nuovo album dei BTS è molto diverso dai tuoi lavori solisti. Quando ti ci sei dedicato, quali erano i tuoi obiettivi ed aspettative personali?
V: Beh, innanzi tutto, la cosa più importante che ci tengo a ribadire è che non c'è una sola delle canzoni di quest'album che non incontri il mio gusto e stile personali. Ogni singola traccia rispecchia pienamente il mio stile ed è il tipo di musica che desideravo fare. In termini di genere musicale, diciamo che è un'altra sfumatura di colore tra quelle che ho sempre voluto provare. Quindi ho dato tutto me stesso nel creare questo album, e vi ho infuso tanto amore. C'è tanto amore in Arirang, intendo.
Hai un qualche aneddoto o momento preferito – che sia tuo o di un altro dei membri, in relazione a quest'album?
V: Dato che abbiamo scritto un sacco di canzoni, ci sono moltissime tracce che adoravo ma non sono state incluse nell'album. E, ovviamente, ho dei brani preferiti anche tra quelli inclusi. Ma, la cosa più importante... Non vedo davvero l'ora di tornare sul palco. Perché le mie canzoni preferite cambiano continuamente, ogni volta che le eseguiamo dal vivo.
In un gruppo con sette membri, lo spazio sonoro dedicato ad ognuno di voi è chiaramente ridotto. Vi lasciate mai trasportare dall'ego? Ci sono mai scambi del tipo — “Vorrei avere più parti in questa canzone” o “In questo brano avevo un ruolo più centrale, ma non è stato incluso”?
V: Beh, in realtà penso la mia preoccupazione principale fosse piuttosto fare un buon lavoro. Perché per quanto io possa ascoltare e riascoltare le tracce che mi piacciono, eseguirle in prima persona e dal vivo è tutta un'altra storia. Quindi, anche nel caso delle mie canzoni preferite, devo impegnarmi al massimo nel re-interpretarle ed immaginarle in uno stile mio.. di modo che abbiano senso cantate da me. E anche se può capitare di avere meno parti o un ruolo meno centrale in determinate canzoni, non ci sto male. Perché so che un altro dei membri ricoprirà quella parte. La cosa... mi è di sollievo, in un certo senso. Diventa un problema quando non riusciamo a far quadrare tutte e 7 le nostre parti e voci, in tal caso, dobbiamo rinunciare a quella canzone.
Ma credo il vostro gruppo se la cavi piuttosto bene in termini di equità.
V: Sì, esatto. E dato che tutti abbiamo avuto una perentesi solista, credo che ognuno dei nostri ego, ora, sia più forte che mai. Onestamente, pensavo questo avrebbe potuto cambiare un po' le cose tra noi, una volta tornati insieme, ma in realtà non ha fatto che amplificare ognuna delle nostre personalità e talenti individuali, permettendoci di creare un album ancor più bello. Sì, penso questo nostro lavoro sia ancor più curato e compatto dei precedenti.
Sbaglio o non hai alcun desiderio di essere una pop star solista?
V: Se non avessi proprio alcun desiderio in tal senso, forse farei meglio a lasciare la carriera musicale, no? Lavorando a quest'album, ho avuto modo di imparare un sacco dagli altri membri, osservando il loro percorso musicale fino ad ora. Ho davvero assorbito tantissimo. Quindi, quando sarà il momento di creare il mio prossimo progetto solista, credo mi ispirerò proprio ai talenti e punti di forza dei nostri membri.
Mi piacciono molto le sonorità più jazz che troviamo in brani come la traccia solista “Winter Ahead”, che trovo davvero bellissima. Ma a giudicare da ciò che hai detto, sembreresti aperto all'idea di scrivere un album più pop.
V: Sì. È anche quello un altro degli stili che adoro — e ci sto lavorando già da un po'. Quindi, sì, perché no? Non so ancora quando, ma prima o poi.. è un genere musicale che non posso ignorare e che mi piacerebbe molto provare. Sì, è ciò che penso.
Le/gli ARMY adorano quando reciti, ma ti vorrebbero vedere in un ruolo o personaggio che non finisca sempre per morire. Pensi ti dedicherai ancora alla recitazione? E magari a ruoli che abbiano un lieto fine?
V: Credo il mio approccio alla recitazione sia lo stesso che ho con la musica. Quando recito, l'idea è provare diversi ruoli e parti che esulino la vita reale, che mi permettano di provare cose che non ho mai fatto nella mia vita, no? Allo stesso modo, non voglio limitarmi ad un solo genere musicale. Voglio provare a cimentarmi con ognuno degli stili che mi piacciono. E, prima o poi, se ne avrò mai l'opportunità, vorrei provare a calarmi in tutti quei ruoli che ho sempre voluto interpretare.
C'è un qualche artista jazz che vorresti le/gli ARMY ascoltassero?
V: Oh, ce ne sono un sacco! Ma direi... Etta James!
[✎ ITA] Rolling Stone maggio 2026⠸ BTS : Ritrovarsi :: Speciale JIMIN | 18. 04. 2026
RITROVARSI :: i BTS Sono di Nuovo in Vetta
🎙5. JIMIN:
Riguardo il Successo Solista e Come Accrescere la Propria Sicurezza:
‘Non avevo più timore di fare domande’
Il vocalist dei BTS ci parla del suo enorme successo solista, del suo stile canoro unico, della stesura di "They don't know 'bout us" e molto altro
Intervista di BRIAN HIATT | 18. 04. 2026
Potete chiedere a qualsiasi membro dei BTS e tutti vi diranno che colui che riesce a raggiungere la tonalità più alta è solo uno dei 7 ragazzi: Park Jimin. “Il range canoro di Jimin è ampiamente su un altro livello” dice, infatti,V. Ma Jimin non è ancora totalmente soddisfatto della sua voce, o di ogni altro aspetto legato alla sua carriera da artista. È stato l'ultimo membro ad unirsi ai BTS, arrivando dalla danza moderna ma senza alcuna base di canto: “Credo io non fossi ancora del tutto sicuro di me o pronto, quando abbiamo debuttato”, confidava a Rolling Stone nel 2021.
Nonostante la lista pressoché infinita di successi musicali insieme agli altri membri, nonché la sua storica carriera solista — il suo singolo "Like Crazy", del 2023, gli ha fruttato il titolo di primo solista coreano ad aver raggiunto la vetta della classifica Hot 100 — Jimin ancora parla come se avesse tanto da migliorare e recuperare. “Non so se mi definirei esattamente un perfezionista,” ci ha detto Jimin, a febbraio, durante un'intervista condotta presso il quartier generale della Hybe, a Seoul, in Corea del Sud.. “Tutti desideriamo fare del nostro meglio, e io non sono da meno. Se dovessi mai smettere di aspirare al meglio, mi sembrerebbe una disfatta. Quindi non so se e quando riuscirò mai ad essere meno pignolo.”
Come ti senti, ad un mese dall'uscita di Arirang?
Jimin: Molto agitato. Il comeback si avvicina ed è passato davvero un sacco dall'ultima volta che abbiamo pubblicato qualcosa. Durante tutto il processo, finora, ero molto emozionato ma anche un po' spaventato. Ci tengo a fare un buon lavoro.
Ti sei dimostrato un solista di enorme successo. Chissà se ti aspettavi che la tua carriera individuale avesse risultati tanto positivi, e in così poco tempo?
Jimin: Oh, non me l'aspettavo affatto. Sono davvero, davvero grato per i riscontri positivi ricevuti, ma grazie a quest'esperienza ho realizzato di avere ancora tanta strada da fare, e ho decisamente intenzione di continuare a lavorare sodo per migliorarmi, andando avanti.
Okay, fingerò di credere tu ne abbia realmente bisogno. Diciamo sia così, che cosa desideri migliorare, nonostante tu ci abbia già presentato singoli pazzeschi?
Jimin: Innanzi tutto, voglio migliorare nel canto … vorrei studiare, esercitarmi di più e riuscire a crescere in tal senso. Canto a parte, vorrei anche diventare un autore migliore. Desidero creare album migliori con dei bei concept. E, sì... solo quello. Il mio lavoro consiste nel comporre belle canzoni e cantarle al meglio, dopotutto.
Non credi di essere un po' troppo severo con te stesso?
Jimin: Nient'affatto. Al momento, mi sto godendo la vita al massimo. Potermi esercitare con gli altri membri dei BTS è una vera gioia. Ci divertiamo sempre un mondo, in sala prove. Non vedo l'ora di tornare sul palco.
Durante il servizio militare, hai ricevuto tantissimi riconoscimenti. Secondo te, da dove proviene tutta questa naturale bravura?
Jimin: Non ho idea di come lei faccia a sapere dei riconoscimenti militari, ma ad inizio servizio, beh.. In quell'ambiente, tutti sapevano che siamo celebrità, no? Quindi ho cercato di lavorare particolarmente sodo per dare una buona impressione di me. Con l'andare del tempo, però, il mio impegno era motivato dall'obbiettivo di ottenere più giorni di ferie.
Ciò che mi son detto io è che magari l'addestramento per diventare idol era simile, ecco perché eri già pronto al servizio militare.
Jimin: Beh, è vero, abbiamo sempre ballato molto e ci siamo tenuti in forma fisica. Quindi, sì, penso anche io fossimo già in parte pronti al servizio militare. Però c'era pur sempre una certa differenza d'età con le altre reclute, ed è una cosa che ho avvertito parecchio. Ero 10 anni più vecchio della maggior parte dei miei colleghi.
Quindi non ci tenevi particolarmente a sfidare gli altri soldati, tipo nella corsa, vero?
Jimin: Oh, però, in realtà, abbiamo gareggiato! JungKook ed io ci siamo arruolati insieme, lui è arrivato primo nella gara e io secondo.
Come ti sei sentito il primo giorno dopo la conclusione del servizio, sapendo che ora saresti potuto tornare alla tua vita normale?
Jimin: È stato stranissimo. Credevo sarei stato felice, ma la cosa non è così semplice... Non so bene come spiegarlo. Ho pensato a tutte le esperienze vissute in servizio. Ho pensato agli amici e colleghi con cui mi sono addestrato, anche agli ufficiali che ci seguivano. Poi ho realizzato e mi son chiesto se allora, adesso, sarei davvero potuto tornare ad esibirmi. Questi e altri pensieri mi vorticavano in testa, tutti insieme, quindi non è facile descrivere come mi sentissi.
Durante la nostra chiacchierata del 2021, hai dichiarato che non riuscivi nemmeno ad immaginare di essere separato dal gruppo. Da allora, però, hai fatto un sacco di cose soliste e hai avuto enorme successo. Mi chiedo se queste esperienze abbiano cambiato la tua prospettiva rispetto al tuo ruolo nella band.
Jimin: Sono sempre della stessa idea. Se proprio devo dire qualcosa che è cambiato, sebbene i BTS - ed il dare il massimo per il gruppo – siano sempre la mia priorità, voglio anche diventare una persona ed un artista migliore. Tutti gli altri membri sono fantastici, quindi penso di dover lavorare sodo e migliorare per il bene del gruppo, così da non rimanere indietro o in ombra, rispetto a loro.
Quando ascolto la tua musica solista, e intendo canzoni tipo “Be Mine” o “Who”, riesco praticamente a sentire il tuo background da ballerino. Credo traspiri proprio dal ritmo e dal modo in cui canti. Trovi anche tu ci sia questa interconnessione tra forme d'arte?
Jimin: Quando stavo lavorando a quelle canzoni con i produttori coinvolti, le abbiamo composte pensando a renderle adatte per il ballo. Specialmente nel caso di “Be Mine”, avevamo anche creato una coreografia che avrei voluto mostrare alle/i fan, ma poi era ora di iniziare il servizio militare, quindi non c'è stato tempo.
Hai un modo di cantare davvero distintivo. Talvolta, le tue sonorità sembrano meno influenzate dal R&B rispetto agli altri membri. È davvero uno stile unico nel suo genere. Tu come lo descriveresti?
Jimin: Beh, la mia voce è … diciamo che è così dalla nascita. Al di là di ogni possibile influenza, l'ho ereditata dai miei genitori. Però le sono grato per questi complimenti. Onestamente... credo la mia influenza più grande siano stati proprio i membri dei BTS. Perché sono loro che mi sentono cantare fin da quando eravamo trainee. Sono i membri ad aver sempre complimentato il mio tono e ad avermi consigliato canzoni da ascoltare e cantare.
Quei consigli musicali hanno avuto una grandissima importanza ed influenza su di me.
Che tipo di canzoni ti hanno consigliato? Perché trovo che anche quando canti brani piuttosto ritmati, c'è comunque sempre quella nota cantautoriale e più dolce, nella tua voce.
Jimin: Justin Bieber e Chris Brown … In realtà ci sarebbero anche tanti altri artisti, però, beh, di solito erano consigli R&B. Come Trey Songz e Tory Lanez, che erano popolari quando ero un trainee.
Una delle tracce clou di Arirang è “They Don’t Know ’Bout Us”. Puoi parlarmi del tuo coinvolgimento in questa canzone?
Jimin: Una sera, dopo lavoro, RM ed io stavamo parlando ed abbiamo estrapolato una frase da quella conversazione. Inizialmente, ciò cui avevamo pensato era “Mi rendi debole”, ed era in relazione alle/i fan. Siete voi a renderci quelli che siamo. Ci trattate sempre come se fossimo chissà quali persone straordinarie. Ma, proprio per quello, corriamo sempre il rischio di adagiarci, di non puntare ad altro e più in alto. Quindi, sì, l'intento era esprimere quel sentimento, l'idea che la loro adorazione potesse, in un certo senso, indebolirci. È così che è nata “They Don’t Know ’Bout Us”, da quella conversazione. Questo inizialmente, almeno. Da allora, però, si è ancora evoluta e ora incorpora anche le idee degli altri membri, ma inizialmente voleva essere un modo per dire qualcosa tipo, “non avete idea di quanto effettivamente siamo deboli [a differenza dell'idea cristallizzata che avete di noi]”.
