La musica e la masturbazione ti salvano la vita.
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La musica e la masturbazione ti salvano la vita.
Ma i moscerini che trovo all’interno dell’insalata in busta, devo considerarli come proteine?
Dedicato a chi, in questo momento, sta fissando il cielo da dietro a una finestra, come se volesse seguire con lo sguardo la sua nostalgia, che vola lassù vicino a una stella. Chi ha la testa che scoppia perché non riesce a mettere in fila dei pensieri disordinati, che al calar della notte festeggiano il "rompete le righe" e non vedono l'ora di uscire a fare danni, altro che farti dormire! A chi cerca l'interruttore per spegnere il suono di vecchi rimpianti, che riecheggia in una stanza che, all'improvviso, ti soffoca, diventa più piccola e in un attimo le proprie ossessioni prendono possesso della porta d'entrata e ti fanno uscire solo se prima ti marchiano il cuore con la loro sofferenza. Dedicata a chi, in questo grande gioco che è la vita, sceglie ogni volta una risposta diversa alla stessa domanda, così, per immaginarsi come sarebbe stata la sua esistenza se quella volta avesse fatto in maniera diversa. A chi ha il caos dentro e, fuori, un sorriso di facciata perchè è quello che la gente si aspetta. Anzi, qui nessuno ti aspetta, qui si va di fretta e devi sempre sorridere, devi sempre essere felice, devi sempre essere contento, essere sempre al cento per cento, produttivo anche quando l'unica cosa che vorresti è qualcuno che ti prenda la mano dicendoti "tranquillo non sei solo". Dedicata a chi sta male e non sa neanche più per cosa ed è stanco di essere giudicato, etichettato e condannato senza neanche prima essere stato interpellato! Perché questo è il vero problema, si parla ma non si ascolta e prima di sputare una sentenza, tu, che stai comodo sopra il tuo non sapere, indossa la mia esperienza, indossa i miei dolori e la mia storia, indossa il mio cuore e senti quanto pesa ogni mia singola emozione. Sporcati con le mie lacrime della sera quando dipingo il tramonto con i colori della paura, quando sento che tutto di me stona, quando lancio un grido d'aiuto a un mondo che se ne frega, quando mi chiedo "ma la felicità dove cazzo si trova?". E infine è dedicata alle luci nella notte più buia, a quelli che ami e che ti amano, quelli che ci sono anche se li allontani, quelli che se hai un problema non ti dicono "a domani", ma restano con te a combattere i tuoi demoni malsani. Quelli che accettano i tuoi sbalzi d'umore e se è il caso ti aiutano perfino a sbagliare, se quello sbaglio ti fa stare bene. Con te sempre e fino alla fine, a quelli che non chiedono ma danno, quelli che non pensano, ma fanno. Quelli che ringrazi Dio o chi per esso perché ti sono accanto. Quelli che ti fanno aprire quella finestra chiusa da troppo tempo, per cercare il tuo posto in questo pazzo pazzo mondo, insieme a loro.
Cuore: "Ma io... non ho capito. Cos'è che abbiamo perso?" Testa: "17 kg e un sacco di tempo." C: "Beh.. non sei contenta?" T: "No. Perché i chili posso sempre ritornare, il tempo speso no." C: "E quindi cosa intendi fare?" T: "Niente." C: "E non perdi altro tempo così?" T: "Lo perderei comunque anche se facessi qualcosa. E poi si sta così bene a palle all'aria, senza pensieri. Io sono pigra, non mi va di fare alcunché." C: "Tu non sei pigra, sei depressa" T: "Vaffanculo." C: "Questo non è tempo perso, immagino" T: "Sì, perché non ci andrai. Oppure vai e poi torni comunque, continuando a fare domande del cazzo. Ma almeno mi dai un minimo di soddisfazione, Cristo Santo." C: "Ti accontenti di poco, insomma." T: "Io non mi accontento mai. Per questo la mia vita è una merda. Se mi accontentassi, vivrei l'illusione di essere felice." C: "E questo l'hai capito mentre perdevi 17 chili?" T: "Si" C: "Allora, scusami, non è stato affatto tempo sprecato." T: "Dipende dai punti di vista. Se sei triste, non vorresti avere quantomeno l'illusione di essere felice? Potrebbe anche bastarti no?! Queste prese di coscienza ti rendono maturo ma instabile emotivamente... ed è colpa anche tua, ora che ci penso." C: "Io preferisco vivere la vita cercando con tutte le mie forze la vera felicità, anche a rischio di non trovarla mai, piuttosto che viverne l'illusione." T: "Ma se è un illusione, tu non lo sai in realtà che sei infelice.." C: "..... birretta? Gnapossoffa!"
