A volte mi sorprende la mia calma nei momenti in cui una volta avrei distrutto tutto.
Delle volte si chiama diventare saggi altre semplicemente crescere.
Ho imparato a masticare il panico e mandarlo giù con il caffè.
Forse uno non basta, ma al secondo sento già migliorare la situazione.
Ci sono giornate grigie canna di fucile, come questa, in cui mi esplode la testa e faccia una fatica immensa a stare a galla in questa marea di pensieri.
In questi casi raccolgo le mie energie e ascolto un po' di buona musica concentrandomi bene sulle parole per non starmi a sentire.
Oggi però sono andata a trovare nonna dopo un mese intero, ho camminato sotto la pioggerellina perché ho dimenticato l'ombrello e ho respirato molto.
Tra le tante cose che dimentico, io non scordo mai come mettere un passo dopo l'altro per andare avanti, magari un po' ammaccata o solo un po' stanca - questo era un insegnamento di nonna Gio di quando stavo male e stavo nel letto pomeriggi interi; "si fa sempre un po' fatica, io ne faccio molta pure quando devo andare al mercato cammino male e vedo pure molto poco, ma se resti qui ferma non vai più avanti, dai alzati, vieni a mangiare".
Per tanti mesi ho dimenticato, nella frenesia e in mezzo ad un quintale di dolore, pure la sua voce. E invece oggi, è cristallina e mi sembra d'averla seduta affianco come quando prendeva la sedia dallo schienale e si sedeva accanto a me che passavo intere giornate nel letto; "dai alzati e vieni a mangiare".
Ogni piccolo passo conta.
Così cammino sotto la pioggerellina.
Io odio la pioggia e ancora di più avere i capelli bagnati dalla pioggia.
Oggi m'importa del piccolo passo che faccio con fatica e del respiro corto che non m'abbandona mai che cerco di gestire per non fare come l'ultima volta che sono arrivata qui e poi non sono riuscita ad arrivare a destinazione perché il panico mi ha bloccato le gambe prima ancora che riuscire ad aprire la portiera della macchina.
Perché è importante dimostrarsi che si può fare anche ciò che ci blocca, anche quando fare qualcosa ci fa soffrire moltissimo.
Ho imparato che la sofferenza è uno stato che si deve attraversare tutto quanto per sentirsi un po' meglio e allora mi butto a capofitto sperando tanto di non arrivare al suolo stramazzata e mezza morta, scendo dalla macchina con il cuore che assomiglia tanto ad un freccia rossa Roma-milano e con la paura di non riuscire nemmeno a portare lì i fiori che le ho comprato.
"dai su alzati, se resti ferma non vai più avanti"
Ho capito che la cosa che m'atterriva tanto era il come mi sarei sentita una volta arrivata li, e la verità è che non c'è proprio un modo per imparare a sentirsi meglio se non accettare di stare anche di merda.
Solo panico da imparare a gestire come quella volta che per vincere la paura del buio m'hanno chiuso in una stanza buia per farmi comprendere che non c'è nulla di più umano di una paura e allo stesso tempo non c'è nulla di più stupido che non riuscire a gestirla per non farsi atterrire.
Piango molto -ottimo rimedio per fare scendere il panico, anche se i primi minuti ti sembra solo di stare peggio, che tanto sotto la pioggerellina nemmeno si percepisce che sono lacrime e poi chissenefrega, penso.
Oggi sono arrivata a destinazione.
Ho messo i miei fiori con cura nel vaso e mi sono ripromessa che ogni volta che sentirò il panico di non riuscire a fare qualcosa, io semplicemente lascerò che succeda senza oppormi più.
Non può piovere per sempre e prima o poi sarò in grado di convivere serenamente anche da sola con me stessa.
Quella della depressione e degli attacchi di panico, è una paura gigante, ma ho messo un passo dopo l'altro, ho attraversato la pioggerellina fitta, e anche se un po' bagnata, sono riuscita ad uscirne.
Oggi mi sono portata a casa la consapevolezza che io sono brava anche da sola senza bisogno di nessuno perché il coraggio l'ho trovato da me.
Vorrei solo asciugarmi un po' prima di salire in ufficio, ma poi penso che chissenefrega.