Il processo creativo che sta dietro al vostro album è piuttosto diverso dal solito, vero?
Jimin: Quando stavamo preparando le tracce, lavoravamo un po' come in una catena di montaggio. Ognuno dei produttori occupava una delle salette registrazioni e noi ci dividevamo in gruppetti di due o tre. Ogni giorno cambiavamo produttore, lavorando insieme a rotazione, un giorno uno e quello successivo un altro. Abbiamo continuato così per circa due mesi. Grazie a questo sistema, abbiamo prodotto circa 100 canzoni.
In che modo la tua musica solista ha influenzato il tuo modo di approcciarti e lavorare ad Arirang?
Jimin: Ciò che ho imparato grazie alla mia carriera solista e una nuova mentalità. Credo di aver imparato ad essere meno pauroso ed insicuro nella stesura delle mie canzoni. Grazie a quell'esperienza, quando ho partecipato alla creazione del nuovo album di gruppo... non che io abbia fatto chissà che, ma non avevo più timore di fare domande, e ho fatto del mio meglio con l'obiettivo costante di continuare a migliorare.
[✎ ITA] Rolling Stone maggio 2026⠸ BTS : Ritrovarsi :: Speciale J-HOPE | 17. 04. 2026
RITROVARSI :: i BTS Sono di Nuovo in Vetta
🎙4. J-HOPE:
‘È per questo che siamo in sette’
Il rapper dei BTS ci parla dell'essere all'altezza del suo nome d'arte, della realizzazione di Arirang, dello scrivere d'amore e molto altro
Intervista di BRIAN HIATT | 17. 04. 2026
J-Hope è “pacato e ha una certa aura d'eleganza”, dice James Essien, uno dei collaboratori dell'album Arirang. “Ma poi, quando inizia a rappare, è come se si trasformasse in DMX! Cioè, ti lascia tipo..‘Ma che diamine?’ Non te lo aspetti proprio.” Com'è evidente dal suo debutto solista, Jack in the Box, del 2022 (uscito in seguito alla sua prima mixtape, Hope World, del 2018) - vario per sound ma sempre estremamente d'impatto, Jeong Hoseok è una fonte inesauribile di sorprese, ed il suo aspetto e personalità pubblica - sempre sorridente - è solo uno dei lati che caratterizzano la sua persona. È entrato alla BigHit (ora Hybe) come street dancer, e ha imparato a rappare solo dopo essere diventato un membro dei BTS. È lesto a riempire i silenzi nelle interviste di gruppo, sempre attento e conscio di quando c'è bisogno di un po' d'energia o i suoi amici hanno bisogno d'aiuto. “Cerco di fare il possibile per gli altri membri”, ci dice durante un'intervista condotta a metà febbraio presso il quartier generale della Hybe a Seoul, in Corea del Sud.
Come ci si sente ad essere nuovamente riuniti in un gruppo di sette?
J-Hope: Ecco, a fine servizio militare, per un periodo, mi sono esibito come artista solista, prima di ricongiungermi al gruppo. E durante quell'esperienza, ho sperimentato appieno quanto le due cose siano diverse. Ora che siamo di nuovo tutti e sette insieme, gli altri membri vanno a colmare ogni eventuale mia mancanza sia in ambito espressivo che performativo.
È per questo - e tanti altri motivi - che ho davvero realizzato l'importanza di essere in sette: ognuno di noi sa fare magnificamente la propria parte, e questo è un aspetto davvero prezioso. Ma la cosa che mi rende più felice è sapere che le/i fan saranno al settimo cielo riguardo la nostra reunion. È qualcosa che mi scalda profondamente il cuore, sul serio.
Hai inserito versi che considero particolarmente di peso, nella tua traccia solista “Arson”: // Ora mi chiedo, scegli cosa fare, spegnerai le fiamme o le alimenterai ancor di più? // Questo mi sembra davvero un quesito imprescindibile, facilmente applicabile sia alla tua carriera che a quella dei BTS. E mi torna anche in mente quanto detto da RM, che ha confidato di aver anche pensato allo scioglimento del gruppo, ma che alla fine ha deciso di stringere i denti e continuare insieme. Che cosa hanno in comune questi versi e quel sentimento?
J-Hope: Quando, nel 2022, stavo scrivendo quella canzone, ho cercato di riversarvi tutto ciò che stavo provando in quel periodo. Ero preoccupato e mi chiedevo: ricevere tutto questo amore e tutte queste attenzioni è davvero giusto, una cosa positiva? Forse è meglio mettere la parola fine, ora, finché il pubblico mi acclama ancora. E mi sono interrogato a lungo se veramente fosse ciò che volevo. Ma, da allora, penso ognuno di noi sia cambiato molto. E, in fondo, ognuno di questi momenti nella mia carriera sono parte di me. E sia che io lavori con il gruppo o come solista, sto imparando un sacco di lezioni di vita preziose.
Ci sono cose che possiamo vivere e sperimentare solo una volta nella vita, in momenti ben precisi ed irripetibili. In fin dei conti, è proprio così che viviamo, maturiamo e diventiamo adulti. Quindi, sì, credo questi fossero i sentimenti preponderanti, lavorando alla mia musica, in quel periodo, e tutt'ora.
E tutto questo, ovviamente, si ricollega all'idea implicita che non ci siano mai stati effettivamente dubbi rispetto al vostro ricongiungimento. Ma avreste comunque sempre potuto scegliere l'opzione: “Abbiamo già fatto tutto il possibile, insieme. Adesso è il mio momento di brillare individualmente.”
J-Hope: Sì, però, beh... Ora che è passato un po' di tempo, penso di aver compreso appieno che questo percorso non è qualcosa che posso imboccare ed abbandonare a piacimento. Personalmente, cerco di aver riguardo per il prossimo e le circostanze, quindi sono sempre molto attento a ciò che faccio e alle conseguenze delle mie scelte ed azioni rispetto alla gente che lavora insieme a me. È qualcosa cui non posso fare a meno di pensare, proprio non ci riesco. Quindi, alla fine, ho realizzato che continuare a tenere viva quella fiamma era ciò che desideravo, nonché la scelta più autentica io potessi fare, ciò che meglio mi rappresenta.
Nel tuo progetto solista del 2022, hai usato la metafora dell'essere chiuso in una scatola. Ti senti ancora intrappolato? Se sì, in che tipo di scatola?
J-Hope: Credo quella fosse la metafora perfetta per quel momento specifico della mia vita. Ma ora, dopo aver sperimentato e scritto tanta musica individualmente, dopo essermi messo alla prova ed aver imparato tanto, non credo esista più alcuna scatola.
Ciò che mi chiedo adesso è, invece, “Che cosa posso creare, ora che mi sono liberato della mia scatola?”
Anche se, a dire il vero, quel concept nasceva dalla storia del vaso di Pandora. Nel mito, Pandora libera inavvertitamente tutti i mali del mondo, aprendo il vaso, ma non tutto è perduto perché al suo interno c'è ancora la speranza. Quindi, ciò che mi chiedo è 'che cosa dovrà affrontare la speranza, una volta uscita dal vaso? Più ci penso, più mi convinco che sicuramente ci saranno ancora tante altre... entità e cose da scoprire ed incorporare nella mia musica. Perché, in fondo, la vita è carica di tantissime emozioni, dico bene?... Che si tratti di gioia, amore o anche altri sentimenti più negativi, di questi tempi, onestamente, preferisco affrontarli di petto e poi esternarli ed esprimerli attraverso la mia musica.
Tu hai un ruolo estremamente importante nel gruppo, sia dal punto di vista musicale che emotivo. Sei un collante per i membri e la band, e RM ha anche detto che – sotto diversi aspetti – condividete la guida del gruppo. Questo perché hai talento e hai questa tua personalità — insomma, c'è davvero bisogno di te. Tutto questo è mai un peso, per te?
J-Hope: No, non lo definirei un peso. Mi limito semplicemente a fare il possibile. Credo quello sia il mio ruolo nel gruppo. E poi, beh, non lo vedo come un obbligo. Non è qualcosa cui penso sistematicamente, mi viene naturale. Questo... ruolo? Se così posso chiamarlo.. Mi fa strano chiamarlo "ruolo". Ad ogni modo, faccio ciò che faccio in totale serenità.
Credo sia evidente – sia nei tuoi testi che dalle tue interviste – che ogni tanto anche J-Hope ha bisogno di un po' di speranza. Sei tu stesso fonte di speranza per il prossimo, ma quando sei tu a sentirne il bisogno, dove la trovi?
J-Hope: Ecco... in realtà è qualcosa cui penso spesso. Nonostante io ne parli sempre, non sono mai stato effettivamente sicuro di poter essere quella fonte di speranza che dico e cerco di essere. Però, in realtà è tutta questione di approccio e come si concepisce ed affronta la vita.
Mi chiedo se prima di ricevere il mio nome d'arte, J-Hope, fossi effettivamente una persona solare e positiva? Certo, ero già vivace, ma non ero costantemente felice, né pensavo così tanto a ciò che significa essere fonte di speranza o simili. È come se quel nome mi avesse reso quello che sono ora, il nome ed il posto, lo status che ho raggiunto nella mia esistenza.
Quando ho iniziato ad usare questo pseudonimo, ho capito che dovevo assumermene la responsabilità, essere all'altezza del suo significato, e questo pensiero ha sbloccato e cambiato qualcosa dentro di me. Ho iniziato a cercare la speranza in ogni cosa, e ne parlavo anche con gli altri. Commentavo come cambiando il proprio modo di pensare e vedere il mondo sia più facile trovare motivi di speranza. È ciò che mi ripeto e ricordo sempre, “Tu sei J-Hope”. Quindi, no, di fatto non so come ci si arrivi, ma la mia esistenza è talmente interconnessa con il concetto di speranza, in quanto J-Hope, che – in un modo o nell'altro – ho trovato la via più giusta per me.
C'è qualche momento che ti è rimasto particolarmente impresso dai preparativi per Arirang? Magari qualche situazione o cosa che ti è sembrata particolarmente nuova?
J-Hope: Innanzi tutto, già solo il fatto che tutti e sette siamo volati negli Stati Uniti ed abbiamo portato avanti sessioni di registrazione insieme lì, è stato totalmente diverso dal nostro solito processo creativo. Ci siamo divertiti un mondo a respirare questa nuova aria culturale e a testare e lavorare in un'atmosfera così diversa. Credo siano proprio questi aspetti ad aver reso l'album così particolare ed unico nel suo genere.
Inoltre, la maggior parte delle canzoni sono diverse da ciò che abbiamo scritto finora. Quindi, sì, credo siano quelle le cose che mi sono rimaste più impresse del processo creativo. Affrontare un viaggio simile per poter fare nuova musica insieme credo ci abbia permesso di tirare fuori un nuovo lato di noi e, non in ultimo, ha anche rafforzato la nostra unità di gruppo in generale.
A giudicare dai tuoi singoli solisti, si direbbe tu non abbia più problemi a parlare di amore e romanticismo. Che cos'è cambiato affinché tu potessi raggiungere questo traguardo?
J-Hope: Credo che l'amore ed il romanticismo che proviamo a 30 anni siano piuttosto diversi da quelli sperimentati da ventenni. Al di là di esperienze personali o meno, mi trovo spesso a pensarci con più serietà e la mentalità più matura da adulto.
Ovviamente, immagino che le persone più grandi di me troveranno il mio modo di vedere l'amore come carino ed infantile, ma sì, penso di dover affrontare queste tematiche emotive con maggior consapevolezza, attenzione e serietà. E questo processo mentale e maturazione mi ha, di fatto, permesso di parlare più liberamente ed apertamente di amore. Ma credo sia normale. Ho capito che più passa il tempo, più il concetto d'amore si fa profondo e raffinato.
I primi dieci anni dei BTS sono stati caratterizzati dalla scalata ad un successo mai visto prima. Ora, qual è l'obiettivo dei BTS 2.0?
J-Hope: Ultimamente, ci penso spesso e mi dico che è meglio non montarsi troppo la testa. Questa nuova fase è appena iniziata e ci stiamo godendo il momento. Fintanto che continueremo sul nostro percorso, mantenendo questa mentalità e sentimento, sicuramente potremo raggiungere e realizzare tanto. Quindi, invece di sognare troppo in grande, preferisco continuare a fare musica e a divertirmi con il gruppo, continuare a coltivare l'affetto che c'è tra noi e quello rispetto alle/i fan per molti anni a venire. Questo è il mio unico obiettivo e ciò in cui spero. È l'unica cosa che desidero.
[✎ ITA] Rolling Stone maggio 2026⠸ BTS : Ritrovarsi :: Speciale SUGA | 16. 04. 2026
RITROVARSI :: i BTS Sono di Nuovo in Vetta
🎙3. SUGA: ‘Penso di essere tagliato per questo lavoro’
Il rapper e produttore dei BTS ci parla di come ha aiutato a dar forma al sound di Arirang, del suo amore per l'hip-hop e del futuro dei BTS
Intervista di BRIAN HIATT | 16. 04. 2026
La storia di SUGA, nome vero Min Yoongi, inizia dal suo nome d'arte che l'artista ha ricavato dal termine cestistico “shooting guard” (*tiratore), anche se lui preferisce concentrarsi su un altro significato: “È un soprannome che si usa dare ad atleti dalle elevate abilità tecniche”, spiega, menzionando poi nomi come Sugar Ray Leonard ed il lottatore UFC “Suga” Sean O’Malley. Similmente, in quanto rapper, SUGA può vantare un arsenale costantemente aggiornato di flow e versi, scritti con occhio curioso e sempre attento all'evoluzione del hip-hop statunitense. I suoi esordi, inoltre, sono stati come produttore nella sua città natale, Daegu, e da lì non ha mai più smesso di creare beat — ha infatti prodotto personalmente quasi la totalità del suo album solista D-Day, del 2023, nonché prodotto la bonus track “Come Over”, per l'album Arirang.
