Diritto e dovere di compiere un reato - Parte II
La banalità del post di ieri trova una spiegazione oggi.
Abbiamo visto che, per tutelare le indagini e l'indagato, sia vietata la divulgazione di notizie coperte dal segreto investigativo.
Pochi giorni fa l'edizione di Bologna de "Il Resto del Carlino" ha pubblicato una notizia intitolata:
Giornalisti condannati per aver scritto la verità
Lì per lì sono rimasto un po' perplesso, che diavolo di titolo è, come possono essere stati condannati? Poi ho letto l'articolo e la verità si è palesata.
Tre giornalisti sono stati condannati a pagare, ciascuno, 154 euro (ieri dicevo che la pena pecuniara è trascurabile) per aver violato l’articolo 684 del codice penale. Ovvero hanno pubblicato una notizia che parlava del fratello del governatore dell’Emilia-Romagna Vasco Errani e un milione di euro erogati, secondo i magistrati, in maniera illecita alla cooperativa da lui presieduta ("lui" fratello di Vasco Errani, non Vasco Errani).
Peccato che il fratello di Vasco Errani non fosse a conoscenza di nulla quando sono stati pubblicati gli articoli.
Quindi, come abbiamo visto, aveva tutto il tempo di cominciare a nascondere le prove, a tirar su testimoni, ad aggiustare gli incartamenti. A scappare, volendo.
E vabbè, una vicenda come tante, ma la reazione scomposta de "Il Resto del Carlino" e quella piccata dell'Ordine dei Giornalisti mi ha fatto molto ridere. Non c'è una sola riga di quegli articoli che si salvi, mi limiterò a qualche estratto, altrimenti non la finiamo più:
Condannati senza processo per aver lavorato bene, forse troppo. Condannati per aver dato, cioè, una notizia vera, di interesse pubblico rilevante, che riguardava il fratello del governatore dell’Emilia-Romagna Vasco Errani e un milione di euro erogati, secondo i magistrati, in maniera illecita alla cooperativa da lui presieduta. Ma, hanno deciso sempre i magistrati della Procura di Bologna ottenendo l’ok del tribunale, quella notizia non andava data.
Non siete stati condannati per aver dato una notizia vera, ma per aver dato una notizia che non potevate dare. Perché le investigazioni erano ancora in corso e, dando quella notizia, avete messo a rischio le indagini. Indagini che pago io e che pagate voi.
E non sono i magistrati ad aver deciso che quella notizia non andava data, ma è la legge. Per la precisione l'articolo 684 del codice penale.
L’ammenda da 129 euro (che non saranno milioni ma, salvo opposizione, son pur sempre una condanna a tutti gli effetti e rappresentano un grave e quasi inedito precedente per chi lavora nell'informazione a Bologna)
A parte che "quasi inedito" non vuol dir nulla. O è inedito, o non è inedito. E non è un grave precedente, perché non si parla di un'interpretazione sbagliata od opinabile di una legge, ma di una chiara infrazione. Cioè non è che visto che voi siete stati condannati per aver pubblicato una notizia coperta da segreto investigativo, chiunque avrà il terrore di essere condannato per una qualunque notizia! Vi piacerebbe, sarebbe una giustificazione, ma non funziona così. Se pubblichi una notizia che non puoi pubblicare, vieni condannato. Ma guarda un po'!
il provvedimento viene preso — toh — proprio quando entrano in ballo notizie e protagonisti di un certo tipo. Non risulta essere mai stato preso, invece, con protagonisti meno importanti.
Il "toh" non è male, eh? E il provvedimento non viene mai preso con protagonisti meno importanti? Ma va? I giornali sono i primi a fregarsene dei protagonisti meno importanti. E se non scrivono nulla su di loro, non c'è nulla per cui essere condannati.
l’indagine nacque per rivelazione di segreto d’ufficio dopo l’articolo del 22 agosto 2010: questo reato si compie in concorso con un pubblico ufficiale (ad esempio un magistrato o un militare). Ma — toh — tutto in questo caso è finito in nulla: sarebbe stato interessante, visto il puntiglio dei pm, capire chi rivelò la notizia.
Ancora con 'sto "toh", la professionalità è scomparsa. Dite che sarebbe stato interessante capire chi rivelò la notizia. Non male come idea! Secondo voi basta chiederlo qua e là e sperare che il colpevole dica "sì, sono stato io!"? O forse non sarebbe meglio che voi, che avete avuto la soffiata, andaste a denunciare l'accaduto e il colpevole? Sarebbe ancora più facile, sarebbe ancora più intelligente che sperare nell'autoaccusa del colpevole. Forse è chiedere troppo.
La notizia, per noi, andava data. E, proprio perché stiamo solo dalla parte dei lettori, lo faremo ancora.
Ai lettori interessa che i loro soldi siano spesi bene, in indagini compiute con professionalità e che i giornali ne parlino quando sia il momento giusto, ovvero quando sono concluse o non ci siano pericoli di inquinamento delle prove.
Pubblicare queste notizie, e minacciare di farlo ancora, altro non è che uno spreco di tempo per gli investigatori, un rischio per la dignità di un indagato che nulla c'entra con il reato, e la dimostrazione che la capacità di chiedere "scusa" per una cazzata punita dalla legge per le ormai ovvie e sacrosante ragioni, sia una mera utopia.
Poi ci si mette l'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna, che solidarizza con i tre colpevoli. Sia mai che l'informazione possa correre a braccetto con il rispetto di un'indagine o la dignità di una persona. Mai.
La notizia della condanna [...] lascia letteralmente sconcertati.
Per i tempi, per i contenuti e per la logica [...] non è comprensibile.
Sarà meglio che l'Ordine impari a leggere e dia un'occhiata al Codice Penale. Ciò che è successo non è né "sconcertante" né "incomprensibile". E', anzi, ovvio e dovuto. I tre giornalisti hanno fatto la cappellata, paghino.
In ogni caso, l’attribuzione di reato di <pubblicazione arbitraria> non è giustificata di fronte al diritto-dovere del giornalista, una volta che ne sia entrato in possesso, di informare i propri lettori su una notizia che aveva un indiscutibile carattere di interesse pubblico. E non facciamo (o non dovremmo mai fare) distinzione tra il ‘”potente di turno e il povero cristo’’.
Ma l'avete appena fatto! Prima scrivete che la notizia aveva interesse pubblico, e poi scrivete che non fate distinzione di poteri! Allora se la notizia aveva interesse pubblico, il "diritto-dovere" del giornalista era tenerla pronta per spararla in prima pagina nel minuto successivo in cui il segreto investigativo andava a cadere! Non prima, rischiando di inficiarne i lavori!
Va da sé che il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna [...] sarà sempre al fianco dei giornalisti nelle battaglie per la libertà di stampa.
Eccola là, la "libertà di stampa". Che diavolo c'entra la libertà di stampa? I tre giornalisti non hanno scritto una notizia, hanno fatto la spia!
Quando i bambini giocano a nascondino, se uno di loro che non gioca vede un compagno nascosto e lo urla a tutti, non sta "esprimendo un pensiero libero perché ha il diritto e dovere di divulgarlo". Ha semplicemente rovinato il nascondino agli amici, e poi piange e fa i capricci se lo allontanano, dicendo che lo farà ancora.