“Con me puoi toglierti il peso di dire che non ti senti bene”
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@ipotesi-controversa
“Con me puoi toglierti il peso di dire che non ti senti bene”
se c'è una cosa di me che detesto è che proprio non riesco stilare delle liste - no, nemmeno quelle della spesa.
questo però è quello che avrei voluto sapere e capire prima:
quello che ti fa paura si trasforma, se ne va, ritorna, resta e brucia. brucia sempre. solo che, inevitabilmente, prima o poi, impari a non scottarti.
è vero che tutto passa, ma sempre ad un costo; a volte onesto, altre alto;
due più due fa sempre quattro - questo perchè i numeri non esitano e non si contraddicono, rimangono fedeli a se stessi; la vita non conosce questa disciplina. la vita è una somma imperfetta, una serie di tentativi che non portano mai allo stesso risultato. metti insieme due persone, aggiungi tempo, intenzioni, silenzi, speranze e non otterrai mai quattro. a volte otterrai troppo, qualcosa di ingombrante, qualcosa che non sai contenere. altre, a volte inspiegabilmente, otterrai meno: una sottrazione dentro una somma, un vuoto che non dovrebbe esserci e invece si allarga.
l'amore è la matematica più instabile che esista. non segue regole e non rispetta proporzioni. puoi dare tutto e ricevere niente, puoi offrire poco e diventare indispensabile. ci sono legami che sulla carta, dovrebbero funzionar: perfetti nelle premesse, coerenti nei gesti, eppure si spezzano senza un errore evidente. e ce ne sono altri che nascono storti, improbabili, e resistono contro contro ogni logica, come equazioni che nessuno sa risolvere ma che continuano ad esserci.
la matematica cerca il risultato, la vita, invece, crea esperienza; e l'esperienza, purtroppo, non è mai esatta. è fatta di approssimazioni, di slittamenti, di variabili invisibili; è fatta di sguardi che cambiano il valore delle cose, di parole non dette che pesano più di quelle pronunciate, di assenze che sottraggono più di qualsiasi presenza possa aggiungere.
non tutto deve tornare. non ogni somma deve chiudersi; esistono conti che restano aperti per tutta la vita - e, forse, due più due fa quattro, ma solo sui libri dove il mondo è contenuto e immobile.
tra le persone e tra i cuori, tra le cose che accadono davvero, due più due può diventare nostalgia, può diventare mancanza, può diventare una forma di amore che non ha mai trovato il suo risultato, ma ha cambiato per sempre chi l'ha vissuto.
puoi essere la tonalità di verde più bella di sempre, ma non sarà mai abbastanza per qualcuno il cui colore preferito è il rosso.
ci sono persone che quando gli confessi la tua paura del buio, continueranno a spegnere la luce - non sono quelle le tue persone.
Cuore scioltissimo quando guardo queste foto di noi a Parigi.
Parigi, 04/03
Parigi, mon cœur
Tutte le persone sbagliano, ma le belle persone chiedono scusa. Questa è la differenza.
Io non sono una bella persona e non frequento belle persone.
Questo è quanto.
Sottosopra.
Psicoanalizzata e con le emozioni nude.
So farmi da parte fino a scomparire anche se sono abbastanza grande per stare nascosta.
Lo penso quando mi viene il magone e non mi sento parte di niente.
Me lo ripeto che vorrei solo scomparire piano piano e invece chiedo attenzioni come se non volessi passare inosservata.
Mi viene da piangere perché nessuno lo capisce e nessuno riesce a darmi quello che chiedo.
É raccapricciante vedere quanto male io mi veda attualmente e quanto io cerchi di fuggire da ogni specchio. Non mi sento niente, solo il cuore veloce, come sempre -quello proprio non mi abbandona mai.
Ognuno rincorre qualcosa. Di solito é quello che gli é mancato di più.
Cose tanto belle che mi hanno fatto esplodere il cuore in queste settimane
"che non sa restare da sola perché ha paura"
Mi chiedo quante versioni di me ho cambiato senza che nessuno se ne accorgesse.
Oggi ho capito una cosa: c’è una differenza tra chi dice “chiamami quando vuoi” e chi ti chiama davvero. Abissale. Chi ti chiama quando sa che sei rotta, ti ricompone, si prende cura di ogni piccola crepa ed è importante notarlo per sapere chi è presenza e chi no.
È fondamentale fare questa distinzione, dolorosa ma necessaria.
Ho imparato a riconoscere la felicità dal modo in cui cambia il peso dell’aria.