Sono sempre più convinta che non esistono attimi giusti e persone sbagliate. Men che meno, il contrario. Esistono le opportunità (e quelle, purtroppo o per fortuna non hanno giustificazioni subdole). E' semplicemente un fattore di scelta: puoi o non puoi, vuoi o non vuoi. Puoi lasciarle scivolare via, oppure inseguirle. Non siamo fatti per stare con tutti, ma neanche con nessuno. Abbiamo l'umana consapevolezza, necessità ed esigenza di amare e di avere qualcuno accanto. Ma da qui a prendere il/la primo/a che capita ce ne vuole. Ed ho capito anche che i disillusi non esistono. Le vendette non esistono. Le ferite non esistono. Ogni storia, semplice o complicata che sia, fa parte di un cassetto. Una volta finita, il cassetto si chiude. Non puoi pretendere di guardare avanti, portandoti dentro e dietro le ferite della storia passata. E' passata appunto. Finita. Andata. Il cassetto lo devi chiudere, e ben a chiave, con dentro tutti i pro ma soprattutto con tutti i contro. E' sciocco pensare di far pagare a chi verrà, gli scotti di quello che c'è stato. Perché lui/lei, non c'era, non t'ha fatto niente. Quando pensi di vendicarti sappi semplicemente che manca sempre quella parola in più, quella parola perfetta, che completa il cerchio e rende tutto armonico: l’Amore.
Avete notato che gli amici di infanzia non sembrano mai invecchiare? È come se la prima immagine che registriamo rimanesse impressa per sempre nella nostra memoria... È come se il nostro cervello si affezionasse a quel primo ricordo, decidendo di non aggiornarlo più. Proteggendolo dalla polvere. Rimuovendo i graffi. Forse perchè fermando il loro tempo abbiamo l'illusione di fermare anche il nostro
Immaturi
"Sono venuto qui, maestro, perché mi sento così inutile che non ho voglia di fare nulla. Mi dicono che sono un inetto, che non faccio bene niente, che sono maldestro e un po’ tonto. Come posso migliorare? Che cosa posso fare perché mi apprezzino di più?”. Il maestro gli rispose senza guardarlo: “Mi dispiace, ragazzo. Non ti posso aiutare perché prima ho un problema da risolvere. Dopo, magari…”. E dopo una pausa aggiunse: “Ma se tu mi aiutassi, magari potrei risolvere il mio problema più in fretta e dopo aiutare te”. “Con…piacere, maestro” disse il giovane esitante, sentendosi di nuovo sminuito visto che la soluzione del suo problema era stata rimandata per l’ennesima volta. “Bene” continuò il maestro. Si tolse un anello che portava al mignolo della mano sinistra e, porgendolo al ragazzo, aggiunse: “Prendi il cavallo che c’è là fuori e va’ al mercato. Ho bisogno di vendere questo anello perché devo pagare un debito. Vorrei ricavarne una bella sommetta, per cui non accettare meno di una moneta d’oro. Va’ e ritorna con la moneta d’oro il più presto possibile. Il giovane prese l’anello e partì. Appena fu giunto al mercato iniziò a offrire l’anello ai mercanti, che lo guardavano con un certo interesse finché il giovane diceva il prezzo. Quando il giovane menzionava la moneta d’oro, alcuni si mettevano a ridere, altri giravano la faccia dall’altra parte e soltanto un vecchio gentile si prese la briga di spiegargli che una moneta d’oro era troppo preziosa in cambio di un anello. Pur di aiutarlo, qualcuno gli offrì una moneta d’argento e un recipiente di rame, ma il giovane aveva istruzioni di non accettare meno di una moneta d’oro e rifiutò l’offerta. Dopo avere