Quando è in studio, ascolta più di quanto parla, ed interviene per lo più per mediare le dispute tra gli altri membri. Nella nostra intervista, condotta a febbraio presso il quartier generale della Hybe a Seoul, in Corea del Sud, parla della sua carriera in termini di “questo lavoro”, ma è evidente che è un lavoro che ama.
Nel 2023, hai concluso la tua serie di progetti rilasciati sotto lo pseudonimo di Agust D, che è anche uno dei tuoi alter ego. Questo ti ha dato un senso di realizzazione e chiusura? Ti sentivi pronto a superare quella fase della tua vita, sia personale che come artista?
SUGA: Sì, e subito dopo ho iniziato il servizio militare. Quindi sì, mi sono sentito piuttosto realizzato, dopo aver completato quella trilogia. È stato come mettere la parola fine ad Agust D... Dopo quell'ultimo album, non credo di aver più alcun sentimento negativo in me.
Hai detto di aver sempre convissuto con la rabbia che albergava dentro di te. Ma da cosa era originata?
SUGA: Quando ero più giovane.. avevo una sorta di complesso di inferiorità, diciamo, oltre – ovviamente - ad una certa frustrazione nei confronti della società in genere. Credo quella rabbia fosse un mix di tutti quegli elementi.
Una delle cose che rendono i BTS così interessanti – e personalmente credo sia anche una delle ragioni per il vostro enorme successo – è che non siete il solito ensemble di personaggi ed individualità che ci si aspetterebbe da un gruppo idol. Come ho osservato anche con RM, il tuo modo di essere un artista, il tuo modo di pensare — non è necessariamente ciò che solitamente troviamo in un gruppo idol.
SUGA: Prima di arrivare a Seoul, già scrivevo musica a Daegu e allora proprio non riuscivo a capire o concepire i gruppi idol. Ma poi, dopo esserne entrato a far parte... ho scoperto che dietro c'è un sacco di lavoro, ci sono sempre tantissimi impegni e non è affatto facile. Ora che ci sono ormai abituato, credo di essere piuttosto tagliato per questo lavoro.
Quando hai iniziato a lavorare a quest'album — e, lasciamelo ripetere ancora una volta, sei sempre profondamente coinvolto nella produzione e hai una mente davvero "sonica" — come te lo prefiguravi, e cos'è cambiato o rimasto nella versione definitiva, rispetto a ciò che avevi in mente?
SUGA: La cosa più importante, per noi, era ottenere un sound nuovo e diverso rispetto a ciò che di nostro avete ascoltato finora. E credo questo, in fin dei conti, sia un album pop ben riuscito, quindi ne siamo davvero soddisfatti. Scrivere così tante canzoni - più tutta la conseguente fase di revisione e correzioni - non è stato facile, ma in fondo ci siamo divertiti e credo sia quello il motivo per gli ottimi risultati ottenuti.
Durante la scelta delle tracce, sei forse stato sconfitto su qualche brano?
SUGA: Credo la cosa più importante sia mantenere un certo equilibrio. Quindi diciamo che non ho effettivamente insistito per una qualche traccia in particolare piuttosto che un'altra. Il più delle volte, ho cercato di ascoltare le varie opinioni a riguardo e di mediare tra le persone coinvolte. In ogni caso, alla fine è andato tutto alla grande. Quasi tutte le mie tracce preferite sono state selezionate e anche quelle che inizialmente mi dicevano poco, a forza di ascoltarle, ora mi piacciono. Quindi, personalmente, sono molto soddisfatto per com'è venuto l'album.
Nel 2022, quando i BTS hanno annunciato il loro periodo di pausa, hai detto che ti sembrava di avere più poco di cui parlare. Come hai fatto a superare quella sensazione?
SUGA: Dopo l'annuncio, ho poi rilasciato un album solista. Ed è stato davvero difficile prepararlo. Ora invece... sto cercando di stressarmi di meno. D'altronde, posso sempre trovare nuove cose di cui parlare, ma ci saranno anche sempre momenti in cui sento di aver poco da dire. Ora, quando vado a rivedere gli appunti presi sul mio telefono, noto che molte delle cose che mi sono segnato, adesso, hanno tutto un significato differente. Quindi, sì, ho cercato di includere alcune di quelle riflessioni anche in questo nuovo album. Però, beh, sì, c'è e ci sarà sempre questo continuo ciclo riguardo al trovare cose di cui scrivere ed esaurirle e poi trovarne altre.
Diplo ha avuto un'importanza cruciale per questo progetto e sarei curioso di sapere che cosa hai osservato ed imparato, in quanto suo collega produttore, e perché era proprio lui la persona giusta, la forza motrice perfetta ai fini del sound di quest'album?
SUGA: Diplo ha già lavorato molto nell'ambito del K-pop, quindi già conosceva quale fosse il contesto ed il tipo di approccio. Inoltre, è un produttore molto prolifico. Noi avevamo bisogno di qualcuno che, a parte comporre belle canzoni, capisse a fondo la struttura e linearità di un album. E Diplo ha fatto un ottimo lavoro, in tal senso.
So che sono ormai anni ed anni che ti interessi e documenti seriamente di hip-hop. Se io ti chiedessi chi sono i tuoi MC [*Master of Ceremonies / Rapper, n.d.t.] preferiti in assoluto, chi sceglieresti?
SUGA: [Ride.] Innanzi tutto, quel termine.. “MC”. Ne stavo giusto parlando con i miei amici, del fatto che è una parola che non si usa più. Ma, ad ogni modo... È difficile scegliere. Sono cresciuto ascoltando Eminem, quindi direi Eminem. E poi Kendrick Lamar.
Che cosa ne pensi della scena hip-hop americana attuale? Si è fatto tanto parlare di quanto forse sia ormai un po' in stallo.
SUGA: Mi rattrista molto vedere nuovi talenti, come Juice WRLD, venuti a mancare prematuramente. Ma, in ogni caso, la musica cambia ciclicamente, seguendo le tendenze del momento. Ora come ora la scena hip-hop potrà sembrare un po' ristagnante, ma sono sicuro che prima che ce ne rendiamo conto, il genere tornerà a salire in classifica. Penso questo sia un periodo di transizione. È vero, al momento l'hip-hop è un po' in stallo, ma sono sicuro farà il suo ritorno trionfale.
Come stavo dicendo anche a J-Hope, i primi 10 anni dei BTS sono stati la scalata al successo. Ora siete di nuovo tutti insieme e siete già al top. Quali sono i vostri obiettivi attuali e futuri per i BTS?
SUGA: Penso sia ora di goderci il momento. In passato, eravamo fin troppo... competitivi, se così si può dire? Credo che, presi com'eravamo dal raggiungere i nostri obiettivi, non abbiamo mai prestato la dovuta attenzione al nostro benessere fisico ed emotivo. Ma ora possiamo rilassarci un po', anche perché siamo tutti più vecchi. Quindi, sì, credo ora potremo goderci più serenamente il tutto.
Mi sembra di capire che i membri abbiano intenzione di continuare a fare musica insieme per molto, molto tempo — tipo, anche quando avrete quaranta, cinquanta e sessant'anni. Pensi sia possibile?
SUGA: Fin tanto che ne avremo la volontà, sono convinto potremmo continuare fino ai settanta o anche ottant'anni. Solo, non credo potremo continuare ad esibirci [intensamente] come facciamo ora, ma sì.. Potremmo sempre trovare una qualche alternativa. Quindi, sì, ripeto, fin tanto che, da parte nostra, ci sarà la voglia e volontà di continuare, non vedo quale sia il problema.
Secondo te, qual è il vero segreto del successo dei BTS? Intendo sia dal punto di vista lavorativo, che in termini di gruppo solido - che continua a lavorare insieme e i cui membri sono così uniti?
SUGA: È semplice, i membri sono simpaticissimi. Stare con loro è molto divertente. E dato che ne abbiamo già passate di cotte e di crude insieme... ormai li considero come una famiglia. Sì, sono certo parte del nostro successo sia merito di questo nostro legame così solido. Inoltre, sono tutti ragazzi di grandissimo talento. Penso siano questi i motivi per cui ognuno di noi non può che nutrire grande fiducia negli altri e nel gruppo, e continuare questo viaggio insieme.
Essere costantemente soggetti a giudizi e critiche è difficile? Perché penso ci siano anche cose che, seppur di poco conto, vengono ingrandite enormemente dall'opinione pubblica quando si tratta di voi. Sapere che questo è ciò con cui dovete e dovrete sempre fare i conti, è difficile?
SUGA: Beh, fa parte del lavoro che facciamo. Questa professione consiste nell'essere sempre sotto i riflettori. Certo, a volte non è piacevole. A volte è pesante, ma onestamente non mi importa di cosa pensa la gente di me, e non vado neppure mai a leggere i commenti o le critiche sul mio conto. Quindi, no, non trovo sia poi così difficile.
[✎ ITA] Rolling Stone maggio 2026⠸ BTS : Ritrovarsi :: Speciale JIN | 15. 04. 2026
RITROVARSI :: i BTS Sono di Nuovo in Vetta
🎙2. JIN: ‘Il mio sogno più grande, finora, è sempre stato andare in tour con i BTS’
Nella nostra cover story, il super vocalist ci parla delle influenze rock nel suo progetto solista, dell'amore per i Coldplay e di ciò che conta maggiormente nella sua vita
Intervista di BRIAN HIATT | 15. 04. 2026
Tra le cose che JIN, nome vero Kim Seokjin, ama di più a questo mondo c'è la musica dei Coldplay, il suo titolo ufficiale di “worldwide handsome” e, probabilmente la cosa più importante, essere membro dei BTS. Il gruppo di cui fa parte fa molto perno sul rapporto con le/i fan, ma al di là di queste premesse, Jin è già sempre estremamente attento ai sentimenti e alla felicità delle/i fan — i suoi album e show solisti, infatti, sono stati pensati principalmente come un modo per intrattenere le/i fan durante la pausa del gruppo, ed è stato lui ad insistere per un'estensione del tour dei BTS. Inoltre, Jin è il rockettaro ufficiale della band, ha pure collaborato con i Coldplay, anche se non ha ancora avuto tempo a sufficienza per andare a vedere tutte le band che vorrebbe vedere. “In realtà, finora non ho assistito a molti concerti”, confida in un'intervista tenutasi a febbraio presso il quartier generale della Hybe a Seoul, Corea del Sud. “Anche se di concerti ne ho fatti molti.”
Mi piace un sacco la tua canzone solista “Loser.”
JIN: Per quel brano, ho collaborato con Choi Yena, un'artista coreana. Ecco, ormai ho 35 anni [secondo il sistema tradizionale coreano — 33 anni in età internazionale], ma per quella traccia l'idea era creare un'atmosfera più vivace e giovanile. Mi fa molto piacere che le piaccia. Solitamente, mi piacciono più i generi tendenti al rock, e ho sempre desiderato includere quel tipo di sound in un mio progetto solista. Quindi, per l'occasione, sono stato più esigente del solito. Inizialmente, la traccia non era così intensa, quindi ho suggerito e chiesto cose come, “Magari potremmo amplificare le grida — e se cambiassimo un po' il sound?” Sì, ho apportato molte correzioni.
Come ci si sente ad essere un idol a 35 anni? Ovviamente, hai un aspetto molto giovane e te la stai cavando egregiamente, ma come ti senti emotivamente e mentalmente a riguardo?
JIN: Beh, è sempre piuttosto impegnativo dal punto di vista fisico. Ma anche se, sì, le stesse mosse di una volta ora mi risultano un goccio più difficili, è qualcosa con cui devo fare i conti individualmente. Non posso che mostrarmi al top, di fronte al pubblico, quindi devo metterci il doppio dell'impegno. E, ad esser sincero, so bene di non essere abile e disinvolto nei movimenti quanto gli altri membri. Quindi, sì, cerco sempre di arrivare un po' prima alle sessioni di prove o di fermarmi anche dopo per ripassare e mettermi in pari. È qualcosa che faccio ancora adesso.
Però sei sempre molto affascinante, lasciatelo dire.
JIN: Sì, ho avuto fortuna da quel punto di vista, diciamo. Penso anche io di essere un po' più affascinante degli altri membri, anche se siamo tutti di bell'aspetto. Però, lasciatemi almeno questa cosa in cui eccellere rispetto al resto del gruppo [sorride].
Il tuo tour solista è stato molto rock e vi hai portato un nuovo approccio — è molto diverso da ciò che fai con i BTS. In che modo quell'esperienza ti ha influenzato nel lavoro per il nuovo album e tour con i BTS?
JIN: Ecco, beh, ero in tour con la band, certo, ma è durato solo pochi mesi. Non credo questo farà poi chissà quale differenza. Al contrario, sono più di 10 anni che il nostro gruppo fa musica insieme, siamo ormai estremamente uniti e sincronizzati. Credo non avremo problemi a riprendere a fare tournée in totale armonia. Tutti noi del gruppo non vedevamo l'ora di tornare in tour; i membri ci hanno lavorato con tutto loro stessi. Onestamente, stare al passo con loro non è stato facile, ma farò del mio meglio.
Durante la stesura del vostro nuovo album, tu eri ancora impegnato con il tuo tour solista. Arirang è già fantastico così, ma pensa che potenziale ancora maggiore avrebbe potuto avere con qualche tuo tocco autoriale in più!
JIN: [Sorride] Non credo sarebbe stato poi tanto meglio. Ma gli altri membri hanno fatto davvero un lavoro magnifico. E poi, se per puro capriccio, avessi insistito per partecipare alla stesura ed aggiungere delle mie canzoni - ritardando così tutto il processo – quest'intervista non avrebbe avuto luogo che tra mesi e mesi. E cosa avrebbero fatto le/i fan nel frattempo? Non si sarebbero annoiatə? Avevamo prenotato le registrazioni tre mesi in anticipo ed il mio tour era già in programma da molto prima. Quindi, sì, semplicemente non c'è stato tempo e modo per riorganizzare tutto in quel senso.
