Riunione di famiglia sul monte Olimpo, si discute della sorte di Egisto, ucciso da Oreste per vendicare il padre Agamennone, ahimè, dice Zeus, gli uomini incolpano gli dei delle loro sventure ma è solo per colpa loro se soffrono e patiscono: noi gli mandammo Hermes dall'occhio acuto appunto per avvertirlo di non fare fesserie ma lui volle lo stesso concupire Clitennestra e uccidere Agamennone, e com'è andata a finire? Che è morto, come avevamo previsto.
Sì, va bene, gli risponde Atena dall'occhio azzurro, approfittando dell'assenza di Poseidone che si era recato fra gli etiopi per un festino, ma vogliamo ora parlare di Odisseo impossibilitato a far ritorno a casa? Il nostro si strugge di nostos prigioniero sull'isola di Ogigia, lui che era il tuo favorito, forse ti sei dimenticato di Odisseo?
Io dimenticato di Odisseo? le risponde Zeus inidignato, ma che dici mai? Piuttosto è Poseidone che ce l'ha con lui perché ha accecato l'unico occhio a suo figlio Polifemo, ma adesso vedremo di risolvere la questione, Poseidone se ne dovrà fare una ragione.
Benissimo, dice Atena, allora mandiamo Hermes sull'isola di Ogigia ad avvertire che Odisseo deve far ritorno, io intanto mi metto i sandali d'oro e vado a Itaca a trovare Telemaco che si è fatto ormai grandicello e attende il ritorno del padre.
Atena vola sulle acque con i suoi sandali d'oro e giunge a Itaca sotto la parvenza di Mente, duce dei Tafi che amano il remo.
Sulla soglia lo scorge Telemaco, che meditabondo pensa ai proci che gli divorano le sostanze, e tutto premuroso accoglie lo straniero secondo il codice di ospitalità: prima mangiare poi parlare. Fatto sedere su un trono intarsiato, portato uno sgabello per i piedi, le ancelle recano cibo e versano acqua da una brocca d'oro in un bacile d'argento per permettergli di lavarsi le mani. Menù: assortimento di carni scelte.
Vedi, gli dice Telemaco, devi scusarmi per il baccano ma questi qui sono i Proci, sono qui a divorare le risorse di un altro. Ma tu chi sei, straniero?
Sono Mente, risponde Mente, duce dei Tafi, ero un habitué qui quando c'era tuo padre. Mi avevano detto che tuo padre era tornato ma si vede che c'è ancora qualche impedimento... comunque ascolta quel che ti dico: tuo padre tornerà, cascasse il mondo. Ma dimmi, tu sei quel frugoletto che vidi alla partenza di tuo padre per Troia?
Sì, in effetti sì, dice Telemaco, anche se non posso dire di conoscere mio padre, ero troppo piccolo.
Ma questi scostumati che ci fanno qui? chiede Mente, cioè Atena.
Eh, questi qui, come ti ho detto, sono i Proci, aspirano a sposare mia madre e intanto mi svuotano la dispensa.
Se ci fosse qui tuo padre, dice Mente/Atena, ci penserebbe lui a metterli apposto, sai, lui intingeva le punte delle frecce in un veleno mortale... ascolta, fai così: domani riunisci tutti i pretendenti e digli di andarsene a casa loro, poi mettiti in viaggio e va a cercare notizie di tuo padre, vai a Pilo dove c'è Nestore, poi fai una capatina a Sparta da Menelao, lui è stato l'ultimo a tornare, se c'è qualcuno che può avere notizie è lui. Poi dopo aver fatto tutto questo, comincia a pensare a un modo per uccidere i proci in casa tua, se a viso aperto o con l'inganno... ma è ora di andare.
Come, già te ne vai? dice Telemaco che ha capito che è un nume che gli sta parlando, prendi almeno un bagno!
No, guarda, ti ringrazio ma vado proprio di fretta.
Mente se ne va e l'aedo attacca un lamento sulla guerra di Troia, Penelope lo sente e scende circondata dalle sue ancelle per dirgli di smettere.
Telemaco, allora, cui Atena ha infuso forza e coraggio, redarguisce la madre: che c'è, non ti piace l'argomento? Non è colpa dell'aedo, è Zeus che distribuisce la sorte. Torna in camera a tua a filare la tela e lascia parlare gli uomini delle cose serie.
Penelope obbedisce sorpresa.
Telemaco si rivolge allora ai Proci: mangiate, mangiate pure, ascoltate pure l'aedo, tanto morirete nella mia casa, e non vi sarà vendetta per voi.
Oibò, dicono i Proci, per caso hai notizie del ritorno di tuo padre che parli così baldanzoso? E quel tizio che se n'è andato senza salutare chi era?
No, non ho notizie di mio padre, e quel tizio che se n'è andato senza salutare, per la cronaca, era Mente, duce dei Tafi che amano il remo.
Telemaco se ne va in camera sua seguito dalla sua fida nutrice, Euriclea, figlia di Opo Pisenoride, che Laerte comprò quando era ancora giovane per onorarla come una moglie, ma che non si unì mai a lei per paura dell'ira della sua donna... Euriclea sveste Telemaco e gli ripiega la morbida tunica appendendola a un piolo:
"E là, per tutta la notte, avvolto in morbida lana di pecora, Telemaco pensava in cuor suo al viaggio che gli aveva suggerito la dea, Pallade Atena."