offerto il gioiello a tutte le persone che incrociava al mercato – e saranno state più di cento- rimontò a cavallo demoralizzato per il fallimento e intraprese la via del ritorno. Quanto avrebbe desiderato avere una moneta d’oro per regalarla al maestro e liberarlo dalle sue preoccupazioni! Così finalmente avrebbe ottenuto il suo consiglio e l’aiuto. Entrò nella sua stanza. “Maestro” disse “mi dispiace. Non è possibile ricavare quello che chiedi. Magari sarei riuscito a ottenere due o tre monete d’argento, ma credo di non poter ingannare nessuno riguardo il vero valore dell’anello.” “Quello che hai detto è molto importante, giovane amico” rispose il maestro sorridendo. “Prima dobbiamo conoscere il vero valore dell’anello. Rimonta a cavallo e vai dal gioielliere. Chi lo può sapere meglio di lui? Digli che vorresti vendere l’anello e chiedigli quanto ti darebbe. Manon importa quello che ti offre: non glielo vendere. E ritorna qui con il mio anello.” Il giovane riprese di nuovo a cavalcare. Il gioielliere esaminò l’anello alla luce della lanterna, lo guardò con la lente, lo soppesò e disse al ragazzo: “Dì al maestro, ragazzo, che se vuole vendere oggi stesso il suo anello, non posso dargli più di cinquantotto monete d’oro”. “Cinquantotto monete?” esclamò il giovane. “Sì” rispose il gioielliere. “Lo so che avendo più tempo a disposizione potremmo ricavare circa settanta monete d’oro, ma se ha urgenza di vendere…” Il giovane si precipitò dal maestro tutto emozionato a raccontargli l’accaduto. “Siediti” disse il maestro dopo averlo ascoltato. “Tu sei come questo anello: un gioiello unico e prezioso. E come tale puoi essere valutato soltanto da un vero esperto. Perché pretendi che chiunque sia in grado di scoprire il tuo vero valore?” E così dicendo si infilò di nuovo l’anello al mignolo della mano sinistra.
Prima c’è la solitudine, nelle viscere e nel centro dell’anima: questa è l’essenza, il dato di base, l’unica certezza; che soltanto ti accompagna il tuo respiro, che sempre ballerai con la tua ombra, che quella tenebra sei tu. Il tuo cuore, quel frutto titubante non deve amareggiarsi con il tuo fato solitario; lascialo che aspetti senza sperare ché l’amore è un regalo che un giorno arriva da solo. Ma prima c’è la solitudine, e tu sei solo, tu sei solo con il tuo peccato originale – con te stesso –. Forse una sera, alle nove, compare l’amore e tutto scoppia e qualcosa s’illumina dentro di te, e ne diventi un altro, meno amaro, più felice; ma non dimenticarti, specialmente allora, quando l’amore sarà arrivato e brucerai, che prima e sempre c’è la tua solitudine e dopo niente e dopo, se deve arrivare, c’è l’amore"
Dario Jaramillo Agudelo
Non ci si può avvinghiare ad una persona e respirane il profumo finché ce n’è. Per poi aggrapparsi alle colpe dell’uno e dell’altra, che non è colpa di nessuno se non ci sopportiamo più. E io non ho più bisogno di te e tu non hai più bisogno di me, ma i postumi dell’amore battono qualunque notte in bianco e allora, tanto vale aspettare che le cose cambino da sole. Meglio lasciarsi una porta aperta, che poi chi lo stabilisce il limite dopo il quale ha senso smettere di sopportarsi. Finché ce n’è, andiamo avanti. Noi donne siamo brave in questo. Nel momento in cui intendiamo porre fine ad una storia, ecco che ce la vediamo passare tutta davanti. Ovviamente la selezione è accurata e i