Quando sei felice l'aria è rarefatta, quando sei in panico l'aria improvvisamente diventa pesante.
È importante sapere chi porta questo peso con te.
A volte mi sorprende la mia calma nei momenti in cui una volta avrei distrutto tutto.
Delle volte si chiama diventare saggi altre semplicemente crescere.
Ho imparato a masticare il panico e mandarlo giù con il caffè.
Forse uno non basta, ma al secondo sento già migliorare la situazione.
Ci sono giornate grigie canna di fucile, come questa, in cui mi esplode la testa e faccia una fatica immensa a stare a galla in questa marea di pensieri.
In questi casi raccolgo le mie energie e ascolto un po' di buona musica concentrandomi bene sulle parole per non starmi a sentire.
Oggi però sono andata a trovare nonna dopo un mese intero, ho camminato sotto la pioggerellina perché ho dimenticato l'ombrello e ho respirato molto.
Tra le tante cose che dimentico, io non scordo mai come mettere un passo dopo l'altro per andare avanti, magari un po' ammaccata o solo un po' stanca - questo era un insegnamento di nonna Gio di quando stavo male e stavo nel letto pomeriggi interi; "si fa sempre un po' fatica, io ne faccio molta pure quando devo andare al mercato cammino male e vedo pure molto poco, ma se resti qui ferma non vai più avanti, dai alzati, vieni a mangiare".
Per tanti mesi ho dimenticato, nella frenesia e in mezzo ad un quintale di dolore, pure la sua voce. E invece oggi, è cristallina e mi sembra d'averla seduta affianco come quando prendeva la sedia dallo schienale e si sedeva accanto a me che passavo intere giornate nel letto; "dai alzati e vieni a mangiare".
Ogni piccolo passo conta.
Così cammino sotto la pioggerellina.
Io odio la pioggia e ancora di più avere i capelli bagnati dalla pioggia.
Oggi non m'importa.
Oggi m'importa del piccolo passo che faccio con fatica e del respiro corto che non m'abbandona mai che cerco di gestire per non fare come l'ultima volta che sono arrivata qui e poi non sono riuscita ad arrivare a destinazione perché il panico mi ha bloccato le gambe prima ancora che riuscire ad aprire la portiera della macchina.
Perché è importante dimostrarsi che si può fare anche ciò che ci blocca, anche quando fare qualcosa ci fa soffrire moltissimo.
Ho imparato che la sofferenza è uno stato che si deve attraversare tutto quanto per sentirsi un po' meglio e allora mi butto a capofitto sperando tanto di non arrivare al suolo stramazzata e mezza morta, scendo dalla macchina con il cuore che assomiglia tanto ad un freccia rossa Roma-milano e con la paura di non riuscire nemmeno a portare lì i fiori che le ho comprato.
"dai su alzati, se resti ferma non vai più avanti"
Ho capito che la cosa che m'atterriva tanto era il come mi sarei sentita una volta arrivata li, e la verità è che non c'è proprio un modo per imparare a sentirsi meglio se non accettare di stare anche di merda.
Niente caffè qui.
Solo panico da imparare a gestire come quella volta che per vincere la paura del buio m'hanno chiuso in una stanza buia per farmi comprendere che non c'è nulla di più umano di una paura e allo stesso tempo non c'è nulla di più stupido che non riuscire a gestirla per non farsi atterrire.
Piango molto -ottimo rimedio per fare scendere il panico, anche se i primi minuti ti sembra solo di stare peggio, che tanto sotto la pioggerellina nemmeno si percepisce che sono lacrime e poi chissenefrega, penso.
Oggi sono arrivata a destinazione.
Ho messo i miei fiori con cura nel vaso e mi sono ripromessa che ogni volta che sentirò il panico di non riuscire a fare qualcosa, io semplicemente lascerò che succeda senza oppormi più.
Non può piovere per sempre e prima o poi sarò in grado di convivere serenamente anche da sola con me stessa.
Quella della depressione e degli attacchi di panico, è una paura gigante, ma ho messo un passo dopo l'altro, ho attraversato la pioggerellina fitta, e anche se un po' bagnata, sono riuscita ad uscirne.
Oggi mi sono portata a casa la consapevolezza che io sono brava anche da sola senza bisogno di nessuno perché il coraggio l'ho trovato da me.
Vorrei solo asciugarmi un po' prima di salire in ufficio, ma poi penso che chissenefrega.
In disparte come stile di vita, sono stati così gli ultimi 26 anni.