In ogni caso, penso che i membri, in parte, abbiano subito le tue influenze rock, anche se fisicamente tu non eri presente alla stesura insieme a loro. Trovo che nell'album ci siano alcuni di quegli elementi rock che tanto piacciono a te e che sai portare alla luce così magnificamente.
JIN: Non credo ci siano poi tanti elementi rock in quest'album. Il nostro è sempre stato un gruppo dalle influenze e radici hip-hop, d'altronde. La musica rock piace anche agli altri membri, ma sono io il vero fan del genere. Ecco perché il mio album solista ha un approccio più rock. Ma, al di là di quello, non so onestamente quanta influenza i miei gusti possano avere avuto sul nuovo album.
Beh, qui e là, specialmente nella seconda parte dell'album, io ci sento influenze rock.
JIN: Beh, se proprio vogliamo trovarci qualcosa... gli altri membri mi hanno visto in concerto e continuavano poi a dire che non vedevano l'ora di esibirsi anche loro. Se proprio vogliamo trovarci qualche mia influenza, immagino si possa dire che il mio tour ha accresciuto ancor più il desiderio di palco per gli altri, dandogli la motivazione necessaria per riprendere. Quello penso possa avere influito un goccio. Una volta, V è stato ospite speciale ad uno dei miei concerti.. mentre assisteva alla mia performance, la voglia di tornare ad esibirsi era talmente tanta che è scoppiato a piangere sul palco.
Qual è la tua canzone rock preferita in assoluto?
JIN: Direi, “Viva La Vida” dei Coldplay. In precedenza, sono già stato ospite ai loro concerti ben due volte. Avrei davvero voluto assistere live a quella canzone, anche se il mio turno di salire sul palco era poi molto dopo, quindi ricordo di aver saltato e cantato nel backstage, mentre assistevo a quella performance per conto mio.… Ovviamente, ci sono anche tante altre canzoni fantastiche, anche brani più popolari, ma quella traccia mi è particolarmente cara. Quando vedo quell'esibizione, mi batte forte il cuore. Ha davvero la capacità di emozionarmi. È il tipo di canzone da cui traggo un sacco di nuove idee ed ispirazione. Quindi, sì, diciamo che sono sensazioni cui ho pensato molto, mentre lavoravo al mio album solista.
Essere il maggiore del gruppo sicuramente porterà diverse responsabilità. Che cosa ti piace e cosa non ti piace dell'essere il membro più grande della band?
JIN: Sono il maggiore, ma i membri non mi… trattano esattamente come se fossi il più grande, credo? È strano a dirsi? Penso sia perché non mi considerano veramente il maggiore. Né io mi comporto come tale. Però, sì, quando scherzano e si divertono con me, quando mi chiamano "hyung, hyung!" in totale amicizia, mi piace molto. D'altro canto, mi piace un po' meno quando si prendono un po' troppe libertà? Ad esempio, quando mi danno pacche sul sedere. Sì, credo quello sia l'aspetto che mi piace un po' meno [ride].
Beh, ma avere 35 anni è un'età ancora molto giovane, sappilo.
JIN: Sì, lo so, lo so. Però trovo sempre più evidente ci sia differenza tra l'avere 25 e 35 anni.
E sarai sempre il primo del gruppo ad aver sperimentato ciò che si prova.
JIN: Verissimo. Lasciate che vi racconti che cosa mi ha detto una volta uno dei membri. Mi fa, “Jin, se ti trovi in difficoltà, basta che ci metti ancor più impegno e vedrai che ce la farai!”, e stiamo parlando di un membro due o tre anni più giovane di me, no? Dopo due o tre anni è tornato da me e mi ha detto, “Wow, quindi era così difficile anche per te, a quest'età? Ti chiedo scusa, non ne avevo idea.”
La tua partecipazione al varietà coreano Kian’s Bizarre B&B ha avuto enorme successo — sei piaciuto molto a tutti. Questo ha forse cambiato qualcosa nel tuo modo di pensare ad eventuali nuove possibilità lavorative per il futuro?
JIN: No, ho sempre pensato che se non è insieme al gruppo, non ho motivo di continuare diversamente in questo settore. Credo semplicemente la carriera solista non mi dica molto. Se mai dovessi fare altro, sarebbe... provare qualcosa di nuovo sempre nel gruppo... se mai le/i fan dovessero stufarsi. Non sono interessato alla recitazione o ad altro.
Quindi, alla fine, ci hai rinunciato una volta per tutte? Perché [la recitazione] è sempre stata una possibilità che aleggiava nell'aria, credo.
JIN: Sono ormai anni e anni che non ci penso seriamente. Immagino, in parte, sia anche questione di mancato tempismo. Però, sì, credo proprio continuerà a non essere il momento più adatto per molto, molto tempo a venire.
Qual è la tua ambizione o sogno più grande, qualcosa che vorresti realizzare nei prossimi 5 anni?
JIN: Il mio sogno più grande, finora, è sempre stato andare in tour con i BTS e incontrare quantə più fan possibile, girando tutto il mondo. Ma inizialmente, quando ci è stato comunicato il programma per la tournée, non c'erano poi così tante date e l'idea era che durasse per soli tre o quattro mesi. Allora ho detto, ‘Ora che siamo tornati, avevamo detto che saremmo andati a trovare quante più persone possibile e, con questo programma, mi sembra di venir meno alla nostra promessa. Se fosse possibile, mi piacerebbe ripensare il tour di modo da poter visitare tanti posti in più.’ Ho espresso questo mio desiderio, ed è così che siamo arrivati al programma definitivo. Abbiamo finito per estendere quei quattro mesi fino ad un anno.
[✎ ITA] Rolling Stone maggio 2026⠸ BTS : Ritrovarsi :: Speciale RM | 14. 04. 2026
RITROVARSI :: i BTS Sono di Nuovo in Vetta
🎙1. RM: il Senso della Vita e Molto Altro
'Cerco di dare voce a sentimenti universali'
Nella nostra cover story, il leader dei BTS ci parla del processo di elaborazione di un'identità di gruppo, della sua musica preferita e della sua “lotta contro i demoni interiori”
Intervista di BRIAN HIATT | 14. 04. 2026
Fin dagli inizi, i BTS non sono mai stati come gli altri gruppi idol sud-coreani, ed il loro leader ne è una delle principali ragioni. RM, nome vero Kim Namjoon, era un adolescente studioso e rispettoso - la cui unica forma di ribellione era “scendere in strada e rappare” - quando ha firmato il suo contratto con la BigHit Music; e quest'ultima, in seguito, ha creato i BTS partendo proprio da lui. Le sue radici underground ed inclinazioni indie ed alternative trovano maggiore espressione nei suoi album solisti, Indigo e Right Place, Wrong Person, ma è sempre comunque lui a indirizzare la musica del suo gruppo verso derive più audaci — la sua traccia preferita di Arirang è “FYA”, non in ultimo perché alla sua stesura hanno partecipato JPEGMafia e produttori quali Diplo e Flume. Quando conversiamo, RM non nasconde nulla, in parte perché ha sempre a mente l'importanza di lasciare qualcosa alla posterità. “Per me, apparire su questa rivista e poter fare quest'intervista con lei è un altro record” dice, seduto insieme a noi presso il quartier generale della Hybe a Seoul, in Corea del Sud, a metà febbraio, “qualcosa cui poter tornare con orgoglio quando avrò 50 anni, tipo..”
Sei un po' una contraddizione vivente, perché hai gusti alternativi, eppure sei il leader della più famosa band al mondo, intento a produrre dell'incredibile musica pop per il pubblico globale.
RM: Credo l'essere contraddittorio sia il mio complesso più grande, ma, allo stesso tempo... questi diversi lati sono parte integrante di me. Ascolto la musica pop. Mi piace molto... Tengo sempre d'occhio le classifiche. A volte, quando non ho voglia di stare a scervellarmi troppo, cerco semplicemente la Top 50 Global e ascolto quella. Mentre, altre volte, non basta neppure quella e allora vado a spulciare più a fondo.
Ascoltare i tuoi album solisti è davvero un'esperienza unica ed interessantissima — sembra il tipo di musica che avresti potuto fare, se non ci fossero mai stati i BTS. Personalmente, trovo già incredibile tu, in quanto artista, abbia sviluppato quel tipo di mentalità.
RM: Il punto è che laddove tutti dicono "sì", io sento la necessità ed il capriccio di dire "no", di andare contro corrente. Tutti questi anni spesi con i BTS.. ovviamente è qualcosa che adoro, ma chiaramente ci sono anche state cose che proprio non mi piacciono. Semplicemente, non me la sentivo proprio di ignorare o nascondere quei sentimenti. Ma credo di essermela sempre cavata perché so bene cosa mostrare al pubblico e cosa è più opportuno tenere per me e poi trasporre in un album. Quando ho intrapreso la carriera solista, mi son detto, “Cavolo, è il momento, devo farlo. Devo parlarne, ora o mai più.. Perché altrimenti quando siamo in 7, ho il mio ruolo [come leader] da ricoprire.” A volte non posso fare a meno che essere rispettoso e garbato, perché ci sono anche tantə giovani e giovanissimə che ci seguono, ma io ho iniziato a fare musica per strada, come rapper. E quelle mie radici sono un richiamo troppo forte per ignorarle. A volte non ne posso proprio fare a meno, è quella roba che voglio fare... Quindi, con i progetti solisti... penso di potermi rilassare ed esprimere più apertamente, senza tener conto degli aspetti più strettamente economici.
È così che ho avuto l'opportunità di collaborare con Little Simz e Moses Sumney. Sono due artisti davvero pazzeschi... e ho veramente cercato di.. cioè, liberarmi di ogni costrizione. Mi sono rasato. Ho cercato di restare il più naturale possibile. E ho voluto coinvolgere tutti quegli artisti dal sound alternative. È stata una sfida davvero gratificante e ho imparato molto. Ed è stata un'esperienza davvero formativa ed utile anche per le nostre sessioni musicali di gruppo a LA, quelle che abbiamo fatto l'anno scorso, in previsione di questo nuovo album.
Nel 2022, in un'intervista con Pharrell Williams, hai confidato di amare la musica, certo, ma d'essere forse più appassionato di arti figurative. Ora sei forse tornato sui tuoi passi? Se sì, com'è stato questo tuo percorso?
RM: Credo la musica non mi abbandonerà mai. È semplicemente parte delle mie origini e ci sono volte in cui non puoi proprio resistere, quando senti una delle tue canzoni preferite ed il tuo corpo reagisce istintivamente, devi ballare o scuotere il capo seguendone il ritmo. Mentre credo le arti figurative necessitino una conoscenza e formazione più approfondite, un coinvolgimento intellettuale più sofisticato. Quando ero al militare, ho ascoltato un sacco di album. Ora come ora, penso di essere più innamorato della musica, credo... L'album di Dijon è davvero fantastico. Quando ho controllato il mio Spotify Wrapped — L'album di Dijon credo abbia totalizzato più di 500 minuti di ascolto, da parte mia.
In precedenza, hai dichiarato che i singoli rilasciati dai BTS tra il 2020 e il 2021 ti hanno lasciato un po' smarrito riguardo la vostra identità di gruppo.
RM: E penso sia tuttora così. Credo un musicista debba portare avanti un dialogo costante con la propria musica... Però, sì, credo di essere ancora piuttosto confuso a riguardo, perché, cioè.. Quando ero al militare, mi dicevo "forse, una volta concluso il servizio, quando saremo di nuovo tutti e 7 insieme... sì, immagino saremo tutti d'accordo e avremo le idee chiare sul da farsi", ma non è andata esattamente così. Quindi credo queste 14 tracce siano — cioè.. Sicuramente abbiamo ancora diversi dubbi, però quest'album è parte della risposta alla domanda “Che cosa sono i BTS, ora che siamo nel 2026?”. Però credo che in quest'album io abbia cercato di esprimere sentimenti più universali — come l'amore, la sofferenza e la nostalgia. Sì, credo di non aver ancora abbandonato quell'approccio, il desiderio di trattare esperienze e sensazioni personali ma trasformandole in qualcosa di universalmente condiviso e riconoscibile.
Hai mai pensato di scrivere un libro?
RM: Sì, ci ho pensato seriamente. Ma più leggo, meno ne sono convinto perché ci sono talmente tanti testi ed autori molto più ferrati di me, nel mondo. Ogni tanto provo a buttar giù qualche pensiero, ma già solo così me ne vergogno. Quindi, invece, tengo un diario. A volte provo anche a scrivere dei saggi, ma li trovo sempre un po' sciocchi. Forse in futuro, se mai cambierò idea, potrei riprenderli, correggerli e raccoglierli tutti insieme. Però, ora come ora, l'idea di scrivere un libro mi spaventa molto di più di quella di creare un album.
Che cosa fai, di solito, per distrarti?
RM: Credo andare a camminare sia la cosa migliore, perché quando sei in giro e osservi ciò che ti circonda, metti concretamente in moto il tuo corpo e tutto il tuo organismo. Quindi non puoi che lasciarti andare, cammini e basta. È qualcosa che aiuta a calmarmi, mi dimentico dello stress e di ogni preoccupazione e semplicemente ammiro il cielo. Però, ultimamente, guardo Instagram, YouTube, Netflix ecc.. — mi stanno rubando un po' di quel tempo.
Il servizio militare non deve essere stato semplice. Emotivamente, ti ci stai ancora riprendendo? Come sta andando?
RM: Se vogliamo paragonarlo ad una grotta, credo di esserne già ampiamente uscito... Sono passati 8 mesi, in fondo, e credo di stare bene. Però ci sono ancora notti, a volte, in cui cerco di dormire e — mi torna in mente, e mi dico, “Dài, cavolo, basta pensarci. Ormai hai finito. Non sei più al militare.” Però credo che anche quell'esperienza, il toccare il fondo emotivamente, sul serio... credo mi sia stata d'aiuto, dopotutto. Ora dormo nel mio letto, a casa mia. Va tutto bene. Credo quella consapevolezza sia la cura migliore.
