A Dublino Flavia sogna un’Italia ancora possibile
DUBLINO
Partire e lavorare all’estero. Un sogno che ho sempre coltivato fin dall’Università, quando studiavo Ingegneria Gestionale alla Sapienza. Un sogno che avevo tuttavia messo da parte per inseguire la folle convinzione che laureandomi in tempo sarei stata in grado di trovare un lavoro che potesse essere appassionante, stimolante, appagante.
Pazza idea, che si è immediatamente scontrata con la realtà lavorativa italiana, dove la crescita professionale è un puro e semplice miraggio e il merito viene costantemente surclassato dalla raccomandazione.
Stage e contratti a tempo determinato. E mentre noi laureati annaspiamo, alla ricerca incessante di un riconoscimento che non sembra arrivare mai, giovani rampanti spopolano in grandi aziende perché figli di importanti manager.
Ero stanca di tutto questo, stanca di vivere in un Paese che considera i lavoratori come un costo e non come una risorsa da valorizzare e sviluppare, in cui qualsiasi innovazione e creatività viene soffocata in nome della mediocrità e della sopravvivenza altrui. Mors tua, vita mea, la filosofia aziendale italiana che ho provato a combattere con tutte le mie forze nei miei primi anni lavorativi.
Poi la decisione di andar via, di tentare una strada diversa in Irlanda e di scegliere Dublino, una città in costante crescita soprattutto per chi desidera lavorare nel campo dell’Information Technology.
Ero quasi incredula e anche un po’ spaventata quando nell’aprile del 2015 ho ricevuto il pacco che conteneva il contratto di lavoro con una multinazionale americana di consulenza informatica.
Un semplice colloquio via Skype e avevo cambiato drasticamente la mia vita.
Lasciare Roma non è stato facile, avevo un lavoro a tempo indeterminato, gli amici, la famiglia e una casa tutta mia, ma il bisogno di trovare la mia dimensione e di sentirmi finalmente apprezzata era diventata la priorità numero uno.
Sono partita con l’incoscienza di non conoscere nessuno, di dover trovare casa e condividerla per la prima volta in 32 anni.
Chi dice che emigrare sia simile ad uno schiocchio di dita non lo ha mai vissuto in prima persona.
La lingua, la cultura, le abitudini, la mentalità sono sempre qualcosa a cui devi abituarti. E accade tutto in un lampo: ti ritrovi immersa in un mondo totalmente nuovo. Le agenzie per l’impiego funzionano realmente e sono i recruiters a contattarti per offrirti il lavoro che si adatta alla tue capacità, alle tue aspettative ed esperienze.Il mercato lavorativo di Dublino è fortemente dinamico e se vuoi cambiare lavoro, hai la possibilità di farlo.
Adesso lavoro a tempo indeterminato per una banca irlandese come Data Management Specialist. Le giornate lavorative sono di 7 ore e mezza con un’ora di pausa, le ferie possono essere richieste in qualsiasi periodo dell’anno, si può ottenere di lavorare da casa per necessita’ personali senza dover passare attraverso infiniti processi burocratici, gli straordinari vengono ripagati con giorni di ferie e il lavoratore è costantemente interrogato sulla sua soddisfazione professionale e sui suoi obiettivi a lungo termine.
La dignità prima di tutto insomma.
Esiste il salario minimo garantito e un tax credit annuale modulato secondo il proprio stato civile, che agevola il pagamento delle tasse e aumenta la liquidità in busta paga. Condizioni economiche e sociali che in Italia sembrano ancora lontanissime da raggiungere.
Roma mi manca moltissimo, lo ammetto. Le sue piazze,le sue strade, i vicoli in cui perdersi, i bar all’aperto dove chiacchierare e bere vino con gli amici. Perché la qualità della vita italiana resta comunque la migliore al mondo.
Una qualità della vita che si sta lentamente spegnendo sotto il peso della precarietà, della disoccupazione, dell’insoddisfazione professionale e del ricatto senza via di uscita.
Vorrei ritornarne un giorno, perché credo fermamente che in Italia un’altra via sia ancora possibile.
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