momenti che tendiamo a ricordare sono solo i più belli, anche se l’ultimo sorriso spontaneo risale a troppo tempo fa. Ma ce lo facciamo bastare. E spesso nemmeno per noi. A me è capitato di farmi bastare i suoi vecchi sorrisi, di riciclarli a dovere e riutilizzarli proprio per lui. Perché non si accorgesse che tutto stava andando in frantumi, perché non fossi costretta a doverlo ammettere a me stessa. Perché la fine di un amore ha il sapore della sconfitta e il terrore che questa sia l’ultima. Che quella sensazione di smarrimento sia il vero per sempre. Che fine hanno fatto tutte le nostre promesse? Io mi odio per il cinismo con cui riesco a pronunciare che tutto finisce. Che le persone non si perdono ma decidono se restare e andar via e che sì, nella vita capita: si finisce col non conoscersi più nonostante ci si era promessi di non perdersi mai. Ma non possiamo sentirci in colpa per questo né considerarci genitrici di sogni infranti. Alle volte ci si deve stringere le mani per dirsi addio. Per permettersi di portare in giro nel mondo quell’amore finito e non fallito, quell’amore che abbiamo ad ogni modo imparato. Per far sì che non si riduca tutto ad un banalissimo: è stato un errore. Perché incontrare persone come noi non è mai un errore. L’errore sta nel perdersi mentre si cerca di trattenere qualcosa che abbiamo paura di dimenticare, ma che ci farà dimenticare solo di noi.
Le condizioni non sono mai perfettamente giuste. Le persone che ritardano l'azione fino a che tutti i fattori siano favorevoli non fanno nulla.
W.A. Feather
Avere un figlio vuol dire avere per sempre una parte del tuo cuore, al di fuori del tuo corpo, che vaga per il mondo.
"Imparare è come guarire: ci vuole sempre il suo tempo."
Ho superato via dell'Omo alle 11 di mattina ad una velocità media di 40 km/h. Subito dopo ho cominciato a vedere volvo degli anni 70, ciao a pedali e renault 17. Devo aver aperto un varco spazio-temporale, stile DeLorean, e sono tornata nel passato. Non c'è altra spiegazione.
"I vecchi sogni erano bei sogni non si sono avverati comunque li ho avuti"
I ponti di Madison County
Pensavo che il vino mi avrebbe aiutata. Che mi sarebbe bastato arrivare sul fondo del mio bicchiere per trovare anche un degno finale ai miei pensieri. Credevo di riuscire a smettere di pensare. Ma mentre mandavo giù l'ultima sorsata, pensavo anche più forte di prima. Il vino non mi ha aiutato. Ero sempre lì, con le mie scelte da prendere e le mie lacrime da nascondere. Pensavo di averle annegate, di averle bevute tutte, di averle fregate. E invece il vino mi rese ancora più recettiva, sciogliendo i vincoli mentali che la razionalità mi aveva imposto. Lo amavo anche più di prima. Nonostante il male, nonostante la frustrazione e nonostante i silenzi. Di giorno il raziocinio generava una bolla protettiva intorno a me e niente mi scalfiva, niente poteva piegarmi o ferirmi o zittirmi. Ma la notte, ah la notte mi uccideva. Il vino e l'oscurità, mischiati ai sapori primaverili, cullavano i miei sogni ad occhi aperti e mi rendevano vulnerabile. Una coltellata. Due. Tre. Ferita a morte dal suo pensiero, lanciai i soldi sul bancone e me ne tornai a casa. Ancora una volta, un pensiero mi aveva ucciso.
È proprio quando soffia il vento forte e gelido del Nord che le nuvole si dissolvono e si scoprono le stelle. Alzate gli occhi: siamo sotto lo stesso cielo.