E quell'esperienza ha forse cambiato ciò che cerchi e ti aspetti dalla vita, in quanto persona?
RM: Desidero sempre ancora vivere nel presente. Vivere il qui ed ora. Il problema è che siamo nel 2026 e ci sono talmente tante cose esterne che non fanno che distrarmi e distrarci da questo proposito. Cioè, basti pensare a tutti questi reel e shorts che vanno di moda adesso, per me non sono che distrazioni. Quindi, sì, onestamente mi mancano i giorni in cui potevo semplicemente uscire, andare a camminare sotto la pioggia e pensare per conto mio.
Credo allora io vivessi appieno il presente. Non mi piace pensare al passato o al futuro perché li considero poco più che illusioni e fantasie, ma è sempre più difficile concentrarsi unicamente sul qui ed ora... Ci provo, sul serio, ce la sto mettendo tutta. Ogni tanto, semplicemente, poso il telefono e cerco di concentrarmi sulla lettura di un libro. Ma sì, cerco sempre di non pensare al passato o, tanto meno, al futuro, perché, beh, più ci si pensa, meno arriva.
Hai attraversato periodi bui, dal punto di vista emotivo e psicologico, e ne sei uscito. Nulla dura per sempre, in fondo. Cosa diresti alle/i fan che stanno provando cose simili, ora?
RM: Io ne sono uscito — ho superato tutte le crisi attraversate l'anno scorso a causa dell'ambiente in cui mi trovavo e delle mie circostanze. Fisicamente ne sono uscito, ma.. quella sofferenza emotiva sto iniziando ad interiorizzarla e a farci i conti solo ora. Non so come chiamarla, ma è qualcosa che mi porto sempre dietro in un qualche angolo del mio cuore. Credo fondamentalmente io stia ancora imparando a conoscere me stesso. Sarà perché sono più emotivo, almeno rispetto agli altri... o forse penso sempre troppo.
A volte non riesco a dormire. Ma voglio forse farla finita? No. Cerco di amare la vita... di andare a camminare, passare del tempo con gli amici più cari, fare due chiacchiere e una bevuta, ascoltare musica, anche quest'intervista. La lotta con i miei demoni interiori non è ancora finita e forse durerà per sempre, e 'per sempre' è tanto, troppo tempo, come ho già detto. Ma lasciate che vi dica questa cosa: È semplice, penso la vita sia divertente... e non perché sono parte dei BTS o comunque una star, sempre baciato dalla luce della ribalta. No, semplicemente— trovo la vita sia divertente e vivere è sempre la scelta migliore.
:: Hidden Track ver. Deluxe del Vinile di ARIRANG ::
Listen to content by BTS.
[ inglese | coreano ]
In notti vuote come questa
È di nuovo il tuo nome che mi ritrovo a chiamare
Già, sono smarrito, posso venire da te?
Già, sono smarrito, posso venire da te?
Volevo semplicemente dirti che mi spiace
Odio davvero essere così
Già, sono smarrito, posso venire da te?
Già, sono smarrito, posso venire da te?
Tesoro, non farmi questo
È già passato tanto tempo
Dal giorno che ci siamo allontanatə
Forse dovremmo lasciare le nostre storie nel passato
Mi spiace, ho fatto un po' tardi, eh?
Tu stai bene, tutto a posto, vero?
Ora che ci siamo ritrovatə
Cerchiamo di non separarci mai più
In notti vuote come questa
È di nuovo il tuo nome che mi ritrovo a chiamare
Già, sono smarrito, posso venire da te?
Già, sono smarrito, posso venire da te?
Volevo semplicemente dirti che mi spiace
Odio davvero essere così
Già, sono smarrito, posso venire da te?
Già, sono smarrito, posso venire da te?
Da te, da te, da te, da te
Da te, da te, da te, da te
So che non mi amerai mai
Quanto mi amavi in passato
Ma puoi aprirmi, per favore,
Se a bussare da te io volessi tornare?
Toc toc, busso alla tua porta (huh, yeah)
Il mio sangue sulla soglia (huh, yeah)
Sono solo qui di guardia
Perché diavolo, mi chiedo?
Tu sembri aver chiuso col passato
Svanisci come pulviscolo alla luce
Come fumo in una notte oscura,
La nostra storia è proprio al capolinea, eh?
E le metafore non mi piacciono neppure!
In notti vuote come questa
È di nuovo il tuo nome che mi ritrovo a chiamare
Già, sono smarrito, posso venire da te?
Già, sono smarrito, posso venire da te?
Volevo semplicemente dirti che mi spiace
Odio davvero essere così
Già, sono smarrito, posso venire da te?
Già, sono smarrito, posso venire da te?
Da te, da te, da te, da te
Da te, da te, da te, da te
So che non mi amerai mai
Quanto mi amavi in passato
Ma puoi aprirmi, per favore,
Se a bussare da te io volessi tornare?
Toc toc
Come a dimostrare che riesco anche a bussare al tuo cuore, ora
Questa vita senza un prima né un dopo, solo l'innanzi, avanti, sul ciglio del dirupo
Soffro e piangerò ancora, ma non mi importa, per caso, posso?
Se è per te, posso sopportare tutto, te che sei la mia salvezza
Anche se è tagliente e finirò per ferirmi di nuovo,
sei sempre una pagina della mia storia
Ormai ho superato ogni dolore, forse è per questo che
ogni giorno è stata una lotta interiore
Come un esploratore che ha trovato la sua risposta, continuo a vogare
[✎ ITA] Bloomberg⠸ INTERVISTA : I BTS, la Boy Band Più Famosa in Assoluto, Tornano in un'Industria Musicale Ormai Cambiata | 20.03.2026
BTS ⊙⊝⊜ ARIRANG
INTERVISTA ESCLUSIVA . 20 marzo 2026
__ di SOHEE KIM e LUCAS SHAW
I BTS Riguardo il Nuovo Album, 'ARIRANG', la Sua Creazione e l'Imminente Tour Mondiale
Dopo circa quattro anni, la boy band più famosa al mondo è tornata. In un'intervista esclusiva, i BTS parlano con Bloomberg di come il gruppo si è evoluto, del processo creativo che sta dietro il loro nuovo album, ARIRANG, e di come l'imminente tour globale sarà diverso dai precedenti.
After nearly four years, the world’s most popular boy band is back. In an exclusive interview, BTS tells Bloomberg how the group has evolved
Un giovedì pomeriggio di inizio marzo, i sette membri dei BTS hanno convertito il secondo piano della HYBE, quartier generale della loro etichetta musicale a Seoul, in una sala prove privata. Abiti casual griffati, il gruppo - responsabile dello sdoganamento del pop coreano presso le masse internazionali – si sta preparando per l'evento BTS: The Comeback Live | Arirang, una diretta Netflix prevista per sabato (21 marzo). Una cinepresa li segue in ogni loro mossa e un braccio meccanico danza sopra le loro teste, mentre una dozzina di altre persone segue la sessione di prove. L'accesso al secondo piano è talmente monitorato che persino i membri dell'esecutivo Hybe faticano ad entrare ed uscire.
Dopo aver provato Aliens, una delle canzoni del loro nuovo album, Arirang, il gruppo passa a Butter, hit assoluta uscita nel 2021, che i ragazzi hanno eseguito ai Grammy Awards 2022. Sotto le direttive di J-Hope, che scandisce il ritmo con battiti di mano serrati, il gruppo tira avanti, inciampando qui e là sulla coreografia, fino al termine della performance. Dopo alcuni tentativi falliti, i ragazzi si riuniscono attorno ad un portatile nell'angolo della sala e ripassano la canzone, guardando una vecchia esibizione. Sono passati diversi anni dall'ultima volta che il gruppo ha eseguito questa traccia in pubblico.
I BTS, gli artisti più venduti nel 2020 e 2021, hanno dovuto interrompere le attività di gruppo nel 2022, in previsione del servizio militare, un rito di passaggio obbligato in Corea del Sud. Ma il gruppo non è mai scomparso completamente. Ogni membro ha portato avanti delle attività soliste, durante questa pausa. Tuttavia, i BTS non hanno più rilasciato un album completo in studio né intrapreso un tour mondiale di gruppo per più di 4 anni.
Ora riuniti, dopo il lungo hiatus — in quest'epoca dominata dalla cultura pop e la sua velocità frenetica, peggio di una scorsa su TikTok — i BTS hanno da poco rilasciato un nuovo album, Arirang, e stanno per imbarcarsi nel più grande tour mai affrontato dal gruppo. RM, il leader della band, confida che pensava il comeback sarebbe stato più semplice: “Ero davvero convinto che, una volta congedati tutti, ci sarebbero semplicemente venute tante belle idee, ma non è andata così.”
Al contrario, il gruppo si trova ora a fare i conti con un mondo che, durante la sua assenza, è totalmente cambiato. Short video su YouTube e Instagram sono ormai le piattaforme di lancio per la maggior parte delle nuove uscite musicali, mentre ritornelli creati dall'IA rischiano di alterare per sempre il processo creativo e compositivo che sta dietro album e canzoni. Ciò che si trovano ora di fronte è un mercato musicale privo di confini o regole e fortemente basato su algoritmi, e tutto questo non potrà che rappresentare la prova del nove decisiva per la loro – finora – incrollabile pregnanza sulle classifiche globali.
Inizialmente titubante su come farsi nuovamente strada in quest'industria, il gruppo si è riunito, forte dei suoi trascorsi musicali, facendo perno sulla comune storia nazionale. Per il loro quinto album in studio, infatti, i BTS sono andati a rispolverare Arirang, una canzone tradizionale coreana che è sinonimo di nostalgia, amore e resilienza. Scegliere un'elegia nazionale come ponte verso il resto del mondo è stata una scelta ponderata e deliberata.
Attraverso i loro 14 brani, prodotti o coprodotti dai membri, i BTS fondono questa introspezione autobiografica con una sofisticata tavolozza sonora, risultato di collaborazioni serrate con grandi artisti occidentali quali Diplo e Ryan Tedder.
In quest'intervista esclusiva, i membri ci hanno parlato delle ispirazioni che stanno dietro il loro nuovo album, della portata dell'imminente tour e della situazione attuale dell'industria musicale. La conversazione - condotta in un mix di inglese e coreano, è stata qui condensata e rielaborata per maggior chiarezza.
Cosa facevate se, quando eravate al servizio militare, vi veniva qualche nuova idea musicale?
J-Hope: Per me l'esercito è una sorta di corpo sociale a se stante. Avevamo ruoli e posizioni totalmente diversi e nuovi in quella società in miniatura. Eravamo piuttosto presi dagli impegni e le responsabilità affidateci, quindi non c'è stato tempo né spazio per particolari spunti creativi.
V: Non è stato il mio caso perché era già un'esperienza piuttosto intensa ed estenuante dal punto di vista fisico.
RM: Siamo entrati nell'esercito a fasi alterne, quindi ci sono voluti due o tre anni per completare tutti e sette il servizio. Ero convinto che, una volta terminato, avremmo avuto le idee ed un progetto ben chiari, ma non è andata così. Jin e J-Hope hanno avuto enorme successo con i loro progetti solisti, una volta congedati, mentre io ero piuttosto confuso, a fine servizio.
Confuso per cosa?
RM: Durante il servizio militare, ero davvero convinto che, una volta tutti e sette saremmo stati congedati, ci sarebbero venute sicuramente tante belle idea, ma non è stato così. Non facevamo che parlare e confrontarci, del tipo "Quale sarà il nostro prossimo passo? Cosa volete dire al resto del mondo?".
Cioè, i BTS sono tornati dopo 4 anni e quattro anni sono davvero un periodo lunghissimo in questo settore, perché l'industria musicale cambia in un batter d'occhio, è sempre in movimento. Allora ci siamo detti, perché non tornare al passato, a dove tutto è iniziato? Le nostre radici. Quel pensiero è stato davvero ciò che ci ha maggiormente legati e ha rafforzato il nostro gruppo, dopo le attività soliste e la nostra maturazione. Ci siamo conosciuti quando avevamo 15 o 16 anni, ma ora siamo trentenni.
Il successo che avete avuto da solisti vi ha mai fatti vacillare riguardo il comeback di gruppo? Nessuno di voi ha mai pensato, okay, ora posso semplicemente continuare come solista?
V: Se anche solo uno di noi ne avesse avuto davvero il coraggio, personalmente l'avrei preso a botte.
Jin: Non è nemmeno tanto questione di quale ha più successo, se i nostri album solisti o quelli di gruppo. Semplicemente, ci piace molto di più promuovere tutti insieme.
Suga: E l'unico motivo per cui abbiamo intrapreso carriere soliste è stato perché non potevamo fisicamente continuare a promuovere in gruppo.
Arirang ha un significato ed un'importanza speciali per moltə, in Corea. Qual è stata l'ispirazione che vi ha spinti ad includere elementi carichi di tanto sentimento patriottico nel vostro comeback, e come sperate sarà accolto dalle/i fan internazionali?
RM: Avevamo bisogno di uno spunto e forte motivazione per poter intraprendere questo nuovo percorso creativo. Ciò che ci serviva era trovare qualcosa che potesse rappresentare tutti e sette nella nostra unità, qualcosa che però potessimo anche spiegare e raccontare al fandom internazionale. Infine, siamo giunti alla conclusione che, nonostante ci siano tanti gruppi misti, noi siamo tutti coreani, nati e cresciuti in Corea. In quanto band, abbiamo iniziato la nostra carriera in Corea.
Ecco come mai abbiamo pensato al tema di Arirang. È una ballata tradizionale strettamente coreana e incarna un immaginario ed un sentimento che è noto e caro a moltə coreanə — come l'han, che è un sentimento di frustrazione, o l'heung, che significa invece esuberanza ed è fondamentalmente un tipo di energia tipica del nostro popolo. Questi sono concetti che noi, in quanto coreani, conosciamo bene, però immagino possano risultare un po' strani o nebulosi per gli stranieri. Quindi, sì, abbiamo scelto di rifarci a questo concept più local e svilupparlo affinché diventasse più universale, e penso questo ci abbia davvero permesso di mostrare un diverso tipo di originalità e di avere maggiore impatto e risonanza con le nostre voci.