In questi giorni ho la mente che somiglia a una biblioteca abbandonata, fatta di tavoli polverosi, corridoi bui, scaffali traballanti, libri senza titolo e parole in rovina.
Penso che il lunedì sera sia un bel posto dove raggomitolarsi, anche se non ho le forze nemmeno per fare quello.
Sono un barattolo vuoto che nessuno vuole.
Ogni tanto mi fermo per capire se ci sono ancora.
❤️🩹❤️🩹❤️🩹
🫀cuoremio
"ci vuole una grande forza per essere brave persone e sopportare tutta la gente di merda."
questo è l'insegnamento di questa giornata.
mentre faccio ordine mentale piango come una stupida chiusa in macchina dove nessuno può vedermi, nessuno può giudicarmi e nessuno può sminuire come mi sento.
oggi mi sento dolorante come se mi fosse arrivato uno schiaffo a mano aperta in piena faccia.
mi sento una straniera. mi sento di non avere nessuno che si mette al mio fianco quando mi sento cadere per terra.
non sono brava a mostrare come mi sento e meno ancora con le parole, ma so che quando arrivo ad avere gli occhi pieni di lacrime, seduta su un marciapiede e a spiegare il malessere tra i singhiozzi e gli ultrasuoni vuol dire che sono arrivata a quello che è il punto massimo di dolore interno.
non è nemmeno delusione, meno ancora rabbia.
è dolore vero e proprio.
vuol dire che qualcosa o qualcuno ha toccato un punto che tengo nascosto talmente bene da non essere visibile agli occhi degli altri e che é quasi impossibile che venga toccato.
"tu no."
"io no" -penso quando piango, da una vita, con chiunque, in qualunque luogo.
"io no" con i miei genitori, "io no" con quelli che reputavo buoni amici; no, no e ancora no.
così sola da una vita che per sentirmi meno sola a dieci anni avevo più libri di un'intera libreria perché li, nei libri, nessuno mi avrebbe mai detto "tu no".
così quando mi veniva negato qualcosa che ad altri era concesso, dopo esserci rimasta male, prendevo un bel libro e leggevo.
ce n'è uno proprio sul sedile del passeggero, accanto a me.
in questo mezzo metro quadro - che poi è la mia piccola smart - mi sento una persona normale che non ha traumi, non ha paure e non chiede comprensione; mi sento al sicuro di poter essere chi voglio.
non giudicherò mai chi scoppia a piangere per la più piccola cosa perché so benissimo che non sta veramente piangendo per quel motivo ma per tutto quello che ha trattenuto dentro fino ad allora.
io vorrò sempre essere una buona persona, anche quando gli altri con me saranno delle persone pessime.
io vorrò sempre essere una buona persona perché me lo diceva la nonna, so di non avere nulla meno degli altri e so di meritare lo stesso amore che offro agli altri.
io valuto dai gesti, da quelli che mancano quando io ne faccio mille.
la maggior parte delle persone fa sempre finta di non accorgersi di nulla -fa più comodo, altre non se ne accorgono e basta perché hanno l'empatia sotto ai piedi.
io resterò una buona persona a prescindere, ma alle persone in carne ed ossa, ho sempre preferito quelle dei libri che mi hanno permesso, anche se per la durata del libro, di sentirmi parte di qualcosa.
e questo che per chiunque sembra poco, per me è ogni cosa.
per la prima volta torno a casa dal lavoro e non c'è nessuno e così mi posso concedere il lusso di piangere per togliere via tutta la tristezza della giornata.
ho chiamato Marta in pausa pranzo.
"solo le cose di poco conto, scivolano via in fretta.", mi ha detto, ma io non ci credo più.
è stato così emotivamente pesante gestire tutto con due ore di sonno in corpo che non ho idea di come io abbia fatto a non uscire di testa.
ci sono parentesi che vanno vissute in solitudine e così cambio disposizione e faccio spazio a cose nuove anche se ad inscatolare tutte queste cose mi viene un po' il magone.
mi racconto che non ho bisogno di nessuno così non aspetto al citofono che qualcuno suoni, che l'aspettativa ti fotte sempre come un treno in corsa che brucia la stazione e prosegue la corsa.
una volta ho letto una frase che diceva più o meno così "Chiunque può guardare ma è abbastanza raro trovare qualcuno che veda lo stesso mondo che vedi tu", e mi fa sorridere perché io, in momenti diversi della mia vita, quando mi sono voltata alla ricerca di qualcuno, non ho mai nessuno seduto accanto per guardare lo stesso panorama.
oggi ho capito che a me piace non parlare di me.
e così starò in silenzio per un bel po'.