Chissà dove saremmo adesso se fossi stata meno sulle mie.
Chissà dove saremmo adesso se il giorno in cui mi hai detto che trovavi la mia voce carina io avessi risposto dicendo che la tua mi piaceva da pazzi.
Chissà dove saremmo adesso se la prima sera in cui hai proposto di raggiungermi sotto cosa, io avessi messo da parte le paure e t’avrei detto “sbrigati, sono giù”.
Chissà dove saremmo adesso se il giorno in cui mi hai mandato il messaggio “sto scrivendo una cosa”, poi me l’avessi fatta leggere quella cosa.
Chissà dove saremmo adesso se il giorno del tuo primo esame mi fossi presentata davvero. Anche se, a dirla tutta, a modo mio ti ho portato fortuna anche da lontano. Lo so che è una cazzata, ma mi piace pensarla così.
Chissà dove saremmo adesso se la notte prima, dopo aver parlato per più di tre ore al cellulare, ti avessi detto la via di casa in modo che tu potessi raggiungermi.
Chissà dove saremmo adesso se quando mi hai detto “fisso il cellulare come fossi tu” ci fossi stata io al posto di quel cellulare del cazzo di cui non conoscevi neanche il nome. E chissà dove saremmo adesso se invece di riattaccare ogni qual volta fossi arrabbiato con me, lasciandomi sempre come una stupida, mi avessi detto ciò che “provavi”.
Anche tu sei stato bello per me. Non ti definisco “una cosa” perché non sei stato una cosa.
Sei tu.
Forse l’addio è questo, non lo so...
Non ti dimentico comunque ed anch’io ho dato parecchia importanza a me e te, anche se non l’ho dimostrato per niente.
