Partendo dai vostri primi album, più hip-hop, fino ad arrivare alle vostre hit più note globalmente, come Dynamite e Butter, il vostro stile e la vostra identità musicale si sono piuttosto evoluti, coll'andare degli anni. Come descrivereste lo stile di quest'album?
Suga: In quest'album potrete trovare diversi generi musicali, ma le nostre origini sono essenzialmente hip hop. Molte delle nuove tracce sono fortemente influenzate dal hip hop. Ci siamo chiesti a lungo come descrivere questo album, ma personalmente lo definirei un vero e proprio pacchetto regalo.
J-Hope: Di recente, ho riascoltato tutti gli album che abbiamo pubblicato negli ultimi 10 anni e passa. Questo mi ha dato un'idea chiara della nostra crescita artistico-musicale. Se avessimo deciso di allinearci allo stile del passato, sapevo non avremmo potuto dimostrare che c'è stata effettivamente una crescita e maturazione di gruppo.
Ecco perché abbiamo deciso di partecipare a sessioni di composizione e scrittura musicale a LA, così da poter assorbire e filtrare una diversa cultura ed atmosfera. Nel processo, però, abbiamo anche cercato di intessere l'album della nostra personalità e stile, e alla fine ci siamo ritrovati diverse tracce tra le mani, che poi abbiamo ridotto a quelle che meglio incarnavano il tema di Arirang.
Vorremmo cercare di immaginarvi a LA, qual era la vostra routine? Quando siete arrivati? Con chi avete lavorato?
Jimin: Avevamo più o meno tutti la stessa routine. Ci svegliavamo la mattina e facevamo esercizio, poi mangiavamo, ci lavavamo e preparavamo e poi andavamo allo studio di registrazione per lavorare. Poi rientravamo a casa, mangiavamo e ci preparavamo per la notte. Sempre questi stessi passaggi ancora ed ancora, ogni giorno per due mesi. Lavoravamo presso uno studio in affitto a Hollywood.
J-Hope: È stato davvero divertente essere di nuovo tutti e sette insieme, dopo così tanto tempo. Fare tutto insieme, mangiare ecc.. era quasi come stare in un dormitorio, come agli inizi.
Quale messaggio volete trasmettere con il vostro singolo, Swim?
RM : Abbiamo discusso tanto e ci siamo fatti molte paranoie riguardo l'eventualità di selezionare Swim come singolo principale per il nuovo album, perché di questi tempi la maggior parte del pubblico si limita ad ascoltare la title track. Questo brano è lineare e piuttosto dolce. Swim non ha un ritmo potente o particolarmente dinamico, non è tipo bum, bum, bum.. così di impatto immediato. La maggior parte della gente è abituata ai BTS dalle coreografie cariche di energia, mentre questa canzone ha un sound più maturo e dimesso.
Sono io ad aver scritto il più del testo e ho cercato di esprimervi la confusione che attanagliava tutti e sette prima del servizio militare. Il significato è semplicemente, la vita è come una nuotata, non facciamo che sguazzare e sguazzare ogni giorno ed ogni ora e desideriamo continuare a nuotare.
Ed è stata una scelta intenzionale quella di rilasciare un primo brano che suonasse diverso dal solito, così che la gente sapesse che quello che stava per ascoltare era un album nuovo e diverso rispetto ai vostri lavori precedenti?
RM: Abbiamo scritto oltre 120 tracce. Abbiamo anche cercato di trovare un altro brano che fosse più adatto come singolo principale. Ma Swim era l'unico in grado di rappresentare il nuovo capitolo ed il nuovo album dei BTS, questo nostro nuovo comeback. Abbiamo speso un mese intero cercando di comporre una traccia migliore, ma credo non sempre le cose vadano come si desidera; specialmente non durante una sessione musicale di quel tipo e quando l'obiettivo è trovare un brano che possa incapsulare appieno il concept cui si sta lavorando.
Come fate a prendere decisioni unanimi, visto che siete in sette?
V: Più ti fai sentire, più facile è averla vinta. RM è stato il più chiassoso.
RM: Se tutti vogliono dire la loro, diventa una vera e propria guerra. Gli argomenti di dibattito – la musica, la coreografia, i concerti, l'estetica ecc. - sono come territori contesi. Se anche solo uno di noi ha un'idea precisa ed irremovibile, inevitabilmente la sua voce sarà la più ascoltata, e solitamente quello sono io.
J-Hope: Ognuno di noi ha le proprie idee ed opinioni riguardo determinate cose, ma in settori ed argomenti diversi. Però non cerchiamo mai di far valere arbitrariamente le nostre decisioni sugli altri membri. Ci confrontiamo sempre a riguardo, e quando gli altri accettano e danno il loro consenso, allora procediamo.
Dopo il COVID e la successiva pausa, quanto più legati ed uniti siete diventati in quanto gruppo?
Jimin: Siamo sempre stati molto legati, ma dopo aver trascorso così tanto tempo distanti gli uni dagli altri, la nostalgia dei membri si è fatta ancor più pressante. Anche durante il servizio militare, abbiamo cercato di tenerci in contatto il più possibile, e una volta terminato, abbiamo riallacciato ancor più saldamente i nostri rapporti. Sì, credo si possa dire che siamo ancor più uniti.
Jin: È come con la famiglia: anche se non vedi i tuoi genitori, fratelli o parenti per diverso tempo, quando vi rincontrate non è cambiato nulla, come se vi foste visti solo ieri. Alcuni dei membri sono venuti ad assistere ai miei concerti solisti, ed è stato davvero strano non averli con me sul palco, ad esempio.
Nel periodo trascorso dal vostro ultimo tour ed album, che cosa trovate sia cambiato maggiormente nell'industria musicale? E come pensate di fronteggiare questi cambiamenti, ora che state riprendendo il vostro percorso?
Suga: Rispetto al periodo della pandemia, i concerti dal vivo sono nuovamente sulla cresta dell'onda. Le performance live sono veramente all'apice dell'intrattenimento e penso continueranno così per molto tempo. Un'altra cosa che ho notato è come i gusti musicali siano ora molto più vari, nel settore. È diventato estremamente difficile etichettare una canzone con un genere specifico.
Molte persone usano l'IA per fare musica, quindi stiamo assistendo ad un'ondata molto più corposa di rilasci.
Di questi tempi, poi, credo l'unica sia trovare un proprio gusto personale tra le tante canzoni sul mercato e poi approfondire, seguendo le performance di quell'artista.
Cosa ne pensate dell'uso dell'IA in ambito musicale?
Suga: È come nel periodo della Rivoluzione Industriale, quando si è passati dai cavalli al boom delle automobili e dei treni. Non ho nulla di particolarmente contrario a questo cambiamento. Molte persone ne fanno un uso corretto e legittimo. Noi però non la usiamo.
In passato c'erano qualcosa tipo 100 compositori che lavoravano per un produttore. Oggigiorno, invece, è come se bastasse un supporto IA al posto di tutte quelle persone. Ma la cosa più importante, sia che si lavori con altri esseri umani o con l'IA, è avere occhio ed orecchio per capire se un brano è valido oppure no.
E, in ogni caso, non è più possibile opporsi all'IA, perché ormai è un cambiamento irreversibile. Invece che incaponirci, incrociare le braccia e dire ‘Io sono contrario’, credo prima o poi arriverà semplicemente il giorno in cui sapremo accettare ed adeguarci a questi cambiamenti.
Nel periodo trascorso dal vostro ultimo album, il formato video-breve - come i reel e gli short di YouTube - è davvero diventato popolare. Voi cosa ne pensate? E come avete intenzione di rapportarvi con le/i vostrə fan, ARMY, e soddisfare i loro gusti e trend?
RM: Non voglio negare il valore e l'impatto di tutte queste nuove trovate contemporanee, ma – lo ammetto – ho cercato di posticiparne l'uso il più possibile. A questo proposito, ci siamo confrontati ed abbiamo riflettuto molto su come promuovere il nostro nuovo album, visto che le tendenze sono cambiate tantissimo. Cercare di seguire questi nuovi trend è sempre un po' una rogna. So che ci sono tanti creativi pazzeschi, ormai, specialmente nella generazione Alpha e nella nuova Gen Z. Sono davvero tutti molto arguti ed originali. Però penso che, per noi, tornare e comportarci immediatamente come se fossimo maestri delle robe da Gen Z potrebbe risultare un po' forzato ed imbarazzante. Quindi, sì, stiamo ancora cercando di capire cosa sia fattibile e meglio fare, nel nostro caso.
Riguardo l'imminente tour, potete condividere con noi che cosa si possono aspettare le/i fan?
Jimin: J-Hope ha suggerito il palco a 360°
J-Hope: Sì, ecco.. Se penso al motivo stesso della nostra esistenza ed al nostro obiettivo di squadra, la prima cosa che mi viene in mente sono i concerti. Come ho menzionato prima, di recente ho ascoltato tutti i nostri vecchi album, ma ho anche dato una ripassata alle nostre esibizioni degli ultimi anni. Poi mi sono chiesto se ci fosse mai stata un'occasione in cui abbiamo potuto interagire con il pubblico a 360°; e la risposta è stata no, non l'abbiamo ancora mai fatto. Quindi ho chiesto ai membri se non trovassero potesse essere grandioso portare una novità simile, questa volta, e tutti erano d'accordo. Tutti l'hanno considerata una bella idea.
In che modo esibirsi su un palco a 360° è diverso da ciò che avete fatto finora?
J-Hope: Tanto per iniziare, non siamo fermi al centro.
RM: Ci sono molti più fattori da tenere in considerazione in termini di audio, posizioni, performance, nonché gli ingressi e le uscite. Dobbiamo inoltre assicurarci che tutto risulti preciso ed ordinato da qualsiasi direzione si guardi.
V: Anche dovessero cascarci i pantaloni, non possiamo più rimetterli a posto.
Il tour è piuttosto lungo e farà tappa in tante città— quali sono gli aspetti focali dei vostri preparativi?
Jimin: Riuscire a mantenere alta l'energia è fondamentale. Ecco perché stiamo facendo tanto esercizio fisico, cardio e in particolare ci alleniamo nella corsa, alleniamo i muscoli inferiori e facciamo attenzione alla nostra dieta. Di questi tempi dobbiamo tenere sotto controllo il peso per evitare infortuni.
Suga: Se non raggiungiamo o riusciamo a mantenere il peso forma, c'è maggior rischio di infortuni.
Jin: Inizialmente, il tour sarebbe dovuto durare solo quattro o cinque mesi con quattro o cinque performance la settimana. Ma ci tenevamo ad essere al meglio, quindi abbiamo deciso di spaziare di più e prolungare il tour, così da poter visitare ancor più Paesi e città.
Quando avete concluso effettivamente i lavori sull'album? L'avete registrato tutto a LA?
RM: Abbiamo cercato di registrare tutto a LA, ma 2 mesi non erano sufficienti. L'abbiamo poi concluso in Corea. Abbiamo fatto una prima sessione di registrazioni tra luglio e agosto, a LA, e poi a settembre siamo rientrati e abbiamo continuato a fare revisioni e buttare giù testi. Abbiamo finito il tutto tra ottobre e novembre.
Le canzoni sono pure diventate più brevi, di tipo..15 o 20 secondi.
Sono diventate tutte più corte?
Jimin: La maggior parte.
Jimin: Perché la gente non ascolta più brani troppo lunghi.
V: La generazione degli short.
Durante il tour avete forse in programma di lavorare ai vostri progetti solisti, tra una tappa e l'altra?
Jimin: Lo farei anche, se ce ne fosse modo, ma penso sarebbe un po' troppo estenuante, forse?
Jin & Suga: Chi vuole, può provarci!
Jung Kook: Io, quanto meno, vorrei provare alcune sessioni.
Quando sei tornato a ripassare i vecchi album e le vecchie performance, ce n'era forse uno – disco o tour ad esempio – che ti è arrivato maggiormente al cuore?
J-Hope: Scelgo sempre la stessa era: Love Yourself: Tear. Quello è stato un periodo piuttosto complesso, in cui si sono fatte tante discussioni su come superare le avversità e trovare di nuovo una direzione per il gruppo. Il fatto è che ci siamo trovati improvvisamente schiacciati dal peso della popolarità, sempre sotto i riflettori, e tutto questo ci pesava e caricava di un forte senso di responsabilità ed aspettative. Inoltre, avevamo sempre tantissimi impegni ed era semplicemente estenuante, sia fisicamente che mentalmente. Mentre riguardavo le vecchie performance, sul serio, non ho idea di come facessimo. Ma, sì, penso di poter dire che eravamo davvero in uno stato di esaurimento.
I vostri ultimi film-concerto e documentari speciali erano prodotti in collaborazione con la Disney. Come mai avete deciso di passare a Netflix, questa volta?
Jin: Abbiamo fan in tutto il mondo e Netflix è la piattaforma con il raggio di diffusione più ampio in assoluto. Ne abbiamo parlato con diverse persone, oltre che tra noi, ed abbiamo stabilito che sarebbero stati i partner più indicati, visto che sono conosciuti in ogni dove e avrebbero potuto raggiungere il maggior numero di spettatori possibile.
Jung Kook: Visto che probabilmente ci sono persone che ancora non ci conoscono...
[✎ ITA] Weverse Magazine , Articolo : BTS :: Ancora Più Grandi, Migliori, Ma a Modo Loro | 27.03.2026⠸
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BTS: Ancora Più Grandi, Migliori, Ma a Modo Loro
__ Come ‘ARIRANG’ ha trasformato le loro origini in una risorsa __
__ di SEO SEONGDEOK | 27. 03. 2026
Twitter | Orig. KOR
Quando uno dei grandi nomi della musica torna dopo tanto tempo, siamo abituatə a certi commenti ricorrenti: la pressione psicologica è immensa, le aspettative sono alle stelle e impossibili da soddisfare e il mondo della musica, nel frattempo, si è evoluto. A questi artisti non restano che due possibilità: superare la propria eredità musicale e se stessi per tornare a volare alto, o semplicemente cadere nel dimenticatoio. È un dato di fatto, schietto e piuttosto drammatico, che riduce le decisioni prese e tutto il processo creativo ad un mero bivio —un comeback trionfale o una quieta ritirata. E purtroppo tutto questo non lascia concretamente spazio ad un esame più approfondito di come il progetto sia stato creato e sia venuto in essere; no, semplicemente ogni discorso o interesse evapora.
