Animali fantastici e dove trovarli
Oggi parliamo di sslmittiani. A furia di tradurre metaforici bestiari sul tipo di gente che puoi trovare nelle varie fiere esistenti nell’universo, mi è venuta voglia di farne uno simile anch’io, ma dicono di scrivere di ciò che si sà, perciò mi accingo a descrivere (tentando un minimo d’imparzialità) le varie specie che pascolano allegramente (e non) fra un edificio e l’altro della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Forlì, in short Ssl(i)mit. Molto spesso esistono ibridi composti da una o più specie, ma tanto a noi i purosangue non piacciono. I mezzosangue sono sempre stati i più brillanti. Guardate Hermione Granger. Ordunque, diamo il via alle danze.
Iniziamo con questa specie che è possibile avvistare ovunque, visto che il primo anno è l’unico che ogni sslmittiano è tenuto a fare tutto alla sslmit (gli altri due anni li passerà probabilmente fra un Erasmus e l’altro). Le matricole si muovono generalmente in branchi, e il loro sguardo può dirsi a metà fra lo spavaldo, per essere entrati, e lo spaurito, per, appunto, essere entrati. Il primo semestre ci provano a venire tutti in tiro e in orario a lezione, ma già dal secondo capiscono l’andazzo e lasciano perdere. Il disagio è la loro parola d’ordine. Se vi avvicinano, sappiate che vogliono una delle seguenti tre cose: 1) indicazioni sull’ubicazione delle aule; 2) informazioni su prof, esami, corsi, difficoltà, trucchi, la storia della vostra vita, ecc; 3) contrattazioni per l’Erasmus. In quest’ultima evenienza, SCAPPATE! Possono essere molto feroci.
Il glossarista può appartenere a qualsiasi anno della sslmit, ma una cosa è chiara nella sua vita: la risposta a tutte le domande della vita, l’universo e tutto quanto non è, come ben sappiamo, 42, ma sono i suoi amati glossari. Fare glossari è la sua unica occupazione, chiede informazioni e consigli a tutti su come farli, si lamenta ma in realtà sotto sotto un po’ ci si diverte. È assolutamente convinto che più parole accumula, non dissimile da uno scoiattolino diligente, nei suoi glossari, più sarà facile passare gli esami. A tre, quattro, cinque colonne, bilingui, trilingui, word, excel, openoffice, il glossarista tenterà tutte le opzioni per avere i più completi glossari sulla faccia della terra. Perché il glossario non è solo una lista di parole, è una religione, è uno stile di vita.
E qui arriviamo a una di quelle specie difficilissime da avvistare. Al contrario dell’anglista (vedi sotto), impossibile da NON incontrare, e del francesista, vera e propria figura mitologica (un’altra specie di cui non parlerò per via della mancanza di informazioni certe), i russisti li vedi solo e unicamente a lezione. Non provare nemmeno a chiedere ad un russista “Cosa fai stasera?”, perché il 95% delle volte la risposta sarà: “Devo studiare russo”. Il restante 4% delle volte diranno “Andiamo ad ubriacarci in onore di Grande Madre Russia/per dimenticare che dobbiamo studiare russo”. Quell’1% che manca è probabilmente il numero delle volte in cui il russista vi avrà bidonato per private cene fra russisti (sono stata informata di questi accadimenti mitologici da un’insider relativamente affidabile). Uno dei passatempi preferiti del russista è quello di parlare dell’estrema difficoltà della lingua studiata, della stronzaggine dei professori del proprio dipartimento, e dei compiti da fare per casa, non dissimilmente dal germanista (una specie che, insieme all’ispanista, non possiede caratteri eccessivamente peculiari di cui siamo informati).
