Quando provi a vomitare la prima volta credi davvero che dopo starai meglio. Sembra che non sia solo il tuo cervello bacato a dirti che hai mangiato troppo, sembra che anche lo stomaco stia fremendo dal desiderio di espellere ogni schifezza che ti sei ingurgitato per cena. Infatti trema, convulso, ed il sapore dei succhi gastrici sul fondo della lingua fa rabbrividire anche te. E quindi ti ritrovi abbracciato alla tazza del cesso, a scrutare l'acqua in cerca di consiglio. Respiri un po' a bocca aperta e sputi, e poi ritardi un altro po' il momento clou guardando la tua stessa saliva galleggiare e appoggiarsi al bordo. Sei solo, perché ti vergogni. Sei solo perché hai paura. Hai paura del giudizio degli altri, hai paura che i tuoi genitori si colpevolizzino per un tuo problema, hai paura che i tuoi amici si preoccupino per te e inizino a trattarti in maniera diversa. Sei solo, lì a guardare l'acqua e a sperare che ti colga un conato naturale. Nessuno che ti possa tenere la testa o scostare i capelli: solo tu, il cesso, e tanti sensi di colpa in testa. I peggiori sono quelli che provi nei confronti dell'atto che stai per compiere: ho mangiato troppo e mi sento talmente in colpa da star male, ma solo se vomito ho dei problemi. Non vomitare. Salva la vita e la faccia. Per me la vera barriera sono i denti: vomitare abitualmente significa mettere spesso a contatto lo smalto dei denti con gli acidi gastrici. Poi lo smalto si sciupa e il dente ingiallisce, e si rovina; a me non piacciono le persone con dei brutti denti. Fatto sta che in ogni caso, se il pensiero di andare a vomitare si fa vivo in te abbastanza spesso da farti impensierire, dei problemi ce li hai già. Potrai provare a raccontarti qualsiasi favola, ma anche se il tuo problema non può essere catalogato sotto il nome di "bulimia" o "anoressia", questo non vuol dire che non esista. Devi accettarlo e conviverci, ed evitare di iniziare a vomitare. È quello che pensi ogni volta che ti trovi abbracciato al cesso, vero? Non oggi. Non cominciare, se no non smetti più. Non cominciare perché alla prossima festa vuoi essere in grado di evitare di correre in bagno subito dopo cena. Non cominciare perché i tuoi denti saranno molto più sani. L'acqua del gabinetto non dà risposte. Non che le altre acque le diano, certo, ma solitamente sono molto più d'ispirazione. Un secondo sputo galleggiante non schiarisce le idee, e nemmeno un terzo. Sputare serve solo per evitare che il tuo stomaco debba accettare altro materiale, nelle precarie condizioni in cui è. Che poi questo non è del tutto vero. Probabilmente è il tuo cervello l'artefice di tutto. Probabilmente se sei abbastanza forte capirai come resistergli, perché se riesci a controllare la mente allora puoi controllare anche queste sensazioni. Probabilmente è solo un infelice cortocircuito dei tuoi impulsi nervosi. Probabilmente tante cose, ma il fatto è che stai male, e quando stai male vuoi solo che tutto finisca. Vuoi liberare lo stomaco, lavarti i denti e andartene a letto, non ti sembra di chiedere molto. Cristo, pensi, finirò a riempirmi di psicofarmaci e vomitare anche quelli. Pensi alle modelle trovate morte, pensi al tuo diaframma e ai tuoi occhi che cadono per l'assenza di massa grassa. Pensi al fatto che potrai avere il ventre incavato e il famigerato buco tra le cosce. Forse la cosa quasi ti piace. Quando senti un rumore provenire dalle altre stanze ti spaventi: forse qualcuno si è insospettito perché sono in bagno da troppo tempo; forse qualcuno ha bisogno di andare in bagno; forse adesso vengono ad origliare. Puoi sempre dire che probabilmente tizio o caio dell'università ti ha attaccato un virus. Puoi sempre dire che stai male, il che non è realmente una bugia. Puoi sempre dire che ti sembra che qualcosa ti sia rimasto sullo stomaco, il che è del tutto vero: è il tuo cervello che rende le due sensazioni esattamente identiche, e lo stesso a dirti che però la differenza c'è, e che mentiresti spudoratamente a raccontare una cosa simile. E con tutto questo pensare lo stomaco si è calmato, ma il disagio non accenna a scomparire. Hai fretta. Inizi a pensare che il dito in gola non sia proprio una cattiva idea, e che se vomiti una volta, beh, i denti non si sciuperanno poi così tanto. Pensi a tutte le volte che i pediatri ti hanno spinto la lingua in basso con quella malefica palettina, e ti dici che sarà breve e indolore. Il dito che ti metti in bocca sa di chimico, abbassa la lingua; del conato nemmeno l'ombra. Vai più a fondo, ti tocchi il palato molle, ma tutto quel che senti è un oggetto estraneo in gola. Ti dici che hai sviluppato un ottimo controllo del riflesso faringeo e che questo potrebbe esserti utile. Poi ti ricordi che è l'otto marzo, e che, almeno in parte, sei una donna. L'urto di vomito è immediato, ma lo stomaco già vuoto da un pezzo.






