Quando sono morta non mi sono accorta di nulla; ricordo la stanchezza dei piedi costretti nelle mie rigide scarpe nere, la pesantezza delle palpebre, il sorriso di una mamma e della sua bambina, il tremolio del vagone del treno. Quando sono morta il cavetto delle mie cuffie era ben piantato nell’ mp3 e la riproduzione casuale aveva scelto per me quella che sarebbe diventata la colonna del momento in cui ho smesso di percepire tutti i sensi, a uno a uno. Quando sono morta non ho fatto caso al fumo marroncino che spiraleggiava nel vagone, non ho sentito la paura della gente, io ero seduta su di un sediolino blu e mi lasciavo trasportare dalla musica. Ricordo di aver aperto un istante gli occhi, e ricordo che la vista è stato il primo senso che ho perso. Quando sono morta ho pensato che quel momento era perfetto e non avrei mai immaginato a quanto sarebbe stato bello, morire.












