vita e morte dei miei animali!
Bimbumbam, (Erbetta e) Ovetto, Gatto nero! (femmina), Pande, Zocchi, Aron, Ballerina, forse altri pesciolini rossi e credo non più alcuna tartarughina personale (all'epoca io e mia sorella eravamo molto più mischiate e così le relazioni tra le cose dell'una e dell'altra).
Bimbumbam è stato il mio amato pesciolino rosso, primo tra la sua specie e tra tutto il genere animale a cui io mi sia mai legata anche formalmente (ero molto piccola).
Quando morii i miei genitori mi dissero che lo avevano liberato in mare tramite lo scarico del gabinetto. Io ne fui enormemente felice e sollevata poiché già all'epoca sentivo la colpa di costringere un essere vivente in una gabbia solo per trovare una destinazione al mio amore e consideravo primario in assoluto il valore della libertà e dell'istinto naturale, dell'habjtat del destino.
Dopo molto tempo mia madre mi convocò per confessarmi che Bimbumbam in verità morì e morì affogato (sarebbe più corretto dire strozzato data la sua natura di pesce) con un filamento di prosciutto. Mio padre infatti era solito dargli in pasto dei piccoli pezzi di prosciutto crudo a cui il povero pesciolino a lungo andare non sopravvisse.
Una menzione la meritano anche le due Macchia e Fiocco. La prima Macchia è stata la cagna dei miei cugini, dai quali fu maltrattata soprattutto in Estate, fu amata da mia zia e terrorizzata da mio zio.
Riguardo tale cagnetta (era di taglia piccola)(ai miei occhi si rimpicciolì all'improvviso dalla sua misura precedente abbastanza enorme solo quando la vidi sovrapposta ad Aron) notifico il seguente evento.
A Macchia in una cena estiva offrii uno spiedino di carne compreso di stecchetto di legno come premio per la sua languida attesa al mio cospetto. Subito si levarono strilla concitate di seguito alle quali io mi rifugiai sul letto della mansarda dal soffitto obliquo a cassettoni in legno a me preposto per la notte e lì mi serrai in un pianto vergognoso e nascosto. Qualcuno arrivò a consolarmi, non ricordo se fu solo mia madre, ma io considerai il fatto che mi fosse stato rivolto un gesto così pietoso ancora più umiliante e ne rimasi nuovamente afflitta, odiosa di me stessa, tormentata dalla mia debolezza, angustiata già allora dall'irreversibilità degli eventi.
I giorni successivi accompagnai Macchia in ogni passeggiatina sperando che espellesse insieme alle feci anche il bastoncino con cui avevo attentato alla sua vita. Le si dava da mangiare una gran quantità di patate per proteggere le pareti del suo intestino e facilitarne i movimenti peristaltici. Quando lo stecchetto apparve allo scrutinio meticoloso, visivo e manuale di mio zio, mio cugino diffuse la notizia declamando "ha cacato! Ha cacato!". Mi ricordo un enorme sollievo e gioia.
La seconda Macchia si trova in una scatola di plastica giù in garage.
Fiocco invece è ancora un pupazzo bianco di specie canina che mia madre mi regalò per il mio primo compleanno, che io considerai come un angelo e nominai tale per la somiglianza con il cane della signora Anna. La signora Anna abitava sopra di noi, aveva i modi tipici della sua condizione di signora napoletana di una certa età, intratteneva con tutta la mia famiglia rapporti cordiali e particolarmente affettuosi con mio padre che ha sempre avuto la caratteristica di intessere ottime relazioni con il vicinato, ovunque. Di lei mi ricordo un regalo costituito da una piccola vasca da bagno di plastica blu trasparente che conteneva un bambolotto simpatico e sufficientemente realistico che diventò il mio bambolotto preferito (all'epoca apprezzavo solo quelli fatti così).
In seguito appresi che fu la signora Anna ad insegnare a mia mamma a fare le siringhe. Il fatto pare che andò così: mia mamma fu selezionata per eseguire la prima iniezione della sua vita certamente perché di genere femminile e poi per la sua manifesta intelligenza testimoniata dalla laurea in Matematica. Quando mia madre provò a tirarsi indietro poiché completamente impietrita, la risposta fu questa: "Non è possibile che una ragazza sveglia come te non sappia fare le siringhe!". Quindi il processo di apprendimento consistette nella sola pretesa da parte della signora Anna che mia mamma fosse all'altezza del compito e infatti, o per questo, lei lo fu. La signora Anna sapeva essere molto convincente.
Ritorniamo ai miei animali.
Ballerina mi fu affidata per un lasso di tempo attualmente inquantficabile: è risaputo che il tempo per i bambini ha un corso diverso che per gli adulti. Io allora ero bambina e adesso sono adulta.
Mi fu affidata da mio zio come concessione e regalo temporaneo prima che le venisse trovata una casa definitiva. Ballerina era stata una dei cuccioli di Macchia che io andai a visitare.
Me ne separai senza troppe lagne perché conoscevo il patto: te la dò per un poco ma solo se accetti che è per poco. Io accettai.
Ovetto e Erbetta erano le nostre tartarughine. Ovetto aveva un guscio simile ad un bellissimo ovetto liscio, mentre quello di Erbetta era più squadrato e molto verde tipo un piccolo pratino. Le tenevamo entrambe in una teca di plastica fuori al balcone della lavanderia, avevano sempre bisogno di un po' d'acqua in una pozzangherina per bagnarsi altrimenti sarebbero morte essiccate al sole. Per paura di questa evenienza facevo molta attenzione alla questione dell'acqua. Quando morirono le trovai a pancia all'aria. Non so se fu insieme o morì prima l'una e poi l'altra e non sono nemmeno sicura di tutte le informazioni sopra riportate, ma sono tutto quello che so e ricordo.