Fin dal momento in cui i BTS hanno annunciato che il titolo del loro nuovo album sarebbe stato “ARIRANG”, tali opinioni sprezzanti già aleggiavano nell'aria: troppo occidentalizzati, troppo anglo-centrici, troppo chiusi in una manciata di generi sempre uguali. Ma possiamo leggere tutto ciò anche in chiave di popolarità e scala. Certi artisti sono talmente famosi che generano chiacchiere e fanno parlare di sé senza effettivamente dover far nulla. E allora, invece di chiederci se hanno saputo essere all'altezza delle aspettative, è un'altra la domanda che dovremmo farci: che tipo di gruppo è, quello dei BTS, nel 2026? Che tipo di gruppo vogliono essere loro? E in che modo questo si riflette nella loro musica?
Iniziamo col dare un'occhiata alle persone con cui hanno lavorato. La lista comprende nomi come Kevin Parker dei Tame Impala, Mike WiLL Made-It, JPEGMAFIA, El Guincho, Artemas e tanti altri. Scorrere tutti questi nomi suona più come la lettura di una mappa che dare una scorsa ad una lista ospiti. Ognuno di questi nomi rappresenta una regione ben definita sulla mappa della musica pop contemporanea—ed implica un pubblico ed una conversazione culturale ben precisi.
Kevin Parker apre le porte all'indie rock psichedelico, che fino ad ora non aveva ancora mai trovato collocazione di peso nel K-pop. Se è una sintesi tra pop mainstream e trap che si desidera, è a Mike WiLL Made-It che bisogna rivolgersi. Ma la maggior parte del nuovo album si rifà a radici più hip hop; dunque – visto il dna dei BTS, la loro formazione ed il loro sound – essenzialmente un ritorno a casa per il gruppo. Il rapper JPEGMAFIA, poi, si trova a metà tra due mondi, essendo noto sia come produttore che per la sua musica. Lavora infatti con colossi quali Ye (Kanye West), pur continuando le sue collaborazioni underground hip hop con artisti come Danny Brown. Ma quella di cui stiamo parlando non è puramente una mappa delle Americhe.
Cosa dire di El Guincho? Quest'ultimo è il produttore di “El Mal Querer”, album di Rosalía di grandissimo successo, nonché di alcune delle principali tracce di “MOTOMAMI”. El Guincho è notoriamente un maestro nel prendere elementi della tradizione culturale locale e trasformarli in un sound pop più globale. Il tipo di lavoro che ha portato avanti con Rosalía— ovvero prendere il flamenco, una delle tradizioni più distintive della cultura spagnola, e fonderlo con la musica elettronica per dar vita ad un fenomeno globale— è perfettamente in linea con ciò cui punta “ARIRANG”. Poi abbiamo Artemas, la cui partecipazione è chiaro sintomo di quanto ampio sia stato il raggio di ricerca e sperimentazione da parte dei BTS. Produttore autodidatta, il suo singolo “i like the way you kiss me”, del 2024, ha raccolto più di 2,5 miliardi di visualizzazioni su TikTok, gli ha fruttato la pos. No.12 sulla classifica “Billboard” Hot 100, nonché la vetta della Global Excl. US. Artemas rappresenta la generazione dei nativi digitali, i quali hanno saputo bypassare in toto il sistema musicale, con le sue etichette tradizionali e tutte le limitazioni del caso. Certo, alcuni lo considerano solo uno dei tanti produttori anglofoni dei giorni nostri, ma Artemas è, di fatto, solo il più recente successore dei BTS in termini di sdoganamento globale della musica locale attraverso i social media.
Ma ciò che vale davvero la pena analizzare è come i sound introdotti da questi produttori internazionali si incastrano nel contesto dell'album. L'organo psichedelico che sentiamo in apertura di “One More Night” è, sì, d'importazione, ma il peso emotivo della canzone è dato dai versi coreani e dalla qualità del cantato. Il dolore che traspira dal trasognante electropop di “Merry Go Round” è tipico dei BTS. E, di fatto, quello è il risultato di una partecipazione attiva e direzione artistica mirata da parte dell'artista, nonché di un sapiente uso dei migliori ingredienti al fine di ottenere il proprio sound distintivo, null'altro.
Come raccontato in un'intervista con “GQ”, il gruppo si è riunito a Los Angeles per un ritiro musicale durato circa due mesi, lavorando in studio sei giorni la settimana. Più un internato che una sessione di registrazioni, insomma. “ARIRANG” non suona affatto come creato a distanza, via e-mail—ha quella qualità distintiva di un'opera creata orchestralmente da tutte le parti coinvolte, in presenza, frutto di un dibattito e lavoro creativo più che vivaci. La coesione del prodotto finito lascia intendere l'approccio dei BTS a quelle sessioni musicali, affrontate dal gruppo con spunti di direzione creativa più che chiari. I membri avevano un piano definito e lo hanno messo in pratica, pur affidandosi ai collaboratori scelti, per dar concretamente vita alla loro visione d'insieme. In termini di processo creativo, quest'ultimo non è certo un approccio passivo—no, questa è leadership.
Contrariamente al sotto tono denigratorio che caratterizza la definizione “troppo occidentalizzati”, è proprio questa qualità globale a definire lo status e posto dei BTS nell'ecosistema musicale internazionale. Una lista di collaboratori tanto varia quanto mirata è possibile solo perché gli addetti ai lavori di questo settore considerano il gruppo come loro pari, e non semplicemente ospiti stranieri. L'idea, ormai desueta, che i BTS abbiano ancora bisogno del riconoscimento dell'Occidente non ha più alcun senso né trova posto nella musica dei BTS. Ecco perché, ad esempio, RM può rappare versi come “Qui solo io so parlare inglese” e proseguire con orgoglio dicendo, “è così che spacchiamo”.
E potremmo dire lo stesso del concerto trasmesso in diretta da Netflix, il 21 marzo. Lo spettacolo era diretto da Hamish Hamilton, il quale può vantare la regia di eventi quali l'esibizione di intervallo del Super Bowl, gli Oscars e varie cerimonie d'apertura dei Giochi Olimpici—spettacoli, questi, per cui la sfida sta nel dare umanità e trasmettere sentimenti genuini su scala massiva. Ebbene, i BTS hanno preso in prestito tale maestria e l'hanno trasposta nel loro concerto di Gwanghwamun Square, un luogo che, di per sé, è portatore di enorme peso culturale in Corea. La produzione made in Netflix ha dunque raccolto tutto l'entusiasmo della piazza e l'ha trasmesso in chiaro per il mondo intero. Le riprese non hanno fatto che esaltare ogni minimo dettaglio dello spettacolo proposto dai ragazzi, invece di allestirne una visione filtrata per il pubblico a casa.
Il concerto trasmesso via Netflix, inoltre, va a collegarsi ad un discorso più ampio riguardo l'industria musicale. In seguito all'evento di Gwanghwamun, Netflix ha prodotto e proposto anche il documentario “BTS: THE RETURN”, che è davvero sintesi di ciò con cui l'industria cerca di venire a termini da sempre. Da anni, infatti, si cerca di definire come debbano essere le trasmissioni musicali in questa era dello streaming. MTV e VH1 sono state pioniere nella diffusione dell'idea e cultura della musica come esperienza visiva e palinsesto chiaramente schedulato—qualcosa cui stare dietro e per cui riorganizzare la propria routine serale— invece di un'esperienza fruibile ed ascoltabile sempre e comunque. Però, quel tipo di infrastruttura è ormai venuta meno, e nulla è riuscito a prenderne seriamente il posto.
L'esibizione di Gwanghwamun è ciò che, nei tempi recenti, più si è avvicinato a quel format. Ed è stata possibile grazie all'artista, non alla piattaforma. Certo, Netflix ha messo a disposizione le proprie risorse in termini di produzione e distribuzione, ma non è materialmente l'artefice di quel sentimento, dell'idea che qualcosa di imperdibile stia accadendo proprio qui ed ora. Quella sensazione è opera dell'artista e richiede quella certa rilevanza culturale che, solitamente, ci si costruisce in anni—e talvolta addirittura decenni— di carriera. Ed è qui che entrano in gioco i BTS. L'esibizione di Gwanghwamun ha funzionato come esperienza visiva programmata perché gli spettatori avevano già capito, ancor prima che iniziasse la diretta, che stavano assistendo a qualcosa di importante e storico.
La convergenza tra l'ambizione creativa che circonda l'album, l'importanza simbolica di un luogo come Gwanghwamun, la portata e la raffinatezza della produzione, la notorietà ad ampio raggio della piattaforma scelta per la distribuzione globale dell'evento—nulla di tutto ciò è stato casuale. Anzi, ben rispecchia un gruppo che si è assicurato una posizione rara e preziosa sia in Corea che nel mondo, e che, anche dopo anni di assenza, è più sicuro che mai riguardo la propria identità. Gran parte del discorso su "ARIRANG" sembra concentrarsi su ciò che i BTS devono aver sacrificato per la sua realizzazione, ma sarebbe più corretto chiedersi a cosa si sono aggrappati. Il gruppo ha già dimostrato che le proprie origini non sono un limite. Quindi, che dire di un album che porta la discussione su un gradino ancor più alto e propone invece l'interrogativo: possono le nostre origini essere uno strumento per distinguersi nella propria unicità?
BTS: Siamo emozionati ma anche agitati, però il sentimento più forte è decisamente la commozione. Il solo fatto di esserci riuniti tutti e 7 e di poter creare qualcosa insieme ci rende estremamente felici e grati. Ce l'abbiamo messa tutta nei preparativi per questo comeback, impegnandoci tanto quanta è stata l'attesa delle/gli ARMY. Già solo il fatto di potervi nuovamente presentare delle belle performance è fonte di enorme emozione e gioia per noi.
Dato che è il nostro primo album di gruppo dopo tanto tempo, c'era tanto entusiasmo ma anche un po' di paura; però abbiamo i membri e le/gli ARMY dalla nostra, quindi non siamo eccessivamente preoccupati.
Qual è il messaggio che volete trasmettere con quest'album?
SUGA: Abbiamo riflettuto a lungo su cosa potesse rappresentarci al meglio. Invece di trattare tematiche grandiose, abbiamo deciso di concentrarci più semplicemente sul "noi".
JIMIN: Ciò che volevo arrivasse è questo: noi continuiamo e continueremo su questo percorso. Certo, ci sarà sempre quel senso di responsabilità, il dover presentare sempre qualcosa di nuovo e solo il meglio di noi.. Le preoccupazioni non sono da meno. Tuttavia, ciò che volevo esprimere era la nostra determinazione ad andare avanti, il desiderio di continuare a nuotare.
JUNGKOOK: Spero che ascoltando quest'album percepirete chiaramente lo stile e le esperienze infusevi da ognuno di noi, e trovo sia davvero l'album più vicino ai BTS in assoluto.
Qual è stata la riflessione che ha portato all'inclusione di tutti questi elementi "coreani" nell'album?
RM: Innanzi tutto, ho cercato di buttare giù varie idee. Durante una delle nostre sessioni di composizione musicale, abbiamo anche scritto una canzone sul taekwondo. Alla fine non è stata inclusa nell'album, ma a me personalmente piaceva parecchio.
Sono convinto che ciò che meglio ci rappresenta e lega siano proprio questi elementi di "coreanità", perché si ricollegano al nostro punto di partenza, alle nostre origini. La "coreanità" è in continua discussione e trasformazione. Credo sarebbe interessante riuscire ad entrare nell'ottica di quei cambiamenti e correnti trasformative.
JIN / SUGA: Il logo dell'album è nato da un'idea di JungKook. Poi vi abbiamo aggiunto elementi seguendo le diverse opinioni degli altri membri, ed è così che siamo arrivati al concept attuale. Inoltre, visto che tutti i membri sono coreani, abbiamo pensato fosse bene incorporare elementi e richiami alla nostra nazionalità.
J-HOPE: Abbiamo anche cercato di infondere i testi del "heung" (spirito, passione, entusiasmo) tipicamente coreano. L'intento era creare diverse occasioni musicali in cui tutti e sette potessimo brillare e lavorare a stretto contatto. Credo il modo migliore per mostrare chi siamo veramente, attraverso questo comeback, sia partire dalle nostre origini. Sono convinto che non saremmo quelli che siamo ora, se le nostre radici comuni non fossero state solide fin dall'inizio.
V: Tutti i membri hanno contribuito a modo loro, portando varie idee e cercando di incorporare elementi rappresentativi di ognuno. Credo le/gli ARMY si divertiranno a cogliere ognuno di questi diversi aspetti.
Qual è il parametro che vi siete posti per selezionare gli "elementi di coreanità" da includere?
RM: Invece di incorporarli come parte di un concept o sistematicamente, volevo svelarli più naturalmente possibile, secondo il nostro stile attuale. Perché credo che aggiungere interpretazioni personali e altre sottili variazioni sia il modo migliore per dare più ampio respiro e trasmissione al sentimento che volevamo traspirasse. La mia idea era prendere 'Arirang', che di fatto si presta a varie interpretazioni, e provare un approccio leggermente diverso, dandogli un nuovo significato.
JIN / SUGA: Invece di inserire a forza degli elementi di coreanità, abbiamo preferito amalgamarli alla musica con più naturalezza e seguendo il nostro stile personale. L'obiettivo era mantenere l'equilibrio tra il sentimento coreano e lo stile inconfondibile dei BTS.