L’anglista è, a mio parere, la specie che più si avvicina all’homus nerd. Costituisce la maggioranza della popolazione del grande universo sslmit per ovvi motivi, e al suo interno possiede una varietà di sottospecie spaventosa che non sto qui a raccontarvi. L’anglista odia i film doppiati: o si rifiuta categoricamente di andare al cinema a sprecare soldi per vedere un film malmenato dal doppiaggio, oppure ci va, ma passa tutto il film a lamentarsi della traduzione, delle voci sbagliate, e dell’assenza dei congiuntivi. Preferisce di solito leggere libri in lingua originale, anche qui diffidente della traduzione. È in pari con tutti i possibili telefilm americani e inglesi perché li vede in contemporanea, ed è un fedele propugnatore dell’importanza educativa dei sottotitoli. Pochi di questi esemplari avranno il privilegio di andare in Erasmus in Inghilterra: posti pochissimi, domande infinite, gli anglisti si danno al paese della seconda lingua a volte quasi per disperazione (ma molte altre per reale bisogno di miglioramento). Le abitudini notturne dell’anglista sono piuttosto variegate e non ci sono reali pattern fissi nei suoi comportamenti. È piuttosto imprevedibile, ma in una cosa potete star sicuri: i dibattiti sulla bellezza dei vari accenti, american english, british english e tutti gli altri english che ti capitano sotto mano, sono una di quelle cose che se vi prendete la briga di iniziare con un anglista, ve ne pentirete, perché non avranno MAI fine. Lo stesso vale per le battute incentrate sui giochi di parole, puns, a cui questi esemplari ridacchiano (o si rotolano) deliziati, di fronte alle occhiate confuse (e preoccupate) dei non-anglisti presenti.
Questa particolare specie è molto diffusa in combinazione con quella della matricola, ma tende a diventare rara negli esemplari più grandi. L’entusiasta ama la sslmit, ama le lingue: tutte le lingue! Se potesse le studierebbe tutte, o almeno 4-5 (quarta lingua opzionale obbligatorio). Colleziona dizionari cartacei, anche se più che altro li tiene lì per bellezza, perché per la maggiore utilizza internet. L’entusiasta cerca sempre nuovi metodi per imparare divertendosi, cercando di combinare dovere e piacere, e quindi sperando di risparmiarsi le bestemmie e gli sforzi degli studenti di tutte le altre facoltà che studiano ore e ore sui libroni e le dispense. Quando gli si parla della competitività della sua università, l’entusiasta cade dalle nuvole: per lui o lei, siamo tutti una grande famiglia, pur avendo le nostre differenze. La maggior parte delle volte va volentieri a lezione, lo si sente nei corridoi elogiare professori a caso, e tentano di avere una vita sociale anche fuori della sslmit (pur avendo come argomento preferito di conversazione proprio la sslmit). L’entusiasta è sempre più una specie a rischio di estinzione: le delusioni, le bocciature, la pazienza messa a dura prova, i professori stronzi, tentano di trasformarli in freddi e calcolatori diligenti (vedi sotto). La più grande paura dell’entusiasta è quella di non emozionarsi più di fronte alla meraviglia delle parole.
Spesso coincidente con l’entusiasta, il teatrante è quello che forse dedica più ore mentali e fisiche alla sslmit e soggiorna più a lungo nei suoi ampi e confortevoli locali (seh!). Il teatrante, oltre ad amare le lingue, ama il teatro, ed in particolare il teatro in lingua. Per questa ragione ha deciso di iscriversi ad almeno due, DUE gruppi teatrali, perché scegliere meramente UNO fra 12 gruppi in 12 lingue diverse (compreso l’italiano) era decisamente troppo difficile. Il teatrante non può prendere impegni fissi durante la settimana, specialmente se maggio, mese degli spettacoli, si avvicina: sa già che sarà compulsivamente impegnato con almeno una prova a settimana, che aumenterà a due o più, a seconda del numero dei gruppi che frequenta e del periodo in cui si trova. È una delle poche specie disposte a fare giornata completa di lezione e poi prove teatrali (talvolta doppie!), e persino di provare nei weekend. Il suo gruppo (o gruppi) di teatro coincide spesso e volentieri con il suo gruppo di amici. Può essere avvistato mentre fa strani esercizi fisici al parco nel periodo primaverile, fino a maggio; mentre è possibile ascoltare le sue urla sconclusionate se si passa da Corso della Repubblica dalle 19 alle 23, durante la stagione estiva e invernale. Il teatrante cerca di conciliare esami e spettacolo, ma, sono pronta a scommettere che, messo di fronte ad una scelta, la sua priorità non risiederà nei primi.
Specie comunissima, l’ansioso è quell’esemplare di sslmittiano il cui ruolo, non pagato, è quello di mettere ansia a tutti gli altri. Svolge questa attività con sottile maestria, scrivendo post impanicati su facebook su chissà quali compiti che si dovevano fare, libri da leggere, lezioni da recuperare, professori stronzi ed esami difficili. Durante la sessione d’esami, è sempre lì che chiede a TUTTI com’è andato l'esame e confronta le risposte e cerca cos’ha sbagliato. L’ansioso è informato sul programma del professore più di tutti gli altri studenti, e sa già cosa la prof ha messo su moodle prima ancora che la prof stessa abbia deciso cosa mettere. È generalmente quella specie di studenti, insieme al diligente, che puoi trovare in aula computer a stampare TUTTO il materiale online disponibile, anche quello non stampabile. È grazie a loro che spesso il Disagio pervade tutte le cose.