J-HOPE: Personalmente, credo che equilibrio e moderazione siano importanti, ma anche aggiungere sprazzi di audacia, al momento giusto, ha decisamente il suo perché, rende il tutto ancor più figo. Per quanto riguarda quest'album, e le relative performance, abbiamo riflettuto a lungo su come preservare quel tipo di standard: no agli eccessi, ma osare quando necessario.
JIMIN: Abbiamo riflettuto e discusso molto riguardo la nostra identità e modo di esprimerci durante tutto il processo creativo, quindi non potevamo non tenere in considerazione il fatto che tutti i nostri membri sono coreani. Ecco perché abbiamo deciso di mettere in risalto quella "coreanità". E, soprattutto, "Arirang" è un termine, nonché una canzone tradizionale, che il popolo coreano conosce bene, sentita più e più volte fin dall'infanzia, quindi sceglierla come titolo del nostro album non è stata una decisione presa alla leggera, ma ben ponderata perché accompagnata da un certo senso di responsabilità.
Come mai avete scelto 'SWIM' come singolo principale?
RM: Dato che è la title track, è il brano cui abbiamo lavorato più a lungo e riguardo il quale ci siamo scervellati maggiormente. Per un mese intero, abbiamo cercato di scrivere una canzone che potesse superare 'SWIM', ma non è stato facile. La prima volta che l'ho sentita, ho trovato avesse un fascino delicato ma schietto, come i Pyeongyang naengmyeon (noodle in brodo freddo). Più l'ascoltavo, più mi suscitava il desiderio di 'continuare a nuotare insieme'.
JIN: Non è una canzone così immediata da piacere al primo ascolto, ma la si apprezza e ricorda sempre più, man mano che la si sente. Ciò che mi è rimasto più impresso di questa traccia è il ritmato a metà brano (un suono che fa tipo "ddongtta dadang"). Quando ascolto quella parte, perdo quasi la cognizione del tempo.
J-HOPE: Abbiamo fatto del nostro meglio per creare una performance in cui fosse comunque possibile ascoltare con attenzione la canzone, pur seguendo la coreografia. Ci sono infatti elementi e gesti che mimano l'atto di nuotare o il lento inabissarsi, come dopo un tuffo. Inizialmente, date le altre tracce molto più entusiasmanti e di impatto, ero preoccupato 'SWIM' potesse risultare "noiosa", ma più la si ascolta, più ci si lascia sommergere dal sound fino a raggiungere una quieta sensazione di sollievo e conforto. Inoltre si sposava appieno con il tema che volevamo trattare, ecco perché l'abbiamo scelta come title track.
V: Rispetto alle altre canzoni, caratterizzate da un sound ben più audace, 'SWIM' è sicuramente più sobria. Inizialmente, anche io ho pensato non fosse abbastanza entusiasmante, ma più l'ascoltavo, più ho iniziato a comprenderne il fascino e ho capito che è un brano che si lascia facilmente ascoltare e riascoltare.
JUNGKOOK:È il tipo di canzone che più la si ascolta, più ci si convince del suo valore, arrivi a pensare "Sì, è quella giusta, funziona". Inoltre, il testo incarna bene l'essenza dei "nuovi BTS" e la performance ha elementi inediti, mai visti prima, quindi spero la seguirete con attenzione.
Come vorreste che la gente ricordasse 'SWIM'?
BTS: Una canzone che è metafora della vita. Speriamo arrivi ai cuori di tuttə e che, giorno per giorno, chi la ascolta la senta sempre più sua, sguazzando qua e là, prendendo un bel respiro, un fiato alla volta, e continuando a nuotare insieme. È una traccia cui ci si affeziona più la si ascolta, quindi speriamo diventi fonte di conforto per tuttə nella vita di tutti i giorni. Inoltre, come "ARIRANG", tramandata oralmente dai nostri antenati e ormai diventata un inno iconico, speriamo 'SWIM' possa restare nel cuore della gente per tanto, tanto tempo.
Con quali nuovi spunti e tecniche vi siete cimentati, in quest'album?
BTS: Se lo si ascolta per intero, l'album – di per sé – ha una struttura e composizione piuttosto solida e che funziona. Ci siamo concentrati principalmente sull'espandere il più possibile la gamma di generi, sound e tecniche canore da utilizzare. Anche se alcuni generi non ci erano particolarmente famigliari, abbiamo provato comunque e fatto del nostro meglio per includere espressioni musicali che non avevamo ancora mai utilizzato. In 'FYA' abbiamo sperimentato con un sound in stile hyper-gauge per ottenere un'energia grezza; in 'Like Animals' e 'Merry Go Round', abbiamo incluso sonorità psichedeliche, mettendoci alla prova con tecniche e stili che non avevamo mai provato prima. Anche durante le registrazioni, abbiamo apportato diverse modifiche al nostro solito stile, cercando ad esempio di liberarci di ogni tensione al fine di ottenere un sound più semplice e rilassato. Non possiamo dire di essere soddisfatti al 100%, ma siamo già contenti del fatto che continuiamo ad evolverci e a proseguire su questo nostro percorso insieme.
Potete raccontarci alcuni aneddoti o retroscena dal periodo trascorso a LA?
SUGA: Mentre preparavamo le canzoni, vivevamo tutti insieme. Consumavamo i pasti insieme ogni giorno e ne approfittavamo per parlare. Poi ognuno trascorreva il proprio tempo libero come più desiderava. Però, specialmente di sera, parlavamo spesso del periodo in cui eravamo ancora agli inizi. Abbiamo rispolverato molti ricordi di quel genere, visto che era la prima volta dopo tanto tempo che non alloggiavamo tutti e 7 insieme.
J-HOPE: Certi giorni lavoravamo bene e senza intoppi, ma altri capitava di andare in blocco, in quelle occasioni tornavamo a casa insieme, ci incoraggiavamo a vicenda e poi cercavamo di rilassarci. Però, sì, sia il processo creativo che la convivenza con i membri sono stati davvero una boccata d'aria fresca.
JIMIN: Dopo il debutto, ci eravamo ripromessi che un giorno avremmo creato insieme un album scritto e composto completamente da noi. Quindi, avere l'opportunità di tenere riunioni musicali e comporre musica insieme ai membri è stata davvero un'esperienza preziosa.
V: Un giorno, di ritorno dalla palestra, ho sentito un motivetto e improvvisamente mi sono sentito ispirato, e ho subito voluto canticchiare la mia nuova idea agli altri. Le prime reazioni sono state positive e ai membri è piaciuta la melodia, quindi alla fine l'abbiamo inclusa nell'album. Si tratta dell'ultima traccia, 'Into the Sun'.
JUNGKOOK: Avevamo 100 e passa canzoni da valutare, quindi il processo di ascolto e selezione di tutte quelle demo insieme agli altri membri è stato davvero enorme. C'erano anche alcune canzoni extra cui i membri avevano lavorato indipendentemente, quindi, sì, le tracce erano tante e molte le sentivo per la prima volta, ma ho trovato quella fase molto divertente. Ora è diventato un ricordo molto felice e spensierato.
Che cosa significa l'etichetta 'BTS 2.0' per ognuno di voi?
RM: È qualcosa cui penso e ripenso spesso, ma è difficile darne una definizione concreta. Tuttavia, penso la cosa che più vi si avvicini sia il termine "equilibrio". Equilibrio tra la nostra reunion e la necessità per noi 7 di continuare a creare e ad evolverci. Non è semplice, ma è davvero un'esperienza divertente e piena di gioia.
JIN: Credo l'obiettivo, per noi, sia diventare artisti ancor più maturi. Dovremmo cercare di essere più posati, responsabili e di crescere sotto ogni aspetto. Inoltre, personalmente intendo impegnarmi ancor di più nelle nostre attività promozionali.
SUGA: È un nuovo inizio!
J-HOPE: Io lo vedo come un passo avanti nella nostra crescita da artisti. Per me è sperimentare col nostro stile personale, essere indipendenti musicalmente e mostrare il nostro lato più maturo. Credo questo sia solo l'inizio del nostro '2.0', però.
JIMIN: Invece di correlarvi chissà quale significato grandioso, penso il senso di questa nuova fase sia continuare a dare tutto noi stessi e a crescere, come abbiamo sempre fatto, anche se stavolta i nostri mezzi espressivi sono un po' diversi.
V: Credo sia una storia di crescita. Tutti cambiamo e ci rinnoviamo con l'andare del tempo, ma credo questa per i BTS sia l'opportunità di mostrare – attraverso le nostre esibizioni - quanto imparato e fatto finora, la nostra crescita artistica, insomma.
JUNGKOOK: Molto semplicemente – e letteralmente – è una nuova fase. Una nuova direzione in tutti i sensi. E anche io desidero rimettermi all'opera con una mentalità ed un approccio diversi.
Qualcosa che non è mai cambiato, rispetto al passato?
RM: Quando sono con i membri, esce fuori il mio lato migliore. Quella genuinità e meraviglia quasi infantile è la stessa di quando eravamo ragazzini. Parliamo spesso, tra noi, di quanto sia divertente lavorare e stare tutti insieme. Non è affatto facile trovare amici come loro, perché siamo più che amici, siamo una famiglia.
JIN: Più che parlare di cambiamenti, se posso, vorrei menzionare un miglioramento: la relazione tra i membri è diventata ancor più profonda. L'atmosfera scherzosa e gioiosa, quando siamo insieme, è sempre la stessa di un tempo e se qualcuno di noi scopre un qualche ristorante interessante, di solito, andiamo a provarlo insieme.
SUGA/V: Credo due cose che non cambieranno mai siano la nostra passione per la musica e le esibizioni ed il nostro affetto nei confronti delle/i fan.
JIMIN: Ogni nuova sfida – ora e in futuro – è e sarà sempre accompagnata da difficoltà e sicuramente richiederà sempre tante riflessioni e confronti al fine di fare la scelta giusta. Ciononostante, sono convinto la nostra determinazione e volontà di continuare a nuotare, come diciamo anche in 'SWIM', non cambierà mai.
J-HOPE/JUNGKOOK: Ciò che proviamo per le/gli ARMY non è mai cambiato. Siamo e vi saremo sempre grati, vi vogliamo bene!
Un messaggio per l'ARMY?
BTS: Vorremmo ringraziare di tutto cuore le/gli ARMY per averci attesi tanto a lungo. Ci siete mancatə tuttə tremendamente, e quella di esser di nuovo tutti e 7 insieme è davvero un'opportunità preziosissima, per noi. Verremo presto a trovarvi attraverso la nostra musica, le nostre performance, l'imminente tour mondiale e tante altre attività promozionali. Speriamo ve le godrete appieno. Siete prontə a divertirvi insieme a noi?
Insieme all'album, inoltre, abbiamo preparato diverse performance, quindi cerchiamo di divertirci insieme. Vi vogliamo un mondo di bene!
[✎ TESTO ♫ ITA] BTS ⊙⊝⊜ ARIRANG : Into the sun⠸ 20.03.2026
[✎ TESTO ♫ ITA] 🔴 BTS :: ARIRANG 🪭
🎵 𝐈𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐡𝐞 𝐬𝐮𝐧
⊙⊝⊜ 🌄🌞 Fino alla luce ✨🌇 ⊙⊝⊜
Listen to content by BTS.
[ inglese | coreano ]
Tesoro, tu mi ricordi che
Voglio qualcunə proprio come te, uuh
Le fiamme non saranno mai estinte
Voglio qualcunə come te, uuh-woah
Amore, nessuno mi conosce
Nessunə è come te, uuh
Se è lì che vuoi andare
Sono pronto a venire con te, no-oh-oh
Quando mi chiami, accorro
Giorni cupi [spesi a] cercare il sole
Non mi importa quanto dista
Basta aspettare, ed è l'alba
Tesoro, cosa desideri?
Tesoro, cosa vuoi?
Dimmi come stai
Ogni notte non faccio che pensarci, mh
La brezza al tramonto
Il caldo quando sorge il sole
Spero tu l'avverta
La luce della sera, quella la mattina,
E tutto ciò che hai perso (uuh)
Il buio, sempre un po' in anticipo, è ormai alle porte, oh oh
Fino ai primi bagliori dell'alba, io (già)
Ti proteggerò, fin nella luce, uh uh (uuh)
Ventiquattro, 24 ore su 7 che sembrano ventiquattro giorni (ventiquattro)
Anche se continuiamo a correre verso il sole (continuiamo a correre)
Anche se non ci avviciniamo di molto (anche se non ci riusciamo), oh no
Non aver paura, e ricorda
È solo questione di un momento
Passata la notte oscura, saluteremo il nuovo giorno
Apri gli occhi ed eccoci al sole
Quando mi chiami, accorro
Giorni cupi [spesi a] cercare il sole
Non mi importa quanto dista
Basta aspettare, ed è l'alba
L'ora dei cani e dei lupi¹
Una bussola temporale divisa tra bestie
È il nostro rifugio
A dispetto del tumulto e del rimpianto
Gli esseri umani vivono e continuano a lottare
Voglio tornare a casa
Voglio tornare da te
Là dove cresce l'erba e brillano le stelle
Sii per me il fuoco in questo olio
Sei fantasticə
Non credo vedremo la luna stanotte, mh
E se dovessimo esaurire il tempo
Continuerò a rincorrere queste sensazioni
Mai troppo distante
Quando mi chiami, accorro
Giorni cupi [spesi a] cercare il sole
Non mi importa quanto dista
Basta aspettare, ed è l'alba
Ti seguirò fino alla luce
Fino alla luce, fino alla luce
Ti seguirò fino alla luce
Fino alla luce, fino alla luce
Ti seguirò fino alla luce (luce, ah)
Fino alla luce, fino alla luce
Ti seguirò fino alla luce (tu, uuh)
Fino alla luce (tu), fino alla luce
Note:
¹L'ora di cani e lupi:rif. ad un'espressione francese, "entre chien et loup", ovvero il crepuscolo, l'ora in cui è difficile distinguere un cane da un lupo, n.d.t.