Questa specie si sta (purtroppo) diffondendo enormemente al giorno d’oggi (sarà la crisi), a scapito soprattutto dell’entusiasta e del fancazzista (vedi sotto). Il diligente pensa al mercato del lavoro, alle lingue che gli conviene fare perché sono più utili o più diffuse, agli esami che staranno bene sul curriculum e quant’altro. L’ansioso è una sua sottospecie, ma il diligente in generale controlla piuttosto bene la sua ansia perché fa tutto il possibile a livello razionale per ottenere il risultato migliore. Prima il dovere e poi il piacere, per questa specie è talvolta difficile concepire il mescolio delle due, perché “per ottenere buoni risultati bisogna a volte per forza fare cose che non ci piacciono” cit. tutte le madri del mondo.
Il fancazzista (un nome tutto un programma) è la specie che più rareggia in giro alla sslmit. La verità è che un fancazzista purosangue è praticamente impossibile da trovare: se c’è, generalmente si accorgerà di aver scelto l’università sbagliata dopo il primo anno (voci dicono anche primo semestre) e migrerà verso lidi più accoglienti e appropriati (di cui non faccio nomi). I (pochi) esemplari di fancazzisti che abbiamo alla sslmit sono dunque degli incroci con tutte le altre specie già nominate. È possibile avvistarli che si attardano a fumarsi una sigaretta o semplicemente a chiacchierare con qualsiasi altra persona incontrino a inizio, fine, o persino in mezzo a lezione. Tentano di comprare i propri compagni di altre specie con la promessa di gelati nelle oasi di Aquolina e Cream Caramel, portandoli sulla via del fancazzismo, e lontani dai loro pomeriggi di studio matto e disperatissimo. Il balcone e le scale d’emergenza assolati di Palazzo Montanari, insieme al giardino di quest’ultimo e alle pezze di verde sparse dietro la sede di via Oberdan, sono i luoghi più comuni di avvistamento di questa simpatica specie. Il fancazzista studia quando decide lui (o lei, in questo caso più lei, viste le percentuali dei sessi in questa università), e prima degli esami cerca modi alternativi di studiare, perché a ripassare si annoia (oppure passa le ultime ore prima dell’esame a studiarsi tutto quello che non si era studiato prima). La loro presenza è necessaria al circolo della vita sslmittiana: senza questa specie (o tratti di questa specie in altre) non esisterebbe una vita, quanto solo un andare da lezione a lezione, glossario a glossario, traduzione a traduzione.
Al contrario di quanto ci si aspetta in questi tipi di articoli, non mi sento di inserirmi in quest’ultima categoria. Almeno, non completamente, dai.
(Okay, forse un pochino. In realtà penso di essere una strana razza mulatta composta da pezzi di fancazzista, anglista, teatrante, con una fondamentale anima da entusiasta).
Che dire, con una flora e fauna così variegata, è difficile dare consigli uniformi di sopravvivenza. Una cosa, però, è certa: non fate mai, e dico MAI, i seguenti errori: a) confondere Interpreti e Traduttori; b) dire che una determinata lingua è inutile; e soprattutto, MAI E POI MAI c) pronunciare la frase “Ah, ma quindi studi Lingue!”.
Insomma, lo sslmittiano anonimo non esiste. Perchè? Perché sono assolutamente convinta che quel test d’ingresso, oltre a misurare competenze linguistiche e culturali, escluda a priori quelle persone “anonime”, “sosas” (sciape) per usare un termine spagnolo a cui sono affezionata. Siamo tutti, bene o male, esemplari di specie particolari. Tutti in un punto. C’è, come immaginate, da vedersene delle belle.
Per commenti, lamentele, petizioni con più di duemila firme per avere il nome dell'autrice e bruciarla sul rogo, prego riversate tutto nelle ask, le rigireremo alla malcapitata.
UPDATE: abbiamo ricevuto informazioni sulla specie del germanista da una gentile ricercatrice del campo. Lo trovate cliccando QUI.